II NON. SEPT. (4) C – XII KAL. OCT. (19) C

Ludi Romani

I Ludi Romani o Magni erano la principale manifestazione di questo genere fissata nel calendario. Erano indetti in onore di Giove [Fest. 122]. Secondo la tradizione storiografica, furono fondati da Tarquinio Prisco in occasione della conquista della città di Apiolae [Liv. I, 35, 9], oppure nel primo secolo della Repubblica, dopo la vittoria del Lago Regillo sui Latini [Dion. H. VII, 71; Cic. Div. I, 26, 55], ma è più probabile che siano stati istituiti nel primo anno dopo la cacciata dei re, in occasione della dedica del tempio di Giove Ottimo Massimo, alle Eid. Sept. del 509 aev. e che all’origine si svolgessero solo in questo giorno. Secondo la tradizione riportata da Livio, fu in occasione dei primi Ludi voluti da Tarquinio Prisco, che furono innalzate le prime strutture permanenti nel Circo Massimo, affinchè i cittadini potessero assistere alle gare ippiche [Liv. I, 35, 9].

Il periodo in cui si svolgevano questi spettacoli, subito dopo la fine delle campagne militari e prima dei riti con cui erano purificate le armi e le truppe, fa pensare che, in epoca arcaica, la loro istituzione sia avvenuta per esaudire un voto fatto dai comandanti a Giove, perché preservasse la città di Roma da particolari pericoli delle campagne militari e perché garantisse la prosperità dello Stato e che si svolgessero dopo il trionfo, la cui processione saliva fino al tempio capitolino, o anche in caso che non fosse celebrato. In origine non si trattava di una festività ripetuta annualmente, ma indetta ogni volta che fosse stato ritenuto opportuno, solo in un’epoca che non possiamo identificare, ma anteriore al IV sec. aev., i giochi divennero annuali, tuttavia rimasero ancora per molto tempo ludi “eccezionali”, non regolarmente inseriti nel calendario [Liv. I, 35, 9]. È probabile che la designazione di Ludi Magni, riguardasse questi ludi votivi, mentre il nome di Ludi Romani fu assegnata in seguito, quando divennero una festa fissa del calendario, gli autori antichi usano spesso i due nomi come sinonimi [Cic. Rep. II, 20, 35; Ver. I, 10, 31; Fest. 122; PsAsc. pgg. 142 – 3 Or.; Liv. VIII, 40, 2]. Altri nomi con cui erano definiti sono Ludi Stati [Liv. X, 47, 7; XXV, 2, 8] e Ludi Votivi [XXII, 9, 10; XXII, 10, 7; XXVII, 33, 8; XXXVI, 2, 2; XXXIX, 22, 2; Suet. Aug. XXIII].

I Ludi Romani non appaiono in lettere maiuscole nei calendari epigrafici, per cui è stato ipotizzato che vi siano stati introdotti subito dopo il periodo monarchico, o comunque in un’epoca molto antica, prima del 491 aev (Livio ne menziona la celebrazione in quest’anno per la prima volta [Liv. II, 36], tuttavia non fa alcun riferimento alla loro istituzione, il che lascia intendere che fosse anteriore a questa data); nel 322 aev, sono menzionati per la prima volta come festività fissa [Liv. VIII, 40, 2], ma probabilmente divennero feriae stativae dal 367 aev, quando la loro organizzazione passò agli aediles curules, magistratura nata proprio in questa occasione per presiedere alla loro organizzazione, anche se la celebrazione spettava sempre ai consoli.

All’inizio la durata era di un solo giorno (le Eidus Sept.); un secondo fu aggiunto dopo la cacciata dei re [Dion. H. VI, 95], un terzo dopo la secessione della plebe (494 aev) [Liv. VI, 42, 12] e un quarto alla fine delle ostilità tra patrizi e plebei nel 367 aev [Plut. Camil. XLII]. Furono poi portati a dieci giorni tra il 191 e il 171 aev [Liv. XXXVI, 2,; XXXIX, 22, 1; Mommsen, Röm. Forsch. 2, 54] e, subito prima della morte di Cesare, ne duravano quindici [Cic. Ver, 1,10; 31], dal 5° al 19° Sept. Un sedicesimo giorno fu infine aggiunto dopo la morte di Cesare [Cic. Phil. II, 43, 110], probabilmente il 4° Sept. [Cic. Verr. II, 52, 130], cosicché l’ultimo giorno fosse sempre il 19° Sept. [CIL I, 401]. Durante questo periodo si svolgevano anche l’Epulum Jovis (13° Sept.) e la Equitum Probatio (14° Sept.). La celebrazione di questi Ludi era nelle mani, dapprima dei consoli, poi degli edili curuli, a sottolinearne la connotazione essenzialmente patrizia.

Questa celebrazione era composta da un solenne processione, pompa, che partendo dal Campidoglio, attraversava il Foro, il Velabro, il Foro Boario ed entrava nel Circo dalla Porta Pompae. Era guidata dai magistrati che si occupavano dei giochi che procedevano su una biga, abbigliati come trionfatori (con la trabea e la toga praetexta), indossando una corona d’oro [Juv. X, 35 – 42]. Quindi seguivano i giovani, prima i cavalieri in squadroni ordinati a cavallo, poi coloro destinati a militare nella fanteria, anch’essi in gruppi ordinati e gli aurighi, su quadrighe, bighe o su un solo cavallo. Poi venivano i danzatori che indossavano una tunica rossa, fermata da una cintura di bronzo e le armi (danzatori di pyrrhica) e quelli vestiti da satiri e sileni che imitavano e ridicolizzavano i movimenti degli altri, ballando il sicinnis, lanciando lazzi e frasi spiritose. Venivano quindi i suonatori di flauto e di lira. Infine vi erano i sacerdoti, divisi nei loro collegia e le immagini degli Dei, portate o sulle spalle degli uomini, o su carri detti tonsae [Dion. H. VII, 72]. Alla fine della processione, i magistrati e i sacerdoti sacrificavano dei tori [Dion. H. Cit.].

In seguito si svolgevano gare di quadrighe guidate da un auriga e un guerriero che, alla fine della competizione, correva a piedi [Dion. H. VII, 72], pratica peculiare dei Ludi Romani. Vi erano altre competizioni a cavallo in cui si cimentavano i desultores, atleti che saltavano dai carri o dai cavalli per competere a piedi, simili ai membri della cavalleria greca di Taranto (da cui si pensa che provenga questo tipo di competizione) [Liv. XXIII, 29, 5]. Oltre alle gare ippiche, si svolgevano anche competizioni atletiche di lotta e pugilato [Liv. I, 39; Dion. H. VII, 72] In origine vi era probabilmente solo una competizione per ogni disciplina, a cui partecipavano solo due o tre contendenti [Liv. XLIV, 9, 4], ad esempio le fationes delle corse delle bighe erano, all’inizio, solo due o tre: bianchi, verdi e rossi. Successivamente il loro numero e così anche quello dei partecipanti.  Oltre a questi eventi principali vi erano anche altre competizioni tra giovani a cavallo (lusus trojae) e di lotta. Furono aggiunte danze e spettacoli scenici, dal 364 aev [Liv. XXIV, 43, 7]. I vincitori delle competizioni erano premiati con corone ed indossavano le armi dei nemici sconfitti.

 

Ludi Romani

The Ludi Romani or Magni was the main event of its kind established in the calendar. They were organized in honor of Jupiter [Fest. 122]. According to the historiographical tradition, they were founded by Tarquinio Prisco on the occasion of the conquest of the city of Apiolae [Liv. I, 35, 9], or in the first century of the Republic, after the victory of Lake Regillo over the Latins [Dion. H. VII, 71; Cic. Div. I, 26, 55], but it is more likely to have been established in the first year after the expulsion of the kings on the occasion of the dedication of the temple of Jupiter Optimus Maximus, the Eid. Sept. of 509 BCE. and that the origin would take place only on this day. According to the tradition reported by Livy, it was the occasion of the first Ludi wanted by Tarquinio Prisco, which were built the first permanent structures in the Circus Maximus, so that people could watch the horse races [Liv. I, 35, 9].

The period in which these events took place immediately after the end of military campaigns and before the rites with which weapons and troops were purified, suggests that, in ancient times, setting them up has taken place to fulfill a vow made by the commanders Jupiter, because it would preserve the city of Rome by particular dangers of military campaigns and why would guarantee the prosperity of the state and that would take place after the triumph, whose saliva procession to the Capitoline temple, or even if it was not celebrated. Originally it was not a feast annually repeated, but each time it was called was considered appropriate, only in a time that we can not identify, but earlier than the fourth century. BCE., the games became annual, however, they remained for a long time ludi “exceptional”, not regularly entered in the calendar [Liv. I, 35, 9]. It is likely that the designation of Ludi Magni, concern these ludi votivi, while the name of Ludi Romani was given later, when they became a fixed feast of the calendar, the ancient authors often use the two names interchangeably [Cic. Rep. II, 20, 35; Ver. I, 10, 31; Fest. 122; PsAsc. pgg. 142-3 Or .; Liv. VIII, 40, 2]. Other names by which they were defined are Ludi States [Liv. X, 47, 7; XXV, 2, 8] and Ludi Votive [XXII, 9, 10; XXII, 10, 7; XXVII, 33, 8; XXXVI, 2, 2; XXXIX, 22, 2; Suet. Aug. XXIII].

The Ludi Romani does not appear in capital letters in the epigraphic calendars, so it has been speculated that there have been introduced immediately after the monarchical period, or at least in a very early period, before 491 BCE (Livy mentions the celebration in quest ‘ year for the first time [Liv. II, 36], however, makes no reference to their institution, which suggests that it was prior to this date); in 322 BCE, they are mentioned for the first time as fixed holidays [Liv. VIII, 40, 2], but probably became feriae stativae from 367 BCE, when their organization passed to curules aediles, magistrates born right on this occasion to preside over their organization, although the celebration always belonged to the consuls.

At first the term was only one day (Eidus Sept.); a second was added after the expulsion of the kings [Dion. H. VI, 95], third after the secession of the plebeians (494 BCE) [Liv. VI, 42, 12] and a quarter at the end of hostilities between the patricians and plebeians in 367 BCE [Plut. Camil. XLII]. They were then taken to ten days between 191 and 171 BCE [Liv. XXXVI, 2 ,; XXXIX, 22, 1; Mommsen, Röm. Forsch. 2, 54], and, just before the death of Caesar, it lasted fifteen [Cic. Ver, 1.10; 31], from the 5th to the 19th Sept. A sixteenth day was finally added after the death of Caesar [Cic. Phil. II, 43, 110], probably the 4th Sept. [Cic. Verr. II, 52, 130], so that always the last day was the 19th Sept. [CIL I, 401]. During this period they also held the Epulum Jovis (13th Sept.) and Equitum probatio (14th Sept.). The celebration of these Ludi was in the hands, first of the consuls, then the curule aediles, to emphasize the essentially patrician connotation.

This celebration consisted of a solemn procession, pump, which starts from the Capitol, crossed the Forum, the Velabro, the Foro Boario and entered in the Circus from Porta Pompae. It was led by judges who took care of the games that were proceeding on a chariot, dressed as winners (with trabea and praetexta toga), wearing a golden crown [Juv. X, 35-42]. Then followed the young, before the horsemen in squadrons ordered horse, then those intended for the military in the infantry, and the charioteers themselves in ordered groups of chariots, chariot or a single horse. Then came the dancers who wore a red tunic, stopped by a bronze belt and weapons (of pyrrhica dancers) and those dressed as satyrs and Sileni who imitated and ridiculed the movements of the other, dancing the sicinnis, throwing jokes and witty phrases. After these came the flute and lyre. Finally there were priests, divided in their collegia and the images of the Gods, flow rates or on men’s shoulders, or on these wagons tonsae [Dion. H. VII, 72]. At the end of the procession, the magistrates and the priests sacrificed bulls [Dion. H. Cit.].

Following chariot races took place guided by a charioteer and a warrior who, at the end of the competition, he ran on foot [Dion. H. VII, 72], the peculiar practice of the Romans Ludi. There were other competitions on horseback in which competed the desultores, athletes leaping from their chariots and horses to compete walk, similar to the members of the Greek cavalry of Taranto (which is expected to come this type of competition) [Liv. XXIII, 29, 5]. In addition to the horse races, also they held athletic competitions of wrestling and boxing [Liv. I, 39; Dion. H. VII, 72]. Originally there was probably only a competition for each discipline, they attended only two or three contenders [Liv. XLIV, 9, 4], such as fationes of chariot races were, at first, only two or three: white, green and red. Subsequently their number and thus also that of the participants. In addition to these major events, there were also other competitions between young horse (lusus trojae) and struggle. They were added dances and stage performances, from 364 BCE [Liv. XXIV, 43, 7]. The winners of the competitions were rewarded with crowns and wore the weapons of defeated enemies.

 

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Caracalla augustus, 198 – 217. Sestertius 213, Æ 23.33 g. M AVREL ANTONINVS PIVS AVG BRIT Laureate, draped and cuirassed bust r. Rev. P M TR P XVI IMP II View of the Circus Maximus with its arches, the obelisk, the spina, chariots; in the background, a temple and a colonnade. In exergue, COS IIII P P / S C. C 236. BMC 251 and pl. 75, 4 (this reverse die). RIC 500a.

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II NON.  QUINCT.  (6) N – III EID. QUINCT. (13) C

Ludi Apollinares

I Ludi in onore di Apollo furono introdotti a Roma nel 212 aev. nel pieno della guerra contro Annibale, in quell’anno furono scoperte delle profezie scritte dal vate romano Marcio: una prevedeva la sconfitta di Canne, l’altra affermava che, se i Romani avessero voluto scacciare i nemici che erano giunti da lontano, avrebbero dovuto istituire dei giochi in onore di Apollo, da celebrare ogni anno

… Romani, se volete cacciar via i nemici, tumore giunto da lontano, penso che voi dobbiate far voto ad Apollo di istituire dei giochi, da celebrare gioiosamente ogni anno in onore di Apollo; ad essi, in parte contribuisca il popolo con denaro dell’erario, in parte contribuiscano i privati per loro e per le loro famiglie. La celebrazione di quei giochi sarà presieduta dal pretore che eserciterà al più alto grado, la giustizia per la cittadinanza e per la plebe. I decemviri celebrino i riti sacrificando vittime secondo il rito greco. Se così, correttamente, agirete, ne trarrete gioia per sempre e la vostra sorte andrà sempre migliorando. Infatti quel Dio che gioisce nel fecondare i vostri campi, distruggerà i vostri nemici… [Liv. XXV, 12]

Furono consultati anche i Libri Sibillini che confermarono l’istituzione di questi ludi e così fu deciso che i decemviri, che fino ad allora non avevano presieduto a riti sacrificali, vi avrebbero compiuto sacrifici graeco ritu [Liv. Cit.].

All’inizio la celebrazione si svolgeva il 13° giorno di Quinctilis, il finanziamento dei giochi spettava all’erario pubblico, ma vi concorrevano anche a donazioni di privati, mentre l’organizzazione era sotto la responsabilità del pretore urbano. Durante i primi Ludi Apollinares i decemviri sacrificarono un bue ornato d’oro ad Apollo, due capre bianche, anch’esse ornate d’oro, a Diana e una vacca ornata d’oro per Latona. L’erario fornì al pretore 12000 assi per il rito e due vittime adulte [Liv. Cit.]. Il popolo partecipò indossando corone di fronde, le matrone offrendo suppliche, inoltre in tutte le case si tennero banchetti a porte aperte, cosicché chiunque avrebbe potuto entrare e beneficiare dell’ospitalità del padrone [Liv. Cit].

All’inizio le celebrazioni non avevano cadenza annuale, il senato, infatti, li indiceva anno per anno (erano cioé festa conceptiva). Solo nel 208 aev, in seguito ad una pestilenza, fu emanato un senatoconsulto che istituiva i Ludi Apollinares come festa stativa, da celebrarsi annualmente nel 13° Quinct. [Liv. XXVII, 23, 5].

Col tempo la durata dei festeggiamenti si allungò fino a prendere sette giorni, dal 6° al 13° Quinct.

Erano composti di ludi scoenici [Fest. 326; Cic. Brut. XX, 78; pro. Mur. XIX, 40; Plin. Nat. Hist. XXXIII, 53; XIX, 23, 59; Val Max. II, 4, 6; Cic. Phil. I, 15, 36; II, 13, 31; X, 3, 7], venationes [Plut. Sul. V; Plin. Nat. Hist. VIII, 53; Sen. De Brev. Vit. XIII; Cic ad Att. XVI, 4; Cas. Dio. XLVIII, 33] e ludi circenses [Cas. Dio. XLVIII, 20] a cu il popolo partecipava indossando corone di alloro [Fest. 23].

Apollo era già venerato a Roma almeno dal V sec. aev., il primo tempio gli fu votato nel 433 aev., su prescrizione dei Libri Sibillini, per allontanare dalla città una pestilenza e dedicato nel 431 aev [Liv. IV, 29, 7; XXV, 3]. Compare poi nel primo lectisternium dedicato a divinità greche, del 399 aev. Su prescrizione dei Libri Sibillini, i simulacri di tre coppie di Dei: Apollo e Latona, Ercole e Diana, Mercurio e Nettuno, furono sdraiati su letti dai magnifici ornamenti e venerate per 8 giorni. Anche durante quella cerimonia vi furono festeggiamenti privati e le porte delle case furono lasciate aperte, cosicché tutti potessero entrare e partecipare ai banchetti [Liv. V, 13, 5 – 8].

 

II NO. QUINCT. (6) N – III EID. QUINCT. (13) C

Ludi Apollinares

The Ludi in honor of Apollo were introduced in Rome in 212 BCE. in the middle of the war against Hannibal, in that year were discoveries of the prophecies written by the poet Roman Marcio: one foresaw the defeat of Canne, the other said that if the Romans had wanted to drive out the enemies who had come from afar, they should set up the games in honor of Apollo, to be celebrated every year

… Romans, if you want to drive out the enemy, cancer come from far away, I think you need to vote to Apollo to set up the games, to celebrate joyfully each year in honor of Apollo; to them, partly contribute the people with money exchequer, partly contributing individuals for them and for their families. The celebration of those games will be presided over by the magistrate who will exercise the highest degree, justice for the citizens and for the populace. The decemvirs celebrate the rites by sacrificing victims graeco ritu. If so, properly, you will act, will derive joy forever and your fate will always improving. In fact, the God who rejoices in fertilize your fields, destroy your enemies … [Liv. XXV, 12]

Books were also consulted Sibillini which confirmed the establishment of these ludi and so it was decided that the decemvirs, who until then had not presided in sacrificial rites, they would have made sacrifices graeco ritu [Liv. Cit.].

At the beginning the celebration took place on the 13th day of Quinctilis, the funding of the games belonged public treasury, but there concurred also private donations, while the organization was under the responsibility of the urban magistrate. During the first Ludi Apollinares the decemvirs sacrificed an ornate golden bull to Apollo, two white goats, also adorned with gold, to Diana and an ornate golden cow for Latona. The tax authorities gave the magistrate 12000 axles for the rite and two adult victims [Liv. Cit.]. The people participated wearing crowns of leaves, the matrons offered prayers, also all the houses were held banquets in open, so anyone could come in and enjoy the hospitality of the owner [Liv. Cit].

Early celebrations were not annual, the Senate, in fact, issued them year to year (ie were conceptiva holiday). Only in 208 BCE, after a plague, it was issued a senatus which established the Ludi Apollinares as stative festival, to be celebrated annually on 13th Quinct. [Liv. XXVII, 23, 5].

In time, the duration of the festivities reached up to take seven days, from 6th to 13th Quinct.

Were ludi compounds scoenici [Fest. 326; Cic. Brut. XX, 78; pro. Mur. XIX, 40; Plin. Nat. Hist. XXXIII, 53; XIX, 23, 59; Val Max. II, 4, 6; Cic. Phil. I, 15, 36; II, 13, 31; X, 3, 7], venationes [Plut. On. V; Plin. Nat. Hist. VIII, 53; De Sen. Pat. Vit. XIII; Cic to Att. XVI, 4; Cas. Dio. XLVIII, 33] and ludi circuses [Cas. Dio. XLVIII, 20], at whom the people took part wearing laurel crowns [Fest. 23].

Apollo was already venerated in Rome since at least the fifth century. BCE., he was voted the first temple in 433 BCE., on the order of the Sibylline Books, to drive away from the city a plague and dedicated in 431 BCE [Liv. IV, 29, 7; XXV, 3]. Then appears in the first lectisternium dedicated to Greek gods, of 399 BCE. Prescription of the Sibylline Books, the statues of three pairs of gods: Apollo and Latona, Diana and Hercules, Mercury and Neptune, were lying on beds with magnificent ornaments and venerated for 8 days. Also during the ceremony, there were private parties and the doors of the houses were left open, so that everyone could come in and take part in the banquet [Liv. V, 13, 5 – 8].

 

Picture

Piso Frugi, Calpurnia, Denarius, Rome, 67 BC (RRC) 64 BC (BMCRR), AR, gr. 3,9, mm 17,94, Head of Apollo right with fillet, Horseman galloping left, with palm and wearing conical hat, C PISO L F FRVGI. RRC 408/1; Babelon: Calpurnia 24 -29; Sydenham 840-878Catalli 2001,582

V NON. (3) C

Florae [in Colle Quirinali]

Ludi Florales Finis

All’ultimo giorno dei Ludi Florales, il calendario venusino, riporta la dicitura Florae, che probabilmente rimanda all’anniversario della dedica del tempio di Flora sul Colle Quirinale. Non si conosce la data della sua edificazione, tuttavia si ritiene che sia avvenuta all’inizio del III sec. aev.

È menzionato da Varrone, Marziale e Vitruvio [Var. L. L. V, 158; Mart. V, 22, 4; VI, 27; Vitr. VII, 9, 4] e doveva trovarsi sul sito di un più antico altare, la cui consacrazione, secondo la tradizione, risaliva a Tito Tazio [Var. L. L. V, 74]. Anche l’ubicazione esatta è sconosciuta, sulla base dei riferimenti delle fonti, alcuni autori hanno ritenuto che si trovasse alla base del clivius, nella valle tra Quirinale e Pincio, tuttavia tale sito sarebbe al di fuori delle mura serviane, il che sarebbe stato impossibile per un altare risalente all’età arcaica. In base ai cataloghi delle Regiones [Not. Reg. VI], altri hanno ritenuto che si trovasse tra il tempio di Salus e quello di Quirinus, ovvero nella sella tra il Colle Salutaris e il Quirinalis propriamente detto, in direzione del Capitolium vetus.

 

Florae [in Colle Quirinali]

The last day of the Ludi Florales, calendar venusino, the signal word Florae, which probably refers to the anniversary of the dedication of the temple on the Quirinal Hill Flora. We do not know the date of its construction, however, is believed to have taken place at the beginning of the third century. BCE.

It is mentioned by Varro, Martial and Vitruvius [Var. L. L. V, 158; Mart. V, 22, 4; VI, 27; Vitr. VII, 9, 4] and was to be located on the site of a more ancient altar, whose consecration, according to tradition, dating back to Tito Tazio [Var. L. L. V, 74]. Even the exact location is unknown, according to the sources of references, some authors have felt that he was behind the clivius, in the valley between the Quirinal and the Pincio, however, that site would be outside of the Servian wall, which would have been impossible for an altar dating back to the archaic era. According to the Regiones [Not catalogs. Reg. VI], others felt that he was the temple of Salus and that of Quirinus, or in the saddle between the Colle Salutaris and Quirinalis proper, in the direction of the Capitolium Vetus.

III KAL.  MAJ. – V NON. MAJ.

Floralia

Flora era una divinità italica connessa alla fioritura delle piante e al riempirsi delle spighe dei cereali

… la Dea Flora [sorveglia] i frumenti quando sono in fiore… [August. C. D. IV, 8]

La sua azione era connessa, quindi, con quella di Cerere e contribuiva alla ricchezza dei raccolti [Ov. Fast. V, 261 – 66] e forse, il più antico rito ad essa associato era il Florifertum, durante il quale delle spighe erano portate in un sacrarium e lì offerte [Fest. 91]; la notizia di Festo è laconica, quindi non ci è dato sapere di che sacrario si trattasse, forse di una cappella annessa al primo luogo di culto della Dea, oppure del sacrarium Opis nella Regia, l’unico che sappiamo fosse usato per compiere sacrifici.

Presso gli osci aveva dato il nome ad un mese, Flusare, probabilmente l’analogo di Aprilis. È annoverata tra le divinità sabine a cui avrebbe innalzato altari Tito Tazio [Var. L. L. V, 74] ed aveva un suo flamen [Var. L. L. VII, 45]; viene anche nominata tra le divinità a cui viene offerto un piaculum in uno dei protocolli degli Arvali [AFA 146].

I primi Ludi Florales sarebbero stati indetti su indicazione dei Libri Sibillini nel 240 o 241 aev. [Val. I, 14, 8], oppure nel 238 aev [Plin. Nat. Hist. XVIII, 286], per scongiurare una carestia [Plin. Cit.]; divennero annuali solo nel 173 aev.

Le maggiori informazioni sulla festa della Dea Flora e sui giochi in suo onore, ci vengono da Ovidio [Fast. V, 159 – 78]. Si trattava di festeggiamenti allegri e licenziosi, in cui abbondava il vino e le persone si abbandonavano alla baldoria e alla scurrilità durante la giornata e la notte [Ov. Fast. V, 361 – 68]; si indossavano ghirlande di fiori ed abiti dai colori vivaci [Ov. Fast. V, 330 – 46; 355 – 58].

Si svolgevano ludi scoenici con mimi di soggetto osceno o scurrile [Aug. C. D. II, 27] a cui partecipavano numerose prostitute; questa ricorrenza era anzi considerata una sorta di loro festa [Lact. Div. Inst. I, 20]. Un aneddoto, raccontato da Valerio Massimo, vorrebbe che Catone il censore abbandonò il teatro per non assistere alle loro rappresentazioni in abiti discinti [Val. Max. II, 10, 8] e non interferire con tali spettacoli. Assieme ai mimi, si svolgevano anche delle venationes nel Circo, in cui, però, invece di belve feroci, erano cacciate lepri e capre [Ov. Fast. V, 371 – 78]. Durante i festeggiamenti vi era anche l’usanza, da parte dei magistrati o di chi ambisse a cariche politiche, di gettare doni, in particolare legumi, al popolo [Pers. Sat. V, 177].

I Floralia erano in relazione coi Palillia, come nella seconda festività si invocava Pales affinché gli armenti fossero fecondi e salvaguardasse gli animali che stavano per nascere, nella prima si invocava la protezione della Flora sulle spighe di grano, in un momento critico del ciclo del cereale, affinché le proteggesse dal troppo caldo, dal troppo freddo e da ogni pericolo che avrebbe potuto compromettere il futuro raccolto. Si trattava quindi di stabilire la protezione divina sia sugli animali che sui vegetali che si accingevano a procreare all’inizio della stagione primaverile.

Florae in Aventino

Il tempio di Flora sull’Aventino fu costruito dagli edili Lucius and Marcus Publicius tra il 241 e il 238 aev. Restaurato da Augusto, fu ridedicato da Tiberio nel 17 [Tac. Ann. II, 49]: è probabile che la data del 13° Sext. si riferisca a quest’evento, e che la prima dedica sia avvenuta in occasione della prima celebrazione dei Ludi Florales, ai Floralia (III Kal. Maj. [Tac. Ann. II, 49]) del 241 o 240 aev [Vell. I, 14, 8] (oppure, anche se questa datazione è meno probabile, del 238 aev. [Plin. Nat. Hist. XVIII, 286]). Un ultimo restauro sarebbe stato compiuto nel IV sec da Symmacus [Anth. Lat. IV, 112 – 114].

Si trovava nei pressi del grande santuario di Cerere, sul pendio del colle, verso il lato ovest del Circo Massimo [Fast. Allif. ad Id. Aug.; CIL XV, 7172], probabilmente sul Clivus Publicius costruito dagli stessi edili. Il tempio sarebbe stato edificato con gli introiti delle multe irrogate dagli edili ai pecuarii che avevano pascolato il loro bestiame indebitamente, sul suolo pubblico [Fest. 238; 241]

 

Floralia

Flora was an Italic divinity connected to the flowering of plants and filling the ears of cereal

… The Goddess Flora [oversees] the wheat when they are in bloom … [August. C. D. IV, 8]

Its action was connected, then, with that of Ceres and contributed to the wealth of crops [Ov. Fast. V, 261-66] and perhaps, the most ancient ritual associated with it was the Florifertum, during which the ears of corn were taken to a sacrarium and there offers [Fest. 91]; the news of Festo is laconic, so we can not know what it was shrine, perhaps a side chapel on the first place of worship of the Goddess (see Flora in Colle Quirinali), or the sacrarium Opis in the Regia, the only one who we know it was used to make sacrifices.

At the osci gave its name to a month, Flusare probably the analogue of Aprilis. It is counted among the Sabine deities to which would raise altars Tito Tazio [Var. L. L. V, 74] and had his flamen [Var. L. L. VII, 45]; It is also named among the deities who are offered a piaculum in one of the protocols of Arvali [AFA 146].

The first Ludi Florales (Figure 61) would be organized on the instructions of the Sibylline Books in 240 or 241 BCE. [Val. I, 14, 8], or in 238 BCE [Plin. Nat. Hist. XVIII, 286], to avert a famine [Plin. Cit.]; they became annual only in 173 BCE.

The more information on the festival of the Goddess Flora and plays in his honor, come to us from Ovid [Fast. V, 159-78]. It was merry and licentious festivities, in which abounded the wine and the people indulged in revelry and profanity during the day and night [Ov. Fast. V, 361-68]; they wore garlands of flowers and brightly colored clothes [Ov. Fast. V, 330-46; 355-58].

Ludi were held scoenici with mimes obscene subject or scurrilous [Aug. C. D. II, 27] they attended numerous prostitutes; this event was indeed considered a sort of their party [Lact. Div. Inst. I, 20]. An anecdote, recounted by Valerius Maximus, would like Cato the censor left the theater not to attend their performances in shabbily dressed [Val. Max. II, 10, 8], and not interfere with these shows. Together with mimes, they were also being held in the Circus of venationes, in which, however, instead of wild beasts, were hunted hares and goats [Ov. Fast. V, 371-78]. During the festivities there was also the custom, by prosecutors or who ambisse for political office, to throw gifts, especially legumes, the people [Pers. Sat. V, 177].

The Floralia were in connection with Palillia, as in the second season is invoked Pales so that the herds were fruitful and would safeguard the animals that were to be born, in the first one called for the Protection of Flora on the ears of corn, at a critical time of the corn cycle , so that would protect from too hot, too cold, and from any hazards that could jeopardize the future harvest. It was therefore to establish the divine protection both animals and on plants that were about to father a child at the beginning of the spring season.

Florae in Aventino

The Temple of Flora on the Aventine was built by Constructions Lucius and Marcus Publicius between 241 and 238 BCE. Restored by Augustus, it was rededicated by Tiberius in 17 [Tac. Ann. II, 49]: it is likely that the date of the 13th Sext. refers to this event, and that the first dedication took place on the occasion of the first celebration of the Ludi Florales, the Floralia (III Kal. Maj. [Tac. Ann. II, 49]) of 241 or 240 BCE [Vell. I, 14, 8] (or, even if this date is less likely, of 238 BCE. [Plin. Nat. Hist. XVIII, 286]). A final restoration would be completed in the fourth century by Symmacus [Anth. Lat. IV, 112-114].

It was located near the great sanctuary of Ceres, on the slope of the hill, to the west side of the Circus Maximus [Fast. Allif. to Id. Aug .; CIL XV, 7172], probably on the Clivus Publicius built by the same construction. The temple was built with the proceeds of fines imposed by construction to pecuarii who had grazed their cattle wrongly, on public land [Fest. 238; 241]

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  1. Servilius C.f. 57 BC. Silver denarius (4.15 gm). Head of Flora right, wearing wreath, lituus behind, FLORA. PRIMIS (MI in monogram) before / Two soldiers facing each other, C. SERVEIL (some letters in monogram) in exergue, C. F. upwards on right. Crawford 423/1. Sydenham 890. Babelon Servilia 15.

PRID. APR.  (12) N – XII KAL. MAJ. (19) N

Ludi Cereales

La prima attestazione dello svolgimento di questi giochi è in Livio e si riferisce al 202 aev. [Liv. XXX, 29], tuttavia una moneta dell’edile Memmius, sembrerebbe attestare che fossero già celebrati nel 211 aev . Essi erano a cura degli edili plebei [Cic. Ver. V, 14, 36] e, durante il loro svolgimento, i plebei erano soliti scambiarsi inviti a pranzo, così come facevano i patrizi durante i Ludi Megalenses [Gell. XVIII, 2, 11].

Comprendevano ludi circenses [Ov. Fast. IV, 709 – 12; Tac. Ann. XV, 53, 1; 74, 1] e ludi scoenici [Liv. XXX, 39, 8; Cyp. Spect. IV, 4]

Si indossavano vesti bianche e non era consentito indossare abiti luttuosi [Ov. Fast. IV, 619 – 20]. Alla Dea non si offrivano sacrifici cruenti, esclusa la scrofa (victima propria della Dea), ma: incenso, farro, o mola salsa, torce resinose (taeda), sui focolari domestici [Ov. Fast. IV, 407 – 14]

 

Ludi Cereales

The first evidence of these Ludi is Livius and refers to 202 BCE [Liv. XXX, 29], but a coin belonging to Memmius, edilis, would seem to attest them already in 211 BCE. They were organized by the aediles plebeii [Cic. Ver. V, 14, 36] and, during them, plebeians were used to exchange invitations to dinner, as did the patricians during the Ludi Megalenses [Gell. XVIII, 2, 11].

They included ludi circenses [Ov. Fast. IV, 709-12; Tac. Ann. XV, 53, 1; 74, 1] and ludi scoenici [Liv. XXX, 39, 8; Cyp. Spect. IV, 4]

People wore white robes and mournful clothes were not allowed [Ov. Fast. IV, 619-20]. The Goddess not received bloody sacrifices, (excluding sows victima propria for Cereris), but: incense, spelled, or mola salsa, resinous torches (taeda), on domestic hearths [Ov. Fast. IV, 407-14]

 

Picture

  1. Memmius, about 56 BC. Denarius. AR 3.70 g. C. MEMMI. C.F. – QVIRINVS Laureate, bearded head r. of Quirinus. Rev. MEMMIVS. / AED. CERIALIA FECIT Ceres, wearing long dress, seated r. on stool, holding corn-ears in her r. hand, torch with her l. hand; at feet, serpent erect r. Cr. 427/2. Syd. 921.

II NON.  APR.  (4) C – IV EID. APR. (10) N

Matri Magnae

Ludi Megalesiaci

Durante la Seconda Guerra Punica, le truppe cartaginesi di Annibale occupavano il territorio italiano, in seguito alla consultazione dei Libri Sibillini, fu trovata una profezia che secondo la quale un nemico che avesse portato la guerra nelle terre d’Italia, avrebbe potuto essere sconfitto e scacciato se fosse stata fatta venire a Roma la Grande Madre Idea [Liv. XXIX, 10, 5] (identificata con Rhea, sposa di Kronos e con la Dea frigia Cibele). La profezia fu confermata anche da un responso dell’oracolo di Delfi, quindi, nel 204 a. c. a seguito di una serie di presagi (come la caduta di pietre dal cielo), i Romani inviarono un’ambasciata in Frigia per chiedere di poter trasferire il simulacro della Dea (una pietra nera di forma appuntita) dal santuario di Pessinunte alla loro città [Liv. XXIX, 10; Cic. Har. Resp. XIII, 27; Ov. Fast. IV, 171 segg; Var. L. L. VI, 15; Diod. Sic. XXXV, 33; Herod. I, 11; App. Hann. VII, 9, 56].

Il simulacro della Dea, una pietra caduta dal cielo [Diod. Sic. XXXV, 33], fu trasferito in nave fino al porto di Ostia, lì fu accolto dai sacerdoti, dalle vestali, dalle matrone. Secondo la tradizione qui una di esse [Liv. XXIX, 14, 12], di nome Claudia Quinta, della gens Claudia, che i pettegolezzi accusavano di infedeltà coniugale [App. Hann. VII, 9, 56], si sottopose al giudizio della Dea: dopo essersi purificata con l’acqua del Tevere per tre volte ed aver invocato gli Dei, si prostrò in atteggiamento supplice e chiese a Cibele di confermare la sua castitas. A questo punto prese la gomena che fermava la nave che portava la Dea e la trasse lungo il Tevere senza sforzo, così la Dea diede il suo giudizio positivo sulla donna [Ov. Fast. IV, 305 – 328; Sil. It. XVII, 23 segg.]. Secondo un’altra versione la nave che portava la Dea si fermò alla foce del Tevere e non ci fu alcun modo di muoverla e condurla verso Roma, allora una vestale accusata di aver violato la castità pregò la Dea di seguirla se fosse stata ancora pura; quindi legarono una fune alla prua della nave e la donna riuscì a tirarla facilmente lungo il fiume [Herod. I, 11; Sen. Matrim. Fr. 80; Suet. Tib. II; Tac. Ann. IV, 64; Plin. Nat. Hist. VII, 35, 120]. Questo aneddoto era molto noto e sembra anche oggetto di opere teatrali [Ov. Fast. IV, 326]; versioni più tarde tramandano che Claudia fu scelta per andare a ricevere la Dea perché ritenuta donna di grande virtù, ella allora legò la propria cintura alla prua della nave e la trascinò miracolosamente da sola [Lact. Inst. II, 7, 12; Tert. Apol. XXII; Macr. Sat. II, 5, 4; August. C. D. X, 16; Aurel. Vict. De Vir. Ill. XLVI; Claudian. Laus Ser. 17]. In seguito, per commemorare l’episodio, una statua in bronzo di Claudia Quinta che tirava la nave della Dea fu collocata nel tempio [Val. Max. I, 8, 11; Tac. Ann. IV, 64, 3].

Dopo aver condotta la nave inghirlandata lungo un tratto del Tevere, un flamine prese la pietra che rappresentava Cibele e la consegnò, dopo il compimento di opportuni riti (Ovidio menziona la lavatio del simulacro e degli oggetti sacri ed il sacrificio di una giumenta mai sottoposta al giogo [Ov. Fast. IV, 334 – 340]), alle matrone. Le donne la passarono di mano in mano andando in processione fino a Roma, nel frattempo la cittadinanza intera si fece loro incontro e furono disposti tripodi che bruciavano incenso vicino alle porte da cui passarono. Infine fu provvisoriamente deposta nel tempio di Vittoria sul Palatino [Liv. XXIX, 14; Ov. Fast. IV, 293 segg]; il tempio di Cibele fu dedicato sempre sul Palatino nel 191 a. c. [Liv. XXXVI, 36]

In ricordo dell’arrivo della Dea a Roma, ogni anno si svolgeva una lavatio rituale degli oggetti a Lei sacri [August. C. D. II, 4] e venivano celebrati dei giochi detti Ludi Megalesiaci, poiché in consacrati alla Grande Madre Idea degli Dei, chiamata anche Dea Megale [CIL I, 1, 390]; in origine scenici [Liv. XXXIV, 54] e organizzati dagli edili curuli (Figura 51) (il che ne dimostra il carattere aristocratico), in seguito anche circensi [CIL I, 1, 391] ed organizzati dai pretori [Dion. H. II, 19, 3]; duravano sette giorni dal 4° al 10° di Aprilis e dapprima si svolsero sul Palatino, nei pressi del tempio della Grande Dea [Cic. De Har. Resp. XII, 24], dove per l’occasione era allestito un teatro di legno. I resti del podio del tempio ricostruito in età augustea mostrano una scalinata che scendeva verso il Circo Massimo e che poteva essere usata da un piccolo gruppo di persone, per assistere ai ludi circensi. In quest’occasione furono rappresentate alcune opere di Terenzio e commedie di Plauto, nonché mimi di carattere osceno, forse connessi ai misteri della Dea e al mito di Attis [August. cit.; Arn. Adv. Nat. VII, 33].

Durante i festeggiamenti in Suo onore si svolgevano sacrifici di giovenche [Ov. Fast. IV, 316], compiuti dal pretore urbano [Dion. H. II, 19, 4] (secondo il rito romano secondo Dionigi, ma non è da escludere che si trattasse di quello greco ), accompagnati da un lectisternium; venivano anche deposte, sulla statua della Dea, le primizie della mietitura [Var. Sat. Men. Eumen 134 Fr 18].

Alla Grande Dea si offriva una focaccia fatta di erbe pestate in un mortaio con formaggio, sale, olio e aceto chiamata moretum [Ov. Fast. IV, 367 – 368]. Durante il periodo dei festeggiamenti per Cibele, i patrizi erano soliti scambiarsi inviti a banchetto che erano detti mutationes [CIL. I, 1, 390; Gell. XVIII, 2, 11]: sembra che fossero estremamente sfarzosi, tanto che una legge promulgata dal senato nel 161 aev limitò le spese per imbandirli a 120 assi e la quantità i argenteria da poter sfoggiare, a 100 libbre [Gell. II, 24, 2].

 

Matri Magnae

Ludi Megalesiaci

During the Second Punic War, the Carthaginian Hannibal’s troops occupied the Italian territory, following consultation of the Sibylline Books, a prophecy was found saying that an enemy who had brought the war in the lands of Italy, could have been defeated and driven off if the Great Mother Idea would be come to Rome [Liv. XXIX, 10, 5]. The prophecy was confirmed by a Delphi oracle, therefore, in 204. c. following a series of omina, the Romans sent an embassy in Phrygia asking to transfer the image of the Goddess (a pointed shape black stone) from Pessinus shrine to their city [ Liv. XXIX, 10; Cic. Har. Resp. XIII, 27; Ov. Fast. IV, 171 ff; Var. L. L. VI, 15; Diod. Sic. XXXV, 33; Herod. I, 11; App. Hann. VII, 9, 56].

The image of the Goddess, a stone fallen from the sky [Diod. Sic. XXXV, 33], was transferred by ship to the port of Ostia, there it was received by the priests, the Vestals, and the matrons. According to tradition one of them [Liv. XXIX, 14, 12], named Claudia Quinta, belonging to the Claudia gens, accused of marital infidelity [App. Hann. VII, 9, 56], submitted herself to the Goddess judgment: after being purified with the water of the Tiber three times and having invoked the Gods in suppliant attitude, she asked Cybele to confirm her castitas. She took the hawser that stopped the Goddess ship and pulled along the Tiber without effort, so the Goddess gave her positive opinion on the woman [Ov. Fast. IV, 305-328; Sil. En. XVII, 23 et seq.]. According to another version, the ship stood at the mouth of the Tiber, and there was no way to move it, so a vestal charged with breaking chastity prayed the Goddess to follow her if she was still pure; the woman was able to pull the ship easily along the river [Herod. I, 11; Sen. Matrim. Fr. 80; Suet. Tib. II; Tac. Ann. IV, 64; Plin. Nat. Hist. VII, 35, 120]. This story was very well known and it seems the subject of plays [Ov. Fast. IV, 326]; later handed down versions that Claudia was chosen to go to receive the Goddess because it was deemed a great virtue woman, she then tied his belt around the bow of the ship and dragged it miraculously alone [Lact. Inst. II, 7, 12; Tert. Apol. XXII; Macr. Sat. II, 5, 4; August. C. D. X, 16; Aurel. Vict. De Vir. Ill. XLVI; Claudian. Laus Ser. 17]. To commemorate the episode, a bronze statue of Claudia Quinta pulling the Goddess ship was placed in the temple [Val. Max. I, 8, 11; Tac. Ann. IV, 64, 3].

Having conducted the garlanded the ship along a stretch of the Tiber, a flamine took the stone that represented Cybele and gave, after completion of appropriate rites (Ovid mentions the washhouse of the statue and the sacred objects and the sacrifice of a mare never submitted to yoke [Ov. Fast. IV, 334-340]), to the matrons. The women passed from hand to hand going in procession to Rome, in the meantime the whole town met them and were willing tripods burning incense near the ports from which they passed. Finally it was provisionally placed in the temple of Victory on the Palatine [Liv. XXIX, 14; Ov. Fast. IV, 293 ff]; the temple of Cybele was always paid on the Palatine in 191 a. c. [Liv. XXXVI, 36]

To commemorate the arrival of the Goddess in Rome, each year he spent a lavatio ritual objects sacred to you [August. C. D. II, 4] and were celebrated of those Megalesiaci Ludi games, because in consecrated to the Great Mother Idea of ​​the Gods, also called Goddess Megale [CIL I, 1, 390]; in the scenic origin [Liv. XXXIV, 54], and organized by the curule aediles (Figure 51) (which demonstrates the aristocratic character), later also circus [CIL I, 1, 391] and organized by magistrates [Dion. H. II, 19, 3]; It lasted seven days from the 4th to the 10th of Aprilis and at first took place on the Palatine, near the temple of the Great Goddess [Cic. De Har. Resp. XII, 24], where the opportunity was set up a wooden theater. The remains of the podium of the temple rebuilt in the Augustan period show a staircase leading down to the Circus Maximus, and that could be used by a small group of people, to attend the circus games. On this occasion they were represented some works of Terence and Plautus, and mimes obscene, perhaps related to the Goddess and the Attis myth [August. cit .; Arn. Adv. Nat. VII, 33].

During the festivities in Her honor heifers sacrifices were held [Ov. Fast. IV, 316], made by the urban magistrate [Dion. H. II, 19, 4], accompanied by a lectisternium; first fruits of the harvest were offered to the Goddess [Var. Sat. Men. Eumen 134 Fr 18], as well as a cake made of herbs pounded in a mortar with cheese, salt, oil and vinegar called moretum [Ov. Fast. IV, 367-368]. During the celebrations for Cybele, the patricians were used to exchange a banquet invitations called mutationes [CIL. I, 1, 390; Gell. XVIII, 2, 11]: it seems that they were extremely gorgeous, so much so that a law enacted by the Senate in 161 BCE limited expenses imbandirli to 120 axes and amount can show off the silverware, 100 pounds [Gell. II, 24, 2].

 

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Claudia Quinta pulling Cybele ship, brass medallion struck in honour of the elder Faustina