VI KAL. SEPT. (25) NP

OPICONSIVA in Regia

Opi Opiferae in Capitolio

Ops Consiva era il nome della Dea a cui era dedicato questo giorno festivo [Var. L. L. VI, 21]. Si tratta di una divinità molto antica che era già onorata nella regia dei primi re romani [Var. L. L. VI, 21]. Personificava l’abbondanza dei raccolti, da cui il suo nome (da ops derivano copia e opulentia) [Prisc. GLK VII, 321; 322; Fest. 186]. Dumézil ha rilevato la correlazione tra Ops ed altre divinità in ambito indoeuropeo connesse all’abbondanza dei raccolti, il cui nome ha è connesso alla radice che in latino da plenus (pieno, riempito): la germanica Fulla (o Volla che si riallaccia a full) e l’indiana Paramdhi (iranica Paremdi).

Ops era una divinità primigenia, Varrone la identifica con Terra, che fu parte della prima coppia divina Caelum – Terra [Var. L. L. V, 57]. Come Terra era ritenuta Colei che per prima dispensò i cereali agli esseri umani [Var. L. L. VI, 64; Macr. Sat. I, 10] e quindi “portò aiuto” (opus ferre, da cui l’epiteto Opifera) al genere umano, assicurandogli abbondanza di cibo.

Benché le fonti romane ne facessero la moglie di Saturno, identificandola quindi con Rhea [Var. L. L. VI, 64;  Macr. Sat. I, 10; Fest. 186], l’epiteto consiva la associa a Consus, di cui in origine era forse la paredra. Il fatto che le feste di questi due Dei cadessero a soli quattro giorni di distanza e che fossero i pontefici e le vestali assieme a celebrare i loro culti, avvalora questa ipotesi. Inoltre le due divinità si trovavano ancora associate in un’altra sequenza di feste separate da pochi giorni nel mese di December, quando erano celebrati i Consualia e gli Opalia (vedi December)

Consus presiedeva all’immagazzinamento dei raccolti, Ops, assicurava che essi fossero abbondanti e che garantissero la sopravvivenza della comunità nei mesi invernali, era quindi l’abbondanza immagazzinata della città e colei che teneva lontane le carestie, assicurando che gli uomini avrebbero sempre potuto disporre del grano che donava loro. Ai Volcanalia le si offriva un sacrificio come Opifera, perché, assieme a Quirinus e Vulcanus, proteggesse i magazzini dagl’incendi.

Il suo culto era celebrato nella regia: sappiamo solo che in questo giorno le vestali, coperte dal suffibulum, ed il pontefice massimo, compivano una cerimonia nella parte più recondita dell’edificio [Var. L. L. VI, 21].

La si pregava seduti e toccando il terreno con la mano [Macr. Sat. I, 10] e sappiamo che nel suo culto era usato un contenitore di bronzo dalla bocca larga chiamato perficulum [Fest. 249].

Ops è l’abbondanza che, dopo il raccolto è racchiusa nei granai, è anche una divinità connessa con la regalità, opima infatti sono solo le spolia di un re [Fest. 186; Plut. Rom. XVI, 4 – 5] e il suo culto è celebrato nell’antica casa del rex: Essa così rappresentava la ricchezza, l’abbondanza che doveva dimorare nel penus del re (la parte più recondita della regia) perché egli la potesse distribuire al popolo. Questa Sua regalità spiega forse il legame con Vulcanus, testimoniato dalla posizione calendariale delle feste: secondo un antichissimo ciclo mitico, forse di origine etrusca, Vulcanus (Velans) è padre dei primi re e fondatori di città394, quindi dispensatore della regalità e per questo può essere associato alla ricchezza e all’abbondanza proprie del re. Considerando poi che, in un certo modo è paredro di Vesta (a cui apre associato nel primo lectisternium [Liv. XXII, 10, 9]) e di Maja (vedi sopra), entrambe identificate con Ops, il legame si chiarisce ulteriormente in una sorta di ierogamia.

 

OPICONSIVA in Regia

Opi Opiferae in Capitolio

Ops Consiva was the name of the Goddess who was dedicated this holiday [Var. L. L. VI, 21]. It is a very ancient deity who was already honored as a director of the first Roman king [Var. L. L. VI, 21]. Personified the abundance of crops, hence its name (derived from ops copy and Opulentia) [Prisc. GLK VII, 321; 322; Fest. 186]. Dumézil noted the correlation between Ops and other deities in the field Indo related to the abundance of crops, whose name is connected to the root by plenus (full Latin, filled): Germanic Fulla (Volla or that is linked to full) and the Indian Paramdhi (Iranian Paremdi).

Ops was a primitive deity, Varro identified with the Earth, which was part of the first divine couple Caelum – Terra [Var. L. L. V, 57]. As Earth was considered the One who first dispensed the cereals to humans [Var. L. L. VI, 64; Macr. Sat. I, 10] and then “brought aid” (opus ferre, from which the epithet opifera) to mankind, assuring plenty of food.

Although the Roman sources they did the wife of Saturn, then identifying it with Rhea [Var. L. L. VI, 64; Macr. Sat. I, 10; Fest. 186], the epithet consiva generally associated with Consus, which originally was perhaps the paredra. The fact that the parties of these two gods fell just four days away and they were pontiffs and Vestal together to celebrate their cults, supports this hypothesis. Moreover, the two deities were still associated in another sequence of separate parties from a few days in the month of December, when they celebrated the Consualia and Opalia (see December)

Consus presided over the storage of crops, Ops, ensured that they were abundant and that would guarantee the survival of the community in the winter months, so was plenty stored in the city, and the one who kept away famine, ensuring that men could always have the wheat that gave them. Volcanalia to the offered himself as a sacrifice opifera, because, along with Quirinus and Vulcanus, protect the dagl’incendi warehouses.

His cult was celebrated as a director: we only know that on this day the vestal virgins, covered by suffibulum, and the Pontifex Maximus, were making a ceremony in the innermost part of the building [Var. L. L. VI, 21].

The prayers were sitting and touching the ground with his hand [Macr. Sat. I, 10] and we know that in its worship was used a bronze container mouthed called perficulum [Fest. 249].

Ops is the abundance that, after the harvest is enclosed in barns, it is also a deity connected with royalty, opima fact are only the spolia of a king [Fest. 186; Plut. Rom. XVI, 4-5] and his cult is celebrated in the former home of the Rex: It thus represented the wealth, the abundance that was to dwell in penus the king (the innermost part of the director) because he could distribute the to the people. His kingship This perhaps explains the link with Vulcanus, witnessed by calendrical position of parties: according to an ancient myth cycle, perhaps of Etruscan origin, Vulcanus (Velans) is the father of the first king and founder of città394, and dispenser of royalty and this may be associated with wealth and abundance of their king. Considering that, in a certain way is paredro Vesta (which opens in the first associated lectisternium [Liv. Xxii, 10, 9]) and Maja (see above), both identified with Ops, the link is clarified further in a sort of hierogamy.

 

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Pertinax, 1st January – 28th March 193
Sestertius 1st January – 28th March 193, Æ 28.21 g. IMP CAES P HELV – PERTINAX AVG Laureate head r. Rev. OPI DIVIN – TR P COS II S – C Ops seated l., holding ears of corns. C 34. BMC 42. RIC 20. Sear 4054

X KAL. SEPT. (21) NP

CONSUALIA

I Consualia erano celebrati in onore del Dio Consus [Var. L. L. VI, 20], si tratta di una festa estremamente antica che affonda le proprie origini all’inizio della storia della città. Secondo gli storici romani sarebbe stata istituita dagli Arcadi di Evandro [Dion. H. I, 33, 1 – 3], oppure da Romolo [Dion. H. II, 31; Plut. Rom. XIV; Tert. Spect. V].

Consus è un’antica divinità romana che è stata identificata con Poseidone Hippus [Dion. H. I, 33; Liv. I, 9; Strabo. Geog. V, 3, 2; Plut. Rom. XIV; Q. R. 48; Serv. Aen. VIII, 635 – 637; Tert. Spect. V], o Poseidone Squoti-terra [Dion. H. II, 31], oppure Neptunus [Strabo. V, 3, 2]. Le fonti latine fanno derivare il suo nome da conslio, dare consigli [Dion. H. II, 31; Plut. Rom. XIV; Serv. Aen. VIII, 635 – 637; Tert. Spect. V; Nat. II, 11, 10; Ov. Fast. III, 199; Fest. 41; Ps. Ascon. In Cic. Verr. I, 31 (pg 142 – 43 Or); August. C. D. IV, 11; Arnob. III, 23; Aus. Ecl. XXIII, 20], ma si tratta di una falsa etimologia; l’origine va invece cercata nel verbo condere, riunire, seppellire, nascondere, immagazzinare i raccolti (condere o recondre) [Col. XII, 10], dalla radice indoeuropea *dhe-, mettere, immagazzinare. Il participio consus sarebbe una forma arcaica conservatasi nel vocabolario religioso assieme alla forma regolare conditus e a consivus, un appellativo del Dio.

Legato alle attività agricole, specificamente Consus presiedeva all’imagazzinamento dei raccolti, non è un caso quindi che il suo altare si trovasse nel Circo Massimo, assieme a quello di altre divinità che proteggevano le varie fasi del lavoro agricolo: Seia, Segetia, Tutilina, Consus presiedevano alla serie delle operazioni che si svolgevano nei campi: semina, mietitura, preparazione ed immagazzinamento dei cereali. La festa di Consus cadeva quindi dopo la fine dei raccolti, nel mese Sextilis, tuttavia vi erano altre due feste deidcate a questa divinità, una all’inizio di Quinctilis (vedi sacrum Consi) e una in December (vedi Consualia in December).

L’altare di Consus, che si trovava nei pressi delle Metae Murciae, era sotterraneo e normalmente non era visibile poiché l’accesso era chiuso in superficie da porte [Serv. Aen. VIII, 636 – 37; Tert. Spect. V; VIII; Dion. H. II, 31; Plut. Rom. XIV]. Veniva aperto solo in occasione delle feste del Dio, quando vi si svolgevano i riti [Spect. V; Dion. H. II, 31; Plut. Rom. XIV; Var. L. L. VI, 20]. Si trattava probabilmente di un templum sotterraneo, una sala quadrangolare in cui si trovava l’altare per i sacrifici; sulla superficie del terreno il sito era sormontato da un podio, forse circolare, in cui si apriva l’ingresso al sotterraneo (normalmente chiuso), a sua volta coperto da una cupola sostenuta da colonne, i cui intercolumni erano chiusi da grate metalliche.

La collocazione ipogea è stata messa in relazione con l’uso, in tempi molto antichi, di immagazzinare i cereali, in strutture sotterranee. Un’altra ipotesi, che però oggi è stata scartata dagli studiosi, vuole che la collocazione dell’altare di Consus e la derivazione da condere, seppellire, lo identificassero come una divinità ctonia connessa con la germinazione dei cereali dopo la semina.

Ai Consualia l’accesso all’altare del Dio era aperto e il flamen quirinalis e le vestali vi sacrificavano le primizie dei raccolti [Dion. H. II, 30; Tert. Spect. V]. Nel Circo si svolgevano dei ludi, che, all’epoca delle nostre fonti storiche, comprendevano corse di cavalli, di carri, competizioni atletiche, corse di muli [Dion. H. II, 30 – 31; Tert. Spect. V; Fest. 148] e probabilmente anche spettacoli mimici e danze [Ov. A. A. I, 111 – 112] a cui presiedevano dei sacerdoti (gli stessi che avevano compiuto il sacrificio? I pontefici?) [Var. L. L. VI, 20]. In questo giorno muli e cavalli riposavano dai loro lavori e venivano coronati di fiori [Plut. Q. R. 48; Fest. 148; CIL I, 237]. Poichè le competizioni equestri sono state introdotte a Roma solo sotto il regno dei Tarquini [Liv. I, 35, 8 – 9] e i giochi scenici in epoca ancora successiva, è probabile che, in tempi arcaici, si svolgessero solo competizioni atletiche molto semplici che Varrone chiama “giochi di briganti”, che consistevano in prove di agilità e abilità su pelli bovine indurite accompagnati da musica e canti [Var. Vita Pop. Rom. I apud Non. 21]

Secondo la tradizione fu durante la celebrazione dei giochi dei Consualia, quattro mesi dopo la fondazione della città [Plut. Rom. XIV], o quattro anni dopo [Dion. H. II, 31], che furono rapite le Sabine: Romolo, poiché nella sua città mancavano donne, o per stringere alleanze con le città vicine (o per avere il pretesto per una guerra) mandò a chiedere che gli fossero mandate delle giovani affinchè sposassero uomini romani, ma le sue richieste furono rifiutate; allora decise di indire dei grandi giochi in onore di Consus a cui invitò i popoli confinanti. Durante il loro svolgimento i giovani romani rapirono le donne non ancora sposate. Da tale azione scaturì una guerra che si concluse solamente con l’intervento delle donne rapite che accettarono di vivere a Roma e di sposare gli uomini romani. La pace tra i romani e i sabini fu sancita presso il sacello di Cloacina e in seguito Romolo sancì le unioni tra i suoi concittadini e le donne straniere, istituendo così i più antichi riti matrimoniali. [Plut. Rom. XIV; Dion. H. II, 30 – 31; Serv. Aen. VIII, 635; Liv. I, 9, 1 – 2; Cic. Rep. II, 12; Prop. II, 6, 21-22; IV, 4, 57-58; Verg. Aen. VIII, 635 – 641; Ov. A. A. I, 101 – 30; Fast. III, 189 – 200; VI, 93 – 95; Strabo. V, 3, 2; Val. Pat. I, 8, 6; Val. Max. II, 4, 4; Plin. Nat. Hist. XV, 119; Flor. I, 1, 10; Ps. Ascon. in Cic, Verr. I, 31 (142 – 143 Or); App I, fr. 5, 1; Polyen VIII, 3, 1; Tert. Spect. V, 5; Min. Fel. Oct. XXV, 3; Eutr. I, 2, 2; Ps. Aur. Vict. Vir. Ill II, 1, 4; Macr. Sat. I, 9, 17; Aus. Ecl. XXIII, 19-22; August. C. D. II, 17; Oros. II, 4, 2; Mal. VIII, 6; Zon. VII, 3 – 4].

 

Consualia

The Consualia were celebrated in honor of the god Consus [Var. L. L. VI, 20], it is a very ancient festival that has its origins at the beginning of the city’s history. According to the Roman historians it would be set up by the Arcadians of Evander [Dion. H. I, 33, 1-3], or by Romulus [Dion. H. II, 31; Plut. Rom. XIV; Tert. Spect. V].

Consus was an ancient Roman deity who was identified with Poseidon Hippus [Dion. H. I, 33; Liv. I, 9; Strabo. Geog. V, 3, 2; Plut. Rom. XIV; Q. R. 48; Serv. Aen. VIII, 635-637; Tert. Spect. V], or Poseidon Squoti-earth [Dion. H. II, 31], or Neptunus [Strabo. V, 3, 2]. The Latin sources derive its name from conslio, give advice [Dion. H. II, 31; Plut. Rom. XIV; Serv. Aen. VIII, 635-637; Tert. Spect. V; Nat. II, 11, 10; Ov. Fast. III, 199; Fest. 41; Ps. Ascon. In Cic. Verr. I, 31 (pg 142-43 Or); August. C. D. IV, 11; Arnob. III, 23; Aus. ECL. XXIII, 20], but it is a false etymology; the source must be sought rather in the verb condere, bring together, bury, hide, store the collected (or condere recondre) [Col. XII, 10], from the Indo-European root * dhe-, put, store. The participle Consus would be an archaic form preserved in the religious vocabulary along with the regular form conditus and consivus, an epithet of God.

Related to farming activities, specifically Consus presided all’imagazzinamento of crops, it is not by chance that his altar he was in the Circus Maximus, along with that of other deities that protected the various stages of agricultural work: Seia, Segetia, Tutilina, Consus presided over the series of transactions that were carried out in the fields planting, harvesting, preparation and storage of cereals. The Consus party then fell after the end of the crops, in the month Sextilis, however there were two other deidcate parties to this deity, one at the beginning of Quinctilis (see sacrum Coun) and in December (see Consualia in December).

The altar of Consus, who was in the vicinity of metae Murciae, was underground and normally was not visible because access was closed to the surface from ports [Serv. Aen. VIII, 636-37; Tert. Spect. V; VIII; Dion. H. II, 31; Plut. . XIV] rom. It was open only during the celebrations of God, when there took place the rites [Spect. V; Dion. H. II, 31; Plut. Rom. XIV; Var. L. L. VI, 20]. It was probably a templum underground, a square room where he was an altar for sacrifices; on the surface of the land the site was surmounted by a podium, perhaps circular, in which opened the entrance to underground (normally closed), in turn covered by a dome supported by columns, whose intercolumns were closed by metal grates.

The underground location has been associated with the use, in very ancient times, to store grain in underground facilities. Another hypothesis, but now has been discarded by scholars, says that the placement of the altar of Consus and the derivation from condere, bury, him identify themselves as a chthonic deities connected with the germination of grains after sowing.

Consualia to access the altar of God was opened and the flamen Quirinalis and vestals you sacrificed the first fruits of the crops [Dion. H. II, 30; Tert. Spect. V]. It took place in the Circus of the ludi, that at the time of our historical sources, included horse racing, chariot, athletic competitions, mule rides [Dion. H. II, 30-31; Tert. Spect. V; Fest. 148] and probably mimic shows and dances [Ov. A. A. I, 111-112] who presided priests (the same ones who had made the sacrifice? The pontiffs?) [Var. L. L. VI, 20]. On this day the mules and horses were resting from their jobs and were crowned with flowers [Plut. Q. R. 48; Fest. 148; CIL I, 237]. As the equestrian competitions were introduced in Rome only in the reign of Tarquinius [Liv. I, 35, 8-9] and scenic games still later, it is likely that, in early times, were held a few very basic athletic competitions which Varro calls “bandits games”, which consisted in agility trials and abilities of skins hardened beef accompanied by music and singing [Var. Pop Life. Rom. I apud Non. 21]

According to tradition, during the celebration of the Consualia games, four months after the founding of the city [Plut. Rom. XIV], or four years after [Dion. H. II, 31], who were kidnapped the Sabine: Romulus, since in his town were missing women, or to form alliances with neighboring cities (or to have a pretext for a war) sent to ask that they send the young people so that They marry Roman men, but his requests were rejected; then he decided to hold the great games in honor of Consus to which he invited the neighboring peoples. During them the young Romans abducted women not yet married. From this sprang action a war that only ended with the intervention of the abducted women who agreed to live in Rome and marry Roman men. The peace between the Romans and the Sabines was sanctioned at the Cloacina shrine and later Romolo sanctioned marriages among his fellow citizens and foreign women, thus establishing the oldest marriage rites. [Plut. Rom. XIV; Dion. H. II, 30-31; Serv. Aen. VIII, 635; Liv. I, 9, 1 – 2; Cic. Rep. II, 12; Prop. II, 6, 21-22; IV, 4, 57-58; Verg. Aen. VIII, 635-641; Ov. A. A., 101-30; Fast. III, 189-200; VI, 93-95; Strabo. V, 3, 2; Val. Pat. I, 8, 6; Val. Max. II, 4, 4; Plin. Nat. Hist. XV, 119; Flor. I, 1, 10; Ps. Ascon. in Cic, Verr. I, 31 (142-143 Or); The app, fr. 5, 1; Polyen VIII, 3, 1; Tert. Spect. V, 5; Min. Fel. Oct. XXV, 3; Eutr. I, 2, 2; Ps. Aur. Vict. Vir. Ill II, 1, 4; Macr. Sat. I, 9, 17; Aus. Ecl. XXIII, 19-22; August. C. D. II, 17; Oros. II, 4, 2; Mal. VIII, 6; Zon. VII, 3 – 4].

 

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Titurius L. f. Sabinus AR Denarius. Rome, 89 BC. Head of the Sabine king, Tatius, right; ligate TA (for Tatius) to right / Two soldiers, facing each other, each carrying off a Sabine woman in his arms; L•TITVRI in exergue. Crawford 344/1a; RSC Tituria 1. 3.66g, 19mm, 10h.

NON.  QUINCT. (7) N

NONAE CAPROTINAE

Anche questa festività appare nei calendari epigrafici in caratteri maiuscoli, il che la fa risalire al periodo monarchico, per cui è da escludere che sia connessa ad episodi successi all’inizio della Repubblica.

L’aition. Secondo la tradizione, dopo la sconfitta dei Galli, i popoli latini, sotto la guida del dittatore di Fidene Aulus Postumius, attaccarono il territorio romano (secondo la versione dello Pseudo Plutarco i nemici che assediarono Roma erano Galli [Ps Plut. Paral. Graec. et Rom. XXX]). Gli aggressori, per risparmiare la città, chiesero al Senato che fossero consegnate loro le giovani di condizione libera, così da poter fondere i due gruppi. I senatori, temendo che i nemici volessero solo prendere degli ostaggi, rimasero incerti sul da fare. Una serva, Tutela (o Philote, o Rhetana) propose di ingannare i Latini e si offrì di guidare un gruppo di schiave, abbigliate ed ornate come donne libere (che si apprestavano al matrimonio), nel campo nemico. Il Senato accettò e così, le schiave, travestite da giovani cittadine, furono condotte da un corteo in lutto fino al campo dei nemici.

Nella notte le donne incitarono gli uomini a divertirsi e a bere e, quando tutti si furono addormentati, Tutela, salì su un albero di fico selvatico e agitò una torcia la cui luce aveva in parte schermato con un velo perché non fosse vista dal campo avversario. Al segnale i Romani, guidati da Camillo, si gettarono disordinatamente sul nemico e lo sconfissero [Plut. Cam. XXXIII; Rom. XXIX; Macr. I, 11, 36 segg; Polyaen. VIII, 30]. Questa tradizione storiografica si basa sul presupposto che, dopo che i Galli ebbero lasciato Roma, i popoli vicini attaccarono la città, ma gli studi recenti hanno dimostrato che un tale evento non ha alcuna base storica e che nessuna delle popolazioni confinanti con Roma, tentò di invadere il suo territorio. Siamo quindi di fronte alla trasposizione storica di una tradizione mitica che come tale deve essere interpretata.

La festa. Le donne uscivano dalla città e si recavano alla Palude della Capra (da qui il legame con il Poplifugia) dove banchettavano sotto i rami di un fico selvatico e compivano un rituale, in onore di Juno Caprotina, in cui era usato un ramo tagliato dall’albero ed il latte che ne fuoriusciva. Nella stessa occasione, le schiave, abbigliate come matrone, percorrevano la città lanciando motti licenziosi ed attirando gli uomini, per poi simulare un combattimento, lanciandosi dei sassi. [Var. L. L. VI, 18; Macr. I, 11, 36 segg; Plut. Rom. XXIX; Cam. XXXIII].

Questo giorno era marcato anche come Ancillarum Feriae [Cal. Silv.; Ps Plut. Paral. Graec. et Rom. XXX; Macr. Sat. I, 11, 36]: Ovidio riporta che era uso fare dei regali alle ancelle per ricordare l’azione eroica di Tutela che salvò Roma [Ov. A. A. II, 257 – 258].

 

Sacra Consi in Circo

Secondo Tertulliano, alle Non. Quinct. I pontefici compivano un sacrificio sull’altare sotterraneo di Conso, situato presso il Circo Massimo [Tert. Spect. V]. L’altare era coperto di terra e veniva scoperto solo in occasione dei sacrifici pubblici (vedi CONSUALIA). Questa cerimonia non sembra avere un legame con i riti del 5° e 7° Quinct., tuttavia va notato che nel mito tramandato da Plutarco (vedi sopra), colei che salva Roma dai nemici che l’assediano, è Tutela, nome che appartiene anche a una delle divinità protettrici delle messi [Isid. Orig. 17, 2, 7; Var. apud August. C. D. IV, 8; Macr. Sat. I, 16, 8], venerate nel Circo Massimo [Plin. Nat. Hist. XVIII, 8; Tert. Spect. VIII, 3]. La coincidenza del luogo e il nome del personaggio non sono sicuramente casuali: è possibile che nel complesso dei riti dei primi giorni di questo mese, fosse venerata Tutela come protettrice della città e dei cereali già raccolti (non possiamo determinare quale sia il nesso causale tra le due azioni della Dea). I riti in suo onore si svolgevano presso l’ara sotterranea di Conso, che rappresentava il luogo in cui erano conservate le riserve alimentari della città, sui cui, dalla colonna sui cui si trovava il suo simulacro, la Dea avrebbe esteso la sua protezione che si univa a quella di Consus. È possibile quindi che la cerimonia fosse dedicata ad entrambe le divinità, e che Tutela abbia col tempo perso di importanza.

La differenza tra il rito di questo giorno e i Consualia è segnata dal fatto che qui sono i pontefici ad officiare la cerimonia, mentre nel mese successivo, sarà il flamen quirinalis con le vestali.

 

Palibus II

(vedi PALILLIA). Le fonti letterarie riportano la dedica di un tempio a Pales da parte di M. Attilius Regulus, console nel 267 aev in seguito a un voto pronunciato durante una battaglia contro i Sallentini [Flor. I, 15; schol. Ver. ad Verg. Georg. III, 1; schol. Bern. Ad Verg. Georg. III, 1]; il cognomen della divinità varia a seconda delle fonti, Floro ha Pastoria, gli scholii veronesi, Matuta. La menzione nei Fasti Antiates di Palibus duabus [ILLRP 9], così come un passo del De Re Rustica di Varrone [Var. R. R. II, 5, 1] lascerebbero intendere che esistesse un unico tempio dedicato a due aspetti diversi della Dea. La sua posizione non è conosciuta, ma probabilmente si trovava sul pendio del Palatino, vicino al tempio della Magna Mater [schol. Ver. ad Verg. Georg. III, 1].

NON. QUINCT. (7) N

Nonae CAPROTINAE

The feast is in epigraphic calendars appears in upper case, which dates back to the monarchical period, so it is possible that it is related to episodes successes at the beginning of the Republic.

The aition. According to tradition, after the defeat of the Gauls, the Latin peoples, under the leadership of the Fidene Aulus Postumius the dictator, they attacked the Roman territory (according to the version of Pseudo Plutarch enemies who laid siege to Rome were Galli [Ps Plut. Paral. Graec. et Rom. XXX]). The attackers, to save the city, asked the Senate that were delivered of their young Free State, so as to merge the two groups. The senators, fearing that enemies wanted only take hostages, they were uncertain what to do. A servant, protection (or Philote, or Rhetana) proposed to deceive the Latins and offered to lead a group of slaves, dressed and adorned as free women (who were preparing for marriage), in the enemy camp. The Senate agreed and so, the slaves disguised as young citizens, were led by a procession in mourning until the enemy camp.

On the night the women urged the men to have fun and to drink, and when everyone was asleep, Protection, climbed a fig tree wild and waved a torch whose light had partially shielded with a veil because they had not seen half of the field. To signal the Romans, led by Camillo, they threw wildly on the enemy and defeated him [Plut. Cam. XXXIII; Rom. XXIX; Macr. I, 11, 36 et seq; Polyaen. VIII, 30]. This historiographical tradition is based on the assumption that, after the Gauls had left Rome, the neighboring peoples attacked the city, but recent studies have shown that such an event has no historical basis and that none of the neighboring populations with Rome, attempted to invade his territory. We are therefore faced the historical transposition of a mythical tradition as such should be interpreted.

The party. The women came out from the city and went to the Swamp of the Goat (hence the link with the poplifugia) where they feasted under the branches of a wild fig tree and performed a ritual in honor of Juno Caprotina, in which a cut branch was used by ‘ tree and the milk that flowed. On the same occasion, the slaves, dressed as matrons, round the town throwing slogans licentious and attracting men, and then simulate a fight, throwing stones. [Var. L. L. VI, 18; MACR. I, 11, 36 et seq; Plut. Rom. XXIX; Cam. XXXIII].

This day was also marked as Ancillarum Feriae [Cal. Silv .; Ps Plut. Paral. Graec. et Rom. XXX; MACR. Sat. I, 11, 36]: Ovid reports that it was making use of the maids gifts to remember the heroic action of protection that saved Rome [Ov. A. A. II, 257-258].

 

Sacra Consi in Circuo

According to Tertullian, at Non. Quinct. pontifices mede an underground sacrifice on the altar of Consus, located in the Circo Massimo [Tert. Spect. V]. The altar was covered with earth and was discovered only on for public sacrifices (as Consualia). This ceremony does not seem to have a connection with the rites of the 5th and 7th Quinct. However it should be noted that in the myth handed down by Plutarch (see above), who saves Rome from enemies was Tutels, a name that belongs also one of the protective deities of the harvest [Isid. Orig. 17, 2, 7; Var. Apud August. C. D. IV, 8; Macr. Sat. I, 16, 8], venerated in Circus Maximus [Plin. Nat. Hist. XVIII, 8; Tert. Spect. VIII, 3]. The coincidence of the place and the name of the character are certainly not random: it is possible that the whole of the rites of the early days of this month, was worshiped as the protector of the city and protection of cereal crops already (we can not determine which is the causal link between the two actions of the Goddess). The rites in his honor took place at the underground Conso ara, which was the place where the food supply of the city were preserved, on which, from the column on the circumstances that led to its simulacrum, the Goddess would have extended its protection he joined to that of Consus. It is possible that the ceremony was dedicated to both deities, and that protection has over time lost its importance.

The difference between the ritual of this day and the Consualia is marked by the fact that here are the popes to officiate the ceremony, while the following month, will be the flamen Quirinalis with the vestal virgins.

 

Palibus II

Literary sources include a temple dedication to Pales by M. Attilius Regulus, consul in 267 BCE following a vow made during a battle against Sallentins [Flor. I, 15; schol. Ver. Verg. Georg. III, 1; schol. Bern. Verg. Georg. III, 1]; the cognomen of the divinity varies depending on the source, Floro has Pastoria, the scholii Veronenses, Matuta. The mention in the Fasti Antiates of Palibus duabus [ILLRP 9], as well as a passage of Varro De Re Rustica [Var. R. R. II, 5, 1] ​​gives the impression that there was only one temple dedicated to two different aspects of the Goddess. Its location is not known, but probably stood on the slope of the Palatine, near the temple of the Magna Mater [schol. Ver. Verg. Georg. III, 1].

 

Picture

  1. Renius AR Denarius. Rome, c. 138. Helmeted head of Roma r. / Juno Caprotina driving galloping biga of goats r., holding sceptre. Crawford 231/1; RSC Renia