III NON.  QUINCT. (5) NP

Feriae jovi

Il giorno del Poplifugia era marcato feriae Jovi nei Fasti di Amiterno e anche Cassio Dione accenna al fatto che fosse sacro a Giove [Cas. Dio. XLVII, 18].

POPLIFUGIA

Si tratta dell’unica festività, marcata in caratteri maiuscoli nei calendari epigrafici, che cade prima delle Nonae del mese e questo suggerirebbe che fosse una sorta di preludio alle celebrazioni delle Non. Quinct.

La forma del nome rimanda al Regifugium di Februarius, tuttavia, mentre il nome di quella festività è al singolare, -fugium, Poplifugia è un plurale, -fugia, il che farebbe pensare ad una fuga disordinata (più persone che fuggono in maniera non coordinata).

Alcuni autori antichi attribuivano questa ricorrenza alle Nonae Caprotinae, sia assegnandola al giorno 7, che anticipando le Nonae al giorno 5, il che ha indotto anche studiosi moderni a confondere le due festività, tuttavia nei calendari epigrafici [CIL I2; 222 – 228; 243 – 245; 247 – 249] e nella descrizione di Varrone sono ben distinte.

Se si accetta l’idea che Quinctilis segnasse l’inizio di un ciclo minore all’interno dell’antico calendario lunare romano, è possibile anche ipotizzare che in questo periodo i pontefici compissero una sorta di aggiustamento (necessario a causa dell’uso di mesi di 29 e 31 giorni che portavano ad uno sfasamento tra il ciclo calendariale e il ciclo lunare che durava 29.5 giorni) per riallineare i punti nodali del mese con le fasi lunari. Se ipotizziamo che, in età arcaica, il mese di Martius iniziasse sempre col novilunio precedente l’equinozio di primavera, il mantenimento dell’allineamento tra Eidus e pleniluni avrebbe richiesto che quelle di Quinctilis cadessero il 13° giorno e conseguentemente le Nonae sarebbero state il il 5° giorno del mese, ossia concomitanti con il Poplifugia. In questo modo si ridimensiona la singolarità di questa festa, poiché sarebbe caduta in quelle che erano le Nonae “astronomiche”. Tuttavia, poiché nella realtà, sarebbe stato possibile che il plenilunio cadesse tra il 13° e il 15° giorno di Quinctilis, sembra che i romani avessero posto le Eidus al 15° giorno per essere sicuri che cadessero sempre dopo di esso. Stando così le cose era necessario posticipare le Nonae al 7° giorno. Poiché alle Nonae venivano annunciati al popolo i dies festi del mese, possiamo forse vedere nella ricorrenza del giorno 5 una sorta di Nonae abortite, in cui il popolo non si radunava per ricevere i fasti del mese; in questo senso, va forse intesa la fuga del popolo.

L’aition. Varrone così descrive il Poplifugia

… il Poplifugia (la fuga del popolo), sembra che abbia preso il nome dal fatto che in questo giorno il popolo fuggì improvvisamente in una rumorosa confusione… alcune tracce della fuga di questo giorno appaiono nei sacrifici… [Var. L. L. VI, 18]

Il passo è molto laconico e non ci permette di comprendere il reale significato della festività.

Varrone allude ad una fuga avvenuta dopo l’incendio gallico di Roma [Var. Cit.]; Plutarco, nella Vita di Camillo, ritiene che si ricordi l’attacco dei popoli latini (nel testo di Varrone, Fidenati e Ficuleati) che assediarono Roma dopo la sconfitta dei Galli [Plut. Cam. XXXIII], mentre Macrobio sostiene che sia il ricordo della messa in fuga dell’esercito romano da parte dei Tuscolani [Macr. Sat. III, 2, 14]. Negli eventi citati da Varrone e Plutarco si inserisce anche l’episodio che sarebbe poi stato commemorato nelle Nonae Caprotinae.

Un’altra tradizione ritiene che la festività commemori la fuga del popolo spaventato nel giorno in cui Romolo sparì dalla terra per essere assunto tra gli Dei [Cic. Rep. I, 16, 25 in cui però la data viene confusa con le Non. Quinct; II, 10, 17; Dion. H. II, 56; Plut. Rom. XXVII, 7 – 9; Rom. XXIX, 2; Cam. XXXIII, 6 – 7; Num. II, 1; Fort. Rom. VIII; Aur. Vict. De Vir. II; Ov. Fast. II, 491 – 496; Liv. I, 16; Flor. I, 1, 16; Solin. I, 20; Hist. Aug. Comm. II, 2], l’evento sarebbe accaduto presso la Palude della Capra, il luogo dove si celebravano anche le Nonae Caprotinae [Plut. Rom. XXIX]: mentre il re stava passando in rassegna l’esercito (o stava tenendo un discorso) si scatenò una tempesta e il cielo si oscurò; quando la luce fu tornata Romolo era sparito, portato tra gli Dei ed identificato con Quirino.

Un’altra versione vuole invece che in questo giorno Romolo fosse stato ucciso, o da “nuovi cittadini” che erano stati integrati nella comunità urbana a seguito delle vittorie del re [Dion. H. II, 56], o dai senatori [Ps Plut. Paral. Graec. et Rom. XXXII], presso il Volcanal (o forse il tempio di Volcanus presso il Circo Falminio, nel Campo Martio); in questo caso, il corpo di Romolo sarebbe stato fatto a pezzi e suddiviso tra i suoi uccisori che avrebbero poi sepolto i resti nelle curiae [Plut. Rom. XXVII, 6; Num. II, 2 – 3; Dion. H. II, 56, 3 – 5], così da farlo sparire ed avvalorare il racconto della sua assunzione tra gli Dei. In seguito un uomo, chiamato Julius Proclus, raccontò che Romolo gli era apparso come Quirinus, dicendogli di annunciare al popolo la sua apoteosi.

Non va scartata l’ipotesi che esistesse un’ulteriore versione sulla morte di Romolo (vi accenna Agostino [August. C. D. III, 15], forse riferendosi ad un frammento perduto del De Republica di Cicerone) che lo voleva ucciso dalla folgore: la morte del primo re, folgorato e poi divinizzato, viene quindi contrapposta alla morte del terzo re, Tullus Hostilius, morto folgorato per la sua empietà. È anche possibile che queste due leggende siano state in qualche modo fuse dando origine alla storia del re albano Aremulius Silvius che si proclamò superiore a Giove e cercò, con dei sotterfugi, di dimostrare di poter produrre i fulmini. Per questa sua arroganza morì folgorato [Ps-Aurel. Vict. O. G. R. XVIII, 2 – 4]. Le fonti riportano vari nomi di questo re [Diod. Sic. VII, 5, 10 – 11; VII, 7, 1; Dion. H. I, 7, 1; Liv. I, 3, 9; Ov. Fast. IV, 49 – 50], tra cui anche Romylos Silvius e Romulus Silvius; sembra quindi possibile che un’antica tradizione che voleva Romolo ucciso dalla folgore, sia stata in qualche modo messa in ombra, facendola slittare su un re albano che sembra un doppio di Romolo e Tullus Hostilius.

La festa. In questo giorno il popolo usciva dalla città in processione, gridando nomi di buon augurio come Marcus, Gajus, Lucius, così come i soldati romani erano soliti chiamarsi tra loro quando dovevano formare i ranghi, dirigendosi verso Palude della Capra, nel Campo Martio, dove avvenivano dei sacrifici [Plut. Rom. XXIX, 2 – 4]. Gli autori antichi, tuttavia, situano la sparizione di Romolo in due luoghi diversi: il Campo Martio, dove si trovava anche la palus caprae ed il Volcanal che era situato nei pressi del Comitium [Dion. H. VI, 72, 2; VII, 17, 2; XI, 39, 1], dove, secondo differenti tradizioni, si trovava la tomba di Romolo [Hor. Epod. XVI, 11 – 14; Schol Porph. ad loc. cit.; Schol Ps Acron. ad loc. cit.; Fest. 177]; o quella di Faustolo [Fest. 177; Dion. H. I, 87, 2]; oppure quella di un compagno di Romolo di nome Hostius Hostilius [Liv. I, 21, 1 – 3; I, 22, 1; Dion. H. III, 1, 2 – 3]. Ora questi due siti avevano in comune il fatto di essere stati, in tempi diversi, il luogo di riunione del popolo: durante l’era monarchica, i comitia curiata si riunivano nel Comitium [Var. L. L. V, 155], allora fuori dal pomerium che cingeva il Palatino, mentre, con le riforme operate dai re etruschi e l’allargamento della cinta muraria (mura serviane) fino a comprendere l’area del Comitium, il nuovo luogo di riunione dei comitia centuriata divenne il Campo Martio, di nuovo fuori dal pomerium. In base all’analisi approfondita di questi ed altri elementi, R. D. Woodard  ha ipotizzato che i due luoghi menzionati dalle fonti, corrispondessero a rituali che si svolsero in tempi diversi: nella prima età monarchica, “il piccolo Poplifugium” vedeva l’uscita del popolo dai confini della città palatina e la sua riunione nel Comitium, mentre, dopo l’allargamento del pomerium, il “grande Poplifugium” comprendeva una processione dalla città, verso il Campo Martio. Questo dualismo renderebbe anche conto del plurale del termine Poplifugia, laddove una festa dal nome simile, il Regifugium è al singolare, e dell’incertezza degli autori antichi sulla data e la localizzazione della scomparsa di Romolo.

Secondo Agostino, in occasione dei Fugalia (Poplifugia), si svolgevano spettacoli licenziosi [August. C. D. II, 6], forse, però, l’autore si confonde con le Nonae Caprotinae.

 

III NOT. QUINCT. (5) NP

Feriae Jovi

The day was marked Poplifugia Feriae Jovi in ​​the Fasti of Amiterno and also Cassius Dio mentions that was sacred to Jupiter [Cas. Dio. XLVII, 18].

Poplifugia

It is the only festival, marked in capital letters in the epigraphic calendars, falling before the Nonae of the month and this would suggest that it was a kind of prelude to the celebrations of not. Quinct.

The form of the name refers to Regifugium of Februarius, however, while the name of the festival is in the singular, -fugium, Poplifugia is a plural, -fugia, which suggests a stampede (more people fleeing in an uncoordinated ).

Some ancient authors attributed this occurrence to Nonae Caprotinae, either by assigning a day 7, which anticipating Nonae day 5, which also led modern scholars to confuse the two celebrations, but in the epigraphic calendars [CIL I2; 222-228; 243-245; 247-249] and Varro description are quite distinct.

If you accept the idea that Quinctilis would mark the beginning of a minor cycle in the ancient Roman lunar calendar, it is also possible to assume that in this period pontifices made a kind of adjustment (necessary because of the use of months of 29 and 31 days that led to a divergence between the calendar cycle and the lunar cycle that lasted 29.5 days) to realign the nodal points of the month with the lunar phases. If we assume that, in the archaic period, Martius always began with the new moon preceding the spring equinox, keeping the alignment between Eidus and full moons would have required that those Quinctilis fell 13 days and consequently the Nonae would be the 5th day of the month, so concomitant with Poplifugia. This will resize the uniqueness of this festival, since it would fall on those who were the Nonae “astronomical”. However, because in reality, it would be possible that the full moon fell on the 13th and 15th days of Quinctilis, it seems that the Romans had laid the Eidus to 15 days to be sure they always fall after it. That being the case it was necessary to postpone the Nonae on the 7th day. Since the Nonae were announced to the people the dies festi of the month, perhaps we can see on the anniversary of the day 5 some sort of Nonae aborted, in which the people did not gather to receive the splendor of the month; in this sense, perhaps to be understood the escape of the people.

The aition. Varro describes the poplifugia

… The poplifugia (escaping the people), seems to have taken its name from the fact that on this day the people suddenly fled in a noisy confusion … some trace of the flight of this day appear in the sacrifices … [Var . L. L. VI, 18]

The pitch is very laconic and does not allow us to understand the real meaning of the holidays.

Varro refers to an escape occurred after the Gallic fire of Rome [Var. Cit.]; Plutarch, in the Life of Camillus, believes that remember the attack of the Latin people (in the text of Varro, Fidenati and Ficuleati) who laid siege to Rome after the defeat of the Gauls [Plut. Cam. XXXIII], while Macrobius claims that both the memory of the mass in the Roman army fleeing by Tuscolani [Macr. Sat. III, 2, 14]. In the events mentioned by Varro and Plutarch it is also part of the episode that would later be commemorated in Nonae Caprotinae.

Another tradition holds that the festival commemorates the flight of the people scared on the day when Romulus disappeared from the earth to be taken among the Gods [Cic. Rep. I, 16, 25 in which, however the date is not confused with. Quinct; II, 10, 17; Dion. H. II, 56; Plut. Rom. XXVII, 7-9; Rom. XXIX, 2; Cam. XXXIII, 6-7; Num. II, 1; Fort. Rom. VIII; Aur. Vict. De Vir. II; Ov. Fast. II, 491-496; Liv. I, 16; Flor. I, 1, 16; Solin. I, 20; Hist. Aug. Comm. II, 2], the event would happen at the Swamp of the Goat, the place where they also celebrated the Nonae Caprotinae [Plut. Rom. XXIX]: while the king was going through the army (or was giving a speech) broke a storm and the sky darkened; when the light was back Romulus was gone, taken between the gods and identified with Quirinus.

Another version has it that on this day instead Romulus was killed, or “new citizens” who had been integrated into the urban community as a result of the victories of the king [Dion. H. II, 56], or by Senators [Ps Plut. Paral. Graec. et Rom. xxxii], at the Volcanal (or perhaps the temple Volcanus Falminio at the Circus, in Campo Marzio); in this case, the body of Romulus would have been torn to pieces and divided among his killers that they then buried the remains in curiae [Plut. Rom. XXVII, 6; Num. II, 2-3; Dion. H. II, 56, 3-5], so as to make it disappear and corroborate the story of his engagement between the gods. Then a man named Julius Proclus, related that Romulus had appeared to him as Quirinus, telling him to announce to the people its apotheosis.

It should not be discarded the hypothesis that there was another version on the death of Romulus (vi mentions Augustine [August. CD III, 15], possibly referring to a lost fragment of Cicero’s De Republica) who wanted him killed by lightning: death the first king, bowled and then deified, is then contrasted with the third king’s death, Tullus Hostilius, was electrocuted by his own wickedness. It is also possible that these two legends were somehow merged, giving rise to the story of King Albano Aremulius Silvius who proclaimed himself than Jupiter and tried, with subterfuge, to demonstrate his ability to produce lightning. For his arrogance died electrocuted [Ps-Aurel. Vict. O. G. R. XVIII, 2-4]. The sources give different names of this king [Diod. Sic. VII, 5, 10 – 11; VII, 7, 1; Dion. H. I, 7, 1; Liv. I, 3, 9; Ov. Fast. IV, 49-50], including Romylos Silvius Silvius and Romulus; it thus appears that an ancient tradition that Romulus killed by lightning, has been somewhat overshadowed, making it slide on a king albano that looks like a double of Romulus and Tullus Hostilius.

The party. On this day the people out of the city in procession, shouting bode names such as Marcus, Gajus, Lucius, as well as the Roman soldiers used to call each other when they were to form the ranks, heading Swamp of Capra, in Campo Marzio, where They occurred sacrifices [Plut. Rom. XXIX, 2-4]. The ancient authors, however, situate the disappearance of Romulus in two different places: the Campo Marzio, where there was also the palus caprae and Volcanal which was located near the Comitium [Dion. H. VI, 72, 2; VII, 17, 2; XI, 39, 1], where, according to different traditions, was the tomb of Romulus [Hor. EPOD. XVI, 11-14; Schol Porph. ad loc. cit .; Schol Ps Acron. ad loc. cit .; Fest. 177]; or that of Faustolo [Fest. 177; Dion. H., 87, 2]; or that of a fellow named Romulus Hostius Hostilius [Liv. I, 21, 1 – 3; I, 22, 1; Dion. H. III, 1, 2 – 3]. Now these two sites had in common the fact that they were, at different times, the meeting place of the people: during the monarchical age, the comitia curiata gathered in the Comitium [Var. LL V, 155], then, outside the pomerium that surrounded the Palatine, while, with the reforms made by the Etruscan kings and the enlargement of the walls (Servian walls) to include the area of ​​the Comitium, the new venue for comitia centuriata became the Martio Campo, back out of the pomerium. Based on the analysis depth of these and other elements, RD Woodard has suggested that the two places mentioned by the sources, correspond to rituals that took place at different times: in the first monarchical age, “the little Poplifugium” saw the release of the people from the confines of the palatine city and its meeting in the Comitium, and, after the enlargement of the pomerium, the “big Poplifugium” included a procession from the town, towards the Campo Marzio. This dualism also would realize the plural of the term poplifugia, where a party with a similar name, regifugium is in the singular, and the uncertainty of the ancient authors on the date and location of Romulus disappeared.

According to Augustine, on the occasion of Fugalia (poplifugia), they were held licentious performances [August. C. D. II, 6], perhaps, however, the author is confused with Nonae Caprotinae.

 

Picture

Antoninus Pius. 138-161 AD. Aureus, 7.30g. (h). Rome, 140-4 AD. Obv: ANTONINVS – AVG PIVS P P Bust laureate, draped right, seen from side. Rx: TR – POT – COS III Emperor as Romulus advancing right in military dress, holding spear with points at both ends and trophy over shoulder. BM 238. Strack 71 (this bust variety in BM, Paris, Berlin, Milan). Calico 1650 (this coin). Cohen 909 (Paris, 50 Fr.). RIC 90.