KAL. SEPT. (1) F

Jovi Tonanti in Capitolio

Un tempio a Giove Tonante fu edificato da Augusto, dopo che un fulmine gli cadde vicino durante una campagna militare in Spagna. L’edificio sacro fu costruito sul colle Capitolino e dedicato alle Kal. Sept. del 22 aev. [Mon. Anc. IV, 5; Suet. Aug. XXIX; Mart. VII, 60, 2; Cas. Dio LIV, 4; Fast. Amit. Ant. Arv. ad Kal. Sept., CIL I², 244; 248; VI, 2295; VI, 32323, 1, 31). Il nome Juppiter Tonans era una traduzione del greco Ζεὺς βροντῶν [Cas. Dio cit.], che appare anche traslitterato in latino in due iscrizioni [CIL VI, 432; 2241]. Era famoso per la sua magnificenza [Suet. Cit.]: i muri erano di marmo [Plin. Nat. Hist.  XXXVI, 50] e racchiudeva numerose opera d’arte [Plin. Nat. Hist. XXXIV, 78 – 79]. Augusto lo visitava spesso e, in un’occasione si dice che abbia sognato che Giove si lamentasse che la popolarità del nuovo tempio avesse allontanato i devoti dal grande tempio Capitolino; al che Augusto rispose che Giove Tonante era solo il guardiano delle porte di Giove Capitolino e fece appendere delle campane ai timpani del primo per indicare questa relazione [Suet. Aug. IX; cfr. Mart. VII, 60, 1]. Questo dimostra che il nuovo tempio doveva trovarsi molto vicino all’ingresso di quello più antico e quindi all’angolo sud-est della collina, sopra il foro [cfr. Claud. De Sext. Cons. Hon. 44 – 46]. Il tempio è rappresentato su alcune monete di Augusto come esastilo con al centro una statua di Giove che in una mano tiene I fulmini e nell’altra lo scettro, forse la riproduzione di una famosa opera di Leochares [Plin. Nat. Hist. XXXIV, 79].

 

Jovi Libero in Aventino

Il tempio di Juppiter Libertas (poi chiamato Juppiter Liber) sull’Aventino, probabilmente vicino a quello di Juno Regina, fu originariamente dedicato alle Eid. Apr. [ILLRP 9: Iov(i) Leibert(ati)]. Restaurato da Augusto, fu ridedicatio alle Kal. Sept.  [Fast. Arv. ad Kal. Sept., CIL I, 214; 328 Iuppiter Liber]. L’edificio sacro era dedicato a due divinità: Juppiter (probabilmente con l’epiteto Liber) e Libertas. Non conosciamo la data della sua costruzione, ma sembra che sia avvenuta da parte di Ti. Sempronius Gracchus, console nel 238 aev, che l’avrebbe dedicato a Libertas. All’interno vi era un dipinto che celebrava la sua vittoria a Benevento del 214 aev [Liv. XXIV, 16, 19; Fest. 121]. L’edificio è rappresentato sul verso di un denario coniato da Cn. Egnatius Maxumus nel 75 aev. attraverso due colonne della facciata appaiono due statue di culto, identificate ocme Juppiter (contraddistinto dal simbolo del fulmine sul timpano sovrastante) e Libertas (contrassegnata dal pilleum) [Babelon Egnatia 3. Sydenham 788. Crawford 391/2].

L’edificazione di questo tempio avvenne in un periodo di grandi cambiamenti sociali nella Roma repubblicana: durante la guerra contro Annibale, lo stato fu costretto a procedere all’arruolamento di 24000 servi [Val. Max. VII, 6, 1], cui sono da aggiungere 8000 volontari sempre di condizione servile [Liv. XXII, 57, 11]. Fautore di questi arruolamenti fu lo stesso Ti. Sempronoius Gracchus, che sconfisse i carteginesi a Benevento, anche grazie all’apporto di questi combattenti. In cambio del loro servizio nell’esercito romano, i servi furono affrancati e ottennero la cittadinanza romana. Pochi anni dopo, nel 197 aev. durante il trionfo di C. Cornelius Cethegus (a seguito della vittoria sugli Insubri) e nel 194 aev. durante quello di Ti. Flaminius, si videro ancora masse di schiavi affrancati dai generali vincitori [Liv. XXXIII, 23, 1 – 6; XXXIV, 52, 12].

Si spiega in questo contesto la dedica di un tempio a Libertas, divinità tutelare dgli schiavi manomessi. Juppiter Liber appare probabilmente in relazione all’acquisizione della cittadinanza da parte dei liberti e come garante del giuramento che essi prestavano, jusjurandum libertati (la presenza di Juppiter alla cerimonia della manumissio è attestata anche nel santuario di Feronia a Terracina [Serv. Aen. VIII, 564; Plaut. Amph. 460 – 462]). Possiamo anche notare le analogie tra la manumissio e il rito dell’assunzione della toga virilis da parte dei giovani romani (a tale analogia rimanda anche la dedica, nello stesso periodo, di un tempio a Juventas, Dea dei nuovi togati [August. C. D. IV, 11]): gli schiavi che si accingevano alla manumissio, così come i giovani romani, venivano rasati e veniva loro imposto il pilleum bianco [Diod. Sic. XXXI, 15, 2], simbolo del loro nuovo status, analogo, nella funzione, alla toga pura (è però vero, che coloro che combatterono a Benevento, ricevettero il diritto di indossare, come segno dell’ottenimento della cittadinanza, una toga bianca pretextata e il lorum, un amuleto, simile alla bulla [Liv. Cit.]).

 

Junoni Regina in Aventino

Il tempio sull’Aventino fu votato da Camillo alla Juno Regina di Veio, prima della presa della città, nel 396 aev, e da lui dedicato nel 392 aev [Liv. V, 21, 3; 22, 6 – 7; 23, 7; 31, 3; 52, 10]. All’interno fu posta la statua lignea della Dea proveniente dalla città conquistata, dopo l’evocatio [Dion. H. XIII, 3; Plut. Cam. VI; Val. Max. I, 8, 3] ed è spesso menzionato in occasione della procuratio di prodigia [Liv. XXI, 62, 8; XXII, I, 17; XXXI, 12, 9; cfr XXVII, 37, 7]. Fu ridedicato da Augusto, probabilmente nello stesso giorno del suo dies natalis.

 

Jovi Tonanti in Capitolio

A temple to Jupiter the Thunderer was built by Augustus, after a lightning fell by during a military campaign in Spain. The church was built on the Capitoline Hill, dedicated to Kal. Sept. 22 BCE. [Mon. Anc. IV, 5; Suet. Aug. XXIX; Mart. VII, 60, 2; Cas. Dio LIV, 4; Fast. Amit. Ant. Arv. to Kal. Sept., CIL I², 244; 248; VI, 2295; VI, 32323, 1, 31). The name Jupiter Tonans was a greek translation Ζεὺς βροντῶν [Cas. Dio cit.], Which also appears transliterated in Latin inscriptions in two [CIL VI, 432; 2241]. It was famous for its magnificence [Suet. Cit.]: The walls were marble [Plin. Nat. Hist. XXXVI, 50] and contained numerous art work [Plin. Nat. Hist. XXXIV, 78-79]. Augusto frequently visiting him and, on one occasion is said to have dreamed that Jupiter complained that the popularity of the new temple the devotees had departed from the great Capitoline temple; to which Augustus said that Jupiter Thunderer was only the guardian of the gates of Jupiter and made hanging of the bells to the ears of the first to show this relationship [Suet. Aug. IX; cfr. Mart. VII, 60, 1]. This shows that the temple had to be very close to the entrance of the older one and then at the southeast corner of the hill, above the hole [see. Claud. De Sext. Cons. Hon. 44-46]. The temple is represented on some coins of Augustus as hexastyle with a central statue of Jupiter in a hand he holds Lightning and in the other a scepter, perhaps playing a famous work of Leochares [Plin. Nat. Hist. XXXIV, 79].

 

Jovi Libero in ​​Aventino

The temple of Jupiter Libertas (then called Jupiter Liber) on the Aventine, probably close to that of Juno Regina, was originally dedicated to the Eid. Apr. [ILLRP 9: Iov (i) Leibert(ati)]. Restored by Augustus, it was re-dedicated to Kal. Sept. [Fast. Arv. to Kal. Sept., CIL I, 214; 328 Jupiter Liber]. The church was dedicated to two gods: Jupiter (probably with the epithet Liber) and Libertas. We do not know the date of its construction, but it seems to have occurred by you. Sempronius Gracchus, consul in 238 BCE, that would dedicate to Libertas. Inside there was a painting celebrating his victory at Benevento in 214 BCE [Liv. XXIV, 16, 19; Fest. 121]. The building is represented on the reverse of a denarius coined by Cn. Egnatius Maxumus in 75 BCE. through two columns of the facade appear two statues of worship, identified OCME Jupiter (marked with the lightning symbol on the tympanum) and Libertas (marked pilleum) [Babelon Egnatia 3. Sydenham 788. Crawford 391/2].

The construction of this temple took place in a period of great social changes in Republican Rome: during the war against Hannibal, the state was forced to carry out the enrollment of 24000 servants [Val. Max. VII, 6, 1], which is to add more and bondage 8000 volunteers [Liv. XXII, 57, 11]. Proponent of these enlistments was the same Ti. Sempronoius Gracchus, who defeated the Carthageans in Benevento, also thanks to these fighters. In exchange for their service in the Roman army, the servants were freed and obtained Roman citizenship. A few years later, in 197 BCE. during the triumph of C. Cornelius Cethegus (following the victory over Insubri) and in 194 BCE. during one of Ti. Flaminius, they still saw masses of freed slaves from the general winners [Liv. XXXIII, 23, 1-6; XXXIV, 52, 12].

He explains in this context the dedication of a temple to Libertas, tutelary deity dgli tampered slaves. Jupiter Liber appears likely related to the acquisition of citizenship by freedmen and as a guarantor of the oath that they lent, jusjurandum Libertati (the presence of Jupiter in the ceremony of manumissio is also attested in the sanctuary of Feronia in Terracina [Serv. Aen. VIII , 564; Plaut. Amph. 460-462]). We can also note the similarities between the manumissio and the ritual of taking the toga virilis by young Romans (in this analogy also see the dedication, in the same period, of a temple at Juventas, Goddess of the new stipendiary [August. CD IV , 11]): the slaves who were about to manumissio, as well as the young Romans, were shaved and they were told the pilleum white [Diod. Sic. XXXI, 15, 2], a symbol of their new status, similar in function to the pure toga (it is true that those who fought in Benevento, received the right to wear, as a sign of obtaining the citizenship, a white toga pretextata and Lorum, an amulet, like bulla [Liv. Cit.]).

Junoni Reginae in Aventino

The temple on the Aventine was voted by Camillo to Juno Regina of Veii, before the taking of the city, in 396 BCE, and he dedicated in 392 BCE [Liv. V, 21, 3; 22, 6 – 7; 23, 7; 31, 3; 52, 10]. It was placed inside a wooden statue of the Goddess from the conquered city after Evocatio [Dion. H. XIII, 3; Plut. Cam. YOU; Val. Max. I, 8, 3] and is often mentioned during the procuratio of prodigia [Liv. XXI, 62, 8; XXII, I, 17; XXXI, 12, 9; cf. xxvii, 37, 7]. It was rededicated by Augustus, probably on the same day of his Dies Natalis.

 

Picture

Augustus. Silver Denarius (3.80 g), 27 BC-AD 14. Colonia Patricia(?), ca. 19 BC. CAESAR AVGVSTVS, bare head of Augustus left. Reverse IOV TO[N], hexastyle temple of Jupiter containing statue of the god standing left, holding thunderbolt and scepter. RIC 64; BMC p. 64, note; RSC 180

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VI KAL. SEPT. (25) NP

OPICONSIVA in Regia

Opi Opiferae in Capitolio

Ops Consiva era il nome della Dea a cui era dedicato questo giorno festivo [Var. L. L. VI, 21]. Si tratta di una divinità molto antica che era già onorata nella regia dei primi re romani [Var. L. L. VI, 21]. Personificava l’abbondanza dei raccolti, da cui il suo nome (da ops derivano copia e opulentia) [Prisc. GLK VII, 321; 322; Fest. 186]. Dumézil ha rilevato la correlazione tra Ops ed altre divinità in ambito indoeuropeo connesse all’abbondanza dei raccolti, il cui nome ha è connesso alla radice che in latino da plenus (pieno, riempito): la germanica Fulla (o Volla che si riallaccia a full) e l’indiana Paramdhi (iranica Paremdi).

Ops era una divinità primigenia, Varrone la identifica con Terra, che fu parte della prima coppia divina Caelum – Terra [Var. L. L. V, 57]. Come Terra era ritenuta Colei che per prima dispensò i cereali agli esseri umani [Var. L. L. VI, 64; Macr. Sat. I, 10] e quindi “portò aiuto” (opus ferre, da cui l’epiteto Opifera) al genere umano, assicurandogli abbondanza di cibo.

Benché le fonti romane ne facessero la moglie di Saturno, identificandola quindi con Rhea [Var. L. L. VI, 64;  Macr. Sat. I, 10; Fest. 186], l’epiteto consiva la associa a Consus, di cui in origine era forse la paredra. Il fatto che le feste di questi due Dei cadessero a soli quattro giorni di distanza e che fossero i pontefici e le vestali assieme a celebrare i loro culti, avvalora questa ipotesi. Inoltre le due divinità si trovavano ancora associate in un’altra sequenza di feste separate da pochi giorni nel mese di December, quando erano celebrati i Consualia e gli Opalia (vedi December)

Consus presiedeva all’immagazzinamento dei raccolti, Ops, assicurava che essi fossero abbondanti e che garantissero la sopravvivenza della comunità nei mesi invernali, era quindi l’abbondanza immagazzinata della città e colei che teneva lontane le carestie, assicurando che gli uomini avrebbero sempre potuto disporre del grano che donava loro. Ai Volcanalia le si offriva un sacrificio come Opifera, perché, assieme a Quirinus e Vulcanus, proteggesse i magazzini dagl’incendi.

Il suo culto era celebrato nella regia: sappiamo solo che in questo giorno le vestali, coperte dal suffibulum, ed il pontefice massimo, compivano una cerimonia nella parte più recondita dell’edificio [Var. L. L. VI, 21].

La si pregava seduti e toccando il terreno con la mano [Macr. Sat. I, 10] e sappiamo che nel suo culto era usato un contenitore di bronzo dalla bocca larga chiamato perficulum [Fest. 249].

Ops è l’abbondanza che, dopo il raccolto è racchiusa nei granai, è anche una divinità connessa con la regalità, opima infatti sono solo le spolia di un re [Fest. 186; Plut. Rom. XVI, 4 – 5] e il suo culto è celebrato nell’antica casa del rex: Essa così rappresentava la ricchezza, l’abbondanza che doveva dimorare nel penus del re (la parte più recondita della regia) perché egli la potesse distribuire al popolo. Questa Sua regalità spiega forse il legame con Vulcanus, testimoniato dalla posizione calendariale delle feste: secondo un antichissimo ciclo mitico, forse di origine etrusca, Vulcanus (Velans) è padre dei primi re e fondatori di città394, quindi dispensatore della regalità e per questo può essere associato alla ricchezza e all’abbondanza proprie del re. Considerando poi che, in un certo modo è paredro di Vesta (a cui apre associato nel primo lectisternium [Liv. XXII, 10, 9]) e di Maja (vedi sopra), entrambe identificate con Ops, il legame si chiarisce ulteriormente in una sorta di ierogamia.

 

OPICONSIVA in Regia

Opi Opiferae in Capitolio

Ops Consiva was the name of the Goddess who was dedicated this holiday [Var. L. L. VI, 21]. It is a very ancient deity who was already honored as a director of the first Roman king [Var. L. L. VI, 21]. Personified the abundance of crops, hence its name (derived from ops copy and Opulentia) [Prisc. GLK VII, 321; 322; Fest. 186]. Dumézil noted the correlation between Ops and other deities in the field Indo related to the abundance of crops, whose name is connected to the root by plenus (full Latin, filled): Germanic Fulla (Volla or that is linked to full) and the Indian Paramdhi (Iranian Paremdi).

Ops was a primitive deity, Varro identified with the Earth, which was part of the first divine couple Caelum – Terra [Var. L. L. V, 57]. As Earth was considered the One who first dispensed the cereals to humans [Var. L. L. VI, 64; Macr. Sat. I, 10] and then “brought aid” (opus ferre, from which the epithet opifera) to mankind, assuring plenty of food.

Although the Roman sources they did the wife of Saturn, then identifying it with Rhea [Var. L. L. VI, 64; Macr. Sat. I, 10; Fest. 186], the epithet consiva generally associated with Consus, which originally was perhaps the paredra. The fact that the parties of these two gods fell just four days away and they were pontiffs and Vestal together to celebrate their cults, supports this hypothesis. Moreover, the two deities were still associated in another sequence of separate parties from a few days in the month of December, when they celebrated the Consualia and Opalia (see December)

Consus presided over the storage of crops, Ops, ensured that they were abundant and that would guarantee the survival of the community in the winter months, so was plenty stored in the city, and the one who kept away famine, ensuring that men could always have the wheat that gave them. Volcanalia to the offered himself as a sacrifice opifera, because, along with Quirinus and Vulcanus, protect the dagl’incendi warehouses.

His cult was celebrated as a director: we only know that on this day the vestal virgins, covered by suffibulum, and the Pontifex Maximus, were making a ceremony in the innermost part of the building [Var. L. L. VI, 21].

The prayers were sitting and touching the ground with his hand [Macr. Sat. I, 10] and we know that in its worship was used a bronze container mouthed called perficulum [Fest. 249].

Ops is the abundance that, after the harvest is enclosed in barns, it is also a deity connected with royalty, opima fact are only the spolia of a king [Fest. 186; Plut. Rom. XVI, 4-5] and his cult is celebrated in the former home of the Rex: It thus represented the wealth, the abundance that was to dwell in penus the king (the innermost part of the director) because he could distribute the to the people. His kingship This perhaps explains the link with Vulcanus, witnessed by calendrical position of parties: according to an ancient myth cycle, perhaps of Etruscan origin, Vulcanus (Velans) is the father of the first king and founder of città394, and dispenser of royalty and this may be associated with wealth and abundance of their king. Considering that, in a certain way is paredro Vesta (which opens in the first associated lectisternium [Liv. Xxii, 10, 9]) and Maja (see above), both identified with Ops, the link is clarified further in a sort of hierogamy.

 

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Pertinax, 1st January – 28th March 193
Sestertius 1st January – 28th March 193, Æ 28.21 g. IMP CAES P HELV – PERTINAX AVG Laureate head r. Rev. OPI DIVIN – TR P COS II S – C Ops seated l., holding ears of corns. C 34. BMC 42. RIC 20. Sear 4054

XVI KAL. SEXT. (17) C

Honori

Honos e Virtus erano divinità pertinenti alla sfera militare, come dimostra la loro.

Poiché i calendari epigrafici [ILLRP 9] riportano solo Honori, non è certo che questa sia la data della dedica del tempio di Honos et Virtus, infatti è possibile che si tratti di quella del tempio di Honos fuori dalla Porta Collina [Cic. Leg. II, 58; CIL VI, 3692 = VI, 30913 = ILLRP 157], costruito nel III sec. aev, tuttavia potrebbe trattarsi del giorno in cui fu dedicato il più antico tempio di Honos fuori Porta Capena che fu poi ridedicato come Honos et Virtus.

Il tempio di Honos si trovava poco fuori dalla Porta Capena [Liv. XXV, 40, 3; XXIX, 11, 13; Mon. Anc. II, 29], fu originariamente costruito da Q. Fabio Massimo Verrucoso [Cic. De Nat. Deor. II, 61] nel 234 aev. dopo la sua vittoria sui Liguri e dedicato il 17° Quinct. [ILLRP 9].

Nel 222 aev. alla battaglia di Clostridium, M. Claudio Marcello votò un tempio ad Honos et Virtus (Figura 113; Figura 116), voto che rinnovò dopo la presa di Siracusa nel 211 aev e che tentò di sciogliere ridedicando l’esistente tempio di Honos ad entrambi gli Dei nel 208 aev. Poiché questo fu proibito dai pontefici, egli restaurò quello di Honos e costruì una nuova cella dedicata a Virtus, facendone così un tempio doppio [Sym. Ep. I, 20] che fu dedicato da suo figlio nel 205 aev. [Liv. XXV, 40, 1 – 3; XXVII, 25, 7 – 9; XXIX, 11, 13; Val. Max. I, 1, 8; Plut. Marcell. XXVIII]. Conteneva molti tesori portati da Siracusa [Cic. De Rep. I, 21; Verr. IV, 121; Liv. XXVI, 32, 4; Asc. in Pison. 44], gran parte dei quali era sparita ai tempi di Livio [Liv. XXV, 40, 3]. Conteneva anche un antico scrigno di bronzo che si riteneva risalisse all’epoca di Numa, aedicula Camenarum, che fu poi trasferito nel tempio di Ercole e le Muse [Serv. Aen. I, 8; Schol. Juv. III, 11, 1 – 2]. Nelle vicinanze si trovava il sepolcro di Scipione [Liv. XXXVIII, 55, 2; XXXVI, 56, 4].

Il tempio fu restaurato da Vespasiano e decorato da due artisti romani; Cornelius Pino e Attius Priscus [Plin. Nat. Hist. XXXV, 120].

Un altro tempio dedicato a Honos e Virtus fu costruito da Mario con il bottino preso ai Cimbri e ai Teutoni, sul pendio del Campidoglio [CIL I² pg. 195; Fest. 344]. L’architetto che lo costruì fu C. Mucius, il cui lavoro è citato da Vitruvio [Vitr. VII, praef, 17] come perfetto esempio di ambulatio attorno alla cella [Vitr. III, 2, 5]. Secondo Festo [Fest. 344] si trovava sul pendio di un colle, generalmente identificato col Campidoglio.

In questo tempio si riunì il Senato per votare il ritorno di Cicerone dall’esilio [Cic. Pro Sest. 116; Pro Planc. 78; Div. I, 59; Val. Max. I, 7, 5; Schol. Bob. in Cic. pgg. 269; 305 Or; Eumenius, Pro Sest. Schol. 7]. Viene anche chiamato monumentum Marii [Val. Max. II, 5, 6; IV, 4, 8].

 

Victoriae in Capitolio

Una statua d’oro di Victoria fu mandata a Roma, come incoraggiamento, da Ierone di Siracusa, dopo la sconfitta al Lago Trasimeno e posta nel tempio di Giove Ottimo Massimo sul Campidoglio [Liv. XXII, 37, 5 – 12], dove si trovava anche una statua della stessa Dea che guidava una biga [Tac. Hist. I, 86].  Non si sa a quale delle due fosse rivolto il sacrificio che si compiva in questo giorno

 

XVI KAL SEXT 17 (C)

Honori

Honos and Virtus were relevant deity to the military sphere, as evidenced by their iconography.

Since epigraphic calendars [ILLRP 9] reported only Honori, it is not certain that this is the dedication date of the temple of Honos et Virtus, in fact it can belong to the Honos temple outside the Porta Collina [Cic. Leg. II, 58; CIL VI 3692 = VI, 30913 ILLRP = 157], built in the third century BCE, or the day that was dedicated the oldest temple of Honos outside Porta Capena who was later rededicated as Honos et Virtus.

The temple of Honos was just outside the Porta Capena [Liv. XXV, 40, 3; XXIX, 11, 13; Mon. Anc. II, 29], was originally built by Q. Fabius Maximus Verrucosus [Cic. De Nat. Deor. II, 61] in 234 BCE. after his victory over the Ligurian and dedicated the 17th Quinct. [ILLRP 9].

In 222 BCE. the battle of Clostridium, M. Claudius Marcellus voted a temple to Honos et Virtus and renewed vote after the capture of Syracuse in 211 BCE: he tried to absolve it by dedicating the existing Honos’s temple to both the divinities in 208 BCE. Since this was forbidden by the pontifices, he restored Honos temple and built a new cell to Virtus, thus making it a double temple [Sym. Ep. I, 20] which was dedicated by his son in 205 BCE. [Liv. XXV, 40, 1-3; XXVII, 25, 7-9; XXIX, 11, 13; Val. Max. I, 1, 8; Plut. Marcell. XXVIII]. It contained many treasures brought from Syracuse [Cic. De Rep. I, 21; Verr. IV, 121; Liv. XXVI, 32, 4; Asc. in Pison. 44], most of whom had gone to Livy times [Liv. XXV, 40, 3]. It contained also an ancient bronze casket that was believed to date back to the time of Numa, the aedicula Camenarum, which was then transferred into the temple of Hercules and the Muses [Serv. Aen. I, 8; Schol. Juv. III, 11, 1 – 2]. Nearby stood the tomb of Scipio [Liv. XXXVIII, 55, 2; XXXVI, 56, 4].

The temple was restored by Vespasian and decorated by two Roman artists; Cornelius Pino and Attius Priscus [Plin. Nat. Hist. XXXV, 120].

Another temple dedicated to Honos and Virtus was built by Marius with the spoil of the Cimbri and the Teutons, on the Capitoline slope [CIL I² pg. 195; Fest. 344]. The architect who built it was C. Mucius, whose work is cited by Vitruvius [Vitr. VII, praef, 17] as a perfect example of ambulatio around the cell [Vitr. III, 2, 5]. According to Festus [Fest. 344] it was on the slope of a hill, generally identified with the Capitol.

In this temple the Senate met to vote for the return of Cicero from exile [Cic. Pro Sest. 116; Pro Planc. 78; Div. I, 59; Val. Max. I, 7, 5; Schol. Bob. in Cic. pgg. 269; 305 Or; Eumenius, Pro Sest. Schol. 7]. Also called monumentum Marii [Val. Max. II, 5, 6; IV, 4, 8].

 

Victoriae in Capitolio

A golden statue of Victoria was sent to Rome, as an encouragement, by Hiero of Syracuse, after the defeat at Lake Trasimen and placed in the temple of Jupiter Optimus Maximus on the Capitol [Liv. XXII, 37, 5-12], where there was also a statue of the Goddess who was driving a chariot [Tac. Hist. I, 86]. It is not known which of the two had approached the sacrifice that was taking place on this day

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Marcus Aurelius as Caesar. 139-161 AD. Denarius, 3.34g. (h). Rome, 145 AD. Obv: AVRELIVS CAE – SAR AVG PII F Head bare right. Rx: COS – II Honos, togate, standing left holding branch and cornucopia. BM 594. Cohen 110. RIC 429a

NON.  FEB. (5) NP

Concordia in Arce

Il tempio di Concordia sull’Arx fu probabilmente votato dal pretore L. Manlio nel 218 aev dopo che ebbe domato una sedizione tra le sue truppe in Gallia Cisalpina [Liv. XXII, 33, 7; XXVI, 23, 4]. La costruzione iniziò nel 217 aev e fu dedicato alle Non. Feb. del 216 [Liv. XXIII, 21, 7; Hemerol. Praen. ad Non. Feb., Concordiae in Arce; CIL I2, 233; 309; ILLRP 9, Concordiae in Capitolio]. Si trovava forse sul lato est dell’Arx e guardava il grande tempio di Concordia sottostante.

 

Non. Feb. (5) NP

Concordia in Arce

The Temple of Concordia on Arx was probably voted by the Praetor L. Manlius, in 218 BCE, after he tamed a sedition among his troops in Gaul [Liv. XXII, 33, 7; XXVI, 23, 4]. Built from 217 BCE, it was dedicated at Non. Feb. 216 BCE [Liv. XXIII, 21, 7; Hemerol. Praen. of Not. Feb., Concordiae in Arce; CIL I2, 233; 309; ILLRP 9, Concordiae in Capitolio]. Perhaps it was on Arx east side and looked at the great temple of Concord below.