VII EID.  JUN. (7) N

Ludi Piscatorii

La festa dei pescatori del Tevere si svolgeva nella zona oltre il fiume [Fest. 210, 213, 238], sulla riva destra sotto la supervisione del pretore urbano. I pesci che venivano pescati erano poi offerti a Vulcanus nel mese di Sextilis.

 

VII EID.  JUN.  (7) N

Ludi Piscatorii

The feast of the Tiber fishermen took place in the area across the river [Fest. 210, 213, 238], on the right bank under the supervision of the city magistrates. The fish that were caught were then offered to Vulcanus during Sextilis.

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NON.  JUN. (5) N

Dio Fidio in Colle

Semo Sancus Dius Fidius è un nome che unisce due divinità distinte, tale identificazione è testimoniata sia dai documenti epigrafici ritrovati nel tempio [CIL VI, 567 – 568; 30994], che da Varrone e Verrio Flacco [Var. L. L. V, 66; Fest. 241].

Secondo Dionigi di Alicarnasso, il culto di Semo Sancus, fu istituito sul Quirinale dai Sabini che lo occupavano, prima che entrasse a far parte della città di Roma [Dion. H. II, 49, 2]. Il suo tempio fu votato da Tarquinio il Superbo e dedicato da Septimius Postumius nel 466 aev. [Dion. H. IX, 60; Ov. Fast. VI, 231; CIL I2, 319; Fest. 241]: si trovava sul colle Mucialis [Var. L. L. V, 52], presso la Porta Sanqualis [Dion. H. IV, 58; Liv. VIII, 20, 8], sul luogo di un antico fanum o sacellum (ovvero luogo di culto a cielo aperto), che la tradizione vuole fosse stato consacrato da Tito Tazio [Ov. Fast. VI, 217 – 18; Prop. IV, 9, 74; Tert. Ad Nat. II, 9, 13; Var. L. L. V, 52], sebbene non figuri nella lista dei culti istituiti da questo re, riportata da Varrone [Var. L. L. V, 74]. All’interno del tempio vi era la statua di Gaja Caecilia (o Tanaquil), moglie di Tarquinio Prisco, ornata di una cintura che, si pensava, contenesse dei rimedi che allontanavano i mali chiamati praebia [Fest. 238 segg; Plut. Q. R. 30; Var. apud Plin. Nat. Hist. VIII, 74, 194)]. Vi era anche conservato il trattato di pace tra Roma e Gabii, scritto sulla pelle di una capra sacrificata es inchiodato su uno scudo [Dion. H. IV, 58, 4]. La statua del Dio che vi si trovava, lo rappresentava nudo, simile ad un Apollo arcaico; le mani non sono state ritrovate, quindi non si sa quali fossero gli attributi del Dio, forse la clava, come Ercole, o l’uccello augurale sanqualis, alcuni autori ritengono che tenesse dei fulmini, poiché un’iscrizione sul basamento riporta decuria sacerdotum bidentalium [CIL VI, 567 – 568], i suoi sacerdoti erano quindi addetti all’espiazione dei fulmini attraverso il sacrificio di agnelli bidentes e alla consacrazione dei luoghi dove questi cadevano.

Gli autori antichi sono concordi sul fatto che Semo fosse un’antica divinità di origine sabina [Ov. Fast. VI, 213 – 216]: secondo Catone era un Dio indigeno del reatino, padre di Sabus, l’eponimo del popolo sabino [Cat. Orig. Fr. II, 21 apud Dion. H. II, 49, 2], mentre Agostino e Lattanzio, seguendo Varrone, lo identificano con il primo re e fondatore della nazione sabina [Var. apud August. C. D. XVIII, 19; Lact. Inst. I, 15, 8]; secondo Giovanni Lido Sancus era il nome del cielo in lingua sabina [Lyd. Mens. IV, 90], notizia che rimanderebbe ad una sorta di Giove sabino. Nelle Tavole Eugubine è, tuttavia, nominato dopo Juppiter, un Fisius Sancius (divinità che fa parte del gruppo di rango inferiore rispetto alla triade principale della città) [Tab. Eug. IA, 14; VIB, 8] che sembra ricalcare esattamente il Sancus Dius Fidius romano.

Il nome Semo si collega ai Semones, divinità invocate nel carmen arvale, che sarebbero connesse alla semina (il termine deriva da sero , seminare, la cui radice ha dato anche il peligno Semunu, e si riferiva alla forza generativa contenuta nel semen), tuttavia, per gli autori latini più tardi, i Essi diverranno piuttosto entità intermedie tra uomini e Dei, Semi-Dei non degni di risiedere in cielo, ma di rango superiore alle creature terrestri [Fulg. Plac. In Non. De Comp. Doct. 391], proprio in base a questa interpretazione Marziano Capella inserisce Semo Sancus nella sua lista di divinità (di ascendenza etrusca) nella dodicesima sede celeste [Mart. Cap. De Nupt. II, 156] tra i demoni (Lares), gli Eroi e i Manes. È anche nota una Dea Semonia, connessa alla sfera agricola (associata a Segesta e Tutilina) [Plin. Nat. Hist. XVIII, 1, 2; Macr. Sat. I, 16; August. C. D. VI, 8], alla quale si sacrificava un bidens per purificare il popolo dopo l’esecuzione di una condanna a morte [Fest. 309].

 

NOT. JUN. (5) N

Dio Fidio in Colle

Semo Sancus Dius Fidius is a name that combines two distinct deities, such identification is demonstrated by both the inscriptions found in the temple [CIL VI, 567-568; 30994], and Varro and Verrius Flaccus statements [Var. L. L. V, 66; Fest. 241].

According to Dionysius of Halicarnassus, the cult of Semo Sancus, was founded by the Sabines on the Quirinal Hill, before it became part of the city of Rome [Dion. H. II, 49, 2]. His temple was voted by Tarquin the Proud and dedicated by Septimius Postumius in 466 BCE. [Dion. H. IX, 60; Ov. Fast. VI, 231; CIL I2, 319; Fest. 241] on the Mucialis hill [Var. L. L. V, 52], near to the Porta Sanqualis [Dion. H. IV, 58; Liv. VIII, 20, 8], on the site of an ancient fanum or sacellum (ie place of worship in the open air), which according to tradition, should have been consecrated by Titus Tatius [Ov. Fast. VI, 217-18; Prop. IV, 9, 74; Tert. For Nat. II, 9, 13; Var. L. L. V, 52], although it does not appear in the list of cults established by this king, reported by Varro [Var. L. L. V, 74]. Inside the temple there was a statue of Gaja Caecilia (or Tanaquil), wife of the elder Tarquin, adorned with a belt, it was thought, contained the remedies that strayed evils called praebia [Fest. 238 ff; Plut. Q. R. 30; Var. Apud Plin. Nat. Hist. VIII, 74, 194)]. There was also preserved the peace treaty between Rome and Gabii, written on the skin of a sacrificed goat eg nailed on a shield [Dion. H. IV, 58, 4]. The statue of the God, represented him naked, like an archaic Apollon; hands have not been found, so it is unknown what were His attributes, perhaps the club, like Hercules, or the bird auspicious Sanqualis, some authors believe that would take lightning, as an inscription on the pedestal shows decuria sacerdotum bidentalium [CIL VI, 567-568], his priests were so engages in lightning atonement through the sacrifice of lambs bidentes and the consecration of the places where they fell.

The ancient authors agree that Semo was an old Sabine deity [Ov. Fast. VI, 213-216]: according to Cato was a God from Rieti, father of Sabus, the eponym of the Sabine peolple [Cat people. Orig. Fr. II, 21 apud Dion. H. II, 49, 2], while Augustine and Lactantius, following Varro, identify him with the first king and founder of the Sabine nation [Var. apud August. C. D. XVIII, 19; Lact. Inst. I, 15, 8]; according to John Lydus Sancus was the name of the sky in the Sabine language [Lyd. Mens. IV, 90], news that would refer to a sort of Jupiter Sabine. In the Tables of Gubbio is, however, named after Jupiter, a Fisius Sancius (divinity that is part of the group of lower rank than the main triad of cities) [Tab. Eug. IA, 14; VIB, 8] that seems to follow exactly the Sancus Dius Fidius Roman.

The name Semo connects to Semones, deities invoked in Carmen Arvale, that would be connected to the sowing (the term is derived from sero, sow, whose root also gave Peligno Semunu, and referred to the generative contained in semen) strength, however, for the later Latin authors, they will become rather intermediate entities between men and Gods, Semi-Gods are not worthy to live in heaven, but higher-ranking to terrestrial creatures [Fulg. Plac. Not in. De Comp. Doct. 391], just on the basis of this interpretation Marziano Capella put Semo Sancus in his list of gods (of Etruscan ancestry) in the twelfth celestial headquarters [Mart. Cap. De Nupt. II, 156] among the demons (Lares), the Heroes, and the Manes. It also notices a Semonia Goddess, related to agricultural sphere (associated with Segesta and Tutilina) [Plin. Nat. Hist. XVIII, 1, 2; MACR. Sat. I, 16; August. C. D. VI, 8], to which he killed a bidens to purify the people after the execution of a death sentence [Fest. 309].

 

Picture

Illustration of a statue of Sancus found in the Sabine’s shrine on the Quirinal, near the modern church of S. Silvestro from: R. Lanciani – Pagan and Christian Rome, Roma 1893

II NON.  JUN. (4) C

Herculi Magno Custodi

Il tempio di Hercules Magnus Custos [CIL I2, 221; I, 240; 324; CIL I, 319; Ov. Fast. VI, 209 – 212] presso il Circo Flaminio, secondo alcuni autori, fu edificato prima del 218 aev, poiché in quell’anno i Libri Sibillini decretarono una supplica e un lectisternium per Ercole e Juventas, che si ritiene sia stato compiuto in questo tempio [Liv. XXI, 62, 9], per questo potrebbe essere stato edificato durante la costruzione del Circo stesso, di cui Ercole doveva essere il protettore; tuttavia Livio non menziona il luogo in cui fu compiuto il lectisternium e l’argomento risulta molto debole. Un’altra ipotesi, basata su un passo dei Fasti di Ovidio [Ov. Fast. VI, 209 – 12], è che il tempio sia stato costruito da Silla, ma anche in questo caso, l’esistenza di un altare a Hercules Sullanus, contraddice l’ipotesi.

La relazione funzionale tra Ercole e i giochi e le attività ginniche connesse al circus (Vitruvio afferma che i templi di Ercole devono essere edificati presso il circus in quelle città in cui non vi siano gymnasia e anfiteatri [Vitr. I, 7, 30]), lasciano comunque propendere per una stretta relazione tra questo tempio e il Circo Flaminio, che permette di supporre che Hercules Magnus Custos fosse stato invocato come custode del circus e dei ludi (in alternativa il primo tempio dedicato a Ercole nei pressi del Circo Flaminio sarebbe quello di Ercole e le Muse, aspetto del Dio poco confacente al genere di ludi che si svolgevano nel III sec. aev). È anche possibile che il tempio sia stato votato indipendentemente dal Circo, su prescrizione dei Libri Sibillini, durante la guerra gallica del 225 – 222 aev, quando le armate nemiche giunsero a soli tre giorni di marcia da Roma, per invocare la protezione del Dio sulla città e l’allontanamento del pericolo. Alcune fonti lo collocano nel presso il Circo Massimo, di fronte a quello di Bellona [CIL I, 240; 324; Ov. Fast. VI, 209 – 12] e del Porticus Minucia [CIL I, 319].

Una statua del Dio vi fu posta nel 189 aev. [Liv. XXXVIII, 35, 4].

Data la vicinanza con la festa di Dius Fidius, è possibile che l’epiteto di Ercole, si riferisca alla custodia dei giuramenti, sappiamo infatti che i Romani avevano due modi di giurare, “per Dio Fidio” e “per Ercole”. Inoltre è nota l’identificazione tra Semo Sancus (a sua volta identificato con Dius Fidius) con Ercole

 

II NO. JUN. (4) C

Herculi Great Guardian

The temple of Hercules Custos Magnus [CIL I2, 221; I, 240; 324; CIL I, 319; Ov. Fast. VI, 209-212] at the Flaminio Circus, according to some authors, was built before 218 BCE, because in that year the Sibylline Books decreed a supplication and a lectisternium for Hercules and Juventas, believed to have been made in this temple [Liv. XXI, 62, 9], for this may have been built during the construction of the circus itself, which Hercules had to be the protector; But Livy does not mention the place in which it was accomplished lectisternium and the argument is very weak. Another hypothesis, based on a passage of the Fasti of Ovid [Ov. Fast. VI, 209-12], it is that the temple was built by Sulla, but even in this case, the existence of an altar to Hercules Sullanus, contradicts the hypothesis.

The functional relationship between Hercules and games and fitness activities connected to the circus (Vitruvius states that the Hercules temples must be built at the circus in those cities where there are no gymnasia and amphitheatres [Vitr. I, 7, 30]), leave anyway lean towards a close relationship between this temple and the Circus Flaminius, which allows to suppose that Hercules Custos Magnus had been invoked as a guardian of the circus and ludi (alternatively the first temple dedicated to Hercules near the Flaminio Circus would be to Hercules and the Muses, aspect of God’s little suited to the kind of ludi that took place in the third century. BCE). It is also possible that the temple was voted independently of the Circus, on the order of the Sibylline Books, during the Gallic War of 225-222 BCE, when enemy armies came just three days’ march from Rome, to invoke the protection of God on cities and the removal of the danger. Some sources place it in at the Circus Maximus, opposite to that of Bellona [CIL I, 240; 324; Ov. Fast. VI, 209-12] and the Porticus Minucia [CIL I, 319].

A statue of God was laid in 189 BCE. [Liv. XXXVIII, 35, 4].

Given its proximity to the Dius Fidius party, it is possible that the epithet of Hercules, is referring to the keeping of oaths, we know that the Romans had two ways to take the oath, “for God Fidio” and “Hercules.” It is also known the identification between Semo Sancus (in turn identified with Dius Fidius) Hercules

 

Picture

Caracalla Augustus 198-217, Denarius circa 213, AR 18mm, 3.52 g. ANTONINVS PIVS AVG Laureate head right. Rev. P M TR P XVI COS IIII P P Hercules standing left, holding branch and club with lion skin. RIC 206b. C. 221. BMC pag. 440

III NON.  JUN. (3) C

Bellonae in Circo

Il tempio di Bellona fu votato da Appius Claudius Cieco nel 296 aev. durante la guerra contro Etruschi e Sanniti e dedicato alcuni anni dopo (la dedica è successiva al 293 aev, ma non se ne conosce la data precisa) [Fest. 33; Liv. X, 19, 17; Plin. Nat. Hist. XXXV, 3, 12; Ov. Fast. VI 201 – 209; CIL I2, 192]; si trovava nel Campo Marzio, all’estremità sud-est del Circo Flaminio, vicino al tempio di Apollo [Cas. Dio. XXXVI, 42, 1; Ascon. In Corn. 107; Plut. Cic. XIII, 2 – 4]. Si trattava di uno dei tre senacula, i luoghi di riunione del Senato Romano [Fest. 347] e, trovandosi fuori dal pomerium, i senatori vi ricevevano gli ambasciatori che non volevano far entrare in città [Liv. XXX, 21, 40; XXXIII, 24; XLII, 36] e i generali vittoriosi che chiedevano di celebrare il trionfo [Liv. XXVI, 2; XXVIII, 9, 38; XXXI, 47; XXXIII, 22; XXXVI, 39; XXXVIII, 44; XXXIX, 29; XLI, 6; XLII, 9, 21 – 28]. Appio Claudio volle porre nel tempio le immagini dei suoi antenati ritratte su scudi, con iscrizioni che ricordavano i loro onori [Plin. Nat. Hist. XXXV, 3, 12]

Di fronte al tempio era posta la columna bellica, un piccolo pilastro che rappresentava il territorio nemico (il terreno su cui sorgeva era di proprietà di uno straniero), contro cui il feziale scagliava un giavellotto al momento di dichiarare una guerra (justum bellum) [Fest. 33; Serv. Aen. IX, 52; Ov. Fast. VI, 205 – 208].

Bellona o Duellona (da bellum o duellum) era una Dea italica [CIL I, 44] del furore bellico, considerata moglie o sorella di Marte e quindi identificabile con Nerio [Gell. XIII, 23, 2; Strab. XII, 2] (anche se è più probabile che si trattasse di divinità distinte), appariva con lui nel centro delle battaglie [Verg. Aen. VIII, 700 – 703], oppure guidava i suoi cavalli [Stat. Theb. VII, 72 – 74; Sil. Pun. IV, 438 – 439]. Personificava il furore bellico di cui erano preda i guerrieri durante le battaglie e che li rendeva folli e quasi accecati

… si vede Bellona / sopra le porte dischiuse, alta, col fianco scoperto. / Si ferma e, agitando l’elmo dai tre cimieri / dalla reggia richiama l’eroe. / Egli, fuori di sé, va dietro alla Dea… [Val. Flac. Arg. III,60 – 65]

Personificava anche la strage che era compiuta in questi momenti di pazzia, Orazio la definisce

… la Dea che gioisce del sangue… [Hor. Sat. II, 3, 224]

Mentre in Silo Italico troviamo questo passo

… Bellona stessa muove qua e là in mezzo alle schiere agitando la torcia, con le bionde chiome cosparse di molto sangue… la sua tromba, orrida di lugubri accenti, spinge al combattimento le menti sconvolte… [Sil. Pun. V, 220 – 224]

Per questo motivo è rappresentata con tratti inferi, vestita di nero, imbrattata di sangue, quasi come una Furia emersa dal Tartaro [Sil. Pun. V, 223; Stat. Theb. VII, 72]. È descritta a volte con un elmo [Val. Flac. Cit.], a volte coi capelli sciolti [Sil. Pun. V, 221]; suoi attributi sono gli strumenti del combattente: la tromba [Sil. Pun. V, 223], la lancia [Stat. Theb. IV, 7; VII, 74], la frusta [Verg. Aen. VIII, 703; Lucan. Bel. Civ. VII, 568] ed una torcia [Stat. Theb. IV, 5 – 7; Sil. Pun. V, 220]. Non si conoscono elementi del culto della bellona italica.

In età tardo-repubblicana, fu identificata con una Dea lunare, venerata in tracia ed Asia Minore, specialmente in Commagene e Cappadocia, Maa, il cui culto fu portato a Roma dopo la guerra contro Mitridate, da Silla [Plut. Sil.  IX; Cic. Ad Fam. XV, 4; Strab. XII, 2]. Questa divinità era servita da un collegio di sacerdoti della Cappadocia, chiamati bellonarii o fanatici de aede Bellonae pulvinensis [DTM 2 = AE 2012, 131; DTM 6 = AE 2012, 131; CIL VI, 490; CIL VI, 2232 – 34; Acron. Schol. in Hor. Sat. II, 3, 223].

Nel giorno della festa della Dea, essi correvano per la città al suono di trombe e tamburi, con indosso abiti neri e bende nere sul capo, portando asce a doppio taglio [Tert. Pal. IV, Mart. XII, 57, 11], con cui si colpivano dietro le spalle così che sprizzasse sangue [Lact. Div. Inst. I, 21].

Maa Bellona dava anche capacità mantiche alle sue sacerdotesse; Tibullo [Tib. I, 6, 45 segg.] descrive una di queste Sue servitrici, in preda all’invasamento profetico, ferirsi e bagnare col suo sangue l’altare prima di vaticinare

 

III NOT. JUN. (3) C

Bellonae in Circo

The temple of Bellona was voted by Appius Claudius Blind in 296 BCE. during the war against the Etruscans and Samnites, and dedicated a few years later (the dedication is after 293 BCE, but they do not know the exact date) [Fest. 33; Liv. X, 19, 17; Plin. Nat. Hist. XXXV, 3, 12; Ov. Fast. VI 201-209; CIL I2, 192]; it was located in the Campus Martius, at the south-east of the Flaminius’s Circus, near the temple of Apollon [Cas. Dio. XXXVI, 42, 1; Ascon. In Corn. 107; Plut. Cic. XIII, 2-4].

It was one of three senacula, the meeting places of the Roman Senate [Fest. 347] and, being outside the pomerium, the senators received there ambassadors who did not want to get into the city [Liv. XXX, 21, 40; XXXIII, 24; XLII, 36] and victorious generals who asked to celebrate the triumph [Liv. XXVI, 2; XXVIII, 9, 38; XXXI, 47; XXXIII, 22; XXXVI, 39; XXXVIII, 44; XXXIX, 29; XLI, 6; XLII, 9, 21-28]. Appius Claudius wanted to put into the temple images of his ancestors depicted on shields, with inscriptions that recalled their honors [Plin. Nat. Hist. XXXV, 3, 12]

In front of the temple it was placed the columna bellica, a small pillar that represented the enemy territory (the land on which it stood was owned by a foreigner), against which the fetiales hurled a javelin at the time of declaring war (bellum justum) [Fest. 33; Serv. Aen. IX, 52; Ov. Fast. VI, 205-208].

Bellona or Duellona (from bellum or duellum) was an Italic goddess [CIL I, 44] of the war fury, considered wife or sister of Mars and then identified with Nerio [Gell. XIII, 23, 2; Strab. XII, 2] (although it is more likely that it was distinct deities), She appeared with Him in the center of battles [Verg. Aen. VIII, 700-703], or drove His horses [Stat. Theb. VII, 72-74; Sil. Pun. IV, 438-439]. She personified the war fury of which were prey to the warriors during the battles, and that made them mad and almost blinded

… You see Bellona / over the doors opened, high, with open side. / He stops and, waving his helmet by the three crests / from the palace recalls the hero. / He, beside himself, goes after the Goddess … [Val. Flac. Arg. III, 60-65]

also personified the tragedy that had taken place in these moments of madness, Horace calls

… The Goddess who rejoices blood … [Hor. Sat. II, 3, 224]

While in Silus Italicus we find this passage

… Bellona same moves here and there amid the crowds waving the torch, with blond hair sprinkled with a lot of blood … his trumpet, horrid of lugubrious accents, pushes to combat the minds upset … [Sil. Pun. V, 220-224]

For this reason She is represented with traits hell, dressed in black, smeared with blood, almost like a Fury emerged from Tartarus [Sil. Pun. V, 223; Stat. Theb. VII, 72]. She is sometimes described with a helmet [Val. Flac. Cit.], sometimes with loose hair [Sil. Pun. V, 221]; Her attributes are the fighter instruments: trumpet [Sil. Pun. V, 223], spear [Stat. Theb. IV, 7; VII, 74], whip [Verg. Aen. VIII, 703; Lucan. Bel. Civ. VII, 568] and a torch [Stat. Theb. IV, 5 – 7; Sil. Pun. V, 220]. No elements of the worship of the Italic Bellona are known.

In late Republican age, She was identified as a lunar goddess, worshiped in Thrace and Asia Minor, especially in Commagene and Cappadocia, Maa, whose cult was brought to Rome after the war against Mithridates, by Sulla [Plut. Sil. IX; Cic. Ad Fam. XV, 4; Strab. XII, 2]. This deity was served by a college of priests from Cappadocia, called bellonarii or fanatici de aede Bellonae pulvinensis [DTM 2 = AE 2012, 131; DTM 6 = AE 2012, 131; CIL VI, 490; CIL VI, 2232-34; Acron. Schol. in Hor. Sat. II, 3, 223].

On the day of the feast of the Goddess, they ran through the city to the sound of trumpets and drums, wearing blacks and black bandage dresses on their heads, carrying axes double-edged [Tert. Pal. IV, Mart. XII, 57, 11], with which you struck behind their backs so that sprizzasse blood [Lact. Div. Inst. I, 21].

Maa Bellona also gave mantic capacity to its priestesses; Tibullus [Tib. I, 6, 45 et seq.] Describes one of these Her servants, injured and wet with his blood the altar before prophecying

 

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BRUTTIUM – Lega dei Brettioi Sextante 282/203 Aev. Testa con elemo, Marte, volta a sinistra, al di sotto un fulmine. Verso Bellona voltata avanza verso destra con scudo e Lancia volta a destra, come elmo un bucranium, a fianco BRETTIWN. SNG Cop: 1631ff kl