II NON. SEPT. (4) C – XII KAL. OCT. (19) C

Ludi Romani

I Ludi Romani o Magni erano la principale manifestazione di questo genere fissata nel calendario. Erano indetti in onore di Giove [Fest. 122]. Secondo la tradizione storiografica, furono fondati da Tarquinio Prisco in occasione della conquista della città di Apiolae [Liv. I, 35, 9], oppure nel primo secolo della Repubblica, dopo la vittoria del Lago Regillo sui Latini [Dion. H. VII, 71; Cic. Div. I, 26, 55], ma è più probabile che siano stati istituiti nel primo anno dopo la cacciata dei re, in occasione della dedica del tempio di Giove Ottimo Massimo, alle Eid. Sept. del 509 aev. e che all’origine si svolgessero solo in questo giorno. Secondo la tradizione riportata da Livio, fu in occasione dei primi Ludi voluti da Tarquinio Prisco, che furono innalzate le prime strutture permanenti nel Circo Massimo, affinchè i cittadini potessero assistere alle gare ippiche [Liv. I, 35, 9].

Il periodo in cui si svolgevano questi spettacoli, subito dopo la fine delle campagne militari e prima dei riti con cui erano purificate le armi e le truppe, fa pensare che, in epoca arcaica, la loro istituzione sia avvenuta per esaudire un voto fatto dai comandanti a Giove, perché preservasse la città di Roma da particolari pericoli delle campagne militari e perché garantisse la prosperità dello Stato e che si svolgessero dopo il trionfo, la cui processione saliva fino al tempio capitolino, o anche in caso che non fosse celebrato. In origine non si trattava di una festività ripetuta annualmente, ma indetta ogni volta che fosse stato ritenuto opportuno, solo in un’epoca che non possiamo identificare, ma anteriore al IV sec. aev., i giochi divennero annuali, tuttavia rimasero ancora per molto tempo ludi “eccezionali”, non regolarmente inseriti nel calendario [Liv. I, 35, 9]. È probabile che la designazione di Ludi Magni, riguardasse questi ludi votivi, mentre il nome di Ludi Romani fu assegnata in seguito, quando divennero una festa fissa del calendario, gli autori antichi usano spesso i due nomi come sinonimi [Cic. Rep. II, 20, 35; Ver. I, 10, 31; Fest. 122; PsAsc. pgg. 142 – 3 Or.; Liv. VIII, 40, 2]. Altri nomi con cui erano definiti sono Ludi Stati [Liv. X, 47, 7; XXV, 2, 8] e Ludi Votivi [XXII, 9, 10; XXII, 10, 7; XXVII, 33, 8; XXXVI, 2, 2; XXXIX, 22, 2; Suet. Aug. XXIII].

I Ludi Romani non appaiono in lettere maiuscole nei calendari epigrafici, per cui è stato ipotizzato che vi siano stati introdotti subito dopo il periodo monarchico, o comunque in un’epoca molto antica, prima del 491 aev (Livio ne menziona la celebrazione in quest’anno per la prima volta [Liv. II, 36], tuttavia non fa alcun riferimento alla loro istituzione, il che lascia intendere che fosse anteriore a questa data); nel 322 aev, sono menzionati per la prima volta come festività fissa [Liv. VIII, 40, 2], ma probabilmente divennero feriae stativae dal 367 aev, quando la loro organizzazione passò agli aediles curules, magistratura nata proprio in questa occasione per presiedere alla loro organizzazione, anche se la celebrazione spettava sempre ai consoli.

All’inizio la durata era di un solo giorno (le Eidus Sept.); un secondo fu aggiunto dopo la cacciata dei re [Dion. H. VI, 95], un terzo dopo la secessione della plebe (494 aev) [Liv. VI, 42, 12] e un quarto alla fine delle ostilità tra patrizi e plebei nel 367 aev [Plut. Camil. XLII]. Furono poi portati a dieci giorni tra il 191 e il 171 aev [Liv. XXXVI, 2,; XXXIX, 22, 1; Mommsen, Röm. Forsch. 2, 54] e, subito prima della morte di Cesare, ne duravano quindici [Cic. Ver, 1,10; 31], dal 5° al 19° Sept. Un sedicesimo giorno fu infine aggiunto dopo la morte di Cesare [Cic. Phil. II, 43, 110], probabilmente il 4° Sept. [Cic. Verr. II, 52, 130], cosicché l’ultimo giorno fosse sempre il 19° Sept. [CIL I, 401]. Durante questo periodo si svolgevano anche l’Epulum Jovis (13° Sept.) e la Equitum Probatio (14° Sept.). La celebrazione di questi Ludi era nelle mani, dapprima dei consoli, poi degli edili curuli, a sottolinearne la connotazione essenzialmente patrizia.

Questa celebrazione era composta da un solenne processione, pompa, che partendo dal Campidoglio, attraversava il Foro, il Velabro, il Foro Boario ed entrava nel Circo dalla Porta Pompae. Era guidata dai magistrati che si occupavano dei giochi che procedevano su una biga, abbigliati come trionfatori (con la trabea e la toga praetexta), indossando una corona d’oro [Juv. X, 35 – 42]. Quindi seguivano i giovani, prima i cavalieri in squadroni ordinati a cavallo, poi coloro destinati a militare nella fanteria, anch’essi in gruppi ordinati e gli aurighi, su quadrighe, bighe o su un solo cavallo. Poi venivano i danzatori che indossavano una tunica rossa, fermata da una cintura di bronzo e le armi (danzatori di pyrrhica) e quelli vestiti da satiri e sileni che imitavano e ridicolizzavano i movimenti degli altri, ballando il sicinnis, lanciando lazzi e frasi spiritose. Venivano quindi i suonatori di flauto e di lira. Infine vi erano i sacerdoti, divisi nei loro collegia e le immagini degli Dei, portate o sulle spalle degli uomini, o su carri detti tonsae [Dion. H. VII, 72]. Alla fine della processione, i magistrati e i sacerdoti sacrificavano dei tori [Dion. H. Cit.].

In seguito si svolgevano gare di quadrighe guidate da un auriga e un guerriero che, alla fine della competizione, correva a piedi [Dion. H. VII, 72], pratica peculiare dei Ludi Romani. Vi erano altre competizioni a cavallo in cui si cimentavano i desultores, atleti che saltavano dai carri o dai cavalli per competere a piedi, simili ai membri della cavalleria greca di Taranto (da cui si pensa che provenga questo tipo di competizione) [Liv. XXIII, 29, 5]. Oltre alle gare ippiche, si svolgevano anche competizioni atletiche di lotta e pugilato [Liv. I, 39; Dion. H. VII, 72] In origine vi era probabilmente solo una competizione per ogni disciplina, a cui partecipavano solo due o tre contendenti [Liv. XLIV, 9, 4], ad esempio le fationes delle corse delle bighe erano, all’inizio, solo due o tre: bianchi, verdi e rossi. Successivamente il loro numero e così anche quello dei partecipanti.  Oltre a questi eventi principali vi erano anche altre competizioni tra giovani a cavallo (lusus trojae) e di lotta. Furono aggiunte danze e spettacoli scenici, dal 364 aev [Liv. XXIV, 43, 7]. I vincitori delle competizioni erano premiati con corone ed indossavano le armi dei nemici sconfitti.

 

Ludi Romani

The Ludi Romani or Magni was the main event of its kind established in the calendar. They were organized in honor of Jupiter [Fest. 122]. According to the historiographical tradition, they were founded by Tarquinio Prisco on the occasion of the conquest of the city of Apiolae [Liv. I, 35, 9], or in the first century of the Republic, after the victory of Lake Regillo over the Latins [Dion. H. VII, 71; Cic. Div. I, 26, 55], but it is more likely to have been established in the first year after the expulsion of the kings on the occasion of the dedication of the temple of Jupiter Optimus Maximus, the Eid. Sept. of 509 BCE. and that the origin would take place only on this day. According to the tradition reported by Livy, it was the occasion of the first Ludi wanted by Tarquinio Prisco, which were built the first permanent structures in the Circus Maximus, so that people could watch the horse races [Liv. I, 35, 9].

The period in which these events took place immediately after the end of military campaigns and before the rites with which weapons and troops were purified, suggests that, in ancient times, setting them up has taken place to fulfill a vow made by the commanders Jupiter, because it would preserve the city of Rome by particular dangers of military campaigns and why would guarantee the prosperity of the state and that would take place after the triumph, whose saliva procession to the Capitoline temple, or even if it was not celebrated. Originally it was not a feast annually repeated, but each time it was called was considered appropriate, only in a time that we can not identify, but earlier than the fourth century. BCE., the games became annual, however, they remained for a long time ludi “exceptional”, not regularly entered in the calendar [Liv. I, 35, 9]. It is likely that the designation of Ludi Magni, concern these ludi votivi, while the name of Ludi Romani was given later, when they became a fixed feast of the calendar, the ancient authors often use the two names interchangeably [Cic. Rep. II, 20, 35; Ver. I, 10, 31; Fest. 122; PsAsc. pgg. 142-3 Or .; Liv. VIII, 40, 2]. Other names by which they were defined are Ludi States [Liv. X, 47, 7; XXV, 2, 8] and Ludi Votive [XXII, 9, 10; XXII, 10, 7; XXVII, 33, 8; XXXVI, 2, 2; XXXIX, 22, 2; Suet. Aug. XXIII].

The Ludi Romani does not appear in capital letters in the epigraphic calendars, so it has been speculated that there have been introduced immediately after the monarchical period, or at least in a very early period, before 491 BCE (Livy mentions the celebration in quest ‘ year for the first time [Liv. II, 36], however, makes no reference to their institution, which suggests that it was prior to this date); in 322 BCE, they are mentioned for the first time as fixed holidays [Liv. VIII, 40, 2], but probably became feriae stativae from 367 BCE, when their organization passed to curules aediles, magistrates born right on this occasion to preside over their organization, although the celebration always belonged to the consuls.

At first the term was only one day (Eidus Sept.); a second was added after the expulsion of the kings [Dion. H. VI, 95], third after the secession of the plebeians (494 BCE) [Liv. VI, 42, 12] and a quarter at the end of hostilities between the patricians and plebeians in 367 BCE [Plut. Camil. XLII]. They were then taken to ten days between 191 and 171 BCE [Liv. XXXVI, 2 ,; XXXIX, 22, 1; Mommsen, Röm. Forsch. 2, 54], and, just before the death of Caesar, it lasted fifteen [Cic. Ver, 1.10; 31], from the 5th to the 19th Sept. A sixteenth day was finally added after the death of Caesar [Cic. Phil. II, 43, 110], probably the 4th Sept. [Cic. Verr. II, 52, 130], so that always the last day was the 19th Sept. [CIL I, 401]. During this period they also held the Epulum Jovis (13th Sept.) and Equitum probatio (14th Sept.). The celebration of these Ludi was in the hands, first of the consuls, then the curule aediles, to emphasize the essentially patrician connotation.

This celebration consisted of a solemn procession, pump, which starts from the Capitol, crossed the Forum, the Velabro, the Foro Boario and entered in the Circus from Porta Pompae. It was led by judges who took care of the games that were proceeding on a chariot, dressed as winners (with trabea and praetexta toga), wearing a golden crown [Juv. X, 35-42]. Then followed the young, before the horsemen in squadrons ordered horse, then those intended for the military in the infantry, and the charioteers themselves in ordered groups of chariots, chariot or a single horse. Then came the dancers who wore a red tunic, stopped by a bronze belt and weapons (of pyrrhica dancers) and those dressed as satyrs and Sileni who imitated and ridiculed the movements of the other, dancing the sicinnis, throwing jokes and witty phrases. After these came the flute and lyre. Finally there were priests, divided in their collegia and the images of the Gods, flow rates or on men’s shoulders, or on these wagons tonsae [Dion. H. VII, 72]. At the end of the procession, the magistrates and the priests sacrificed bulls [Dion. H. Cit.].

Following chariot races took place guided by a charioteer and a warrior who, at the end of the competition, he ran on foot [Dion. H. VII, 72], the peculiar practice of the Romans Ludi. There were other competitions on horseback in which competed the desultores, athletes leaping from their chariots and horses to compete walk, similar to the members of the Greek cavalry of Taranto (which is expected to come this type of competition) [Liv. XXIII, 29, 5]. In addition to the horse races, also they held athletic competitions of wrestling and boxing [Liv. I, 39; Dion. H. VII, 72]. Originally there was probably only a competition for each discipline, they attended only two or three contenders [Liv. XLIV, 9, 4], such as fationes of chariot races were, at first, only two or three: white, green and red. Subsequently their number and thus also that of the participants. In addition to these major events, there were also other competitions between young horse (lusus trojae) and struggle. They were added dances and stage performances, from 364 BCE [Liv. XXIV, 43, 7]. The winners of the competitions were rewarded with crowns and wore the weapons of defeated enemies.

 

Picture

Caracalla augustus, 198 – 217. Sestertius 213, Æ 23.33 g. M AVREL ANTONINVS PIVS AVG BRIT Laureate, draped and cuirassed bust r. Rev. P M TR P XVI IMP II View of the Circus Maximus with its arches, the obelisk, the spina, chariots; in the background, a temple and a colonnade. In exergue, COS IIII P P / S C. C 236. BMC 251 and pl. 75, 4 (this reverse die). RIC 500a.