XVI KAL. MAR. (15) NP

FORDICIDIA

In questo giorno avveniva il sacrificio delle fordae boves, le mucche gravide (forda o horda vuol dire gravida, che porta nel ventre un feto, da fero [Ov. Fast. IV, 630 – 31; Fest. 83; 102; Var. L. L. VI, 15]). Il nome della festività deriva da fordae + caedendae, il giorno in cui bisogna uccidere le fordae e compare in caratteri maiuscoli nei calendari epigrafici, segno della sua estrema antichità, ha tuttavia varie grafie: Fordicidia, Hordicidia [Fest. 102], Fordicalia [Lyd. Mens. IV, 72].

Secondo Giovanni Lido i pontefici entravano nel teatro e lanciavano fiori sul popolo, dopodiché eseguivano delle cerimonie sulle sementi per propiziarne la fecondità. Fuori dalla città avveniva il sacrificio delle fordae boves nei pressi delle pietre miliari [Lyd. Mens. Cit.]. Varrone, invece, parla solo del sacrificio delle fordae, situandolo però nelle curiae, dove avvenivano cerimonie pubbliche ed ufficiali [Var. L. L. cit.]. Infine Ovidio (che è la fonte che dà maggiori dettagli sul rito) situa il sacrificio sia nelle curiae, che sul Campidoglio [Ov. Fast. IV, 635 – 36].

L’offerta era rivolta a Tellus, le mucche gravide erano uccise ed i feti asportati; le viscere dei bovini ed i vitelli erano bruciati separatamente, questi ultimi erano consegnati alla Vestale Massima che, dopo averli lasciati consumare completamente sul fuoco, ne raccoglieva le ceneri, che, mischiate al sangue dell’October Equus, componevano una sostanza che era usata come suffimen, per fare fumigazioni purificatorie durante i Parillia.

Aition: secondo la tradizione, al tempo di Numa (che istituì la festa), Roma fu colpita da una grave carestia che coinvolse non solo le piante, ma anche gli animali. Il re consultò un oracolo (di Fauno) che gli disse che per placare l’ira di Tellus, avrebbe dovuto sacrificare due vacche, ma con una avrebbe dovuto offrire due vite. Egeria risolse l’enigma e consigliò di immolare due vacche di cui una gravida; così facendo si pose fine alla carestia [Ov. Fast. IV, 641 – 72].

Come si comprende dalla descrizione e dall’aition presentato da Ovidio, si tratta di un rituale teso a propiziare la fecondità sia della terra, che degli animali, infatti scrive che, nel mese di Aprilis, la terra è gravida dei suoi prodotti, i cereali stanno crescendo e si avvicinano al momento in cui la spiga si riempirà ed inizierà il periodo della maturazione, per questo, a Tellus gravida, veniva offerta una vittima gravida [Ov. Fast. IV, 633 – 35].

 

XVI KAL. MAR.  (15) NP

FORDICIDIA

On this day in Rome, the fordae boves, pregnant cows, sacrifice took place (forda or horda means pregnant, carrying a fetus in the womb, from fero [Ov. Fast. IV, 630-31; Fest. 83; 102; Var. L. L. VI, 15]). The name of the holiday comes from fordae + caedendae, the day when the fordae have to be killed and appears in capital letters in epigraphic calendars, a sign of his extreme antiquity, however it has different spellings: Fordicidia, Hordicidia [Fest. 102], Fordicalia [Lyd. Mens. IV, 72].

According to Johannes Lydus the roman pontiffs entered in the theater and threw flowers on people, then they performed ceremonies on seeds to propitiate their fecundity. Outside the city the sacrifice of boves fordae took place near milestones [Lyd. Mens. Cit.]. Varro, however, speaks only about the sacrifice, placing it in the curiae, where public and official ceremonies took place [Var. L. L. cit.]. Finally Ovid (which is the source giving more details about the ritual) situates the sacrifice both in the curiae and on the Capitol [Ov. Fast. IV, 635-36].

The offer was directed to Tellus, pregnant cows were killed and fetuses removed; the guts of cattle and calves were burned separately, they were delivered to the Vestal Maxima that, after letting them completely consume on fire, collected the ashes, which, mixed with October Equus’ blood, composed a substance used as suffimen, to make fumigations purifies during Parillia.

Aition: according to tradition, at the time of Numa, Rome was hit by a severe famine that involved not only plants, but also animals. The king consulted Faunus’ oracle and the God told him to placate the wrath of Tellus, sacrificing two cows, but with one of them he should have offered two lives. Egeria solved the riddle, and advised him to slay two cows, one being pregnant; this sacrifice put an end to the famine [Ov. Fast. IV, 641-72].

As can be understood from the description and dall’aition by Ovid, it is a ritual intended to propitiate the fertility of both the land and animals, writes that, in the month of Aprilis, the earth is pregnant of its products, cereals are growing and approaching the time when the ear will fill and begin the period of maturation, for this, to Tellus pregnant, she was offered a victim pregnant [Ov. Fast. IV, 633-35].

Picture

Hadrian. Silver Denarius (3.4 g), AD 117-138. Rome, ca. AD 134-138. HADRIANVS AVG COS III P P, bare head of Hadrian right. Reverse TELLVS above, STABIL in exergue, Tellus reclining left leaning on basket, resting hand on globe and holding vine branch. RIC 277; Strack 274; BMC 748; RSC 1429.

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EID.  APR. (13) NP

Iovi et Libertati

Il tempio si trovava sull’Aventino, forse nei pressi di quello di Juno Regina, dove attualmente c’è la chiesa di S. Sabina. Fu dedicato in origine il 13° Apr. [ILLRP 9] e restaurato da Augusto [Reg. Gest. XIX, 2; Babelon, Egnatia 3] che lo ridedicò alle Kal. Sept. [Fast. Arv. ad Kal. Sept.; CIL I pg 214; 328]. Fu votato e costruito da Ti. Sempronius Graccus quando era edile nel 246 aev [Liv. XXIV, 16, 19] e vi si trovava un dipinto che celebrava la vittoria di Benevento del 214, posto da suo figlio.

L’edificio è rappresentato su un denario fatto coniare da C. Egnatius nel 75 aev [Babelon, Egnatia 3]: proprio lo studio dell’immagine su questa moneta che mostra due statue di culto, una con il pilleum e l’altra che impugna dei fulmini, ha permesso di risolvere il problema della divinità titolare del tempio, ovvero, di determinare che vi si veneravano assieme Juppiter e Libertas, da cui le ambiguità delle fonti che oscillano tra l’uno e l’altra [Fest. 121; Liv. XXIV, 16, 19; Reg. Gest. XIX, 2], oppure riportano Juppiter Libertas [CIL I pg 214; 328]

Iovi Victori

Il tempio (aedes) fu votato nel 295 aev durante la battaglia di Sentinum dal dittatore Q. Fabius Maximus Rullianus, il quale, in seguito, vi depose le spoglie dei Sanniti sconfitti [Liv. X, 29, 14; 18]. Nel 293 aev L. Papirius, durante la battaglia di Aquilonia, votò una coppa di vino nuovo a Juppiter Victor, il che ha fatto pensare che il tempio fosse già stato dedicato [Liv. X, 42, 7]. La data della dedicazione fu le Eid. Apr. [Ov. Fast. IV, 621; ILLRP 9]. Viene menzionato in età imperiale come luogo in cui si riunì il senato dopo l’assassinio di Caligola, nel 41 [Jos. Ant. Iud. XIX, 4, 3] e perché colpito da un fulmine nel 54 [Cas. Dio. XL, 35], mentre nel 42 un fulmine colpì un altare che si trovava nelle sue vicinanze [Cas. Dio. XLVII, 40, 2].

Secondo i cataloghi regionali si trovava nella Regio X, sul Palatino, ma tale collocazione è più consona al tempio di Juppiter Invictus, il cui epiteto, in età imperiale, venne a essere confuso con Victor.   Un’epigrafe, trovata nei giardini del Quirinale [CIL VI, 438 = 30767] con una dedica a Juppiter Victor da parte di T. Aebutius Carus, triumviro coloniae deducendae nel 183 aev, attesta l’esistenza di questo culto sul Quirinale già in epoca medio-repubblicana, il che lascia pensare che il tempio si trovasse su questo colle.

 

Iovi et Libertati

The temple was on the Aventine, maybe close to that of Juno Regina, where now the church of St. Sabina is. It was originally dedicated on 13th Apr. [ILLRP 9] and restored by Augustus [Reg. Gest. XIX, 2; Babelon, Egnatia 3] who rededicated it at Kal. Sept. [Fast. Arv. to Kal. Sept .; The CIL pg 214; 328]. It was voted and built by Ti. Sempronius Graccus when aedilis in 246 BCE [Liv. XXIV, 16, 19]; his son put there a painting celebrating the victory of Benevento, 214 BCE

The building is depicted on a denarius coined by C. Egnatius in 75 BCE [Babelon, Egnatia 3]: precisely the study of the image of this coin showing two cult statues, one with lightning and the other wearing the pilleum, has solved the problem of the temple owner deity. Jupiter and Libertas were worshipped together, so the ambiguity of the sources oscillating between one and the other [Fest. 121; Liv. XXIV, 16, 19; Reg. Gest. XIX, 2], or report Jupiter Libertas [CIL The pg 214; 328]

Iovi Victori

The temple (aedes) was voted in 295 BCE at the Battle of Sentinum by the dictator Q. Fabius Maximus Rullianus, who, later on, put down there the remains of the defeated Samnites [Liv. X, 29, 14; 18]. In 293 BCE L. Papirius, during the Battle of Aquilonia, voted a new cup of wine to Jupiter Victor, which makes us think that the temple was already dedicated [Liv. X, 42, 7]. The date of the dedication was the Eid. Apr. [Ov. Fast. IV, 621; ILLRP 9]. It is mentioned in the imperial age as a place where the Senate met after the assassination of Caligula in 41 [Jos. Ant. Iud. XIX, 4, 3]; struck by lightning in 54 [Cas. Dio. XL, 35], while in the 42 lightning struck an altar nearby [Cas. Dio. XLVII, 40, 2].

According to regional catalogs it was in the Regio X, on the Palatine, but this place is more suited to the temple of Jupiter Invictus, whose epithet, in imperial times, came to be confused with Victor. An epigraph, found in the Quirinal gardens [CIL VI, 438 = 30767] with a dedication to Jupiter Victor by T. Aebutius Carus, Triumvir coloniae deducendae in 183 BCE, shows the existence of this cult on the Quirinal already in medium-Republican age, suggesting that the temple was located on this hill.

 

Picture

  1. Egnatius Cn. f. Cn. n. Maxumus

Denarius 75, AR 3.91 g. MAXSVMVS Winged bust of Cupid r., bow and quiver of arrows over shoulder. Rev. Distyle temple, within which stand Jupiter and Libertas facing; to l., VII, and to r., [CN·N]. In exergue, C·EGNATIVS·[CN· F]. Babelon Egnatia 2. Sydenham 788. Crawford 391/2.

PRID. APR.  (12) N – XII KAL. MAJ. (19) N

Ludi Cereales

La prima attestazione dello svolgimento di questi giochi è in Livio e si riferisce al 202 aev. [Liv. XXX, 29], tuttavia una moneta dell’edile Memmius, sembrerebbe attestare che fossero già celebrati nel 211 aev . Essi erano a cura degli edili plebei [Cic. Ver. V, 14, 36] e, durante il loro svolgimento, i plebei erano soliti scambiarsi inviti a pranzo, così come facevano i patrizi durante i Ludi Megalenses [Gell. XVIII, 2, 11].

Comprendevano ludi circenses [Ov. Fast. IV, 709 – 12; Tac. Ann. XV, 53, 1; 74, 1] e ludi scoenici [Liv. XXX, 39, 8; Cyp. Spect. IV, 4]

Si indossavano vesti bianche e non era consentito indossare abiti luttuosi [Ov. Fast. IV, 619 – 20]. Alla Dea non si offrivano sacrifici cruenti, esclusa la scrofa (victima propria della Dea), ma: incenso, farro, o mola salsa, torce resinose (taeda), sui focolari domestici [Ov. Fast. IV, 407 – 14]

 

Ludi Cereales

The first evidence of these Ludi is Livius and refers to 202 BCE [Liv. XXX, 29], but a coin belonging to Memmius, edilis, would seem to attest them already in 211 BCE. They were organized by the aediles plebeii [Cic. Ver. V, 14, 36] and, during them, plebeians were used to exchange invitations to dinner, as did the patricians during the Ludi Megalenses [Gell. XVIII, 2, 11].

They included ludi circenses [Ov. Fast. IV, 709-12; Tac. Ann. XV, 53, 1; 74, 1] and ludi scoenici [Liv. XXX, 39, 8; Cyp. Spect. IV, 4]

People wore white robes and mournful clothes were not allowed [Ov. Fast. IV, 619-20]. The Goddess not received bloody sacrifices, (excluding sows victima propria for Cereris), but: incense, spelled, or mola salsa, resinous torches (taeda), on domestic hearths [Ov. Fast. IV, 407-14]

 

Picture

  1. Memmius, about 56 BC. Denarius. AR 3.70 g. C. MEMMI. C.F. – QVIRINVS Laureate, bearded head r. of Quirinus. Rev. MEMMIVS. / AED. CERIALIA FECIT Ceres, wearing long dress, seated r. on stool, holding corn-ears in her r. hand, torch with her l. hand; at feet, serpent erect r. Cr. 427/2. Syd. 921.

NON.  APR. (5) C

Fortuna Publica in Colle

Il tempio di Fortuna Publica Citerior era il più vicino alla città, all’interno (citerior) rispetto alla Porta Collina di un gruppo di tre edifici sacri dedicati a Fortuna sul Colle Quirinale [Cas. Dio. XLIII, 26]. Non si sa nulla della sua storia [Fast. Praen. ad Non. Apr., CIL I², 235; 315: Fortunae publicae citerio(ri) in colle; ILLRP 9; Ov. Fast. IV, 375 – 76]

 

The temple of Fortuna Publica Citerior was the closest to the city, of a group of three sacred buildings dedicated to Fortuna on the Quirinal Hill, inside (Citerior) the Porta Collina [Cas. Dio. XLIII, 26]. Nothing is known of its history [Fast. Praen. of Not. Apr., CIL I², 235; 315: Fortunae publicae Citerio (re) in the hill; ILLRP 9; Ov. Fast. IV, 375-76]

Picture

Titus Aureus, Fortuna reverse, RIC II 696. Titus, as Caesar (69-79 AD). Aureus (20 mm, 6.95 g), Roma (Rome), 74 AD. Obv. T CAESAR IMP VESP, laureate head right. Rev. PONTIF TR POT, Fortuna standing left on garlanded base, holding rudder and cornucopiae. RIC II, 696.

II NON.  APR.  (4) C – IV EID. APR. (10) N

Matri Magnae

Ludi Megalesiaci

Durante la Seconda Guerra Punica, le truppe cartaginesi di Annibale occupavano il territorio italiano, in seguito alla consultazione dei Libri Sibillini, fu trovata una profezia che secondo la quale un nemico che avesse portato la guerra nelle terre d’Italia, avrebbe potuto essere sconfitto e scacciato se fosse stata fatta venire a Roma la Grande Madre Idea [Liv. XXIX, 10, 5] (identificata con Rhea, sposa di Kronos e con la Dea frigia Cibele). La profezia fu confermata anche da un responso dell’oracolo di Delfi, quindi, nel 204 a. c. a seguito di una serie di presagi (come la caduta di pietre dal cielo), i Romani inviarono un’ambasciata in Frigia per chiedere di poter trasferire il simulacro della Dea (una pietra nera di forma appuntita) dal santuario di Pessinunte alla loro città [Liv. XXIX, 10; Cic. Har. Resp. XIII, 27; Ov. Fast. IV, 171 segg; Var. L. L. VI, 15; Diod. Sic. XXXV, 33; Herod. I, 11; App. Hann. VII, 9, 56].

Il simulacro della Dea, una pietra caduta dal cielo [Diod. Sic. XXXV, 33], fu trasferito in nave fino al porto di Ostia, lì fu accolto dai sacerdoti, dalle vestali, dalle matrone. Secondo la tradizione qui una di esse [Liv. XXIX, 14, 12], di nome Claudia Quinta, della gens Claudia, che i pettegolezzi accusavano di infedeltà coniugale [App. Hann. VII, 9, 56], si sottopose al giudizio della Dea: dopo essersi purificata con l’acqua del Tevere per tre volte ed aver invocato gli Dei, si prostrò in atteggiamento supplice e chiese a Cibele di confermare la sua castitas. A questo punto prese la gomena che fermava la nave che portava la Dea e la trasse lungo il Tevere senza sforzo, così la Dea diede il suo giudizio positivo sulla donna [Ov. Fast. IV, 305 – 328; Sil. It. XVII, 23 segg.]. Secondo un’altra versione la nave che portava la Dea si fermò alla foce del Tevere e non ci fu alcun modo di muoverla e condurla verso Roma, allora una vestale accusata di aver violato la castità pregò la Dea di seguirla se fosse stata ancora pura; quindi legarono una fune alla prua della nave e la donna riuscì a tirarla facilmente lungo il fiume [Herod. I, 11; Sen. Matrim. Fr. 80; Suet. Tib. II; Tac. Ann. IV, 64; Plin. Nat. Hist. VII, 35, 120]. Questo aneddoto era molto noto e sembra anche oggetto di opere teatrali [Ov. Fast. IV, 326]; versioni più tarde tramandano che Claudia fu scelta per andare a ricevere la Dea perché ritenuta donna di grande virtù, ella allora legò la propria cintura alla prua della nave e la trascinò miracolosamente da sola [Lact. Inst. II, 7, 12; Tert. Apol. XXII; Macr. Sat. II, 5, 4; August. C. D. X, 16; Aurel. Vict. De Vir. Ill. XLVI; Claudian. Laus Ser. 17]. In seguito, per commemorare l’episodio, una statua in bronzo di Claudia Quinta che tirava la nave della Dea fu collocata nel tempio [Val. Max. I, 8, 11; Tac. Ann. IV, 64, 3].

Dopo aver condotta la nave inghirlandata lungo un tratto del Tevere, un flamine prese la pietra che rappresentava Cibele e la consegnò, dopo il compimento di opportuni riti (Ovidio menziona la lavatio del simulacro e degli oggetti sacri ed il sacrificio di una giumenta mai sottoposta al giogo [Ov. Fast. IV, 334 – 340]), alle matrone. Le donne la passarono di mano in mano andando in processione fino a Roma, nel frattempo la cittadinanza intera si fece loro incontro e furono disposti tripodi che bruciavano incenso vicino alle porte da cui passarono. Infine fu provvisoriamente deposta nel tempio di Vittoria sul Palatino [Liv. XXIX, 14; Ov. Fast. IV, 293 segg]; il tempio di Cibele fu dedicato sempre sul Palatino nel 191 a. c. [Liv. XXXVI, 36]

In ricordo dell’arrivo della Dea a Roma, ogni anno si svolgeva una lavatio rituale degli oggetti a Lei sacri [August. C. D. II, 4] e venivano celebrati dei giochi detti Ludi Megalesiaci, poiché in consacrati alla Grande Madre Idea degli Dei, chiamata anche Dea Megale [CIL I, 1, 390]; in origine scenici [Liv. XXXIV, 54] e organizzati dagli edili curuli (Figura 51) (il che ne dimostra il carattere aristocratico), in seguito anche circensi [CIL I, 1, 391] ed organizzati dai pretori [Dion. H. II, 19, 3]; duravano sette giorni dal 4° al 10° di Aprilis e dapprima si svolsero sul Palatino, nei pressi del tempio della Grande Dea [Cic. De Har. Resp. XII, 24], dove per l’occasione era allestito un teatro di legno. I resti del podio del tempio ricostruito in età augustea mostrano una scalinata che scendeva verso il Circo Massimo e che poteva essere usata da un piccolo gruppo di persone, per assistere ai ludi circensi. In quest’occasione furono rappresentate alcune opere di Terenzio e commedie di Plauto, nonché mimi di carattere osceno, forse connessi ai misteri della Dea e al mito di Attis [August. cit.; Arn. Adv. Nat. VII, 33].

Durante i festeggiamenti in Suo onore si svolgevano sacrifici di giovenche [Ov. Fast. IV, 316], compiuti dal pretore urbano [Dion. H. II, 19, 4] (secondo il rito romano secondo Dionigi, ma non è da escludere che si trattasse di quello greco ), accompagnati da un lectisternium; venivano anche deposte, sulla statua della Dea, le primizie della mietitura [Var. Sat. Men. Eumen 134 Fr 18].

Alla Grande Dea si offriva una focaccia fatta di erbe pestate in un mortaio con formaggio, sale, olio e aceto chiamata moretum [Ov. Fast. IV, 367 – 368]. Durante il periodo dei festeggiamenti per Cibele, i patrizi erano soliti scambiarsi inviti a banchetto che erano detti mutationes [CIL. I, 1, 390; Gell. XVIII, 2, 11]: sembra che fossero estremamente sfarzosi, tanto che una legge promulgata dal senato nel 161 aev limitò le spese per imbandirli a 120 assi e la quantità i argenteria da poter sfoggiare, a 100 libbre [Gell. II, 24, 2].

 

Matri Magnae

Ludi Megalesiaci

During the Second Punic War, the Carthaginian Hannibal’s troops occupied the Italian territory, following consultation of the Sibylline Books, a prophecy was found saying that an enemy who had brought the war in the lands of Italy, could have been defeated and driven off if the Great Mother Idea would be come to Rome [Liv. XXIX, 10, 5]. The prophecy was confirmed by a Delphi oracle, therefore, in 204. c. following a series of omina, the Romans sent an embassy in Phrygia asking to transfer the image of the Goddess (a pointed shape black stone) from Pessinus shrine to their city [ Liv. XXIX, 10; Cic. Har. Resp. XIII, 27; Ov. Fast. IV, 171 ff; Var. L. L. VI, 15; Diod. Sic. XXXV, 33; Herod. I, 11; App. Hann. VII, 9, 56].

The image of the Goddess, a stone fallen from the sky [Diod. Sic. XXXV, 33], was transferred by ship to the port of Ostia, there it was received by the priests, the Vestals, and the matrons. According to tradition one of them [Liv. XXIX, 14, 12], named Claudia Quinta, belonging to the Claudia gens, accused of marital infidelity [App. Hann. VII, 9, 56], submitted herself to the Goddess judgment: after being purified with the water of the Tiber three times and having invoked the Gods in suppliant attitude, she asked Cybele to confirm her castitas. She took the hawser that stopped the Goddess ship and pulled along the Tiber without effort, so the Goddess gave her positive opinion on the woman [Ov. Fast. IV, 305-328; Sil. En. XVII, 23 et seq.]. According to another version, the ship stood at the mouth of the Tiber, and there was no way to move it, so a vestal charged with breaking chastity prayed the Goddess to follow her if she was still pure; the woman was able to pull the ship easily along the river [Herod. I, 11; Sen. Matrim. Fr. 80; Suet. Tib. II; Tac. Ann. IV, 64; Plin. Nat. Hist. VII, 35, 120]. This story was very well known and it seems the subject of plays [Ov. Fast. IV, 326]; later handed down versions that Claudia was chosen to go to receive the Goddess because it was deemed a great virtue woman, she then tied his belt around the bow of the ship and dragged it miraculously alone [Lact. Inst. II, 7, 12; Tert. Apol. XXII; Macr. Sat. II, 5, 4; August. C. D. X, 16; Aurel. Vict. De Vir. Ill. XLVI; Claudian. Laus Ser. 17]. To commemorate the episode, a bronze statue of Claudia Quinta pulling the Goddess ship was placed in the temple [Val. Max. I, 8, 11; Tac. Ann. IV, 64, 3].

Having conducted the garlanded the ship along a stretch of the Tiber, a flamine took the stone that represented Cybele and gave, after completion of appropriate rites (Ovid mentions the washhouse of the statue and the sacred objects and the sacrifice of a mare never submitted to yoke [Ov. Fast. IV, 334-340]), to the matrons. The women passed from hand to hand going in procession to Rome, in the meantime the whole town met them and were willing tripods burning incense near the ports from which they passed. Finally it was provisionally placed in the temple of Victory on the Palatine [Liv. XXIX, 14; Ov. Fast. IV, 293 ff]; the temple of Cybele was always paid on the Palatine in 191 a. c. [Liv. XXXVI, 36]

To commemorate the arrival of the Goddess in Rome, each year he spent a lavatio ritual objects sacred to you [August. C. D. II, 4] and were celebrated of those Megalesiaci Ludi games, because in consecrated to the Great Mother Idea of ​​the Gods, also called Goddess Megale [CIL I, 1, 390]; in the scenic origin [Liv. XXXIV, 54], and organized by the curule aediles (Figure 51) (which demonstrates the aristocratic character), later also circus [CIL I, 1, 391] and organized by magistrates [Dion. H. II, 19, 3]; It lasted seven days from the 4th to the 10th of Aprilis and at first took place on the Palatine, near the temple of the Great Goddess [Cic. De Har. Resp. XII, 24], where the opportunity was set up a wooden theater. The remains of the podium of the temple rebuilt in the Augustan period show a staircase leading down to the Circus Maximus, and that could be used by a small group of people, to attend the circus games. On this occasion they were represented some works of Terence and Plautus, and mimes obscene, perhaps related to the Goddess and the Attis myth [August. cit .; Arn. Adv. Nat. VII, 33].

During the festivities in Her honor heifers sacrifices were held [Ov. Fast. IV, 316], made by the urban magistrate [Dion. H. II, 19, 4], accompanied by a lectisternium; first fruits of the harvest were offered to the Goddess [Var. Sat. Men. Eumen 134 Fr 18], as well as a cake made of herbs pounded in a mortar with cheese, salt, oil and vinegar called moretum [Ov. Fast. IV, 367-368]. During the celebrations for Cybele, the patricians were used to exchange a banquet invitations called mutationes [CIL. I, 1, 390; Gell. XVIII, 2, 11]: it seems that they were extremely gorgeous, so much so that a law enacted by the Senate in 161 BCE limited expenses imbandirli to 120 axes and amount can show off the silverware, 100 pounds [Gell. II, 24, 2].

 

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Claudia Quinta pulling Cybele ship, brass medallion struck in honour of the elder Faustina

III NON.  APR. (3) C

Hercules Victor

… In questo giorno si onorava Ercole Vincitore come dispensatore di buona salute. In questo mese era costume astenersi dal consumare rafano… Nei suoi [di Ercole] misteri gli uomini si vestivano da donna… infatti, dopo l’infertilità portata dall’inverno, [all’arrivo della primavera] i semi iniziano a germogliare… [Lyd. Mens. IV, 67].

Il passo di Giovanni Lido a prima vista può sembrare strano e discutibile, tuttavia, non è l’unico che fa riferimento a un travestimento femminile che ha come protagonista Ercole: nei Fasti, Ovidio racconta di Faunus che, invaghitosi della bella Omphale, tenta di sedurla. La ragazza però scambia i suoi vestiti con Ercole, così Faunus, credendo di sorprendere la giovane addormentata, si ritrova a giacere con l’eroe greco [Ov. Fast. 303 – 58].

Alcuni autori hanno visto in questi passaggi dei riferimenti a riti dionisiaci (Lido parla appunto di misteri, che però ascrive a Ercole e non a Dioniso), durante l’iniziazione dionisiaca era infatti usuale abbigliarsi come un membro del sesso opposto.

Altri invece hanno ritenuto che si trattasse di rituali legati alla rinascita primaverile, connessi a un culto di Ercole – Melquart di origine orientale, forse penetrato a Roma in epoca arcaica, che aveva il suo centro nel santuario dell’Ara Maxima.

 

Hercules Victor

… On this day on honored Hercules Victor, good health giver. In this month it was customary to refrain from consuming horseradish … In His [Hercules] mysteries men dressed as women … In fact, after winter infertility, [on spring arrival] the seeds start to germinate … [Lyd. Mens. IV, 67].

The passage of Johannes Lydus at first glance may seem strange and questionable, however, is not the only one refering to a female disguise that features Hercules: in Ovid’s Fasti, Faunus who fell in love with beautiful Omphale, try to seduce her. The girl, however, exchanged her clothes with Hercules, so Faunus, thinking to surprise the girl asleep, finds himself lying with the greek hero [Ov. Fast. 303-58].

Some authors have seen in these passages a reference to Dionysian rites (Lido precisely speaks of mysteries, but ascribes to Hercules and not to Dionysus), during the Dionysian initiation in fact dressing as a member of the opposite sex was usual.

Modern authors think to some indications related to spring revival rituals, linked to a cult of Hercules – Melquart coming from Near East, possibly penetrated in Rome in ancient times, having its center in Ara Maxima sanctuary.

 

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HADRIAN (117-138). Denarius. Rome. Obv: HADRIANVS AVGVSTVS. Laureate bust right, slight drapery on far shoulder. Rev: COS III. Herakles seated right on cuirass, holding Victory and club set on shields. RIC 148.

KAL.  APR. (1) NP

Veneralia

Fortuna Virilis

Alle Kalendae Aprilis si svolgevano i rituali in onore di Venus Verticordia “Colei che volge i cuori [alla pudicizia]”. Questo culto fu introdotto a Roma in due riprese. Valerio Massimo riporta che all’inizio del III sec. a. c. il Senato decretò la consacrazione di una statua a Venus Verticordia, allo scopo di distogliere le matrone e le giovani romane dalla lussuria e di volgerle alla castità. In quell’occasione si decretò quale fosse la matrona più casta della città: furono scelte 100 matrone e tra esse 10 vennero tirate a sorte, in mezzo a questo piccolo gruppo Sulpicia, moglie di Quintus Fluvius Flaccus, fu decretata sanctissima femina (o pudicissima femina) [Val. Max. VIII, 15, 12; Plin. Nat. Hist. VII, 120; Solin. I, 126].

Circa un secolo dopo, la morte di una giovane figlia di un cavaliere romano, perché colpita da un fulmine, fu presagio di una grave empietà; in breve tempo si scoprì che tre vestali di nobile famiglia si erano rese colpevoli di fornicazione (incestum) con uomini di rango equestre. Le tre donne furono messe a morte e, in seguito alla consultazione dei Libri Sibillini, fu decretata la costruzione di un tempio dedicato a Venus Verticordia per espiare il misfatto [Jul. Obs. XXXVII (XCVII); Oros. V, 15, 20 – 21]. Plutarco, in questa occasione, accenna anche al compimento di sacrifici umani [Plut. Q. R. 83]

Le matrone e le giovani romane si recavano al tempio di Venus, compivano la lavatio della statua della Dea, e le offrivano rose e altri fiori [Ov. Fast. IV, 133 – 38]; quindi prendevano un bagno coronate di mirto nei pressi del tempio [Ov. Fast. Cit.; Plut. Num. XIX, 3]. La pratica della lavatio è considerata di origine greca, probabilmente, a causa del periodo tardo in cui questo culto di Venus si è affermato.

In questo giorno era onorata anche Fortuna Virilis: le fonti però non sono concordi, infatti gli autori più tardi, come Plutarco e Giovanni Lido, non fanno più menzione di questa divinità ed ascrivono tutti i riti delle Kalendae ad Afrodite. Questa lacuna ha fatto ipotizzare che in tempi antichi il primo giorno di Aprilis fosse stato sacro a Fortuna Virilis e che in seguito, i riti in suo onore siano stati assorbiti nel culto di Venus Verticordia. Fortunatamente ci sono pervenuti alcuni frammenti di questo culto, soprattutto attraverso le note al calendario di Preneste scritte da Verrio Flacco e i Fasti di Ovidio.

Dai fasti apprendiamo che Fortuna Virilis era onorata dalle donne durante un bagno nelle terme: in questa occasione esse bruciavano incenso e chiedevano alla Dea di celare agli uomini i loro difetti fisici così da renderle più seducenti; inoltre veniva bevuta una mistura di latte, papavero e miele, chiamata cocetum [Fest. 39] (molto probabilmente il nome è di derivazione greca, da cuchton), che era solitamente consumata dalle neospose [Ov. Fast. IV, 145 – 52]. Secondo Verrio Flacco le donne romane pregavano Fortuna Virilis e quelle di bassa condizione e le prostitute, in questo giorno, prendevano un bagno nelle terme degli uomini [CIL. I, 1, 262]. Anche Giovanni Lido parla dell’usanza, da parte delle donne di umile condizione, di bagnarsi nelle terme maschili [Lyd. Mns. IV, 65], ma l’ascrive al culto di Venus (come abbiamo visto prima).

 

Veneralia

Fortuna Virilis

At Kalendae Aprilis rituals in honor of Venus Verticordia “She who turns hearts [to modesty]” held. This cult was introduced in Rome on two moments. Valerius Maximus reports that at the beginning of the third century BC. the Senate decreed the consecration of a statue Venus Verticordia, in order to divert the matrons and young Roman lust and turn them to chastity. On that occasion the most chaste matron of the city was chosen: 100 matrons were selected and among them 10 were drawn by lot, among this small group Sulpicia, wife of Quintus fluvius Flaccus, was decreed sanctissima femina (or pudicissima femina ) [Val. Max. VIII, 15, 12; Plin. Nat. Hist. VII, 120; Solin. I, 126].

About a century later, the death of the young daughter of a Roman knight, struck by lightning, was a harbinger of serious impiety; soon it was discovered that three vestal noble family had made guilty of fornication (incestum) with men of equestrian rank. The three women were put to death and, following consultation of the Sibylline Books, the construction of a temple dedicated to Venus Verticordia was decreed to atone for the crime [Jul. Obs. XXXVII (XCVII); Oros. V, 15, 20-21]. Plutarch, on this occasion, also refers to the fulfillment of human sacrifices [Plut. Q. R. 83].

The Roman matrons and young people went to the temple of Venus, were making the lavatio the statue of the Goddess, and offered roses and other flowers [Ov. Fast. IV, 133-38]; then they took a bath myrtle crowned near the temple [Ov. Fast. cit .; Plut. Num. XIX, 3]. The practice of the washhouse is considered of Greek origin, probably, because of the late time when the cult of Venus has emerged.

This day was also honored Fortuna Virilis: the sources, however, do not agree, in fact, to later authors, such as Plutarch and Johannes Lydus, do not make more mention of this deity and ascribe all the rites of Kalendae to Aphrodite. This gap has led to the hypothesis that in ancient times on the first day of Aprilis was sacred to Fortuna Virilis and later, the rites in his honor have been absorbed in the cult of Venus Verticordia. Fortunately we have received some fragments of this cult, especially through the notes on the calendar for Preneste written by Verrius Flaccus and Ovid’s Fasti.

From the pomp we learn that Fortuna Virilis was honored by the women during a bath in the thermae. On this occasion they burned incense and asked the goddess to conceal men their physical flaws making them more attractive; on drank a mixture of milk, honey and poppy, called cocetum [Fest. 39] (most likely the name is derived from Greek, from cuchton), which was usually consumed by new-bride [Ov. Fast. IV, 145-52]. According Verrius Flaccus Roman women prayed Fortuna Virilis and those of low condition and prostitutes, on this day, took a bath in the men’s baths [CIL. I, 1, 262]. Following Lydus women of humble condition were used to bathe in the men’s baths [Lyd. Mns. IV, 65], but the author ascribes it to the worship of Venus (as we saw earlier).

II KAL. APR. (31) C

Lunae in Aventino

In questo giorno si ricorda la dedica del tempio consacrato alla Dea Luna sul colle Aventino [Ov. Fast. III, 883; Fast. Caer. Praen. ad Pr. Kal. Mart; CIL I pg 212; 234; 314]; la tradizione annalistica ne fa risalire la costruzione a Servius Tullus [Tac. Ann. XV, 41] (altre versioni del testo di Tacito portano Lucina, ovvero Diana anziché Luna, quindi il riferimento potrebbe essere al tempio di Diana sull’Aventino, anziché a quello di Luna), ma la prima menzione che abbiamo è del 182 aev [Liv. XL, 2, 2] quando una forte tempesta ne strappò una delle porte che finì contro il lato posteriore del tempio di Cerere, per cui la sua costruzione dovrebbe risalire al III sec aev. Grazie a questo e ad altri riferimenti [Oros. V, 12, 8; Auct. De Vir. Ill. 65] è possibile ipotizzare che la sua localizzazione fosse nell’estremità nord-ovest del colle, sopra la Porta Trigemina. Fu colpito da un fulmine al tempo della morte di Cinna [App. B. C. I, 78]; dopo la distruzione di Corinto, Mummio dedicò alcune delle spoglie provenienti da quella città in questo tempio [Vitruv. V, 5, 8]. Bruciò nel grande incendio di età neroniana [Tac. Ann. XV, 41] e successivamente non è più menzionato.

 

Lunae in Aventino

On this day we remember the dedication of the Goddess Luna temple on the Aventine Hill [Ov. Fast. III, 883; Fast. Caer. Praen. to Pr. Kal. Mart; The CIL pg 212; 234; 314]; the annals dates back the construction Servius Tullus [Tac. Ann. XV, 41] (other versions of Tacitus text have Lucina, or rather Diana Luna, so the reference could be to the temple of Diana on the Aventine, instead of that of Moon), but the first mention we have is the 182 BCE [Liv. XL, 2, 2] when a strong storm tore off one of the doors that slammed into the back of the Temple of Ceres, so its construction probably dates back to the third century BCE. Thanks to this and other references [Oros. V, 12, 8; PsAure. Vict. De Vir. Ill. 65] it is possible to assume that its location was in the north-west of the hill, above the Porta Trigemina. It was struck by lightning at the time of Cinna death [App. B. C., 78]; after the destruction of Corinth, Mummius dedicated some of the spoils from that city in this temple [Vitruv. V, 5, 8]. It burned down in the great fire of Nero’s age [Tac. Ann. XV, 41] and subsequently is no longer mentioned.

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Julia Domna AR Antoninianus. Rome, AD 215-217. IVLIA PIA FELIX AVG, draped bust right, wearing stephane, set on crescent / LVNA LVCIFERA, Luna, with fold of drapery floating around and above head, driving biga of horses left. RIC IV 379a (Caracalla); RSC 106

IX KAL. APR. (24) F

Q. R.C. F.

Quando Rex Comitiavit Fas. Nella nota relativa del calendario di Preneste, questo giorno è confuso col Regifugium. Il rex sacrorum (in tempi più antichi il rex), si recava nel Comitium e, compiendo un sacrificio, pronunciava una formula appropriata; dopodiché era fas trattare gli affari e tenere le assemblee giudiziarie ed i comizi elettorali, cosa che in precedenza era nefas [Varr. L. L. VI, 31]. Anticamente, in questa data e nel 23° giorno di Majus, si riunivano i comitia calata, non sappiamo che funzione avessero, forse erano solo l’assemblea dei cittadini a cui il rex annunciava le leggi (è molto improbabile che avessero la funzione di ratificare le sue decisioni) [Gajus Inst. II, 101] e che acclamava i nuovi sovrani dopo l’inauguratio. In origine avevano anche una funzione militare, ed erano l’assemblea degli uomini in armi, il populus, quindi questa data segnava la prima riunione, davanti al rex o ai capi militari, dell’esercito che si preparava all’inizio della stagione bellica; per questo motivo il luogo di assemblea era il Comitium, esterno al pomerium del Palatino.

Secondo Cornelio Labeone, i comitia calata erano presieduti dal collegio dei pontefici [Labeo apud Gel. XV, 27, 1] e durante la loro riunione venivano redatti i testamenti e le detestatio sacrorum [Gel. XV, 27, 3; Gajus Cit.]

 

IX KAL. April (24) F

Q. R. C. F.

When Rex Comitiavit Fas. In the note of Preneste calendar, this day is confused with regifugium. The rex sacrorum (in ancient times the rex), went in Comitium and, making a sacrifice, uttered an appropriate formula; after which it was fas transacting business and keeping the judicial and electoral meetings assemblies, which previously was nefas [Varr. L. L. VI, 31]. In ancient times, on this date and in the 23 th day of Majus, the comitia calata met; we do not know what function they had, perhaps they were just the citizens’ assembly at which the rex announced laws (it is very unlikely that they would function to ratify its decisions) [Gajus Inst. II, 101] and cheered the new rulers after the inauguratio. Originally they also had a military function, and they were the assembly of men under arms, the populous: this date marked the first meeting of the army, in front of the rex or military chiefs, at the beginning of the war season; for this reason the place of assembly was the Comitium, outside the pomerium of the Palatine.

According to Cornelius Labeo, the comitia calata were presided over by the college of pontiffs [Labeo apud Gel. XV, 27, 1] and during their meeting were drawn up wills and detestatio sacrorum [Gel. XV, 27, 3; Gajus Cit.]

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  1. Licinius Nerva. Denarius 113 or 112, AR 3.97 g. Helmeted bust of Roma l., holding shield in l. hand and spear over shoulder in r.; in l. field, Ú. Above helmet, crescent and in r. field, ROMA. Rev. Voting scene: three citizens in the comitium; one of them placing ballot in cista. In middle field above, a tabella inscribed P; below, P·NERVA. Babelon Licinia 7. Sydenham 548. RBW 1125. Crawford 292/1.

X KAL. APR. (23) NP

TUBILUSTRIUM

Questo era l’ultimo dei cinque giorni di celebrazioni in onore di Minerva; era così chiamato perché nell’atrio sutorio avveniva, attraverso il sacrificio di un agnello, la purificazione (lustratio) delle trombe (tubae) usate nelle cerimonie [Fest. 353; Varr. L. L. VI, 14; Lyd. Mens. IV, 60] dai tibicines populi romani, un collegio sacerdotale che accompagnava le danze dei salii [Var. L. L. V, 117; Calp. Ecl. I, 65; Dion. H. II, 71]. Si ricorda anche il ritrovamento del lituus di Romolo tra le rovine degli edifici sul Palatino, dopo l’incendio da parte dei Galli [Cal. Praen], tuttavia, poiché in latino lituus designava sia il bastone degli auguri, che un tipo di tromba, è possibile che la connessione con questo evento sia frutto di una confusione. In questo giorno e nei precedenti erano attivi i Salii. L’atriuim sutoriuim era la sala dei calzolai. Le trombe erano quelle utilizzate dagli araldi per convocare il popolo, il giorno seguente e anche durante le battaglie [Liv. II, 64] (con il passaggio alla repubblica questo fu l’impiego principale, mentre in precedenza il corno era preferito); sono menzionate tra le armi purificate durante l’armilustrium di October

 

X KAL. April (23) NP

Tubilustrium

This was the last of five days celebrations in honor of Minerva; it was so called because the sacrifice of a lamb, the purification (lustratio) trumpets (tubae) used in ceremonies took place in the atrium sutorium [Fest. 353; Varr. L. L. VI, 14; Lyd. Mens. IV, 60]. It also remembers the discovery of Romulus lituus in the ruins of the Palatine buildings, after the gallic burning [Cal. Praen]; however, since in latin word lituus designated both the stick cards, and a kind of trumpet, it is possible that the connection with this event is the result of a confusion. In this day were active the Salii. The atriuim sutoriuim was the shoemakers room. The trumpets were those used by heralds to summon the people, the next day and even during the battles [Liv. II, 64] (with the transition to a republic that was the principal use, whereas previously the horn was preferred); they are mentioned among the weapons purified during armilustrium of October

 

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Vespasian 69 – 79. Aureus, Lugdunum 70-71, AV 7.18 g. IMP CAESAR VESPASIANVS AVG TR P Laureate head r. Rev. Emperor standing r. in quadriga, holding palm branch and eagle-tipped sceptre; behind, Victory crowning him. In the background, men standing r., blowing trumpet and before horses, a captive with hands tied behind his back, escorted by Roman soldier, holding spear. In exergue, TRIVMP AVG. RIC 294. BMC 397. C 657. CBN 301. Calicó 689. Henin 768. Kraay-Hirmer pl. 66, 229.