VIII KAL. SEPT. (23) NP

VOLCANALIA

Majae supra Comitium

I Volcanalia erano la festa in onore di Volcanus

… Volcanalia da Volcanus, poichè allora cadeva il giorno festivo a lui dedicato e il popolo gettava nel fuoco degli animali per il proprio bene (pro se [nel testo pro se starebbe per pro populo, formula che distingue le feste pubbliche, oppure al posto di se stessi, cioè delle proprie anime])… [Var. L. L. VI, 20] Continua a leggere VIII KAL. SEPT. (23) NP

VI EID. SEXT. (8) C

Soli Indigiti In Colle Quirinale

L’esistenza di un luogo consacrato a Sol Indiges sul colle Quirinale è riportata dai calendari epigrafici di età imperiale: in origine si trattava probabilmente di un fanum o sacellum, ossia uno spazio a cielo aperto, che, L. Papirius Cursor, nel 293 aev, trasformò nel primo solarium (uno spazio aperto e pianeggiante destinato all’osservazione della posizione del sole, per determinare l’ora del giorno) della città [Plin. Nat. Hist. VII, 60, 213], su cui forse fu edificato un tempio nel corso del III sec. aev. Continua a leggere VI EID. SEXT. (8) C

NON.  SEXT. (5) NP

Saluti in Colle Quirinali

Salus era una divinità onorata a Roma, probabilmente sempre sul Colle Quirinale, fin da tempi remoti [CIL I, 49; 179], come dimostra il fatto che il luogo fosse anche chiamato Collis Salutaris; il suo culto era diffuso anche fuori dalla città, come indicano ritrovamenti compiuti a Orte e Pompei [Diehl – Alt. lat. Inschrift. III, 192; ILS 3822]. Continua a leggere NON.  SEXT. (5) NP

NON.  JUN. (5) N

Dio Fidio in Colle

Semo Sancus Dius Fidius è un nome che unisce due divinità distinte, tale identificazione è testimoniata sia dai documenti epigrafici ritrovati nel tempio [CIL VI, 567 – 568; 30994], che da Varrone e Verrio Flacco [Var. L. L. V, 66; Fest. 241].

Secondo Dionigi di Alicarnasso, il culto di Semo Sancus, fu istituito sul Quirinale dai Sabini che lo occupavano, prima che entrasse a far parte della città di Roma [Dion. H. II, 49, 2]. Il suo tempio fu votato da Tarquinio il Superbo e dedicato da Septimius Postumius nel 466 aev. [Dion. H. IX, 60; Ov. Fast. VI, 231; CIL I2, 319; Fest. 241]: si trovava sul colle Mucialis [Var. L. L. V, 52], presso la Porta Sanqualis [Dion. H. IV, 58; Liv. VIII, 20, 8], sul luogo di un antico fanum o sacellum (ovvero luogo di culto a cielo aperto), che la tradizione vuole fosse stato consacrato da Tito Tazio [Ov. Fast. VI, 217 – 18; Prop. IV, 9, 74; Tert. Ad Nat. II, 9, 13; Var. L. L. V, 52], sebbene non figuri nella lista dei culti istituiti da questo re, riportata da Varrone [Var. L. L. V, 74]. All’interno del tempio vi era la statua di Gaja Caecilia (o Tanaquil), moglie di Tarquinio Prisco, ornata di una cintura che, si pensava, contenesse dei rimedi che allontanavano i mali chiamati praebia [Fest. 238 segg; Plut. Q. R. 30; Var. apud Plin. Nat. Hist. VIII, 74, 194)]. Vi era anche conservato il trattato di pace tra Roma e Gabii, scritto sulla pelle di una capra sacrificata es inchiodato su uno scudo [Dion. H. IV, 58, 4]. La statua del Dio che vi si trovava, lo rappresentava nudo, simile ad un Apollo arcaico; le mani non sono state ritrovate, quindi non si sa quali fossero gli attributi del Dio, forse la clava, come Ercole, o l’uccello augurale sanqualis, alcuni autori ritengono che tenesse dei fulmini, poiché un’iscrizione sul basamento riporta decuria sacerdotum bidentalium [CIL VI, 567 – 568], i suoi sacerdoti erano quindi addetti all’espiazione dei fulmini attraverso il sacrificio di agnelli bidentes e alla consacrazione dei luoghi dove questi cadevano.

Gli autori antichi sono concordi sul fatto che Semo fosse un’antica divinità di origine sabina [Ov. Fast. VI, 213 – 216]: secondo Catone era un Dio indigeno del reatino, padre di Sabus, l’eponimo del popolo sabino [Cat. Orig. Fr. II, 21 apud Dion. H. II, 49, 2], mentre Agostino e Lattanzio, seguendo Varrone, lo identificano con il primo re e fondatore della nazione sabina [Var. apud August. C. D. XVIII, 19; Lact. Inst. I, 15, 8]; secondo Giovanni Lido Sancus era il nome del cielo in lingua sabina [Lyd. Mens. IV, 90], notizia che rimanderebbe ad una sorta di Giove sabino. Nelle Tavole Eugubine è, tuttavia, nominato dopo Juppiter, un Fisius Sancius (divinità che fa parte del gruppo di rango inferiore rispetto alla triade principale della città) [Tab. Eug. IA, 14; VIB, 8] che sembra ricalcare esattamente il Sancus Dius Fidius romano.

Il nome Semo si collega ai Semones, divinità invocate nel carmen arvale, che sarebbero connesse alla semina (il termine deriva da sero , seminare, la cui radice ha dato anche il peligno Semunu, e si riferiva alla forza generativa contenuta nel semen), tuttavia, per gli autori latini più tardi, i Essi diverranno piuttosto entità intermedie tra uomini e Dei, Semi-Dei non degni di risiedere in cielo, ma di rango superiore alle creature terrestri [Fulg. Plac. In Non. De Comp. Doct. 391], proprio in base a questa interpretazione Marziano Capella inserisce Semo Sancus nella sua lista di divinità (di ascendenza etrusca) nella dodicesima sede celeste [Mart. Cap. De Nupt. II, 156] tra i demoni (Lares), gli Eroi e i Manes. È anche nota una Dea Semonia, connessa alla sfera agricola (associata a Segesta e Tutilina) [Plin. Nat. Hist. XVIII, 1, 2; Macr. Sat. I, 16; August. C. D. VI, 8], alla quale si sacrificava un bidens per purificare il popolo dopo l’esecuzione di una condanna a morte [Fest. 309].

 

NOT. JUN. (5) N

Dio Fidio in Colle

Semo Sancus Dius Fidius is a name that combines two distinct deities, such identification is demonstrated by both the inscriptions found in the temple [CIL VI, 567-568; 30994], and Varro and Verrius Flaccus statements [Var. L. L. V, 66; Fest. 241].

According to Dionysius of Halicarnassus, the cult of Semo Sancus, was founded by the Sabines on the Quirinal Hill, before it became part of the city of Rome [Dion. H. II, 49, 2]. His temple was voted by Tarquin the Proud and dedicated by Septimius Postumius in 466 BCE. [Dion. H. IX, 60; Ov. Fast. VI, 231; CIL I2, 319; Fest. 241] on the Mucialis hill [Var. L. L. V, 52], near to the Porta Sanqualis [Dion. H. IV, 58; Liv. VIII, 20, 8], on the site of an ancient fanum or sacellum (ie place of worship in the open air), which according to tradition, should have been consecrated by Titus Tatius [Ov. Fast. VI, 217-18; Prop. IV, 9, 74; Tert. For Nat. II, 9, 13; Var. L. L. V, 52], although it does not appear in the list of cults established by this king, reported by Varro [Var. L. L. V, 74]. Inside the temple there was a statue of Gaja Caecilia (or Tanaquil), wife of the elder Tarquin, adorned with a belt, it was thought, contained the remedies that strayed evils called praebia [Fest. 238 ff; Plut. Q. R. 30; Var. Apud Plin. Nat. Hist. VIII, 74, 194)]. There was also preserved the peace treaty between Rome and Gabii, written on the skin of a sacrificed goat eg nailed on a shield [Dion. H. IV, 58, 4]. The statue of the God, represented him naked, like an archaic Apollon; hands have not been found, so it is unknown what were His attributes, perhaps the club, like Hercules, or the bird auspicious Sanqualis, some authors believe that would take lightning, as an inscription on the pedestal shows decuria sacerdotum bidentalium [CIL VI, 567-568], his priests were so engages in lightning atonement through the sacrifice of lambs bidentes and the consecration of the places where they fell.

The ancient authors agree that Semo was an old Sabine deity [Ov. Fast. VI, 213-216]: according to Cato was a God from Rieti, father of Sabus, the eponym of the Sabine peolple [Cat people. Orig. Fr. II, 21 apud Dion. H. II, 49, 2], while Augustine and Lactantius, following Varro, identify him with the first king and founder of the Sabine nation [Var. apud August. C. D. XVIII, 19; Lact. Inst. I, 15, 8]; according to John Lydus Sancus was the name of the sky in the Sabine language [Lyd. Mens. IV, 90], news that would refer to a sort of Jupiter Sabine. In the Tables of Gubbio is, however, named after Jupiter, a Fisius Sancius (divinity that is part of the group of lower rank than the main triad of cities) [Tab. Eug. IA, 14; VIB, 8] that seems to follow exactly the Sancus Dius Fidius Roman.

The name Semo connects to Semones, deities invoked in Carmen Arvale, that would be connected to the sowing (the term is derived from sero, sow, whose root also gave Peligno Semunu, and referred to the generative contained in semen) strength, however, for the later Latin authors, they will become rather intermediate entities between men and Gods, Semi-Gods are not worthy to live in heaven, but higher-ranking to terrestrial creatures [Fulg. Plac. Not in. De Comp. Doct. 391], just on the basis of this interpretation Marziano Capella put Semo Sancus in his list of gods (of Etruscan ancestry) in the twelfth celestial headquarters [Mart. Cap. De Nupt. II, 156] among the demons (Lares), the Heroes, and the Manes. It also notices a Semonia Goddess, related to agricultural sphere (associated with Segesta and Tutilina) [Plin. Nat. Hist. XVIII, 1, 2; MACR. Sat. I, 16; August. C. D. VI, 8], to which he killed a bidens to purify the people after the execution of a death sentence [Fest. 309].

 

Picture

Illustration of a statue of Sancus found in the Sabine’s shrine on the Quirinal, near the modern church of S. Silvestro from: R. Lanciani – Pagan and Christian Rome, Roma 1893

VIII KAL. JUN. (25) C

Fortunae P(ublicae) P(opuli) R(omani) Q(uiritium) in colle Quirin(ali)

In questo giorna cadeva l’anniversario della dedica di uno dei cosìdetti Tres Aedes Fortunae, che si   trovavano sul colle Quirinale, presso la Porta Collina [Vitr. III, 2, 2], probabilmente si trattava di quello dedicata a Fortuna Primigenia, la divinità venerata a Preneste, che a Roma prese il nome di Fortuna Publica Populi Romani Quiritium Primigenia [Fast. Caer.; CIL I², 213; 319] Continua a leggere VIII KAL. JUN. (25) C

V NON. (3) C

Florae [in Colle Quirinali]

Ludi Florales Finis

All’ultimo giorno dei Ludi Florales, il calendario venusino, riporta la dicitura Florae, che probabilmente rimanda all’anniversario della dedica del tempio di Flora sul Colle Quirinale. Non si conosce la data della sua edificazione, tuttavia si ritiene che sia avvenuta all’inizio del III sec. aev. Continua a leggere V NON. (3) C

NON.  APR. (5) C

Fortuna Publica in Colle

Il tempio di Fortuna Publica Citerior era il più vicino alla città, all’interno (citerior) rispetto alla Porta Collina di un gruppo di tre edifici sacri dedicati a Fortuna sul Colle Quirinale [Cas. Dio. XLIII, 26]. Non si sa nulla della sua storia [Fast. Praen. ad Non. Apr., CIL I², 235; 315: Fortunae publicae citerio(ri) in colle; ILLRP 9; Ov. Fast. IV, 375 – 76]

 

The temple of Fortuna Publica Citerior was the closest to the city, of a group of three sacred buildings dedicated to Fortuna on the Quirinal Hill, inside (Citerior) the Porta Collina [Cas. Dio. XLIII, 26]. Nothing is known of its history [Fast. Praen. of Not. Apr., CIL I², 235; 315: Fortunae publicae Citerio (re) in the hill; ILLRP 9; Ov. Fast. IV, 375-76]

Picture

Titus Aureus, Fortuna reverse, RIC II 696. Titus, as Caesar (69-79 AD). Aureus (20 mm, 6.95 g), Roma (Rome), 74 AD. Obv. T CAESAR IMP VESP, laureate head right. Rev. PONTIF TR POT, Fortuna standing left on garlanded base, holding rudder and cornucopiae. RIC II, 696.