VIII KAL. MAJ. (23) NP

VINALIA PRIORA

Questo giorno è marcato NP nel calendario Maffeiano, FP (equivlanete a NP) in quello Caer. e F nei Fasti Prenestini e in quelli Antiates Majores. Questa festa era chiamata Vinalia Priora per distinguerla dai Vinalia Rustica del 19 Sext.

Secondo Ovidio le due festività erano sacre a Venere [Ov. Fast. IV, 877], ma per Varrone [Var. L. L. VI, 16], Festo [Fest. 65; 374] e Masurio Sabino [Masur. Sab. apud Macr. Sat. I, 4, 6], si tratta di ricorrenze in onore di Giove: nella festa di Aprilis, in particolare, veniva libato a Lui il vino nuovo, prima che fosse assaggiato dagli uomini [Fest. 65; Plin. Nat. Hist. XVIII, 69, 287]. Da quanto ci ha trasmesso Varrone [Var. Cit.], è anche probabile che il vino fosse portato in città dalle campagne solo poco tempo prima di questo rituale. Il vino era chiamato calpar, il nome deriva da un tipo di vaso che veniva usato anticamente per contenerlo e che fu poi sostituito dal dolium [Var. Apud. Non. 546, 28]. Questo rito si svolgeva davanti al tempio di Venere [Plut. Q. R. 45].

L’associazione tra Venere ed i Vinalia è comunque attestata dal fatto che tre templi dedicati a questa divinità furono consacrati in occasione di queste feste [Var. L. L. VI, 20; Fest. 289].

L’aition della festa ci viene tramandato da varie fonti e le versioni presentano alcune differenze tra loro. La più antica è quella di Catone nelle Origenes, citato nei Saturnalia di Macrobio: il re etrusco Mezenzio, offrì il proprio aiuto ai Rutuli nella guerra contro i Latini, ma in cambio chiese che gli fossero date tutte le primizie del territorio del Lazio, invece di riservarle agli Dei. I Latini fecero un voto simile e, rivolgendosi a Giove pronunciarono queste parole

in questo testo non viene menzionato il vino, ma le primizie di tutti i frutti prodotti dalla terra del Lazio. Nella versione raccontata da Ovidio [Ov. Fast. IV, 877 – 900] e, con alcune differenze, da Festo e Plutarco [Fest. 265 che lo racconta proposito dei Rustica Vinalia; Plut Q. R. 45; cfr. Cas. Dio. I Fr apud Tzet. Schol. In Lycophr. Alex. 1232] Mezenzio, per allearsi coi Rutuli nella guerra contro i Latini, chiese in cambio tutto il vino della vendemmia successiva (secondo Plutarco, Mezenzio avrebbe prima chiesto ad Enea tale prezzo per la propria alleanza e al rifiuto di questi, si sarebbe rivolto ai Rutuli). Avendolo saputo Enea chiese l’aiuto di Giove e gli votò tutto il vino dei Latini. Dopo la sconfitta dei nemici, Enea mantenne il suo voto e da allora, ogni anno, il vino nuovo venne libato a Giove. Dionigi di Alicarnasso e l’Origo Gentis Romanae situano l’episodio in un periodo di poco posteriore: Enea è già morto e i Latini sono guidati da suo figlio Ascanio, essi sono in guerra con gli Etruschi guidati da Mezenzio, il quale, in cambio della pace, chiede loro che gli sia consegnato come tributo, ogni anno, tutto il vino prodotto dalle terre del Lazio. I Latini rifiutarono e votarono il loro vino a Giove, nella guerra che seguì Ascanio sconfisse Mezenzio che accettò la pace coi Latini [Dion. H. I, 65, 2; Serv. Aen. IV, 760; cfr. PsAurel. Vict. OGR. XIV – XV]. Nelle sue varie versioni, Il racconto mette in scena tre elementi costanti: Enea, discendente di Venus e simbolo della pietas; i ricchi Latini che detengono i frutti della terra laziale e sarà proprio in seguito al matrimonio con la figlia del re Latino che Enea acquisirà la regalità ed il possesso del Lazio; i bellicosi Etruschi, il cui unico scopo è partecipare alla guerra per trarne un bottino, guidati da un empio comandante.

L’episodio mitico sembra essere stato ben presente al console L. Papirius Cursur che, prima della battaglia di Aquilonia contro i Sanniti, essendo l’esito molto incerto, votò a Juppiter Victor una coppa di vino in cambio della vittoria [Liv. X, 42, 6 – 7; Plin. Nat. Hist. XIV, 15, 91]

Veneri Erycinae

Il primo tempio dedicato a Venere Erycina (dal monte Erice in Sicilia dove esisteva un famoso santuario dedicato a questa divinità [Ov. Fast. IV, 872; Rem. Am. 550; Strabo VI, 2, 6; Diod. Sic. IV, 83]) fu votato da Q. Fabio Massimo, in seguito alla consultazione dei Libri Sibillini, dopo la sconfitta del lago Trasimeno (217 aev) [Liv. XXII, 9, 10; XXII, 10, 10] e dedicato dallo stesso due anni dopo [Liv. XXIII, 30, 13; XXIII, 31, 9]. Si trovava sul Campidoglio, vicino a quello di Mens.

Un secondo tempio, dedicato alla stessa divinità fu votato durante la guerra contro i Liguri nel 184 aev dal console L. Porcius Licinus, che lo dedicò in qualità di duumviro nel 181 aev [Liv. XL, 34, 4]. Si trovava fuori dalla Porta Collina, non lontano da essa [Ov. Fast. IV, 871; Rem. Am. 549; Liv. XXX, 38, 10; App. B. C. I, 93; Fast. Arv. ad IX Kal. Mai, CIL I², 214; 215; 316; Strabo VI, 2, 6], probabilmente sul lato ovest della via Salaria. Vi si celebrava una festa il 23 Apr. in concomitanza coi Vinalia Priora [Ov. Fast. Cit.; ILLRP 9] e il 24 Oct. [Fast. Praen.]. Secondo Strabone era una copia del santuario ericino, circondato da un notevole portico [Strabo Cit.]. In epoca imperiale sembra che fosse noto come tempio di Venere agli Orti Sallustiani [CIL VI, 2274].

Il culto di Erice risale probabilmente all’antica popolazione degli Elimi che veneravano una divinità forse chiamata Herentas, poi, con il dominio cartaginese, identificata con la fenicia Astarte [CIS I, 135] e infine con la greca Afrodite, prima di passare a Roma come Venere.

Con l’introduzione in Roma, il culto ericino perse alcuni aspetti di origine orientale: in particolare non veniva esercitata la prostituzione sacra come a Erice [Cic. Div. Caec. XVII, 55; Diod. Sic. cit.], benché Ovidio faccia dell’anniversario della dedica del tempio una festa delle prostitute che si recavano al santuario fuori dalla Porta Collina (vedi oltre) per offrire mirto e rose alla Dea [Ov. Fast. IV, 863 segg.; CIL I2, 316].

 

Vinalia PRIORA

This day is marked NP in Maffeiano calendar, FP (equivlanete to NP) in the Caer. and F in Fasti Prenestini and in those Antiates Majores. This festival was called Vinalia Priora to distinguish it from Vinalia Rustica of 19 Sext.

According to Ovid, the two holidays were sacred to Venus [Ov. Fast. IV, 877], but for Varro [Var. L. L. VI, 16], Festus [Fest. 65; 374] and Masurius Sabinus [Masur. Sat. Apud Macr. Sat. I, 4, 6], they were celebrations in honor of Jupiter: in Aprilis new wine was quaffed to Him, before it was tasted by men [Fest. 65; Plin. Nat. Hist. XVIII, 69, 287]. It is also likely that the wine was brought into the city from the countryside only a short time prior to this ritual [Var. Cit.]. New wine was called calpar, the name comes from a type of vessel that was formerly used to contain him and who was later replaced by dolium [Var. Apud. No. 546, 28].

This ceremony took place in front of the temple of Venus [Plut. Q. R. 45].

The association between Venus and Vinalia is still attested by the fact that three temples dedicated to this deity were consecrated on these festivals [Var. L. L. VI, 20; Fest. 289].

The aition the party is handed down to us from various sources and versions have some differences between them. The oldest is that of Cato in Origenes, quoted in the Saturnalia of Macrobius: the Etruscan king Mezentius, offered its help to the Rutuli in the war against the Latins, but in return asked that they should be given all the first fruits of the Lazio region, on the other hand to reserve them to the gods. The Latins did a similar vote, and turning to Jupiter uttered these words.

In this text the author does not mention wine, but the first fruits of all it was produced from the land of Latium. In the version told by Ovid [Ov. Fast. IV, 877-900] and, with a few differences, by Festus and Plutarch [Fest. 265 tells about the Vinalia Rustica; Plut Q. R. 45; cfr. Cas. Dio. Fr apud Tzet. Schol. In Lycophr. Alex. 1232] Mezentius offered an alliance to the Rutuli during their war against the Latins, in exchange asked all the wine the next harvest (according to Plutarch, Mezentius would have first asked the price for Enea for its alliance and the rejection of these, it would be aimed at Rutuli ). Having known it, Enea enlisted the help of Jupiter and voted all the wine of the Latins. After the defeat of the enemy, Aeneas kept his vow and since then, every year, the new wine was quaffed to Jupiter. Dionysius of Halicarnassus and the Origo Gentis Romanae situate the episode in a period shortly after Aeneas is already dead and the Latins are guided by his son Ascanius, they are at war with the Etruscans led by Mezentius, who, in exchange for peace, asked them to deliver, as tribute, every year, all the wine produced from the lands of Latium. The Latins refused and voted their wine to Jupiter, in the war that followed Ascanius defeated Mezentius who accepted the peace with the Latins [Dion. H., 65, 2; Serv. Aen. IV, 760; cfr. PsAurel. Vict. OGR. XIV – XV]. In its various versions, the story depicts three constant elements: Enea, descendant of Venus and symbol of piety; the wealthy Latins who hold the fruits of Lazio’s, and it will be after her marriage with the daughter of the Latin king that Aeneas will acquire the royalty and possession of Lazio; the warlike Etruscans, whose sole purpose is to participate in the war to draw a tally, led by a wicked master.

The legendary episode seems to have been very present to L. Papirius Cursur console, before the battle of Aquilonia against the Samnites, being very uncertain outcome, he voted to Jupiter Victor a cup of wine in exchange for victory [Liv. X, 42, 6 – 7; Plin. Nat. Hist. XIV, 15, 91]

 

Erycinae Veneri

The first temple dedicated to Venus Erycina (from Mount Erice in Sicily where there was a famous sanctuary dedicated to this deity [Ov. Fast. IV, 872; Rem. Am. 550; Strabo VI, 2, 6; Diod. Sic. IV, 83]) it was voted by Q. Fabius Maximus, following consultation of the Sibylline Books, after the defeat of lake Trasimeno (217 BCE) [Liv. XXII, 9, 10; XXII, 10, 10], and dedicated by the same two years later [Liv. XXIII, 30, 13; XXIII, 31, 9]. He stood on the Capitol, close to that of Mens.

A second temple, dedicated to the same divinity was voted during the war against the Ligurian people in 184 BCE by L. Porcius Licinus console, who dedicated it as duumvir in 181 BCE [Liv. XL, 34, 4]. He stood out from the Gate Hill, not far from it [Ov. Fast. IV, 871; Rem. Am. 549; Liv. XXX, 38, 10; App. B. C., 93; Fast. Arv. to IX Kal. Never, CIL I², 214; 215; 316; Strabo VI, 2, 6], probably on the west side of the Via Salaria. It celebrated a festival on April 23 in conjunction with Vinalia Priora [Ov. Fast. cit .; ILLRP 9] and on 24 Oct. [Fast. Praen.]. According to Strabo was a copy of Erice sanctuary, surrounded by a large porch [Strabo Cit.]. In imperial times it seems that it was known as the Temple of Venus to Sallustiani Orti [CIL VI, 2274].

The cult of Erice probably dates back to the ancient people of the Elimi who worshiped a deity perhaps called Herentas, then, with the Carthaginian domination, identified with the Phoenician Astarte [CIS I, 135] and finally with the Greek Aphrodite, before moving to Rome as Venus.

With the introduction in Rome, the ericino cult lost some oriental aspects: in particular was not exercised the sacred prostitution as a Erice [Cic. Div. CAEC. XVII, 55; Diod. Sic. cit.], although Ovid face of the anniversary of the dedication of the temple a party of prostitutes who came to the sanctuary out of the Porta Collina (see below) to provide myrtle and roses to the goddess [Ov. Fast. IV, 863 et seq .; CIL I2, 316].

 

Picture

Roman Republic. C. Considius Nonianus, moneyer. AR Denarius minted at Rome, 57 BC. Laureate, diademed, and draped bust right of Venus Erycina. Reverse: Temple of Venus Erycina atop mountain, ERVC inscribed at base; in foreground, circuit of city walls with gateway at center and two towers. Sear 381; Considia 1a; Cr. 424/1; Syd. 887

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