Reciprocità nella religione romana

C’è chi afferma che il rapporto tra l’uomo romano si basasse sul principio del do ut des, nella realtà, una tale affermazione potrebbe essere riferita votum, che era un caso speciale di sacrificio (per altro non limitato alla religione romana), tuttavia tale enunciazione non è corretta.

La formula romana era sempre espressa con un periodo ipotetico nel quale la protasi stabiliva una serie di condizioni, nelle quali l’azione divina era solitamente sottintesa e un intervallo temporale entro il quale le condizioni dovevano avverarsi. Se questo fosse successo, nella apodosi, veniva promessa una controparte.

Mentre do ut des presuppone una causalità che ha come motore l’uomo (do qualcosa così da creare una sorta di obbligo nel divino), la formula romana è l’opposto: gli Dei sono del tutto liberi, in molti casi non viene nemmeno richiesto un loro intervento esplicito, ma si enuncia solo le condizioni che dovevano essere soddisfatte. Solo se queste condizioni si realizzano e solo successivamente, è l’uomo ad essere in debito, ad essere voti reus e ad avere l’obbligo di fare quanto promesso, l’obbligo è sempre dalla parte dell’uomo, la libertà sempre dalla parte degli Dei.

Un caso a parte era invece la devotio, nella quale si aveva realmente un meccanismo di do ut des, ma anche qui abbiamo un esempio (la devotio del primo dei Decii), nel quale gli Dei realizzarono quanto richiesto, pur rigettando l’offerta, altro segno della suprema libertà Loro propria