XVI Kal. Quinct. (15) F

Q. St. D. F.

Il periodo dei Vestalia si concludeva con la solenne purificazione del penus, atto che, probabilmente, ricordava quanto avveniva nelle antiche case romane, quando la dispensa era pulita e purificata, prima di accogliere le derrate provenienti dal nuovo raccolto. Questo giorno era marcato Q. St. D. F. Quando Stercum Delatum Fas: il penus era spazzato solennemente dalle Vestali, le immondizie, fonte di impurità e contaminazione, così raccolte (eversus stercus) erano fatte uscire dalla porta principale e, secondo Ovidio [Ov. Fast. VI, 713 – 14], venivano gettate nel Tevere, mentre secondo Festo [258; 344] e Varrone [Var. L. L. VI, 32] venivano sepolte sul pendio del Campidoglio, passando attraverso la porta Stercoraria.

Quest’azione coinvolgeva probabilmente Stercutus, una divinità di cui sappiamo poco, ma che era connessa con la rimozione delle impurità, sia in senso religioso che materiale (stercus, immondizia e il letame, ma anche ciò che contamina e rende impuro ‘omne immondum’ in Seneca [Sen. Q. N. III, 29]). Stercutus era ritenuto un mitico re del Lazio che aveva introdotto la pratica della fertilizzazione dei campi, padre di Pico o di Fauno [Lact. Inst. I, 20; Plin. Nat. Hist. XVII, 6; Aug. C. D. XVIII, 15]; Macrobio lo identifica con Saturno [Sat. I, 7].

Secondo Andrea Carandini Stercutus era associato al tigillum, l’architrave della porta (i cui cardini erano, invece, rappresentati da Picumnus e Pilumnus), da cui presiedeva all’uscita delle immondizie dalle case o dei cadaveri dalla città

Tale usanza non era propria solo del tempio di Vesta, infatti in Nonnio troviamo citata l’espressione everrite aedis [Non. 192, 11; 420, 5], che allude alla purificazione degli edifici sacri.

 

SACRUM VACUNAE

In occasione dei Vestalia, Ovidio cita l’antica usanza delle genti latine, di riunirsi attorno a focolari consacrati alla Dea Vacuna, Vacunales foci [Ov. Fast. VI, 307].

Sebbene non sia rintracciabile alcuna ricorrenza, all’interno del calendario romano, correlabile con questa Dea, possiamo dare conto delle informazioni che possediamo su di Lei.

Sicuramente si tratta di una divinità sabina, ampiamente venerata da questo popolo [Acron; Porph. in Hor. Ep. I, 10, 49]: sappiamo che le era sacro il lago di Cotila [Dion. H. I, 15, 1] e che le era dedicato un bosco sacro sul Monte Fiscello [Plin. Nat. Hist. III, 12, 109], abbiamo anche testimonianza di un antico aedes Victoriae (assimilata con Vacuna) presso Rocca Giovane che fu restaurato da Vespasiano [CIL XIV, 3485], identificabile con il fanum Vacunae menzionato da Orazio [Hor. Ep. I, 10, 49]

È difficile comprendere la personalità della Dea per la varietà delle interpretazioni che ne hanno dato gli eruditi romani, da Varrone ai commentatori di Orazio: con Cerere [PsAcron. In Hor. Ep. I, 10, 49], Diana, Venere [Acron. In Hor. Ep. I, 10, 49], con Minerva o Bellona (forse con Nerio, antica divinità latina, poi confluita nella figura di Minerva) [Porph. In Hor. Ep. I, 10, 49] e in particolare Victoria [Var. apud Acron. e PsAcron. In Hor. Ep. I, 10, 49; Dion. H. I, 15, 1; Auson. Ep. IV, 101; CIL XIV, 3485; IX, 4637].

In epoca repubblicana e imperiale Vacuna fu definitivamente identificata con Victoria [Dion. H. I, 15, 1; Hor. Ep. I, 10, 49; CIL XIV, 3485], sugli altari a Lei dedicati compaiono la corona e la palma, attributi riferibili chiaramente a Victoria

Frazer, nel suo commento ai Fasti di Ovidio ha ipotizzato che Vacuna fosse una divinità delle acque salutifere (legata quindi alla Salus romana). A. Brelich, seguendo Ovidio, mette in relazione Vacuna con Vesta, pur rilevando le difficoltà nell’interpretazione della Dea. Interpretazione analoga da parte di J.-M. André che La riteneva era una sorta di Vesta sabina, divinità del focolare domestico e forse civico.

Dagli scarsi riferimenti che possediamo (oltre alle fonti letterarie troviamo alcuni testi epigrafici [CIL I2, 1844 = CIL IX, 4636; Sup. It. XVIII-R, 4 = AE 1907, 212 = AE 2000, 401; AE 2012, 439]), G. Dumézil ha ipotizzato che i Romani invocassero Vacuna in caso di assenza dei famigliari, forse del capofamiglia (vacua significava anche vedova), assenza determinata non solo da un viaggio, ma anche da una malattia, potenzialmente mortale [CIL IX, 4751; CIL IX, 4752]

Come dalla guerra (da cui l’identificazione con Minerva, Bellona e Victoria), la caccia (da cui l’identificazione con Diana), la ricerca di un congiunto (da cui l’identificazione con Demetra – Ceres)

Possiamo quindi immaginare che i foci Vacunales fossero i focolari domestici, attorno ai quali, nel momento in cui un membro della famiglia era lontano o assente, si creava un vuoto, essendo il suo posto lasciato libero, che venivano consacrati alla Dea per chiederLe di favorirne il ritorno. Ritornando agli scoliasti di Orazio, possiamo immaginare che in origina Vacuna fosse una Dea sabina venerata localmente in diversi contesti (da cui l’identificazione con Diana, Cerere e Bellona), tuttavia, nell’interpretatio romana, Vacuna è definita Dea vacationis [PsAcron. In Hor. Ep. I, 10, 49], ossia Dea della sospensione, della vacanza, del momento dedicato all’otium, in cui non si è oppressi da preoccupazioni. Proprio in base a tale definizione, Varrone La identifica con Victoria [Var. apud Acron. e PsAcron. In Hor. Ep. I, 10, 49]

Benchè non sia da escludere che tale identificazione sia avvenuta attraverso la mediazione greca, in forza di una tradizione relativa all’arrivo dei Pelasgi in Italia (cui accenna Dionigi di Alicarnasso [Dion. H. I, 15, 1]), che già associava Vacuna (Dea degli Aborigieni) a Nike.

Si tratta di un contesto estremamente generale e questo potrebbe essere il motivo della difficoltà degli autori antichi nell’identificare la Dea [Porph. In Hor. Ep. I, 10, 49] ad esempio, poiché, durante la vacatio era possibile coltivare la sapientia, Essa fu chiamata Minerva; poiché può essere un periodo consacrato alla voluttà, fu chiamata Venus.

 

XVI Kal. Quinct. (15) F

Q. St. D. F.

The period of Vestalia ended with the solemn purification of penus, an act that probably remembered what happened in ancient Roman houses, when the dispensation was clean and purified, before we invite the commodities from the new harvest. This day was marked Q. St. D. F. When Stercum Delatum Fas: the penus was swept solemnly by the Vestal Virgins, garbage, source of impurities and contamination, thus collected (eversus stercus) were made out the front door and, according to Ovid [Ov. Fast. VI, 713-14], were thrown into the Tiber, while according to Festo [258; 344] and Varro [Var. L. L. VI, 32] were buried on the Capitoline hill, passing through stercoraria door.

This action involved probably Stercutus, a deity of which we know little, but that was connected with the removal of impurities, both in the religious sense that material (stercus, garbage and manure, but also what contaminates and defiles ‘omne immondum’ Seneca [Sen. QN III, 29]). Stercutus was considered a mythical king of Latium, which had introduced the practice of fertilizing the fields, father of Picus or Faunus [Lact. Inst. I, 20; Plin. Nat. Hist. XVII, 6; Aug. C. D. XVIII, 15]; Macrobius identifies with Saturn [Sat. I, 7].

According to Andrea Carandini Stercutus was associated with tigillum, the lintel of the door (whose main points were, however, represented by Picumnus and Pilumnus), which presided over the exit of garbage from the houses or the corpses from the city

This custom was not only own the temple of Vesta, in fact we find Nonnio cited the expression everrite Aedis [No. 192, 11; 420, 5], which alludes to the purification of the sacred buildings.

 

SACRUM VACUNAE

On the occasion of Vestalia, Ovid cites the ancient tradition of the Latin people, to gather around the consecrated hearths at Dea Vacuna, Vacunales foci [Ov. Fast. VI, 307].

Although no recurrence can be traced, within the Roman calendar, correlated with this Goddess, we can account for the information we have about you.

Surely She was a sabine goddes, widely worshiped by this people [Acron; Porph. In Hor. Ep. I, 10, 49]: we know that Lake Cotila was sacred to Her [Dion. H. I, 15, 1] as well as a sacred wood on Mount Fiscello [Plin. Nat. Hist. III, 12, 109], we also bear witness to an ancient aedes Victoriae (assimilated with Vacuna) at Rocca Giovane which was restored by Vespasian [CIL XIV, 3485], identifiable with the fanum Vacunae mentioned by Horace [Hor. Ep. I, 10, 49]

It is difficult to understand the personality of the Goddess for the variety of interpretations given by Roman scholars, from Varrone to Orazio’s commentators: with Ceres [PsAcron. In Hor. Ep. I, 10, 49], Diana, Venus [Acron. In Hor. Ep. I, 10, 49], with Minerva or Bellona (perhaps with Nerio, an ancient Latin goddess, then confluent in the figure of Minerva) [Porph. In Hor. Ep. I, 10, 49] and in particular Victoria [Var. Apud Acron. And PsAcron. In Hor. Ep. I, 10, 49; Dion. H. 1, 15, 1; Auson. Ep. IV, 101; CIL XIV, 3485; IX, 4637].

In the Republican and Imperial era Vacuna was definitively identified with Victoria [Dion. H. 1, 15, 1; Hor. Ep. I, 10, 49; CIL XIV, 3485], on the altars dedicated to Her, the crown and the palm appear, attributes clearly refer to Victoria

Frazer, in his commentary to the Doctrines of Ovid, suggested that Vacuna was a divinity of salutiferous waters (thus linked to the Roman Salus). A. Brelich, following Ovid, relates Vacuna with Vesta, while noting the difficulties in interpreting the Goddess. Similar interpretation by J.-M. André, which he considered to be a sort of Vesta Sabina, the goddess of the home and perhaps civic home.

From the few references we possess (in addition to the literary sources we find some epigraphic texts [CIL I2, 1844 = CIL IX, 4636, Sup. It XVIII-R, 4 = AE 1907, 212 = AE 2000, 401, AE 2012, 439]), G. Dumézil suggested that the Romans invoked Vacuna in the absence of family members, perhaps the head of the family (vacua meant also a widow), absence determined not only by a journey but also by a potentially deadly disease [CIL IX, 4751 ; CIL IX, 4752]

As from the war (hence the identification with Minerva, Bellona and Victoria), the hunt (from which identification with Diana), the search for a conjunction (from which identification with Demetra – Ceres)

We can therefore imagine that the Vacunales foci were the household fireplaces around which, when a member of the family was away or absent, a vacancy was created, being his place vacant, being consecrated to the Goddess to ask for his favor the return. Returning to the Scoliasti di Orazio, we can imagine that in the beginning Vacuna was a Satan God venerated locally in different contexts (from which identification with Diana, Cerere and Bellona), however, in the Roman interpretation, Vacuna is defined as Dea vacationis [PsAcron. In Hor. Ep. I, 10, 49], that is, the Goddess of suspension, of the holiday, of the moment dedicated to the otum, in which he was not oppressed by worries. Precisely according to this definition, Varrone Identifies it with Victoria [Var. Apud Acron. And PsAcron. In Hor. Ep. I, 10, 49]

Though it can not be ruled out that this identification was done through Greek mediation, by virtue of a tradition related to the arrival of the Pelasgi in Italy (mentioned by Dionysius of Alicarnasso [Dion H. I, 15, 1]), which already associates Vacuna (Dea degli Aborigieni) to Nike.

This is an extremely general context and this may be the reason for the difficulty of ancient authors in identifying the goddess [Porph. In Hor. Ep. I, 10, 49] for example, because during vacatio it was possible to cultivate sapientia, it was called Minerva; Since it may be a time devoted to voluptuousness, it was called Venus.

Picture

M. Plaetorius M. f. Cestianus AR Denarius. Rome, 67 BC. Bust of ‘Vacuna’ right, wearing a wreathed and crested helmet, bow and quiver on shoulder; cornucopiae below chin; CESTIANVS behind; S•C before / Eagle standing right on thunderbolt, head left; M• PLAETORIVS M•F•AED•CVR around. Crawford 409/1; Sydenham 809; Plaetoria 4. 3.99g, 18mm, 7h.

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