XII KAL. MAJ. (19) N

CEREALIA

Alla fine del periodo dei Ludi Cerialis, si teneva quella che era forse la più antica festa in onore di Ceres, risalente al periodo monarchico (essendo marcata in lettere maiuscole nei calendari di età tardo repubblicana ed imperiale).

Cerere era un’antica divinità italica, come prova esistenza di un flamen cerialis. Il suo nome deriva dalla radice indoeuropea *ker-, da cui in latino discendono cresco e creo, che ha il significato di accrescere, aumentare. In latino arcaico è già attestato kerus, come epiteto di Giano (vedi carme saliare), mentre nelle tavole eugubine troviamo l’epiteto Çerf-; un’iscrizione in Osco, invece, attesta una Dea Kerri-. Alla sfera semantica di *ker si avvicina la radice *su-, connessa alla fecondità, al parto, che in latino dà luogo a sus, il maiale, animale fecondo per eccellenza e victima propria della Dea

In epoca molto arcaica (forse già in età monarchica) Cerere fu identificata con Demetra, non solo a Roma, ma anche presso altri popoli italici.

Il primo tempio a Lei dedicato fu eretto nel 498 aev su indicazione dei libri sibillini, in conseguenza di una carestia e si trovava ai piedi dell’Aventino, nei pressi del Circo. Fu dedicato nel 493 aev a Cerere, Liber e Libera che rappresentavano probabilmente il gruppo Demetra, Dioniso, Persefone e sappiamo che era di foggia greca, benché all’epoca i templi romani mostrassero una forte influenza etrusca.

La Dea aveva un legame speciale con la plebe romana, già ne è prova l’ubicazione del suo tempio nei pressi dell’Aventino. Questo colle, infatti, fin dalle origini di Roma, fu ritenuto una sorta di polo contrapposto al polo aristocratico centrato sul Palatino e poi sul Campidoglio (l’Aventino fu il colle di Remo e la sede scelta dai plebei, durante la loro secessione). Dalle fonti storiche sappiamo che chi violava la sacrosanctitas dei tribuni della plebe era sacer Cereri [Dion. H. VI, 89; X, 42] e i suoi beni, così come le ammende comminate dai tribuni, venivano trasferiti al tempio della Dea [Liv. III, 55; Dion. H. VI, 89]. Inoltre è alla plebe che spettava la cura annonae, ossia di occuparsi del rifornimento di grano alla città. I Ludi Cerealis sono un altro esempio del legame della Dea con la plebe (vedi sopra)

Del rituale che si svolgeva in questo giorno parla Ovidio che racconta di come nel circo fossero fatte correre delle volpi sul cui dorso erano fissate torce infuocate [Fast. IV, 680 – 82]. Il significato di questa corsa è oscuro, in quanto si era già perso ai tempi dell’autore dei versi e per questo ha dato luogo a molte interpretazioni.

I Cerealia si inseriscono nell’antico ciclo delle feste agrarie del mese di Aprilis, periodo critico prima del raccolto, che è stato aperto dai Fordicidia. Nella tradizione romana arcaica, possiamo individuare una progressione che si associa alla fase finale della crescita e maturazione dei cereali: la terra, gravida del suo frutto, si prepara ad elargire i suoi doni agli uomini, per accrescere la forza degli embrioni che nascono dai semi, vengono sacrificati (tramite l’uccisione rituale delle fordae boves) gli embrioni animali. Dopo la nascita delle piante, si chiedeva a Cerere, Dea dell’accrescimento e della fecondità, di permettere loro di crescere ed arrivare al momento di emettere la spiga. A questo punto era necessario scongiurare il pericolo delle malattie che avrebbero potuto colpire le spighe non ancora piene, attraverso il sacrificio alla Ruggine. Infine s’invocava Flora perché riempisse le spighe generosamente e si avesse un raccolto abbondante.

 

Cerealia

At the end of Ludi Ceriales, happened the oldest celebration in honour of Goddess Ceres, which dates back to the monarchical period (being marked in capital letters in the calendars of the late Republican and Imperial age).

Ceres was an ancient Italic divinity, as evidence the existence of a flamen Cerialis. Its name comes from the Indo-European root *ker-, giving in Latin terms related to grow and, to create, to increase. In archaic Latin is attested Kerus, as an epithet of Janus, while in Gubbio tables we find the epithet Çerf-; an inscription in Oscan, however, attests the Gosses Kerri-. The semantics sphere of *ker- approaches the root *su-, connected to fertility, childbirth, which in Latin gives rise to sus, pig, productive animal par excellence and Goddess’ victim propria.

In very ancient times (perhaps already old monarchy) Ceres was identified with Demeter, not only in Rome, but also from other Italic peoples.

The first temple dedicated to Her was erected in 498 BCE near the Circus, on the advice of the Sibylline books, following to a famine. It was dedicated in 493 BCE to Ceres, Liber and Libera which probably accounted for the group Demeter, Dionysus, Persephone and we know that it was the Greek fashion, although at the time of the Roman temples showed a strong Etruscan influence.

The Goddess had a special bond with the Roman populace, as evidenced by the location of his temple near the Aventine. This hill, in fact, since the origins of Rome, was considered a kind of pole opposed to aristocratic pole centered on the Palatine and then the Capitol (the Aventine was considered Remus’ hill and the site chosen by the plebeians, during their secession). From historical sources we know that those who violated the sacrosanctitas of tribunes was sacer Cereri [Dion. H. VI, 89; X, 42] and his goods, as well as fines imposed by the tribunes, were transferred to the Goddess Temple [Liv. III, 55; Dion. H. VI, 89]. Plebeians had also the cura annonae, ie to deal with the grain supply to the city. The Ludi Cerealis are another example of the Goddess ties to the mob.

The ritual that took place on this day was described by Ovid, who tells us how in the circus happened a run of foxes whose back was set on fire [Ov. Fast. IV, 680-82]. The significance of this race is dark, as it was already lost to the author of the verses time and this has given rise to many interpretations.

The Cerealia fit in the old cycle of agricultural feasts of the month Aprilis, the critical period before the harvest, which was opened by Fordicidia. In ancient Roman tradition, we can identify a progression that is associated with the final phase of the growth and maturation of the grains: the earth, pregnant of its fruit, he is preparing to bestow his gifts to men, to increase the strength of the embryos that are born from the seeds , are sacrificed (by the ritual killing of fordae boves) animal embryos. After the birth of the plants, he wondered to Ceres, Goddess accretion and fertility, to allow them to grow and reach the time to issue the ear. At this point it was necessary to avert the danger of diseases that could have hit the ears not yet filled, through the sacrifice to Rust. Finally Flora was invoked because it filled the ears generously and had an abundant harvest.

Picture

Nero Æ Sestertius. Rome, AD 64. NERO CLAVD CAESAR AVG GER P M TR P IMP P P, laureate bust right, aegis on shoulder / ANNONA AVGVSTI CERES, Ceres seated left, holding corn-ears and a torch, her feet on a stool, facing Annona, standing right, holding a cornucopiae, a modius on a garlanded altar between them, a ship’s stern behind. RIC 130

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EQUIRRIA

III KAL. MAR. (27) NP

In questo giorno si svolgevano corse di cavalli nel Campo Marzio. Secondo la tradizione sarebbero state istituite da Romolo in onore di Marte [Varr. L. L. VI, 13; Fest. 81; Ov. Fast. II,857 – 864]. Gli Equirria si ripetevano alla vigilia delle Eid. Mart. e, trattandosi degli unici due giorni in cui cadeva questa ricorrenza, è molto probabile una stretta connessione tra le due date.

Secondo Giovanni Lido (che però situa questi agoni nel mese di Januarius), prima della pompa che apriva corse, i pontefici compivano sacrifici in onore dei defunti (sacra Manibus) [Lyd. Mens. IV, 9].

È possibile che trattasse di antichissimi rituali compiuti in occasione del primo novilunio dell’anno, infatti il periodo incorniciato dalle due date corrisponde alla fase della prima luna crescente dell’antico calendario romuleo.

Secondo diversi autori Romolo istituì le corse dei carri nel circo come rito in onore dei defunti [Lyd. Mens. IV, 30]: in origine i partecipanti erano tre (secondo un’altra versione solo due) in relazione con le tre tribù in cui era divisa la città primitiva ed erano contraddistinti da colori diversi. I russati (rossi) in onore di Marte, gli albati (bianchi) in onore di Giove o degli Zefiri, i virides, o prasini (verdi) in onore di Venere, o Flora (identificata con Roma), o Tellus; in seguito fu aggiunto un altro carro dal colore ceruleo (veneti) in onore di Nettuno, o Saturno, oppure Juno. Era considerato di cattivo auspicio che i virides perdessero, perché era come se a essere sconfitta fosse Roma stessa [Lyd. Mens. III, 26; IV, 30; Tert. Spect. IX, 5]. In speculazioni più tarde, dato il simbolismo cosmico del circo, i quattro carri furono identificati coi quattro elementi: rossi col fuoco, verdi con la terra, bianchi con l’acqua, blu con l’aria, oppure con l’acqua, invertendo blu e bianchi, e con le stagioni: verde con la primavera, blu con l’inverno, rosso con l’estate, bianco con l’autunno [Cassiod. Var. III, 51, 5], oppure blu con l’autunno e bianco con l’inverno [Corip. Laud. Just. I, 317 segg; Tert. Spect. IX, 5].

 

III KAL. Mar. (27) NP

Equirria

On this day horse races were held in Campus Martius. According to tradition they would be instituted by Romulus in honor of Mars [Varr. L. L. VI, 13; Fest. 81; Ov. Fast. II, 857-864]. The Equirria were repeated on the Eid. Mart. and, since it the only two days when falling this anniversary, it is very likely a close connection between the two dates.

According to Johannes Lydus (who situates these contests in the month of Januarius), the pontifices made sacrifices in honor of the deceased (sacred Manibus) before the pompa opening theseruns, [Lyd. Mens. IV, 9].

It is possible that they were ancient rituals performed at the first new moon of the year, in fact, the period framed by their two dates corresponds to the phase of the first crescent of the ancient Romulus’ calendar.

According to several authors Romulus instituted chariot races in the circus as a ritual in honor of the dead [Lyd. Mens. IV, 30]: originally the participants were three (according to another version only two) in connection with the three tribes that had divided the primitive cities and were distinguished by different colors. The russati (red) in honor of Mars, the albati (white) in honor of Jupiter or the Zephyrs, the virides, or prasini (green) in honor of Venus, or Flora (identified with Rome), or Tellus; He was later added another wagon from cerulean color (Venetian) in honor of Neptune, or Saturn, or Juno. It was considered a bad omen that virides lose, because it was like to be defeated was Rome itself [Lyd. Mens. III, 26; IV, 30; Tert. Spect. IX, 5]. In the later speculation, given the cosmic symbolism of the circus, the four chariots were identified with the four elements: red with fire, green with the earth, with white water, blue with air, or with water, reversing blue and white, and with the seasons: green with spring, with blue winter, red with summer, white with autumn [Cassiod. Var. III, 51, 5], or blue with autumn and white with the winter [Corip. Laud. Just. I, 317 ff; Tert. Spect. IX, 5].

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C. Aburius Geminus AR Denarius. Rome, 134 BC. Helmeted head of Roma right; mark of value below chin / Mars driving galloping quadriga right, holding trophy, spear and shield, C ABVRI below, ROMA in exergue. Crawford 244/1; RSC Aburia 1. 3.97g, 19mm, 3h