II NON. SEPT. (4) C – XII KAL. OCT. (19) C

Ludi Romani

I Ludi Romani o Magni erano la principale manifestazione di questo genere fissata nel calendario. Erano indetti in onore di Giove [Fest. 122]. Secondo la tradizione storiografica, furono fondati da Tarquinio Prisco in occasione della conquista della città di Apiolae [Liv. I, 35, 9], oppure nel primo secolo della Repubblica, dopo la vittoria del Lago Regillo sui Latini [Dion. H. VII, 71; Cic. Div. I, 26, 55], ma è più probabile che siano stati istituiti nel primo anno dopo la cacciata dei re, in occasione della dedica del tempio di Giove Ottimo Massimo, alle Eid. Sept. del 509 aev. e che all’origine si svolgessero solo in questo giorno. Secondo la tradizione riportata da Livio, fu in occasione dei primi Ludi voluti da Tarquinio Prisco, che furono innalzate le prime strutture permanenti nel Circo Massimo, affinchè i cittadini potessero assistere alle gare ippiche [Liv. I, 35, 9]. Continua a leggere II NON. SEPT. (4) C – XII KAL. OCT. (19) C

VIII KAL. SEPT. (23) NP

VOLCANALIA

Majae supra Comitium

I Volcanalia erano la festa in onore di Volcanus

… Volcanalia da Volcanus, poichè allora cadeva il giorno festivo a lui dedicato e il popolo gettava nel fuoco degli animali per il proprio bene (pro se [nel testo pro se starebbe per pro populo, formula che distingue le feste pubbliche, oppure al posto di se stessi, cioè delle proprie anime])… [Var. L. L. VI, 20] Continua a leggere VIII KAL. SEPT. (23) NP

X KAL. SEPT. (21) NP

CONSUALIA

I Consualia erano celebrati in onore del Dio Consus [Var. L. L. VI, 20], si tratta di una festa estremamente antica che affonda le proprie origini all’inizio della storia della città. Secondo gli storici romani sarebbe stata istituita dagli Arcadi di Evandro [Dion. H. I, 33, 1 – 3], oppure da Romolo [Dion. H. II, 31; Plut. Rom. XIV; Tert. Spect. V]. Continua a leggere X KAL. SEPT. (21) NP

XI KAL. QUINCT. (20) C

Summano ad Circum Maximum

Il tempio di Summanus presso il Circo Massimo [Plin. Nat. Hist. XXIX, 57] fu forse eretto su di un luogo di culto più antico, secondo la tradizione, infatti, fu Tito Tazio a consacrare un altare in Suo onore [Var. L. L. V, 74]. La sua costruzione risale al periodo della guerra contro Pirro [Ov. Fast. VI, 731 –32], fra il 278 e il 275 aev. per espiare un fulmine che aveva colpito una statua del Dio (o di Juppiter) che ornava il tempio di Giove Capitolino, facendone cadere la testa nel Tevere e distruggendola [Cic. Div. I,10 Juppiter; Liv. Epit. XIV Summanus]. La localizzazione dell’edificio sacro è tutt’ora incerta, probabilmente si trovava nelle vicinanze del tempio di Hercules Invictus, nei pressi del carcere del Circo Massimo e, nei cataloghi regionali, sarebbe da identificare col tempio di Dis Pater, con cui Summanus fu identificato in età imperiale [Arnob. Adv. Nat. V, 37, 6; 37, 8; VI, 3, 44]: Ovidio, parlando della dedica di questo tempio afferma che l’identità della divinità era divenuta già incerta alla sua epoca [Ov. Fast. VI, 731].

Per gli antiquari latini si trattava di un antico Dio della folgore notturna che era molto onorato in tempi arcaici, ma la cui identità si era andata fondendo con quella di Juppiter [August. C. D. IV, 23; Fest. 229; Plin. Nat. Hist. II, 52] ed in effetti sono state ritrovate molte tavolette d’argilla, che servivano ad indicare i luoghi colpiti da fulmini, con l’indicazione F. S. C. Fulgur Summanium Conditum ([qui] è sepolto un fulmine mandato da Summano [CIL V, 3256; 5660]), in contrapposizione con quelle che riportano F. D. C. Fugur Divum Conditum ([qui] è sepolto un fulmine caduto di giorno). Alcuni autori moderni hanno ritenuto che si trattasse di una divinità sabiana, in base all’accenno di Varrone, mentre altri che fosse di origine etrusca e l’hanno identificato col Nocturnus che presiede la sedicesima sede celeste nel catalogo di Marziano Capella [Mart. Cap. Nup. I, 45; I, 60; Plaut. Amph. 272], appartenente agli Dei Inferi e corrispondente al nord; lo stesso autore indica in Summanus, un epiteto di Pluto [Mart. Cap. Nup. II, 161; cfr. Arnob. Adv. Nat. V, 37, 6; 37, 8; VI, 3, 44] derivato da Summus Manum, il più alto tra i Manes.

In Plauto Summanus è invocato da uno schiavo ladro e summanare è un sinonimo di rubare [Curcul. 413; 453], ulteriore prova che ne fa una divinità della notte.

Secondo G. Dumézil , Summanus era un epiteto di Juppiter derivato da sub + manis, prima del mattino, Dio della luce mattutina, piuttosto che un derivato da summus, intendendo il cielo come summania templa [Lucr. V, 521]: dobbiamo infatti ricordare che, per i Romani, il giorno cominciava a mezzanotte, per cui, poichè sappiamo che Summanus era colui che inviava le folgori notturne e che gli auspici avevano generalmente valore entro il giorno in cui si presentavano, possiamo pensare che Egli presiedesse a quella parte della notte che andava dalla mezzanotte all’alba, da cui sub manis . Era quindi collegato con la nascita giornaliera del sole e per questo è ipotizzabile un qualche legame con Mater Matuta e non sarebbe casuale che l’anniversario della dedica del suo tempio cada in prossimità del solstizio estivo. Festo ricorda particolari liba chiamati summanalia [Fest. 348] focacce decorate con un motivo a ruota o croce (Figura 98) che, forse, erano offerte in questa occasione (nella nota di Festo, che è l’unico a menzionarle, non si parla del loro utilizzo); tale motivo decorativo è notoriamente un simbolo legato al culto solare, elemento che rafforza l’identificazione del Dio con un’arcaica divinità ad esso collegata.

 

KAL XI. QUINCT. (20) C

Summano ad Circum Maximum

The temple of Summanus at the Circus Maximus [Plin. Nat. Hist. XXIX, 57] was probably built on the site of an ancient cult, according to tradition, in fact, Tito Tazio to consecrated an altar in His honor [Var. L. L. V, 74]. Its construction dates back to the period of the war against Phyrrus [Ov. Fast. VI, 731 -32], between 278 and 275 BCE. to atone lightning that struck a statue of the God (or Jupiter) which adorned the temple of Jupiter, making his head fall into the Tiber and destroying it [Cic. Div. I, 10 Jupiter; Liv. Epit. XIV Summanus]. The sacred building location is still uncertain, probably it stood near the temple of Hercules Invictus, near the Circus Maximus prison and, in regional catalogs, would be identified with the Temple of Dis Pater, which was identified Summanus in imperial times [Arnob. Adv. Nat. V, 37, 6; 37, 8; VI, 3, 44]: Ovid, speaking of the dedication of this temple states that the identity of the divinity already had become uncertain in his time [Ov. Fast. VI, 731].

For Latin antiquarians it was an ancient god of lightning that night was very honored in archaic times, but whose identity had been merging with that of Jupiter [August. C. D. IV, 23; Fest. 229; Plin. Nat. Hist. II, 52] and in fact many clay tablets were found, which were used to indicate the places struck by lightning, indicating FSC Fulgur Summanium conditum ([here] is buried a term thunderbolt from Summano [CIL V, 3256 ; 5660]), in contrast with those who report FDC Fugur Divum conditum ([here] a lightning strike during the day) it is buried. Some modern authors have felt that it was a Sabian gods, based at the mention of Varro, while others who were of Etruscan origin and identified with Nocturnus who chairs the sixteenth seat in the celestial catalog of Marziano Capella [Mart. Cap. Nup. I, 45; I, 60; Plaut. Amph. 272], which belongs to the gods Hades and corresponding to the north; the same author indicates in Summanus, an epithet of Pluto [Mart. Cap. Nup. II, 161; cfr. Arnob. Adv. Nat. V, 37, 6; 37, 8; VI, 3, 44] derived from Summus Manum, the highest among the Manes.

In Plautus Summanus it is invoked by a thief slave and summanare is a synonym for stealing [Curcul. 413; 453], further evidence that makes it one of the night deity.

According to G. Dumézil, Summanus was an epithet of Jupiter derived from sub + manis, before morning, God of morning light, rather than a derivative from summus, meaning the sky as SUMMANIA contemplates [Lucr. V, 521]: In fact, we must remember that, for the Romans, the day began at midnight, so, as we know that Summanus was the one who sent the night lightning and that the auspices had generally value within the day that presented themselves, we can think that he preside over that part of the night that went from midnight to dawn, from which sub manis. It was then connected with the daily birth of the sun, so it is conceivable a certain connection with Mater Matuta and would not be coincidence that the anniversary of the dedication of her temple falls near the summer solstice. Festo reminiscent of particular liba called summanalia [Fest. 348] cakes decorated with a pattern of wheel or cross (Figure 98) that, perhaps, were offered for this occasion (in the note of Festus, which is the only one to mention, no mention of their use); This decorative motif is notoriously a symbol linked to sun worship, which again supports the identification of God with an archaic deities connected to it.

 

Picture

Jupiter with thunderbolt. Florence, National Archaeological Museum. Inv. No. 2291.

XII KAL. MAJ. (19) N

CEREALIA

Alla fine del periodo dei Ludi Cerialis, si teneva quella che era forse la più antica festa in onore di Ceres, risalente al periodo monarchico (essendo marcata in lettere maiuscole nei calendari di età tardo repubblicana ed imperiale).

Cerere era un’antica divinità italica, come prova esistenza di un flamen cerialis. Il suo nome deriva dalla radice indoeuropea *ker-, da cui in latino discendono cresco e creo, che ha il significato di accrescere, aumentare. In latino arcaico è già attestato kerus, come epiteto di Giano (vedi carme saliare), mentre nelle tavole eugubine troviamo l’epiteto Çerf-; un’iscrizione in Osco, invece, attesta una Dea Kerri-. Alla sfera semantica di *ker si avvicina la radice *su-, connessa alla fecondità, al parto, che in latino dà luogo a sus, il maiale, animale fecondo per eccellenza e victima propria della Dea

In epoca molto arcaica (forse già in età monarchica) Cerere fu identificata con Demetra, non solo a Roma, ma anche presso altri popoli italici.

Il primo tempio a Lei dedicato fu eretto nel 498 aev su indicazione dei libri sibillini, in conseguenza di una carestia e si trovava ai piedi dell’Aventino, nei pressi del Circo. Fu dedicato nel 493 aev a Cerere, Liber e Libera che rappresentavano probabilmente il gruppo Demetra, Dioniso, Persefone e sappiamo che era di foggia greca, benché all’epoca i templi romani mostrassero una forte influenza etrusca.

La Dea aveva un legame speciale con la plebe romana, già ne è prova l’ubicazione del suo tempio nei pressi dell’Aventino. Questo colle, infatti, fin dalle origini di Roma, fu ritenuto una sorta di polo contrapposto al polo aristocratico centrato sul Palatino e poi sul Campidoglio (l’Aventino fu il colle di Remo e la sede scelta dai plebei, durante la loro secessione). Dalle fonti storiche sappiamo che chi violava la sacrosanctitas dei tribuni della plebe era sacer Cereri [Dion. H. VI, 89; X, 42] e i suoi beni, così come le ammende comminate dai tribuni, venivano trasferiti al tempio della Dea [Liv. III, 55; Dion. H. VI, 89]. Inoltre è alla plebe che spettava la cura annonae, ossia di occuparsi del rifornimento di grano alla città. I Ludi Cerealis sono un altro esempio del legame della Dea con la plebe (vedi sopra)

Del rituale che si svolgeva in questo giorno parla Ovidio che racconta di come nel circo fossero fatte correre delle volpi sul cui dorso erano fissate torce infuocate [Fast. IV, 680 – 82]. Il significato di questa corsa è oscuro, in quanto si era già perso ai tempi dell’autore dei versi e per questo ha dato luogo a molte interpretazioni.

I Cerealia si inseriscono nell’antico ciclo delle feste agrarie del mese di Aprilis, periodo critico prima del raccolto, che è stato aperto dai Fordicidia. Nella tradizione romana arcaica, possiamo individuare una progressione che si associa alla fase finale della crescita e maturazione dei cereali: la terra, gravida del suo frutto, si prepara ad elargire i suoi doni agli uomini, per accrescere la forza degli embrioni che nascono dai semi, vengono sacrificati (tramite l’uccisione rituale delle fordae boves) gli embrioni animali. Dopo la nascita delle piante, si chiedeva a Cerere, Dea dell’accrescimento e della fecondità, di permettere loro di crescere ed arrivare al momento di emettere la spiga. A questo punto era necessario scongiurare il pericolo delle malattie che avrebbero potuto colpire le spighe non ancora piene, attraverso il sacrificio alla Ruggine. Infine s’invocava Flora perché riempisse le spighe generosamente e si avesse un raccolto abbondante.

 

Cerealia

At the end of Ludi Ceriales, happened the oldest celebration in honour of Goddess Ceres, which dates back to the monarchical period (being marked in capital letters in the calendars of the late Republican and Imperial age).

Ceres was an ancient Italic divinity, as evidence the existence of a flamen Cerialis. Its name comes from the Indo-European root *ker-, giving in Latin terms related to grow and, to create, to increase. In archaic Latin is attested Kerus, as an epithet of Janus, while in Gubbio tables we find the epithet Çerf-; an inscription in Oscan, however, attests the Gosses Kerri-. The semantics sphere of *ker- approaches the root *su-, connected to fertility, childbirth, which in Latin gives rise to sus, pig, productive animal par excellence and Goddess’ victim propria.

In very ancient times (perhaps already old monarchy) Ceres was identified with Demeter, not only in Rome, but also from other Italic peoples.

The first temple dedicated to Her was erected in 498 BCE near the Circus, on the advice of the Sibylline books, following to a famine. It was dedicated in 493 BCE to Ceres, Liber and Libera which probably accounted for the group Demeter, Dionysus, Persephone and we know that it was the Greek fashion, although at the time of the Roman temples showed a strong Etruscan influence.

The Goddess had a special bond with the Roman populace, as evidenced by the location of his temple near the Aventine. This hill, in fact, since the origins of Rome, was considered a kind of pole opposed to aristocratic pole centered on the Palatine and then the Capitol (the Aventine was considered Remus’ hill and the site chosen by the plebeians, during their secession). From historical sources we know that those who violated the sacrosanctitas of tribunes was sacer Cereri [Dion. H. VI, 89; X, 42] and his goods, as well as fines imposed by the tribunes, were transferred to the Goddess Temple [Liv. III, 55; Dion. H. VI, 89]. Plebeians had also the cura annonae, ie to deal with the grain supply to the city. The Ludi Cerealis are another example of the Goddess ties to the mob.

The ritual that took place on this day was described by Ovid, who tells us how in the circus happened a run of foxes whose back was set on fire [Ov. Fast. IV, 680-82]. The significance of this race is dark, as it was already lost to the author of the verses time and this has given rise to many interpretations.

The Cerealia fit in the old cycle of agricultural feasts of the month Aprilis, the critical period before the harvest, which was opened by Fordicidia. In ancient Roman tradition, we can identify a progression that is associated with the final phase of the growth and maturation of the grains: the earth, pregnant of its fruit, he is preparing to bestow his gifts to men, to increase the strength of the embryos that are born from the seeds , are sacrificed (by the ritual killing of fordae boves) animal embryos. After the birth of the plants, he wondered to Ceres, Goddess accretion and fertility, to allow them to grow and reach the time to issue the ear. At this point it was necessary to avert the danger of diseases that could have hit the ears not yet filled, through the sacrifice to Rust. Finally Flora was invoked because it filled the ears generously and had an abundant harvest.

Picture

Nero Æ Sestertius. Rome, AD 64. NERO CLAVD CAESAR AVG GER P M TR P IMP P P, laureate bust right, aegis on shoulder / ANNONA AVGVSTI CERES, Ceres seated left, holding corn-ears and a torch, her feet on a stool, facing Annona, standing right, holding a cornucopiae, a modius on a garlanded altar between them, a ship’s stern behind. RIC 130

EQUIRRIA

III KAL. MAR. (27) NP

In questo giorno si svolgevano corse di cavalli nel Campo Marzio. Secondo la tradizione sarebbero state istituite da Romolo in onore di Marte [Varr. L. L. VI, 13; Fest. 81; Ov. Fast. II,857 – 864]. Gli Equirria si ripetevano alla vigilia delle Eid. Mart. e, trattandosi degli unici due giorni in cui cadeva questa ricorrenza, è molto probabile una stretta connessione tra le due date. Continua a leggere EQUIRRIA

VIII KAL. JAN. (23) NP

LARENTALIA

Acca Larentia era considerata, in epoca classica, la madre adottiva di Romolo e Remo, o un personaggio storico vissuto ai tempi di re Anco Marcio, una benefattrice del popolo romano, onorata per la propria munificenza. Dietro questo personaggio e le leggende che lo riguardano, si nasconde un’antichissima Dea il cui culto risale probabilmente alle fasi più antiche della civiltà romana.

Una tradizione vuole che Acca Larentia sia stata la nutrice di Romolo e Remo: in una variante è identificabile con la lupa che offrì le proprie mammelle ai gemelli lasciati dalla corrente del Tevere nei pressi del ficus ruminalis [Liv. I, 4, 6; Plut. Rom. IV; Lact. Inst. I, 20; Dion. H. I, 84, 2]. In un’altra variante è la moglie del pastore Faustulus, della stirpe di Evandro, che viveva nei pressi del Palatino e trovò i gemelli (o al quale furono affidati da Numitore); costei era soprannominata lupa, poichè era (o era stata) una prostituta [Liv. I, 4, 6 – 7; Dion. H. I, 84, 2 – 4; Serv. Aen. I, 273; Plut. Rom. IV; Q. R. 35; Lact. Inst. I, 20; Gel. VII, 7, 5 – 8; Fest. 119; Tert. Adv. Nat. II, 10; Ov. Fast. III, 55 segg.; August. C. D. XVIII, 21]. Dopo la morte di Faustulus, Acca divenne ricca, o grazie alla prostituzione [Cat. Orig. Fr. I, 23 apud Macr. Sat. I, 10, 16], o sposando un ricco etrusco [Lic. Macer Fr. 1 P pg 300 apud Macr. Sat. I, 10, 17] e lasciò i prori terreni in eredità a Romolo; da lui furono poi trasmessi al popolo romano.

Un’altra tradizione fa di Acca Larentia una prostituta vissuta all’epoca del re Anco Marcio: l’edituo del tempio di Ercole, essendo una giornata festiva, decise di sfidare ai dadi il Dio: per far ciò li avrebbe gettati con una mano per sè e con l’altra per Ercole. Il premio per il vincitore sarebbe stato un banchetto ed una donna. Vinse il Dio, per cui l’edituo Gli preparò un sontuoso banchetto che fu consumato sul fuoco dell’altare e fece venire una famosa prostituta di nome Acca Larentia. Ella dormì nel tempio ed in sogno fu visitata da Ercole che si unì a lei. L’indomani uscendo dal tempio incontrò un giovane, ricco, etrusco che s’innamorò di lei e le chiese di diventare la sua amante, allora si ricordò che nel sogno il Dio le aveva detto che l’avrebbe ricompensata il giorno dopo e che, per ciò, avrebbe tratto gran vantaggio dalla prima opportunità che le si fosse presentata. Acca Larentia accettò e, alla morte del ricco etrusco, ne divenne erede. Alla sua morte donò i terreni che aveva acquisito al popolo romano e per questo fu oggetto di un culto pubblico come una benefattrice della città [Plut. Rom. V; Q. R. 35; Macr. Sat. I, 10, 12 – 15; Tert. Adv. Nat. II, 10; August. C. D. VI, 7].

È possibile ravvisare[1] un’allusione ad Acca Larentia e alla sua unione con Ercole anche in un passo di un’elegia di Tibullo

… Ma là dove si apre la regione del Velabro, una minuscola barca / era solita andare per guadi, fendendo l’acqua coi remi. / Destinata al piacere di un ricco padrone di bestiame, / una fanciulla si recava sovente su quella barca da un giovanotto, / nei giorni di festa, riportando poi indietro quello che la campagna donava…  [Tib. II, 5, 33 – 38]

Sappiamo solo che in questo giorno il flamen quirinalis e i pontefici offrivano un sacrificio e libagioni di vino presso la tomba di Acca Larentia, che si trovava all’inizio della Nova Via, presso il Velabro [Var. L. L. VI, 23 – 24; Plut. Rom. IV; Cic. Ad Brut. I, 15, 8; Gel. VII, 7, 6; Macr. Sat. I, 10, 15]. L’antichità del rito è confermata dal nome Larental che gli attribuisce Varrone [Var. L. L. VI, 24]. Un altro nome di questa festività era dies Tarentus, da un altro nome della divinità a cui erano rivolti i sacrifici, Acca Tarentina [Var. L. L. VI, 24]. Lo stesso giorno la gens Junia onorava i proprii defunti compiendo la sua parentatio [Plut. Q. R. 34].

Nel mito sulla nascita di Romolo e Remo[2], Acca Larentia, madre putativa e nutrice dei gemelli, potrebbe aver formato una coppia con Rhea Silvia (Ilia), madre vera e generatrice dei bambini, del tipo nutrice – madre, zia – madre, tema mitico la cui più nota attestazione è il racconto greco di Ino e Semele, ma che risale ad un substrato molto arcaico[3]  e che è attestato Roma nel rito dei Matralia (vedi MATRALIA III EID.  JUN.)

Il nome di Acca Larentia è composto di due parti: Acca rimanda ad una radice indoeuropea che significa madre, i cui derivati, sono noti in sanscrito (akka) ed in greco (akkw)[4], mentre in latino sarebbe l’unica attestazione; la seconda parte è considerato un derivato di Lar[5] (anche se non è certo a causa della differente quantità della prima a), per cui Acca Larentia sarebbe stata la Mater Larum [AFA 145], divinità molto importante, ma per molti versi oscura, del pantheon romano, onorata con vari nomi (Lara, Larunda, Mania, Tacita, forse anche Genita Mana e Fauna).

 

Parentatio gentis Juniae

Sappiamo che in questo giorno la gens Junia compiva la sua parentatio, cioè rendeva onore ai proprii defunti [Plut. Q. R. 34]. Una delle motivazioni addotte da Plutarco è il fatto che le parentatio, fin dai tempi più antichi, erano compiute nell’ultimo mese dell’anno e la gens Junia aveva mantenuto questa usanza in December che era stato l’ultimo mese dell’anno fino alla riforma “numana” del calendario. Questa interpretazione è confermata anche da un passo di Cicerone [Cic. Leg. II, 21, 54]

 

Tempestatitubus

Il tempio dedicato alle Tempestes fu eretto da L. Cornelius Scipio, che l’aveva votato dopo essere scampato ad una tempesta al largo della Corsica nel 259 aev. [CIL VI, 1287; Ov. Fast. VI, 193-194; Cic. Nat. Deor. III, 51]. Ovidio riporta come data della dedica le Kal Jun, ma nei Fasti Antiates [Fast. Ant. ap. NS 1921, 121] troviamo il 23° Dec. É possibile che la prima sia la data di un restauro, mentre la seconda quella della prima dedica. Probabilmente si trovava tra la Porta Capena e il tempio di Mars [Fasti Triumphales Capitolini, II, 479], fuori dall’odierna Porta S. Sebastiano, nei pressi della tomba di famiglia degli Scipioni.

 

Dianae, Junoni Reginae in Circo

Durante la sua campagna del 187 aev. contro i Liguri, M. Aemilio Lepido votò un tempio a Diana e poi un secondo a Juno Regina [Liv. XXIX, 2]. Lui stesso li dedicò entrambi nel 179 aev. quando era censore, il 23° Dec. [Liv. XL, 52; Fast. Ant. ap. NS 1921, 121], organizzando anche tre giorni di giochi scenici e un giorno di giochi circensi. Gli edifici sacri si trovavano nel lato ovest del Circo Flaminio, quello dedicato a Juno a sud del porticus pompeianus, era unito da un porticato con un tempio di Fortuna, forse Fortuna Equestris [Obseq. XVI].

 

Larentalia

Acca Larentia was considered, in classical times, the adoptive mother of Romulus and Remus, or a historical character lived in the time of King Anco Marcio, a benefactor of the Roman people, honored for her generosity. Behind this character and the legends concerning him, it hides an ancient goddess whose cult probably dates back to the most ancient of Roman civilization.

One tradition say that Acca Larentia was the nurse of Romulus and Remus: a variant identifies Her with the she-wolf who offered her breasts to the twins left by the current of the Tiber near the ficus ruminalis [Liv. I, 4, 6; Plut. Rom. IV; Lact. Inst. I, 20; Dion. H. I, 84, 2]. In another variant she is the wife of the pastor Faustulus, belonging to Evander lineage, who lived near the Palatine and found the twins (or which were entrusted to Numitore); she was nicknamed wolf, as it was (or had been) a prostitute [Liv. I, 4, 6 – 7; Dion. H. I, 84, 2 – 4; Serv. Aen. I, 273; Plut. Rom. IV; Q. R. 35; Lact. Inst. I, 20; Gel. VII, 7, 5-8; Fest. 119; Tert. Adv. Nat. II, 10; Ov. Fast. III, 55 et seq .; August. C. D. XVIII, 21]. After Faustulus death, Acca became rich, or thanks to prostitution [Cat. Orig. The Fr., 23 apud Macr. Sat. I, 10, 16], or by marrying a rich Etruscan [Lic. Macer Fr. P 1 pg 300 apud Macr. Sat. I, 10, 17] and left her land inherited by Romulus; and then to the Roman people.

Following another tradition Acca Larentia was a prostitute lived during king Anco Marcius reign: the edituus of Hercules temple, being a public holiday, decided to challenge the God playing dice: to do so would have thrown with one hand for himself and the other to Hercules. The prize for the winner would be a banquet and a woman. Hercules won, so he prepared a sumptuous feast that consumed in the altar fire and called a famous prostitute named Acca Larentia. She slept in the temple and was visited in a dream by Hercules joined her. The day after leaving the temple she met a young, rich, Etruscan fell in love with her and asked her marry him, then he remembered that in the dream God told her that he would be rewarded the next day and that, for this, it would stretch much advantage from the first opportunity that presented herself. Acca Larentia accepted and the death of the rich Etruscan, became heir. At her death he donated the land she had acquired to the Roman people and this was the subject of a public worship as a benefactor of the city [Plut. Rom. V; Q. R. 35; MACR. Sat. I, 10, 12 – 15; Tert. Adv. Nat. II, 10; August. C. D. VI, 7].

You can recognize an allusion to Acca Larentia and its union with Hercules in a step of an elegy of Tibullus

… But where you open the region Velabro, a tiny boat / she used to go to fords, cutting through the water with the oars. / Destined for the pleasure of a rich landlord of cattle / a girl often went on that boat by a young man, / on holidays, then returning back to the country that gave … [Tib. II, 5, 33-38]

We only know that on this day the flamen Quirinalis and pontefices offered sacrifices and libations of wine at the tomb of Acca Larentia, on top of the Via Nova, at the Velabro [Var. L. L. VI, 23-24; Plut. Rom. IV; CIC. For Brut. I, 15, 8; Gel. VII, 7, 6; MACR. Sat. I, 10, 15]. The antiquity of the ritual is confirmed by the name Larental [Var. L. L. VI, 24]. Another name for this festival was Tarentus dies, as the deity called also Acca Tarentina [Var. L. L. VI, 24].

In the myth about the birth of Romulus and Remus, Acca Larentia, nurse and foster mother of twins, she could have formed a couple with Rhea Silvia (Ilia), and generating real mother of the children, like nurse – mother, aunt – mother, a mythical theme whose most famous statement is the story greek Ino and Semele, but dating back to a substrate that is very archaic and attested in Rome rite of Matralia (see Matralia III EID. JUN.)

The name of Acca Larentia consists of two parts: Acca refers to a Indo-European root meaning mother, whose derivatives are known in Sanskrit (akka) and greek (akkw), while in Latin would be the only evidence; the second part is considered a derivative of Lar (although it is not certain because of the different amounts of first a), whereby Acca Larentia would have been the Mater Larum [AFA 145], gods very important, but in many ways obscure, the Roman pantheon, honored by various names (Lara, Larunda, Mania, Tacita, perhaps Genita Mana and Fauna).

 

Parentatio gentis Juniae

We know that on this day the gens Junia carried out his parentatio, that is, made to honor deceased proprii [Plut. Q. R. 34]. One of the reasons given by Plutarch is the fact that the parentatio, since ancient times, were made in the last month of the year and the gens Junia had maintained this custom in December which was the last month of the year until the reform “numana” calendar. This interpretation is confirmed by a passage of Cicero [CIC. Leg. II, 21, 54].

 

Tempestatitubus

The temple dedicated to Tempestes was built by L. Cornelius Scipio, who had voted after they escape a storm off the coast of Corsica in 259 BCE. [CIL VI, 1287; Ov. Fast. VI, 193-194; CIC. Nat. Deor. III, 51]. Ovid reports as the date of the dedication the Kal Jun, but in Fasti Antiates [Fast. Ant. ap. NS 1921, 121] we find the 23 ° Dec. It is possible that the first is the date of a restoration, and the second that of the first dedication. Probably stood between the Porta Capena and the Temple of Mars [triumphales Capitoline Fasti, II, 479], out by today Porta S. Sebastiano, near the family tomb of Scipio.

 

Dianae, Junoni reginae in Circus

During his campaign of 187 BCE. against the Ligurian, M. Aemilius Lepidus voted a temple to Diana and then a second to Juno Regina [Liv. XXIX, 2]. He dedicated them both in 179 BCE. when it was censor, Dec. 23 ° [Liv. XL, 52; Fast. Ant. ap. NS 1921, 121], also organizing three days of games a day of scenic and circus games. Sacred buildings were located in the west side of the Circus Flaminius, one dedicated to Juno south of porticus Pompeianus, was joined by a porch with a temple of Fortuna, Fortuna perhaps Equestris [Obseq. XVI].

 

Picture

Accoleius Lariscolus. 43 BC. AR Denarius (3.73 gm). Bust of Acca Larentia / The three Nymphae Querquetulanae supporting a platform with five trees. Crawford 486/1; Sear, CRI 172; Accoleia 1

 

[1] A. W. J. Holleman – Larentia, Hercules, and Mater Matuta (Tib. II 5) in L’Antiquité Classique T. 45, Fasc. 1 (1976), pp. 197-207

[2] D. Sabbatucci – Il mito di Acca Larentia in SMSR – Volume XXIX – 1958 pgg 41 – 76

[3] G. Dumèzil – Déesses latines et mythes védiques, coll. Latomus XXV, 1956, pgg 9-43, anche in La religione romana arcaica pgg 58 segg.

[4] A. Ernout, A. Meillet – Dictionnaire etymologique de la lingue latine v. Acca

[5] A. Ernout, A. Meillet – Dictionnaire etymologique de la lingue latine v. Lar

XVI KAL. JAN. (15) NP

CONSUALIA

È molto probabile che i rituali di questo giorno festivo fossero gli stessi dei Consualia del mese Sextilis.

Sono state formulate molte ipotesi sul motivo della ripetizione della festa di Consus nel mese di December[1]. Se rimaniamo all’interpretazione di Consus come divinità che presiedeva all’immagazzinamento dei raccolti e garantiva la loro conservazione durante i mesi invernali, il significato di questa festa può essere illuminato da un passo del De Re Rustica di Varrone, nel quale si dice che i cereali immagazzinati erano divisi in tre parti: quella destinata a semenza era portata fuori dai magazzini al momento della semina (che si concludeva con l’inizio di December), quella destinata al consumo come cibo, doveva essere portata fuori dai magazzini durante l’inverno perché fosse macinata e torrefatta, mentre quella destinata alla vendita, veniva lasciata nei granai fino al momento opportuno [Var. R. R. I, 62 – 69]. Alla luce di questa suddivisione, veniamo a sapere che una parte consistente dei cereali era tolta dai magazzini tra l’autunno e l’inverno, in particolare tutti quelli destinati al consumo umano. È quindi possibile che con l’arrivo della stagione invernale, a ridosso del solstizio, Consus fosse invocato ancora nel momento in cui i semi usciti dai silos erano trasformati in alimento, per ringraziarlo di averli preservati fino ad allora, oppure perché vigilasse affinché non si deteriorasse quella parte dei raccolti che era lasciata ancora dentro.

 

Consualia

It is very likely that the rituals of this holiday were the same as the Consualia in Sextilis.

If we stay the interpretation of Consus as presiding deity for crops storage, ensuring their preservation during the winter months, the significance of this festival can be illuminated by a passage of De Re Rustica Varro, in which it is said that stored grain were divided into three parts: one destined to seed was brought out of storage at the time of sowing (which ended with the beginning of December); the second, intended for consumption as food, had to be brought out of storage during the winter because it was ground and roasted; the third, held for sale, was left in barns until the appropriate time [Var. R. A. I, 62 – 69]. In light of this division, we learn that a large proportion of grain was removed from warehouses between autumn and winter, especially those intended for human consumption. It is therefore possible that with the arrival of winter, near the solstice, Consus was invoked even when the seeds come out of the silos were transformed into food, to thank him for having them preserved until then.

 

Picture

Trajan, 98 – 117. Sestertius circa 103-104, Æ 24.75 g. IMP CAES NERVAE TRAIANO AVG GER DAC P M TR P COS V P P Laureate bust r. with drapery on l. shoulder. Rev. S P Q R OPTIMO PRINCIPI The Circus Maximus seen from outside, with partial view of the interior: in centre obelisk, and metae at either end of the ‘spina’. In exergue, S – C. C 545 var. (no drapery). BMC 853 note. RIC 571 var. CBN 223. Woytek 175b

[1] G. Dumézil – Idées Romaines pgg 299 – 300

Kal. Dec.

Neptuno, Pietati ad Circum Flaminium

Un tempio dedicato a Nettuno nel Circo Flaminio è ricordato in un’iscrizione di età Flavia [CIL VI, 8423] e da Plinio [Plin. Nat. Hist. XXXVI, 26], che parla del famoso gruppo dell’artista Scopas con Nettuno, Teti, Achille, Nereidi e Tritoni, Forco ed il suo seguito di mostri marini, che vi si trovava, portato dalla Bitinia. Una moneta di Cn. Domitius Henobarbus datata tra il 42 e il 38 aev, che rappresenta l’edificio tetrastilo, dimostra che fu costruito prima di questo periodo, infatti Livio e Cassio Dione lo menzionano in relazione ad un prodigio avvenuto nel 206 aev [Liv. XXVIII, 11, 4; Cas. Dio. Fr. 57, 60], il che fa supporre che fu edificato nel III sec aev, forse tra il 257 e il 228 aev, come scioglimento di un voto espresso durante una battaglia navale. L’edificio è chiamato delubrum Cn. Domitii [Plin. Nat. Hist. XXXVI, 26], cosa che, assieme alla rappresentazione sulla moneta di Cn. Domitius, fa ritenere che questo personaggio lo abbia restaurato e ridedicato, forse nel 32 aev quando era console [Babelon, Monn. I, 466, Domitia 20, BM. Rep. II, 487, 93] (vedi X Kal. Sext.). La data della dedica è le Kal. Dec. [Fast. Amit. ad Kal. Dec., CIL I2, 245; 335]. Si crede che parti di un fregio siano state preservate e oggi si trovino a Parigi e a Monaco: vi è rappresentata la lustratio di un esercito dell’epoca precedente Mario e, probabilmente, si tratta di un riferimento alla vittoria di un antenato del costruttore del tempio, sui Celti presso l’Iser nel 121 aev.

Pietati

Un tempio dedicato a Pietas e situato nel Circo Flaminio, fu colpito da un fulmine nel 91 aev. [Obseq. 54; Cic. Div. I, 98; Leg. II, 28]. La data della dedica era le Kal. Dec. [Fast. Amit. ad Kal. Dec., CIL Ia, 245; 335 – 336], ma non si hanno altre informazioni.

Fortunae Muliebri

Secondo la storiografia romana, le matrone celebrarono l’anniversario della ritirata dell’armata dei Volsci, guidata da Coriolano, alle Kal. Dec. 487 aev. un anno prima della dedica del tempio consacrato a Fortuna Muliebri. La duplicità della festa sembra legata alla duplicità della divinità (rappresentata, nel racconto storico dalla coppia Volumnia – Veturia). Vedi II NON. QUINCT.

Secondo Giovanni Lido in questa data si veneravano anche Afrodite e Anfitrite (forse Venilia e Salacia, divinità marine associate a Neptunus), Fortuna Respiciens, Prudentia, Eros [Lyd. Mens. IV, 154], ma non sappiamo l’epoca in cui siano nati questi culti.

 

Neptuno ad Circum Flaminium

A temple dedicated to Neptune in the Circus Flaminio is remembered in an inscription of age Flavia [CIL VI, 8423] and Pliny [Plin. Nat. Hist. XXXVI, 26], which speaks of the famous artist Scopas group with Neptune, Thetis, Achilles, Nereids and Tritons, Forco and his entourage of sea monsters, who was there, led by Bithynia. A coin of Cn. Domitius Henobarbus dated between 42 and 38 BCE, which is the tetrastyle building, shows that it was built before this period, Livy and Dio Cassius mention it in relation to a miracle which occurred in 206 BCE [Liv. XXVIII, 11, 4; Cas. God. Fr. 57, 60], which suggests that it was built in the third century BCE, probably between 257 and 228 BCE, as the dissolution of a vote expressed during a naval battle. The building is called delubrum Cn. Domitii [Plin. Nat. Hist. XXXVI, 26], which, together with the representation on Cn currency. Domitius, suggests that this character has restored and rededicated it, maybe in 32 BCE when he was consul [Babelon, Monn. I, 466, Domitian 20, BM. Rep. II, 487, 93] (see X Kal. Sext.). The date of the dedication is the Kal. Dec. [Fast. Amit. to Kal. Dec., CIL I2, 245; 335]. It is believed that parts of a frieze has been preserved and today they are in Paris and Monaco: there is represented the lustratio of an army of the previous epoch Marius and, probably, it is a reference to the victory of an ancestor of the temple builder, on the Celts at the Iser in 121 BCE.

Pietati ad Circum Flaminium

A temple dedicated to Pietas and in the Flaminio Circus, was struck by lightning in 91 BCE. [Obseq. 54; Cic. Div. I, 98; Leg. II, 28]. The date of the dedication was the Kal. Dec. [Fast. Amit. to Kal. Dec., CIL Ia, 245; 335-336], but there is no other information.

Fortunae Muliebri

According to Roman historians, the matrons celebrated the anniversary of the retreating army of Volscians led by Coriolanus, to Kal. Dec. 487 BCE. one year before the dedication of the temple dedicated to Fortuna feminine. The duplicity of the festival seems to be linked to the duality of divinity (represented, in the historical narrative from Volumnia – Veturia pair). See II NOT. QUINCT.

According to Giovanni Lido on this date is also worshiped Aphrodite and Amphitrite (perhaps Venilia and Salacia, sea gods associated with Neptunus), Fortuna Respiciens, Prudentia, Eros [Lyd. Mens. IV, 154], but we do not know the time when these cults were born.

Picture

Cn. Domitius Ahenobarbus. Aureus, mint moving with Ahenobarbus in 41 BC, AV 8.00 g. AHENOBAR Bare male head (Ahenobarbus ?) r. Rev. CN·DOMITIVS·L·F IMP Tetrastyle temple; in upper field, NE – PT. Babelon Domitia 1. Bahrfeldt 68 (this obverse die). Sydenham 1176. Kent-Hirmer pl. 27-28, 100 (this obverse die). Sear Imperators 338. Calicó 69 (these dies). RBW –. Crawford 519/1.