Kal. Dec.

Neptuno, Pietati ad Circum Flaminium

Un tempio dedicato a Nettuno nel Circo Flaminio è ricordato in un’iscrizione di età Flavia [CIL VI, 8423] e da Plinio [Plin. Nat. Hist. XXXVI, 26], che parla del famoso gruppo dell’artista Scopas con Nettuno, Teti, Achille, Nereidi e Tritoni, Forco ed il suo seguito di mostri marini, che vi si trovava, portato dalla Bitinia. Una moneta di Cn. Domitius Henobarbus datata tra il 42 e il 38 aev, che rappresenta l’edificio tetrastilo, dimostra che fu costruito prima di questo periodo, infatti Livio e Cassio Dione lo menzionano in relazione ad un prodigio avvenuto nel 206 aev [Liv. XXVIII, 11, 4; Cas. Dio. Fr. 57, 60], il che fa supporre che fu edificato nel III sec aev, forse tra il 257 e il 228 aev, come scioglimento di un voto espresso durante una battaglia navale. L’edificio è chiamato delubrum Cn. Domitii [Plin. Nat. Hist. XXXVI, 26], cosa che, assieme alla rappresentazione sulla moneta di Cn. Domitius, fa ritenere che questo personaggio lo abbia restaurato e ridedicato, forse nel 32 aev quando era console [Babelon, Monn. I, 466, Domitia 20, BM. Rep. II, 487, 93] (vedi X Kal. Sext.). La data della dedica è le Kal. Dec. [Fast. Amit. ad Kal. Dec., CIL I2, 245; 335]. Si crede che parti di un fregio siano state preservate e oggi si trovino a Parigi e a Monaco: vi è rappresentata la lustratio di un esercito dell’epoca precedente Mario e, probabilmente, si tratta di un riferimento alla vittoria di un antenato del costruttore del tempio, sui Celti presso l’Iser nel 121 aev.

Pietati

Un tempio dedicato a Pietas e situato nel Circo Flaminio, fu colpito da un fulmine nel 91 aev. [Obseq. 54; Cic. Div. I, 98; Leg. II, 28]. La data della dedica era le Kal. Dec. [Fast. Amit. ad Kal. Dec., CIL Ia, 245; 335 – 336], ma non si hanno altre informazioni.

Fortunae Muliebri

Secondo la storiografia romana, le matrone celebrarono l’anniversario della ritirata dell’armata dei Volsci, guidata da Coriolano, alle Kal. Dec. 487 aev. un anno prima della dedica del tempio consacrato a Fortuna Muliebri. La duplicità della festa sembra legata alla duplicità della divinità (rappresentata, nel racconto storico dalla coppia Volumnia – Veturia). Vedi II NON. QUINCT.

Secondo Giovanni Lido in questa data si veneravano anche Afrodite e Anfitrite (forse Venilia e Salacia, divinità marine associate a Neptunus), Fortuna Respiciens, Prudentia, Eros [Lyd. Mens. IV, 154], ma non sappiamo l’epoca in cui siano nati questi culti.

 

Neptuno ad Circum Flaminium

A temple dedicated to Neptune in the Circus Flaminio is remembered in an inscription of age Flavia [CIL VI, 8423] and Pliny [Plin. Nat. Hist. XXXVI, 26], which speaks of the famous artist Scopas group with Neptune, Thetis, Achilles, Nereids and Tritons, Forco and his entourage of sea monsters, who was there, led by Bithynia. A coin of Cn. Domitius Henobarbus dated between 42 and 38 BCE, which is the tetrastyle building, shows that it was built before this period, Livy and Dio Cassius mention it in relation to a miracle which occurred in 206 BCE [Liv. XXVIII, 11, 4; Cas. God. Fr. 57, 60], which suggests that it was built in the third century BCE, probably between 257 and 228 BCE, as the dissolution of a vote expressed during a naval battle. The building is called delubrum Cn. Domitii [Plin. Nat. Hist. XXXVI, 26], which, together with the representation on Cn currency. Domitius, suggests that this character has restored and rededicated it, maybe in 32 BCE when he was consul [Babelon, Monn. I, 466, Domitian 20, BM. Rep. II, 487, 93] (see X Kal. Sext.). The date of the dedication is the Kal. Dec. [Fast. Amit. to Kal. Dec., CIL I2, 245; 335]. It is believed that parts of a frieze has been preserved and today they are in Paris and Monaco: there is represented the lustratio of an army of the previous epoch Marius and, probably, it is a reference to the victory of an ancestor of the temple builder, on the Celts at the Iser in 121 BCE.

Pietati ad Circum Flaminium

A temple dedicated to Pietas and in the Flaminio Circus, was struck by lightning in 91 BCE. [Obseq. 54; Cic. Div. I, 98; Leg. II, 28]. The date of the dedication was the Kal. Dec. [Fast. Amit. to Kal. Dec., CIL Ia, 245; 335-336], but there is no other information.

Fortunae Muliebri

According to Roman historians, the matrons celebrated the anniversary of the retreating army of Volscians led by Coriolanus, to Kal. Dec. 487 BCE. one year before the dedication of the temple dedicated to Fortuna feminine. The duplicity of the festival seems to be linked to the duality of divinity (represented, in the historical narrative from Volumnia – Veturia pair). See II NOT. QUINCT.

According to Giovanni Lido on this date is also worshiped Aphrodite and Amphitrite (perhaps Venilia and Salacia, sea gods associated with Neptunus), Fortuna Respiciens, Prudentia, Eros [Lyd. Mens. IV, 154], but we do not know the time when these cults were born.

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Cn. Domitius Ahenobarbus. Aureus, mint moving with Ahenobarbus in 41 BC, AV 8.00 g. AHENOBAR Bare male head (Ahenobarbus ?) r. Rev. CN·DOMITIVS·L·F IMP Tetrastyle temple; in upper field, NE – PT. Babelon Domitia 1. Bahrfeldt 68 (this obverse die). Sydenham 1176. Kent-Hirmer pl. 27-28, 100 (this obverse die). Sear Imperators 338. Calicó 69 (these dies). RBW –. Crawford 519/1.

… quali Dei si devono adorare pubblicamente, i riti e i sacrifici che si devono compiere secondo le rispettive competenze…

La distinzione varroniana dei tre generi di teologia, risale al II sec. aev. ed è attribuita al pontefice massimo Q.Mucio Scevola che così indicava quel che era fas e quel che era nefas

… Chiamano mitico il genere creato prevalentemente dai poeti, fisico dai filosofi, civile dagli Stati. Nel primo che ho detto [egli continua] si hanno molti fatti leggendari contro la dignità e la natura degli Dei. Vi si trova infatti che un dio è nato dalla testa, un altro dal femore e un altro da gocce di sangue; vi si trova anche che gli Dei sono stati ladri, adulteri e a servizio di un uomo; inoltre vi si attribuiscono agli Dei tutti quei fatti che possono verificarsi non solo in un uomo qualsiasi ma anche nel più abietto…

Il secondo genere di cui ho parlato [egli dice] è quello sul quale i filosofi hanno molti scritti. Vi si ricercano l’essere degli Dei, la sede, la nozione e la proprietà; se gli Dei hanno cominciato ad esistere nel tempo o nell’eternità; se derivano dal fuoco, come pensa Eraclito, o dai numeri, come sostiene Pitagora, o dagli atomi come dice Epicuro. Allo stesso modo vi si espongono altri concetti che è più facile udire fra le pareti di una scuola che in pubblico nel foro…

Il terzo genere, [egli dice] è quello di cui i cittadini e soprattutto i sacerdoti devono conoscere la funzione. Gli spetta stabilire quali Dei si devono adorare pubblicamente, i riti e i sacrifici che si devono compiere secondo le rispettive competenze…

[Var. Antiq. Rer. Div. I Fr 6; 8; 10a Agahd apud August. C. D. VI, 5]

Gli farà eco, anni dopo, Cicerone, parlando per bocca del pontefice Cotta nel De Natura Deorum

… Io le difenderò sempre [le credenze sugli Dei immortali che ci sono state tramandate dagli antenati, i riti, le cerimonie, le pratiche religiose] e sempre le ho difese, e il discorso di nessuno, sia egli colto o ignorante, mi smuoverà dalle credenze sul culto degli Dei immortali che ho ricevuto dai nostri antenati. Ma quando si tratta di religione, io seguo i pontefici massimi Tiberio Coruncanio, Publio Scipione e Publio Scevola, non Zenone, Cleante o Crisippo, e ho Caio Lelio, augure e per di più sapiente, da ascoltare quando parla della religione nel suo famoso discorso, piuttosto che qualunque caposcuola dello stoicismo. Tutta la religione del popolo romano è divisa in riti e auspici, a cui si è aggiunta una terza suddivisione, le predizioni degli interpreti della Sibilla e degli aruspici basate sui portenti e sui prodigi; io non ho mai pensato che si dovesse trascurare alcuna di queste pratiche e mi sono persuaso che Romolo con gli auspici, Numa con l’istituzione del rituale abbiano gettato le fondamenta della nostra civitas, che certamente non avrebbe potuto essere così grande se gli Dei Immortali non fossero stati sommamente propizi (sine summa placatione Deorum)…

[Cic. Nat. Deor. III, 2, 5]

 

EID. NOV. (13) NP

Feriae Jovi

Le idus di ogni mese sono sacre a Giove. Secondo Macrobio, gli Etruschi in questo giorno Gli sacrificavano un ovino e tale pratica si sarebbe tramandata a Roma, infatti, alle Idus di ogni mese, il flamen dialis sacrificava un ovino, detto Idulis Iovis, a Giove [Sat. I, 15], portandolo sul Campidoglio lungo la Sacra Via [Fest 290].

 

Epulum Jovis

Durante i Ludi Plebei, in maniera sistematica a partire dal 213 aev, veniva celebrato un solenne banchetto sacrificale sul Campidoglio [Liv. XXV, 2, 10] chiamato epulum jovis, analogamente a quanto accadeva nel mese di September.

Gli storici non sono concordi su quale dei due banchetti sia stato istituito per primo, ma quello che vanta il maggior numero di attestazioni tra le fonti antiche (storiografiche ed epigrafiche), è il banchetto di November, il che ha fatto sorgere l’ipotesi che fosse anche quello più antico e che quello di September fosse stato introdotto in analogia con quest’ultimo.

I rapporti tra le due cerimonie potrebbero però essere più complessi: Dario Sabbatucci, infatti, ha supposto che in origine la celebrazione di November fosse del tutto staccata dalla celebrazione dei Ludi e non fosse rivolta a Juppiter o alla Triade Capitolina, come avveniva in September, ma alle divinità dal carattere “plebeo” che erano celebrate nella parte centrale del mese, Feronia e Fortuna Primigenia. Durante la dominazione della monarchia etrusca, un sacrificio analogo sarebbe stato istituito per Juppiter alle Eid. di September e avrebbe finito per essere integrato nel complesso delle celebrazioni per i Ludi Romani. Con la trasformazione dei Ludi Plebei in festività pubblica, con una struttura rimodellata su quella dei Ludi di September, anche il più antico sacrificio a Feronia e Fortuna, avrebbe subito un processo di integrazione che l’avrebbe trasformato in un epulum jovis.

Il rapporto con Feronia non sarebbe stato solo temporale, ma anche spaziale, poiché il Circo Flaminio, dove si svolgevano i Ludi Plebei, fu edificato nel Campo Marzio, nelle vicinanze del tempio di Feronia.

 

Pietati in Foro Holitorio

Il tempio di Pietas [Plaut. Asin. 506; Curc. 639] fu votato da M. Acilius Glabrius durante la battaglia delle Termopili nel 191 aev; la costruzione fu iniziata da lui, ma la dedica avvenne solo nel 181 aev da parte di suo figlio, allora duumviro [Liv. XL, 34, 4; Val. Max. II, 5, 1; Cic. Leg. II, 28] il 13 Nov. [Fast. Ant. ap. NS 1921, 117]. All’interno si trovava una statua dorata dello stesso Gabrius, la prima di questo tipo che si fosse vista a Roma.

Fu distrutto da Cesare nel 44 aev perchè si trovava sul lato est dell’area su cui, poco dopo, sarebbe stato costruito il Teatro di Marcello [Plin. Nat. Hist. VII, 121; Cass. Dio XLIII, 49, 3].

Pietas fu collegata principalmente alla devozione verso i genitori e per questo alla storia greca della figlia che sostentò il padre imprigionato con il latte del proprio seno [Fest. 209; Val. Max. V, 4, 7], forse anche per la vicinanza con la columna lactaria nel foro Holitorio.

 

Feriae Jovi

The Idus of each month are sacred to Jupiter. According to Macrobius, the Etruscans on this day made a sacrifice of a sheep to Him and this practice would be handed down in Rome, in fact, the Idus of each month, the flamen Dialis sacrificed a sheep, said Idulis Jovis, to Jupiter [Sat. I, 15], taking on the Capitol along the Via Sacra [Fest 290].

 

Epulum Jovis

During the Ludi Plebei, systematically from 213 BCE, a solemn sacrificial banquet in the Capitol [Liv. XXV, 2, 10] called Epulum Jovis was celebrated, as it happened in the month of September.

Historians do not agree on which of the two banquet was first established, but that of November has the largest number of claims from the ancient sources (historiography and epigraphic), which gave rise to the hypothesis that It was also the most ancient and that that of September had been introduced in analogy.

The relations between the two ceremonies may however be more complexes: Dario Sabbatucci, in fact, assumed that originally the celebration of November was quite detached from the Ludi and it was not aimed to Jupiter or the Capitoline Triad (as it was in September), but the to the “plebeian” Gods that were celebrated in the middle of the month, Feronia and Fortuna Primigenia. During the domination of the Etruscan monarchy, a similar sacrifice to Jupiter would be set up to Eid. of September and it would ultimately be integrated into all the celebrations of the Roman Games. With the transformation of the Ludi Plebei in public holiday, remodeled on the structure of the September Ludi, the oldest sacrifice to Feronia and Fortuna would also undergo a process of integration that would turn him into the Epulum Jovis.

The relationship with Feronia was not only in time, but also in space, because the Flaminio Circus, where they carried out the Ludi Plebei, was built in the Campus Martius, near the temple of Feronia.

 

Pietati in Foro Holitorio

The temple of Pietas [Plaut. Asin. 506; CURC. 639] was voted by M. Acilius Glabrius during the battle of Thermopylae in 191 BCE; he started the construction, but the dedication took place only in 181 BCE by his son, then duumvir [Liv. XL, 34, 4; Val. Max. II, 5, 1; CIC. Leg. II, 28] on November 13 [Fast. Ant. ap. NS 1921, 117]. Inside there was a golden statue of the same Gabrius, the first of its kind seen in Rome.

It was destroyed by Caesar in 44 BCE because it was on the east side of the area where, shortly after, the Theatre of Marcellus would be built [Plin. Nat. Hist. VII, 121; Cass. God XLIII, 49, 3].

Piety was mainly directed to the devotion to parents and linked the Greek story of the daughter who nourished his father imprisoned with the milk of their breasts [Fest. 209; Val. Max. V, 4, 7], perhaps also for its proximity to the columna Lactaria in Foro Holitorio.

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L. Coelius Caldus. Denarius 51, AR 4.09 g. C·COEL·CALDVS Head of C. Coelivs Caldvs r.; in l. field, standard inscribed HIS; in r. field, standard in the form of a boar. Rev. Tablet inscribed L·CALDVS/VIIVIR·EPVL, behind which figure preparing epulum ; on either side of table, a trophy. On outer l. field, CALDVS, on outer r. field, IMP·A·X. In exergue, [CALDVS·IIIVIR]. Babelon Coelia 7. Sydenham 894. RBW 1551. Crawford 437/2a.