KAL. SEPT. (1) F

Jovi Tonanti in Capitolio

Un tempio a Giove Tonante fu edificato da Augusto, dopo che un fulmine gli cadde vicino durante una campagna militare in Spagna. L’edificio sacro fu costruito sul colle Capitolino e dedicato alle Kal. Sept. del 22 aev. [Mon. Anc. IV, 5; Suet. Aug. XXIX; Mart. VII, 60, 2; Cas. Dio LIV, 4; Fast. Amit. Ant. Arv. ad Kal. Sept., CIL I², 244; 248; VI, 2295; VI, 32323, 1, 31). Il nome Juppiter Tonans era una traduzione del greco Ζεὺς βροντῶν [Cas. Dio cit.], che appare anche traslitterato in latino in due iscrizioni [CIL VI, 432; 2241]. Continua a leggere KAL. SEPT. (1) F

EID. SEXT. (13) NP

Dianae in Aventino

La tradizione più diffusa ascriveva la costruzione del tempio di Diana sull’Aventino [CIL VI, 32323, 10, 32; Cens. Die Nat. XXIII, 6] a Servius Tullus, che avrebbe riunito su questo colle i rappresentanti delle città della Lega Latina, convincendoli a costruire un santuario federale sul modello del tempio di Diana ad Efeso (comune alla Lega Ionica) [Var. L. L. V, 43; Liv. I, 45, 2 – 6; Dion. H. IV, 26, 3 – 5; Aur. Vict. De Vir. Ill. VII, 9 – 13; Fest. 343; Zon. VIII, 9, 11]. Veniva considerate il più antico edificio sacro costruito in questo luogo e chiamato tempio di Diana Aventina [Prop. IV, 8, 29], o Aventinensis [Fest. 165; Mart. VI, 64, 13; Val. Max. VII, 3, 1]; lo stesso Aventino, prendendo il nome dal culto lì celebrato, era chiamato anche collis Dianae [Mart. XII, 18, 3; VII, 73, 4; Stat, Silv. II, 3, 20 – 21; Hor. Carm. Saec. 69]. Continua a leggere EID. SEXT. (13) NP

XII KAL. QUINCT. (19) C

Minervae in Aventino

La data della costruzione non è nota, ma l’analisi dell’iconografia di Minerva sulle monete romane, mostra un netto cambiamento all’indomani della Prima Guerra Punica, contrassegnato dall’assimilazione di un modello di origine greca analogo a quello di Atena. Questo ha fatto pensare all’introduzione di un culto di origine siciliana che poteva avere il suo centro sull’Aventino. Lo stesso modello iconografico è stato riscontrato nelle monete coniate a Cosa, centro di costruzione della flotta romana durante la metà del III sec. aev, per cui un’altra ipotesi è che l’assimilazione del nuovo modello (e conseguentemente di un nuovo culto) sia stata conseguenza dell’arruolamento degli equipaggi della nuova forza marittima. In ogni caso sembra plausibile situare la costruzione del tempio nella metà del III sec. aev, forse nel 263 o nel 262 per opera di M. Valerius Maximus Messala che avrebbe usato il bottino ottenuto dalla conquista di Siracusa o Akragas.

Alcune fonti indicano che la dedica avvenne il 19 Mar. [Ov. Fast. III, 812; Fest. 257; Fast. Praen. ad XIII Kal. Apr; CIL Ia, 234], altre il 19 Jun. [Ov. Fast. VI, 728; Fast. Esq. Amit. ad XIII Kal. Iul; CIL I², 211; 243; ILLRP 9], Oggi si pensa che la data della prima dedicazione sia il 19° Jun. e che il 19° Mart. sia dovuto ad una confusione con il tempio di Minerva Capta, oppure ad un restauro compiuto da Augusto [Res. Gest. XIX, 2].

Secondo Festo questo tempio divenne la sede degli scribae e degli histriones durante la Seconda Guerra Punica [Fest. 333], il che confermerebbe che vi si celebrasse un culto di origine greca. In epoca imperiale aveva forma peripterale, esastila di larghezza 22 m e lunghezza 45 m, con 13 colonne per ogni lato. Era situato tra il tempio di Luna e quello di Diana [Oros. V, 12].

 

 

XII KAL. QUINCT.  (19) C

Minervae in Aventino

The date of construction is unknown, but the iconography analysis of Minerva on Roman coins, exhibits a distinct change in the aftermath of the First Punic War, marked by the assimilation of a similar model to the Greek origin of Athena. This did think the introduction of a cult of Sicilian origin who could have her on the Aventine center. The same iconographic model was found in coins minted in Cosa, downtown building of the Roman fleet during the mid-third century. BCE, that another hypothesis is that the assimilation of the new model (and consequently of a new cult) was a result of recruitment of the crews of the new maritime force. In any case, it seems plausible to locate the construction of the temple in the middle of the third century. BCE, perhaps in 263 or 262 by the work of M. Valerius Maximus Messala that he would use the spoils won by the conquest of Syracuse and Akragas.

Some sources indicate that the dedication took place on March 19 [Ov. Fast. III, 812; Fest. 257; Fast. Praen. to XIII Kal. April; CIL Ia, 234], other 19 Jun. [Ov. Fast. VI, 728; Fast. Esq. Amit. to XIII Kal. iul; CIL I², 211; 243; ILLRP 9], it is now thought that the date of the first dedication is 19 ° Jun. and that the 19th Mart. It is due to a confusion with the Temple of Minerva It captures, or to a restoration carried out by Augustus [Res. Gest. XIX, 2].

According to Festo this temple became the headquarters of scribae and histriones during the Second Punic War [Fest. 333], which would confirm that will be celebrated a cult of Greek origin. In imperial times it had peripterale form, hexastyle width 22 m and length 45 m, with 13 columns on each side. It was located between the Temple of Luna and that of Diana [Oros. V, 12].

Picture

Geta, (A.D.209-212), issued as Caesar 205, silver denarius, Rome mint, (3.11 g), obv. P SEPTIMIVS GETA CAES, bare headed bust draped and cuirassed to right, rev. around MINERVA, Minerva standing to left, resting on shield and spear, (S.7182, RIC 46, RSC 77)

EID.  JUN. (13) NP

Feriae Jovis

Jovi Invicto

L’esistenza di questo tempio è stata ipotizzata in base ad un passo dei Fasti di Ovidio [Ov. Fast. VI, 650], ma secondo molti autori, si tratterebbe di un riferimento a Juppiter Victor, il cui tempio fu dedicato alle Eid. Apr. Le fonti sono però incerte sulla sua collocazione tra Quirinale e Palatino, il che fa propendere per l’esistenza di due templi dedicati a Juppiter con cognomina differenti. È possibile che, in età imperiale, il culto di Juppiter Invictus, forse già estinto, sia stato restaurato come Juppiter Victor generando così confusione tra le fonti.

Poiché abbiamo notizie certe sulla collocazione del tempio dedicato a Juppiter Victor sul Quirinale, quello di Juppiter Invictus doveva trovarsi sul Palatino, inoltre l’epiteto Invictus, lascia supporre che la sua costruzione sia avvenuta tra il III e il II sec. aev [Cic. Leg. II, 28; Hor. Car. III, 27, 73; Ov. Fast. V, 126]. In base ai cataloghi regionali, il tempio doveva trovarsi sul Palatino, nei pressi di quella che diverrà la Domus Flavia e le sue rovine sarebbero quelle trovate nella Vigna Barberini . È stato ipotizzato che, nel III sec, l’edificio sia stato trasformato da Eliogabalo nel tempio di Baal e che poi Alessandro Severo lo abbia ridedicato, il 13° Mart. 222 a Juppiter Ultor, forse per vendicare il torto che l’imperatore di origine siriana aveva fatto alla divinità sovrana di Roma.

Quinquatrus minusculus

Questo giorno non sarebbe realmente il Quinquatrus, cioè il quinto dopo le Eidus (vedi Martius) ed infatti è chiamato minusculus, per distinguerlo da quello.

Era la festività della corporazione dei suonatori di flauto, tibicines e giorno sacro a Minerva, secondo gli autori antichi, per questo motivo prese il nome di Quinquatrus [Fest. 149; Var. L. L. VI, 17; Ov. Fast. VI, 694 – 695].

Vi erano tre giorni di festeggiamenti in cui i suonatori di flauto andavano in giro per la città con il volto coperto da una maschera e indossando lunghe vesti di foggia femminile (che potevano essere quelle usate anticamente dai flautisti etruschi), suonando e recitando versi licenziosi [Ov. Fast. VI, 653 – 654; 688 – 692; Plut. Q. R. 55]. Il corteo si chiudeva poi nel tempio di Minerva [Plut. Q. R. 55]. Secondo gli storici romani, nel IV sec. aev. i censori, tra cui Appio Claudio Cieco, proibirono alla corporazione dei tibicines [Plut. Num. XVII, 3] di consumare il proprio banchetto nel tempio di Giove Capitolino. I suonatori, sdegnati, andarono in esilio a Tivoli e gli ambasciatori mandati dal Senato non riuscirono a farli tornare. Allora, alcuni cittadini di quella citta organizzarono dei banchetti a cui invitarono i suonatori di flauto e, dopo averli fatti ubriacare, li caricarono su carri e li riportarono a Roma. Dopo questo episodio, essi accettarono di rientrare a Roma ed il Senato accordò loro di poter inscenare il corteo licenzioso e di celebrare un epulum al tempio di Giove Capitolino [Liv. IX, 30; Val. Max. II, 5, 4; Plut. Q. R. 55; Cens. XII, 2].

 

EID.  JUN.  (13) NP

Feriae Jovis

Jovi Invicto

The existence of this temple has been suggested on the basis of a step of the Fasti of Ovid [Ov. Fast. VI, 650], but according to many authors, it would be a reference to Jupiter Victor, whose temple was dedicated to the Eid. Apr. The sources, however, they are uncertain about its position between the Quirinal and the Palatine Hill, which argues in favor of the existence of two temples dedicated to Jupiter with different cognomina. It is possible that, in the imperial age, the cult of Jupiter Invictus, perhaps already extinct, has been restored as Jupiter Victor generating confusion between the sources.

Since we have certain information about the location of the temple dedicated to Jupiter Victor on the Quirinal, to Jupiter Invictus had to be on the Palatine, also the epithet Invictus, suggesting that its construction took place between the third and second century. BCE [Cic. Leg. II, 28; Hor. Car. III, 27, 73; Ov. Fast. V, 126]. According to regional catalogs, the temple was to be on the Palatine, near what would become the Domus Flavia and its ruins are those found in the Vigna Barberini. It has been suggested that, in the third century, the building was transformed by Heliogabalus in the temple of Baal and then Alexander Severus it has rededicated, the 13th Mart. 222 to Jupiter Ultor, perhaps to avenge the wrong done to the emperor of Syrian origin had made the supreme deities of Rome.

Quinquatrus minusculus

This day would not really the Quinquatrus, ie the fifth after Eidus (see Martius) and in fact is called minusculus, to distinguish it from that.

It was the feast of the guild of flute players, tibicines and sacred day to Minerva, according to the ancient authors, for this reason was called Quinquatrus [Fest. 149; Var. L. L. VI, 17; Ov. Fast. VI, 694-695].

There were three days of festivities in which the flute players were walking around the city with his face covered by a mask and wearing long women’s fashion garments (which could be those used in ancient times by the Etruscans flute), playing and reciting bawdy verses [ ov. Fast. VI, 653-654; 688-692; Plut. Q. R. 55]. The procession then closed in the temple of Minerva [Plut. Q. R. 55]. According to the Roman historians, in the fourth century. BCE. the censors, including Appius Claudio, forbade the corporation of tibicines [Plut. Num. XVII, 3] to consume your own feast in the temple of Jupiter. The players, outraged, went into exile in Tivoli and sent ambassadors by the Senate were unable to get them back. Then, some citizens of that city organized the banquet to which they invited the flute players, and, after having made drunk, loaded them on carts and brought them to Rome. After that, they agreed to return to Rome and the senate granted them to be able to stage the bawdy parade and celebrate a Epulum to the temple of Jupiter [Liv. IX, 30; Val. Max. II, 5, 4; Plut. Q. R. 55; Cens. XII, 2].

Picture

Tibicinis wearing a mask and a female dress. Mosaic from Pompei, today Naples Archeological Museum

KAL.  MAJ. (1) F

Sacrum Majae

Il flamen volcanalis offriva a Maja una scrofa gravida [Macr. Sat. I, 12, 18 segg]. Secondo Giovanni Lido questo rito aveva lo scopo di scongiurare i terremoti [Lyd. Mens. IV, 76]. Continua a leggere KAL.  MAJ. (1) F

III KAL.  MAJ. – V NON. MAJ.

Floralia

Flora era una divinità italica connessa alla fioritura delle piante e al riempirsi delle spighe dei cereali

… la Dea Flora [sorveglia] i frumenti quando sono in fiore… [August. C. D. IV, 8]

La sua azione era connessa, quindi, con quella di Cerere e contribuiva alla ricchezza dei raccolti [Ov. Fast. V, 261 – 66] e forse, il più antico rito ad essa associato era il Florifertum, durante il quale delle spighe erano portate in un sacrarium e lì offerte [Fest. 91]; Continua a leggere III KAL.  MAJ. – V NON. MAJ.

PRID. DEC. (12) EN

Conso in Aventino

Il tempio di Consus sull’Aventino fu probabilmente votato da L. Papirio Cursore durante il suo secondo consolato, nel 272 aev, in occasione della sconfitta di Taranto, nel tempio stesso vi sarebbe stato un affresco che ritraeva il console mentre celebrava il trionfo [Fest. 209]. I calendari epigrafici danno due diverse date per la sua dedica: nei Fasti Vallenses [CIL I2, 240] viene riportato il 21° Sext. (Consualia di Sextilis), mentre nei Fasti Amiternini [CIL I2, 245] è riportato il 12° Dec. È probabile che la seconda data sia quella della dedica vera e propria, mentre la prima sia quella di un restauro compiuto da Augusto nel 7 aev. [CIL I2, 326]. Questo tempio si trovava forse nei pressi di quello di Vertumnus nel vicus loreti maioris all’angolo nord-ovest del colle Aventino.

 

Conso in Aventino

The temple of Consus Aventine was probably voted by L. Papirius Cursor during his second consulate, in 272 BCE, at the defeat of Taranto, in the temple itself there would be a fresco depicting the console while celebrating the triumph [Fest . 209]. The epigraphic calendars give two different dates for his dedication: the Vallenses Fasti [CIL I2, 240] shows the 21 ° Sext. (Consualia of Sextilis), while in the Fasti Amiternini [CIL I2, 245] shows the 12th Dec. It is likely that the second date is that of dedicating itself, while the first is that of a restoration carried out by Augustus in 7 BCE. [CIL I2, 326]. This temple was probably close to that of Vertumnus in Vicus Loreti maioris northwest corner of the Aventine Hill.

Picture

Nerva, 96 – 98  As 97, Æ 11.15 g. IMP NERVA CAES AVG – P M TR P COS III P P Laureate head r. Rev. NEPTVNO CIRCENS[ES CO]NSTITVT / S – C Neptune standing facing, holding trident in l. hand; below in field, recumbent figure of the old deity Consus, who is ‘Neptunus Circensis’, half buried in the earth to suggest his underground altar in the Circus. C –. BMC 132 var. (Neptune standing r., but this obverse die). RIC –. CBN –. Rauch sale 89, 2011, 1446 (these dies).

XIV KAL. NOV. (19) NP

ARMILUSTRIUM

In questo giorno avveniva la purificazione delle armi da parte dei salii [Polyb. XXI, 10, 12; Liv. XXXVII, 33, 7] in un luogo chiamato Armilustrium, situato sul colle Aventino [CIL VI, 802; 975], dove, secondo la tradizione fu sepolto Tito Tazio [Plut. Rom. 23]. Questa cerimonia faceva parte dei riti di chiusura della stagione bellica di lunga durata (Martius – September) che già in età monarchica aveva sostituito quella più breve, della durata di soli due mesi, che si chiudeva in Majus.

I salii danzavano armati degli ancilia attorno alle armi, al suono delle trombe [Var. L. L. VI, 22; Fest. 19; Lyd. IV, 34] e le armi erano così purificate per essere riposte. Poichè questa ricorrenza segnava il passaggio dal periodo delle campagne militari al tempo di pace, è probabile che il rito non fosse officiato dai salii palatini, ma dai salii agonales, sacerdoti di Quirinus, la divinità che permetteva il passaggio dallo stato di guerra a quello di pace. Questo collegio fu istituito, secondo la tradizione, da Tullo Ostillo in adempimento ad un voto pronunciato in battaglia [Dion. H. III, 32], affinchè la guerra si concludesse in fretta: la loro azione permetteva di smobilitare l’esercito e di riporre le armi fino al mese di Martius successivo (arma condita).

La tradizione riportata da Plutarco, Dionigi di Alicarnasso e Verrio Flacco, vuole che alcuni parenti di Tito Tatio uccisero degli ambasciatori lavinati che si recavano a Roma per rubare le loro ricchezze. Mentre Romolo era intenzionato a punire i colpevoli, Tatio esitava, per questo, mentre si trovava con Romolo nella città di Lavinio per compiere dei sacrifici, fu ucciso dai parenti delle vittime proprio durante il rito sacro. Romolo decise di non punire né gli assassini degli ambasciatori, né quelli del re sabino, ritenendo che il primo omicidio era stato espiato dal secondo, ma questa decisione causò pestilenze, morti e gravi prodigi in entrambe le città. Il re allora punì entrambi i gruppi di assassini e si procedette alla purificazione di tutt’e due le città [Plut. Rom. XXIII, 1 – 2; Dion. H. II, 51, 1 – 5; Liv. I, 14, 1 – 3; Fest. 360 seg.].

Tito Tazio fu seppellito sul colle Aventino, in un luogo chiamato Loretum, o Lauretum, per via di un bosco di allori che vi si trovava [Fest. 360 seg.; Var. L. L. V, 32; 152]. Questo sito doveva trovarsi nei pressi dell’Armilustrum, uno spiazzo aperto nell’angolo nord-ovest del colle che probabilmente, in epoca arcaica, accoglieva i soldati di ritorno dalle campagne militari, finchè non erano stati compiuti gli adeguati riti purificatori. Fino ad allora, essi erano impiati [Apul. Met. I, 18; III, 3; Min. Fel. XXV, 6], ossia ancora contaminati dalle stragi compiute e dalle devastazioni delle guerre. Sappiamo che sulla sepoltura di Tazio venivano compiute annualmente pubbliche libagioni [Dion. H. II, 52, 5], il che fa pensare che si trattasse della sede di un culto eroico connesso con l’ambito militare degli juvenes (tale sito non era lontano dai templi di Minerva e Liber, divinità che, in età arcaica, presiedevano all’ingresso dei giovani, nel corpo civico e quindi nell’esercito). La presenza di alberi di alloro rafforza una tale ipotesi, sappiamo, infatti che a tale albero si attribuiva una forte valenza purificatoria e che suffumigi fatti con le sue foglie erano usati per purificare i soldati dal sangue dei nemici uccisi, prima del loro rientro in Roma [Masur. Sab. Fr 19H apud Plin. Nat. Hist. XV, 30, 40]; proprio tale usanza avrebbe condotto all’uso dell’alloro durante le cerimonie del trionfo.

È possibile che la connessione tra il culto di Tatio e il luogo deputato alle purificazioni fosse dovuto proprio al carattere particolare della sua morte e alla sua sepoltura, avvenuta, senza espiazione e purificazione: i terribili prodigi che seguirono, dovevano essere da monito per i combattenti di ritorno dalle guerre, affinchè non trascurassero le purificazioni prescritte.

La lustratio compiuta in questo giorno, che comportava una danza in cerchio dei sacerdoti armati e il suono delle trombe, aveva lo scopo di allontanare i lemures dei nemici uccisi, tenendoli al di fuori del pomerium e di espiare il sangue versato dai combattenti romani, affinché, da impiati, divenissero piati, purificati e potessero far ritorno a Roma, senza portare con loro alcuna contaminazione che sarebbe potuta ricadere sull’intera comunità.

 

ARMILUSTRIUM

On this day cleansing he took the weapons from the ascended [Polyb. XXI, 10, 12; Liv. XXXVII, 33, 7] in a place called armilustrium, located on the Aventine Hill [CIL VI, 802; 975], where, according to tradition was buried Tito Tazio [Plut. Rom. 23]. This ceremony was part of the closing ceremonies of the war long season (Martius – September) that already in the monarchical age had replaced the shortest, lasting only two months, which was closed in majus.

Armed danced climbed the ancilia around the arms, the trumpets, [Var. L. L. VI, 22; Fest. 19; Lyd. IV, 34] and the weapons were so purified to be pinned. Since this event marked the transition from the period of military campaigns in times of peace, it is likely that the rite was not officiated by palatine went up, but went up by Agonales, priests of Quirinus, the divinity that allowed the passage from the state of war to that of peace. This college was founded, according to tradition, by Tullo Ostillo in fulfillment of a vow in battle [Dion. H. III, 32], so that the war would end quickly: their action allowed to demobilize the army and storing weapons until the end of next Martius (seasoned weapon).

The tradition reported by Plutarch, Dionysius of Halicarnassus and Verrius Flaccus, wants that some relatives of the killed TitoTatio lavinati ambassadors who came to Rome to steal their wealth. While Romulus was intenzioinato to punish the guilty, Tatio hesitated, for this, while he was with Romulus in the city of Lavinio to make sacrifices, she was killed by the relatives of their victims during the holy rite. Romulus decided not to punish the murderers nor the ambassadors, nor those of the Sabine king, believing that the first murder had been expiated by the second, but this decision caused plagues, deaths and serious prodici in both cities. The king then punished both groups of killers and they proceeded to the purification of both cities [Plut. Rom. XXIII, 1-2; Dion. H. II, 51, 1 – 5; Liv. I, 14, 1 – 3; Fest. 360 et seq.].

Tito Tazio was buried on the Aventine hill, in a place called Loretum, or Lauretum, because a forest of laurels that were in [Fest. 360 seq .; Var. L. L. V, 32; 152]. This site should be near dell’Armilustrum, an open space in the northwest corner of the hill which probably, in ancient times, welcomed the soldiers returning from military campaigns, as long as they were not the appropriate purification rites were performed. Until then, they were impiati [Apul. Met. I, 18; III, 3; Min. Fel. XXV, 6], which is still contaminated and the massacres carried out by the ravages of war. We know that the burial of Tazio were made public annually libations [Dion. H. II, 52, 5], which suggests that it was the site of a heroic cult connected with the military of the Juvenes (this site was not far from the temples of Minerva and Liber, divinity, in the Archaic period, presiedevado the entrance of young people in the civic body and then in the army). The presence of laurel trees strengthens such a case, sappimo fact that this tree was credited with a strong purifying value and that fumigations made with its leaves were used to purify the blood of soldiers killed enemies, before they return to Rome [Masur. Sat. Fr 19H apud Plin. Nat. Hist. XV, 30, 40]; precisely this practice would lead to the use laurel in ceremony of triumph.

It is possible that the connection between the cult of Tatio and the purification appointed place was due precisely to the particular nature of his death and his burial, which took place without atonement and purification: the terrible wonders that followed, had to be a warning to the fighters return from the wars, lest neglect the prescribed purifications.

The lustratio accomplished on this day, which included a dance in a circle of armed priests and the sound of trumpets, was intended to ward off lemures of slain enemies, keeping them outside the pomerium and atone for the blood shed by the Roman soldiers, so that from Systems, tools would become piati, purified and could return to Rome without bringing with them any contamination that could be cast on the entire community.

Picture

Augustus AR Denarius. P. Licinius Stolo, moneyer. Rome, 17 BC. AVGVSTVS TR•POT, bare head right / P•STOLO III•VIR, Apex Flaminis between two ancilia. RIC 343; BMC 74; C. 438. 3.99g, 19mm, 7h.