XVII KAL. DEC. (14) F

Feroniae in Campo

Nei pressi della Porta Salaria, nel Campo Martio, si trovava un bosco sacro alla Dea Feronia. All’interno era sito il suo tempio [Fast. Arval. ad Id. Nov.; CIL VI, 2295; 32482; I2, 335 ; Fast. Ant. ap. NS 1921, 117] di cui, però, non conosciamo né la data, né le circostanze della costruzione: secondo un’ipotesi la Dea sarebbe stata introdotta a Roma a seguito di un’evocatio, in concomitanza con la conquista di Capena nel IV sec. aev, tuttavia oggi si preferisce ritenere che il tempio sia stato costruito un secolo dopo a seguito della definitiva conquista della Sabinia da parte di M. Curtius Dentatus (per cui la costruzione sarebbe avvenuta nel 272 aev, o comunque tra il 292 e il 265 aev), anche se la facilità di questa campagna non lascerebbe spazio per il voto di un tempio. Un’altra possibilità è che il culto di Feronia sia stato introdotto a Roma da lucus Feroniae, nel territorio di Capena, negli anni 228 – 225 aev. nell’ambito dell’unificazione dei territori che formarono la terra Italiae (ovvero i domini di Roma nella parte cis-appenninica della penisola). In questo caso è possibile è che sia stato votato dal console L. Aemilius Papus nel 225 aev, al comando di un esercito di romani, sabini e etruschi durante la Guerra Gallica del 225 – 222 aev. La posizione dell’anniversario della fondazione nel mezzo dei Ludi Plebei, fa pensare che essa avvenne prima dell’istituzione dei giochi, benchè la prima notizia che se ne abbia è del 217 aev in occasione di solenni riti espiatori ordinati dai Libri Sibillini, durante i quali le matrone pagarono le offerte a Juno Regina, mentre le prostitute (libertinae) a Feronia [Liv. XXI, 1, 18].

La localizzazione di questo tempio è incerta, tuttavia alcuni elementi farebbero pensare che si tratti del cosiddetto Tempio C di Largo Argentina

Feronia era un’antica divinità italica che, secondo Varrone, di origine Sabina, fu introdotta a Roma in epoca arcaica [Var. L. L. V, 74]. Per quanto non vi siano dati archeologici precisi a conferma dell’affermazione dell’erudito romano, la concentrazione e l’importanza dei luoghi di culto dedicati a Feronia in area sabina e il fatto che l’immagine della Dea appaia su monete della gens Petronia Turpiliana, di origine sabina, avvalorerebbero questa ipotesi.

Feronia era una Dea dalla personalità complessa, che fu identificata sia con Juno Virgo [Serv. Aen. VII, 799], che con Proserpina [Dion. H. III, 32, 1]. Altri suoi epiteti erano: Portatrice di fiori, Amante delle ghirlande [Dion. H. III, 32, 1], Dea dei campi [C. Gl. Lat. IV, 238, 25; 342, 18; V, 456, 23; 500, 47; 599, 27].

Il suo culto era diffuso in varie località della penisola (dal Lazio alle Marche, fino ad Aquileia), in particolare a Terracina, Amiternum, Preneste e Capena; qui, ai piedi del monte Soratte si trovava un lucus e un tempio circolare in cui era venerata assieme a Soranus. Il culto era celebrato dalla confraternita degli Hirpi Sorani che, ogni anno, nel bosco adiacente portavano le vittime immolate per tre volte lungo un percorso di carboni ardenti ed infine le deponevano sull’altare della divinità [Sil. V, 175 segg; Plin. Nat. Hist. VII, 19; Serv. Aen. XI, 787; Strabo. V, 2, 9]. Alla Dea erano offerte le primizie dei raccolti [Liv. XXVI, 11, 9] e altri doni e, col tempo, il suo santuario divenne molto ricco [Sil. XIII, 83 segg.; Liv. I, 30; Dion. H. III, 32]. Questo santuario, estremamente antico, sembra aver goduto di grande rispetto a Roma, fin da epoca arcaica [Liv. I, 30; Cato Orig. Fr I, 31 apud Prisc. Gram. IV, 129; VII, 337; Fr II, 19 apud Serv. Aen. VII, 697]

A Trebula Mutuesca, in Sabinia, esisteva un altro centro di culto della Dea, in cui non era associata a Soranus (Apollo), bensì a Mars [Obseq. CII; CIII] e al suo uccello simbolo, il picchio: assieme al Picus Martius, infatti, Festo riporta l’esistenza di un Picus Feronius [Fest. 197]. In Etruria esisteva una città chiamata Feronia, sede del culto della Dea [Strabo. V, 2, 9].

A Terracina (Anxur) Feronia era identificata con Juno Virgo [Serv. Aen. VII, 799]: nelle iscrizioni la Dea lì venerata era chiamata sia Juno Regina, che Juno Feronia [CIL V, 412; Orelli 1315] ed era associata a Juppiter Anxyrus (Juppiter Puer; Anxur deriva da una radice volsca il che dimostra l’antichità di questo culto) [Verg. Aen. VII, 795 e segg; Serv. Cit]. Il suo santuario si trovava nei pressi di un bosco e di una sorgente [Hor. Sat. I, 5, 24; Ps-Acron Schol. Ad Hor. Sat. I, 5, 24; Verg. Aen. VII, 795 e segg; Serv. Aen. VII, 800; VIII, 564; Liv. I, 30, 5; XXVI, 11] ed era il luogo dove venivano affrancati gli schiavi: vi era infatti un sedile di pietra su cui gli schiavi che dovevano essere liberati si sedevano col capo rasato; alzandosi essi divenivano liberti e veniva loro dato il pilleum [Serv. Aen. VIII, 564 Plaut. Am. 462]: per questo motivo Varrone definiva Feronia, Dea della Libertà [Serv. Cit.]. Anche le donne liberte facevano offerte a Feronia [Liv. XXII, 1, 18]. Questo collegamento tra la Dea e le persone di bassa condizione è confermato da diverse iscrizioni votive [CIL I2, 2867 = ILLRP 93a; 2869a; 2869c]

Feronia era venerata anche a Preneste dove, la tradizione riportata da Virgilio, ne faceva la madre di Erulo, a cui aveva conferito tre vite. Questo personaggio fu ucciso da Evandro [Verg. Aen. VIII, 560 segg; Serv. Aen. VIII, 564]; sembra che fosse onorata assieme a Fortuna Prenestina [Orelli 1756] e questa associazione si ritrova anche a Roma, dove la data della dedicazione del suo tempio, coincide con quella del tempio di Fortuna Primigenia.

Fortunae Primigeniae in Colle

La tradizione fa risalire la fondazione di un tempio dedicato a Fortuna Primigenia sul Campidoglio a Servius Tullus [Plut. Fort. Rom. X; Q. R. 74], tuttavia su questo luogo di culto non vi sono ulteriori informazioni; non sappiamo quindi se sia veramente esistito o se Plutarco abbia commesso un errore e si riferisse al tempio sul Quirinale.

Livio riporta che il tempio di Fortuna Primigenia fu votato nel 204 aev dal console P. Sempronio Sofo all’inizio della battaglia di Crotone contro Annibale [Liv. XXIX, 36, 8] e che fu poi dedicato nel 194 aev da Q. Marcio Ralla [Liv. XXXIV, 53, 5]. La data della dedica fu il 25 Majus o, secondo i calendari epigrafici, il 13 Nov. [Fast. Arval. ad Id. Nov., CIL I², 215; 335; Fast. Ant. ap. NS. 1921, 117].

Fortuna Primigenia era un’antica divinità italica il cui centro di culto principale era Prenestedove esisteva un grande tempio a lei dedicato. Il luogo di culto originario era una grotta in cui scorreva una sorgente: lì era venerato come divinità cosmica esistente fin dalle origini dell’universo (Primigenia, cioè nata alle origini; a questo si ricollega anche il simbolismo della grotta e dell’acqua) e quindi anteriore all’era dell’ordine gioviano. Era una divinità materna e courotropha, la cui rappresentazione, seduta in trono mentre allatta due bambini ricorda quella di molte altre “Dee Madri” il cui culto, antichissimo, era diffuso dall’Oriente all’Italia. Era ritenuta la madre di Juppiter e Juno, che sarebbero stati i bambini da lei allattati [Cic. Div. II, 85 segg] e per questo identificata con Rhea, tuttavia un’iscrizione la chiama Diovo Filea, Figlia di Giove [CIL XIV, 2937; 2972], il che dimostra la complessità della personalità di questa Dea, non del tutto riducibile al modello materno.

Equorum Probatio

In questo giorno avveniva una sfilata dei cavalli che gareggiavano nei Ludi Plebei

 

Feroniae Campo

A forest sacred to the goddess Feronia was in Campo Marzio, near the Porta Salaria. Her temple was Inside of it [Fast. Arval. to Id. Nov. .; CIL VI, 2295; 32482; I2, 335; Fast. Ant. ap. NS 1921, 117], however, we know neither the date nor the circumstances of construction: the goddess may have been introduced in Rome after an evocatio, in conjunction with the conquest of Capena in the IV cent. BCE, but now it is preferred the view that the temple was built a century later following the final conquest of Sabinia by M. Curtius Dentatus (so the construction would take place in 272 BCE, or at least between 292 and 265 BCE ), although the ease of this campaign would leave no room for the vote of a temple. Another possibility is that the cult of Feronia was introduced in Rome from Lucus Feronia, in the territory of Capena, in the years 228 – 225 BCE as part of the unification of the territories that formed the Terrae Italiae (or domains of Rome in the cis-Apennine Peninsula). In this case it is possible that it has been voted by the consul L. Aemilius Papus in 225 BCE, under the command of an army of Romans, the Sabines and Etruscans during the Gallic War of 225 – 222 BCE. The location of the foundation in the middle of the Ludi Plebei, suggests that it was prior to the institution of the games, although the first mention that we have is in 217 BCE during the solemn rites of atonement ordered by the Sibylline Books, during them, matrons paid offerings to Juno Regina, while prostitutes (libertinae) to Feronia [Liv. XXI, 1, 18].

The location of this temple is uncertain, however, some evidence suggests that this is the so-called Temple C of Largo Argentina

Feronia was an ancient Italic goddess who, according to Varro, was introduced in Rome in ancient times [Var. L. L. V, 74] from Sabina. As there are no precise archaeological evidence to confirm the claim Roman scholar, the concentration and the importance of places of worship dedicated to Feronia in the Sabine area and the fact that the image of the Goddess appears on coins of the gens Petronia Turpiliana, of Sabine origin, would strengthen this hypothesis.

Feronia was a goddess with a complex personality, which was identified with both Juno Virgo [Serv. Aen. VII, 799], and Proserpine [Dion. H. III, 32, 1]. Her other epithets were: Bearer of flowers, garlands Lover [Dion. H. III, 32, 1], the Goddess of the Fields [C. Gl. Lat. IV, 238, 25; 342, 18; V, 456, 23; 500, 47; 599, 27].

Her cult was spread in various locations in the peninsula (from Lazio and Marche, to Aquileia), in particular in Terracina, Amiternum, Preneste and Capena; here, at the foot of Mount Soratte there was a circular temple and a lucus, where She was venerated together with Soranus. The cult was celebrated by the brotherhood of Hirpi Sorani that, every year, in the adjacent forest carried the victims sacrificed three times along a path of burning coals and finally laid it on the altar of divinity [Sil. V, 175 ff; Plin. Nat. Hist. VII, 19; Serv. Aen. XI, 787; Strabo. V, 2, 9]. To the Goddess were offered the first fruits of the harvest [Liv. XXVI, 11, 9] and other gifts and, in time, Her shrine became very rich [Sil. XIII, 83 et seq .; Liv. I, 30; Dion. H. III, 32]. This sanctuary, very old, seems to have enjoyed great respect in Rome, since the Archaic Age [Liv. I, 30; Cato Orig. Fr, 31 apud Prisc. Gram. IV, 129; VII, 337; Fr II, 19 apud Serv. Aen. VII, 697]

A Trebula Mutuesca in Sabinia, there was another center of worship of the Goddess, which was not associated with Soranus (Apollo), but to Mars [Obseq. CII; CIII] and its bird, the woodpecker: together with Martius Picus, in fact, Festo shows the existence of a Picus Feronius [Fest. 197]. In Etruria there was a town called Feronia, home of the cult of the Goddess [Strabo. V, 2, 9].

A Terracina (Anxur) Feronia was identified with Juno Virgo [Serv. Aen. VII, 799]: in the inscriptions the Goddess is called Juno Regina, or Juno Feronia [CIL V, 412; Orelli 1315] and She was associated with Jupiter Anxyrus (Jupiter Puer; Volscian Anxur comes from a root which shows the antiquity of this cult) [Verg. Aen. VII, 795 ff; Serv. Cit]. Her sanctuary was located near a forest and a source [Hor. Sat. I, 5, 24; Ps-Acron Schol. For Hor. Sat. I, 5, 24; Verg. Aen. VII, 795 ff; Serv. Aen. VII, 800; VIII, 564; Liv. I, 30, 5; XXVI, 11] and it was the place where slaves were freed: in fact there was a stone seat on which the slaves to be freed sat their head shaved; getting up they became freedmen and the pilleum was given tho them [Serv. Aen. VIII, 564 Plaut. Am. 462]: this is why Varro called Feronia ‘Goddess of Liberty’ [Serv. Cit.]. Women also made offerings to Feronia [Liv. XXII, 1, 18]. This link between the Goddess and people of low status is confirmed by several votive inscriptions [CIL I2, 2867 = ILLRP 93a; 2869th; 2869c]

Feronia was worshiped even Preneste where, following the tradition reported by Virgil, She was the mother of Erulus, who had given three lives. This character was killed by Evander [Verg. Aen. VIII, 560 ff; Serv. Aen. VIII, 564]; it appears that She have been honored along with Fortuna Prenestina [Orelli 1756] and this couple is also found in Rome, where the date of the dedication of Her temple, coincides with that of the temple of Fortuna Primigenia.

 

Fortunae Primigeniae in Colle

Tradition dates the foundation of a temple dedicated to Fortuna Primigenia on Capitol to Servius Tullius [Plut. Fort. Rom. X; QR 74], but, about this place of worship there is no further information; so we do not know whether it really existed or if Plutarch erred and he was referring to the temple on the Quirinal.

Livy reports that the temple of Fortuna Primigenia was voted in 204 BCE by the consul P. Sempronius Sofo beginning of the battle of Croton against Hannibal [Liv. XXIX, 36, 8]. It was later dedicated in 194 BCE by Q. Marcius Ralla [Liv. XXXIV, 53, 5]. The date of the dedication was the 25 majus or, following the epigraphic calendars, November 13 [Fast. Arval. to Id. Nov., CIL I², 215; 335; Fast. Ant. ap. NS. 1921, 117].

Fortuna Primigenia was an ancient Italic deity whose main cult center was Preneste, where there was a large temple dedicated to Her. The original place of worship was a cave in which flowed a source: there was venerated as a cosmic deity existing since the origins of the universe (Primigenia, ie born at the origins; this is also linked to the symbolism of the cave and water) and therefore prior to the era of the Jovian order. It was a maternal divinity and courotropha, whose representation, seated on a throne while nursing two children is reminiscent of many other “Mother Goddesses” whose ancient worship had spread from the East to Italy. She was believed to be the mother of Jupiter and Juno, who were the children She nursed [CIC. Div. II, 85 ff] and therefore identified with Rhea, however inscription calls Her Diovo Phileas, daughter of Jupiter [CIL XIV, 2937; 2972], which shows the complexity of the personality of this Goddess, not entirely reducible to the maternal model.

Equorum probatio

On this day took place a parade of horses that competed in Ludi Plebei

 

Picture

Roma, Largo di Torre Argentina, Feronia temple