come una statua vivente e santa

… In un celebre passo sul flamen dialis, Plutarco scrive che costui è

… come una statua vivente e santa… [Plut. Q. R. 111]

Tutto quello che sappiamo di questo sacerdote corrobora questa osservazione che può, del resto, essere estesa alla flaminica e agli altri flamini, o almeno a quelli che, assieme al flamen dialis, i romani chiamavano maggiori (il flamen martialis e il quirinalis). Questi flamines rappresentavano il tipo perfetto del “sacerdote-statua”, del “sacerdote-dio” che  non è differente dal brahmino vedico. Anche se capita loro di partecipare o assistere – i testi non sono mai molto chiari su questo punto – alla celebrazione dei riti, essi non sno essenzialmente nè dei sacrificatori, nè dei depositari della tradizione. “Egli interessa Roma non solo per la sua azione cultuale, scrive G. Dumézil a proposito del flamen dialis, ma per ciò che la sua persona rappresenta. Sacerdote del dio della prima funzione, il Dialis serve tale dio e al tempo stesso incarna il principio di tale funzione. Il segreto dei poteri mistici che costituiscono la prima funzione risiede nel suo stesso essere prima che nella sua competenza di esperto o di tecnico dei sacra. Egli è prezioso per il suo corpo, quanto per le sue parole e per i suoi gesti: grazie a lui, Roma è in rapporto con un terzo, il più alto, del mondo invisibile – nell’antica struttura corrispondente alla triade <<Giove Marte Quirino >>; egli è l’estremità sensibile, umana, di un fascio di correlazioni mistiche, un’altra estremità del quale tocca la sovranità e il cielo di Giove”… Notiamo che questo tipo di sacerdote può spiegare  l’assenza di statue cultuali prima del VI sec. aev [Var. Antiq. Rer. Div. Fr. 18 Cardauns apud Plut. Num. VIII]; che bisogno c’è della statua di un Dio, quando Egli possiede un flamen…

J. Scheid – Religion et piété à Rome, Parigi 2001, pgg 55 – 61
La citazione di Dumézil viene da G. Dumézil – La religione romana arcaica, BUR 5^, 2017, pg 496

IV KAL. SEPT. (27) NP

VOLTURNALIA

Questo giorno è festivo in onore del Dio Volturnus [Var. L. L. VI, 21; Fest. 379]. Abbiamo pochissimi riferimenti a questa divinità: sappiamo che fu venerata fin da epoca arcaica, poiché possedeva un flamen volturnalis [Var. L. L. VII, 45].

La tradizione ne fa il padre della ninfa Juturna che sposò Janus dopo il suo arrivo nel sito di Roma e regnò poi con lui sul Janiculum [Arnob. Adv. Nat. III, 29]. Questo riferimento e la definizione della sua festività come “sacrificio al fiume Volturno” in un calendario epigrafico [CIL I, 327], hanno fatto pensare ad alcuni studiosi che Volturnus fosse l’antico nome del Tevere (sembra che in epoca arcaica il Tevere, personificato dal Dio Tiberinus [Serv. Aen. VIII, 330], non avesse né un culto particolare, né un flamen; questa identificazione avrebbe colmato tale vuoto), tuttavia questa teoria oggi non è più ritenuta valida.

Altri autori fanno di Volturnus un vento [Liv. XXII, 43, 10 – 11] del sud-est, in greco Euro o Euronoto [Gel. II, 22; Col. II, 2, 65; V, 5, 15], oppure Auster [Lucr. De Rer. Nat. V, 745], particolarmente caldo e violento. Secondo Dumézil, sulla base principalmente di Columella [Col. V, 5, 15] questa festività onorava il vento Volturnus per placarne gli effetti affinché non seccasse i grappoli d’uva prossimi alla vendemmia e gli altri frutti di inizio dell’autunno, compromettendone la raccolta.

Latte riteneva Volturnus il re dei venti, una sorta di Eolo romano.

L’etimologia del nome Volturnus è incerta. Per Latte viene dall’etrusco, in base al nome proprio Velthurna [CIE 426]; per gli antichi si ricollegava al monte Vultur nei pressi di Venosa [Hor. Car. III, 4, 9]

 

Volturnalia

This day is a public holiday in honor of the God Volturnus [Var. L. L. VI, 21; Fest. 379]. We have very few references to this divinity: we know that he was venerated as early as the Archaic period, as had a flamen volturnalis [Var. L. L. VII, 45]. Tradition makes the father of Juturna nymph who married Janus after arriving at the site of Rome and reigned then with him on the Janiculum [Arnob. Adv. Nat. III, 29]. This reference and the definition of its festivities as a “sacrifice to the Volturno river” in a calendar epigraphic [CIL I, 327], they did think of some scholars who Volturnus was the ancient name of the Tiber (it seems that in ancient times the Tiber, personified by the God Tiberinus [Serv. Aen. VIII, 330], had neither a particular cult, nor a flamen; this identification would fill this gap), but this theory is no longer valid.

Other authors think Volturnus a wind [Liv. XXII, 43, 10-11] the southeast, the greek Euro or Euronoto [Gel. II, 22; Col. II, 2, 65; V, 5, 15], or Auster [Lucr. De Rer. Nat. V, 745], particularly hot and violent. According to Dumézil, on the basis primarily of Columella [Col. V, 5, 15] this festival honored the wind Volturnus to appease the effects lest annoyed the grapes next to the vintage and the other fruits of early autumn, compromising the collection.

Latte believed that Volturnus were the king of the winds, a kind of Roman Aeolus.

The etymology of the name is uncertain Volturnus. For Latte it is from the Etruscan, according to its Velthurna name [CIE 426]; for the ancients was connected to Mount Vultur near Venosa [Hor. Car. III, 4, 9]

Picture

Eurus from the wind tower in Athen’s roman agorà

VI KAL. MAJ. (25) NP

ROBIGALIA

Nei Fasti Prenestini, in occasione di questo giorno troviamo questa nota

Feriae di Robigus, [si sacrifica] al V miglio della via Claudia, affinché Robigus non nuoccia alle messi. Sacrificio e ludi, corse maggiori e minori. Il giorno è festivo per i figli dei lenoni, poiché il successivo lo è per le prostitute [Cal. Praen.]

Robigus rappresentava la ruggine del grano [Fest. 267; Var. L. L. VI, 16], una malattia che attacca i cereali quando la spiga inizia a formarsi [Plin. Nat. Hist. XVIII, 91; Col. Agr. II, 12] e che, secondo gli autori antichi, era causata dal calore del sole [Plin. Nat. Hist. XVIII, 273]. Questa divinità era strettamente associata a Marte, infatti sappiamo che i giochi in suo onore furono istituiti da Numa, assieme a quelli per Marte [Tert. Spect. V]; in quanto Questi è Colui che difende la città e i campi attorno ad essa, dai nemici e dalle influenze negative.

Nella maggior parte delle fonti Robigus è un Dio maschio [Fest. 267; Var. L. L. VI, 16; Plin. Nat. Hist. XVIII, 69, 284], in Ovidio, invece, si tratta di una Dea.

Il bosco sacro (lucus) a questa divinità si trovava al V miglio della via Claudia e Ovidio, nei Fasti [Ov. Fast. IV, 901 – 42], ci dà una descrizione del rituale che vi si svolgeva.

Il flmen quirinalis sacrificava, forse a Roma, o, più probabilmente, nei pressi di un campo [Var. L. L. VI, 16] un cane ed una pecora, quindi portava in processione le viscere degli animali, fino al bosco sacro, seguito da un gruppo di persone vestite di bianco. Qui, dopo aver invocato la protezione di Robigus ed aver offerto vino ed incenso, le viscere di entrambi gli animali erano bruciate.

Secondo Columella, si trattava di un rituale apotropaico di origine etrusca, che aveva lo scopo di allontanare la minaccia della ruggine dai campi; il cane sacrificato doveva essere un cucciolo (catulus) e, per placare Robigus, ne venivano offerti il sangue e le interiora [Col. Agr. X, 342 – 343].

 

Robigalia

In the Fasti Prenestini, at this day we find this note

Feriae of Robigus, [sacrifices] from the fifth mile of the Via Claudia, so Robigus not harm the crops. Sacrifice and Ludi, major and minor races. The day is a holiday for the children of pimps, because the next it is for prostitutes [Cal. Praen.]

Robigus represented the wheat rust [Fest. 267; Var. L. L. VI, 16], a disease that attacks cereals when the ear begins to form [Plin. Nat. Hist. XVIII, 91; Col. Agr. II, 12] and that, according to the ancient authors, it was caused by the heat of the sun [Plin. Nat. Hist. XVIII, 273]. This deity was closely associated with Mars, in fact we know that the games in his honor were instituted by Numa, together with those for Mars [Tert. Spect. V]; because it is the One who defends the city and the fields around it, from enemies and from negative influences.

In most Robigus sources is a male God [Fest. 267; Var. L. L. VI, 16; Plin. Nat. Hist. XVIII, 69, 284], in Ovid, however, it is a Goddess.

The sacred grove (Lucus) to this deity was the fifth mile of the Via Claudia, and Ovid in Fasti [Ov. Fast. IV, 901-42], it gives us a description of the ritual that took place there.

The flmen Quirinalis sacrificed, perhaps in Rome, or, more likely, in the vicinity of a field [Var. L. L. VI, 16] a dog and a sheep, then carried in procession entrails of animals, to the sacred grove, followed by a group of people dressed in white. Here, after invoking the protection of Robigus and having offered wine and incense, the guts of both animals were burned.

According to Columella, it was an apotropaic ritual of Etruscan origin, which was intended to avert the threat of rust from the fields; the dog had to be sacrificed a puppy (Catulus) and, to appease Robigus, they were offered the blood and entrails [Col. Agr. X, 342-343].

Picture

Numerius Fabius Pictor. 126 BC. AR Denarius (17mm – 3.88 g). Rome mint. Helmeted head of Roma right; M below chin / The Flamen Quirinalis, Q. Fabius Pictor, seated left; shield at side inscribed QVI/RIN in two lines; O behind the Flamen’s head. Crawford 268/1b; Sydenham 517a; Fabia 11.