IX KAL. APR. (24) F

Q. R.C. F.

Quando Rex Comitiavit Fas. Nella nota relativa del calendario di Preneste, questo giorno è confuso col Regifugium. Il rex sacrorum (in tempi più antichi il rex), si recava nel Comitium e, compiendo un sacrificio, pronunciava una formula appropriata; dopodiché era fas trattare gli affari e tenere le assemblee giudiziarie ed i comizi elettorali, cosa che in precedenza era nefas [Varr. L. L. VI, 31]. Anticamente, in questa data e nel 23° giorno di Majus, si riunivano i comitia calata, non sappiamo che funzione avessero, forse erano solo l’assemblea dei cittadini a cui il rex annunciava le leggi (è molto improbabile che avessero la funzione di ratificare le sue decisioni) [Gajus Inst. II, 101] e che acclamava i nuovi sovrani dopo l’inauguratio. In origine avevano anche una funzione militare, ed erano l’assemblea degli uomini in armi, il populus, quindi questa data segnava la prima riunione, davanti al rex o ai capi militari, dell’esercito che si preparava all’inizio della stagione bellica; per questo motivo il luogo di assemblea era il Comitium, esterno al pomerium del Palatino.

Secondo Cornelio Labeone, i comitia calata erano presieduti dal collegio dei pontefici [Labeo apud Gel. XV, 27, 1] e durante la loro riunione venivano redatti i testamenti e le detestatio sacrorum [Gel. XV, 27, 3; Gajus Cit.]

 

Q. R. C. F.

When Rex Comitiavit Fas. In the note of Preneste calendar, this day is confused with regifugium. The rex sacrorum (in ancient times the rex), went in Comitium and, making a sacrifice, uttered an appropriate formula; after which it was fas transacting business and keeping the judicial and electoral meetings assemblies, which previously was nefas [Varr. L. L. VI, 31]. In ancient times, on this date and in the 23 th day of Majus, the comitia calata met; we do not know what function they had, perhaps they were just the citizens’ assembly at which the rex announced laws (it is very unlikely that they would function to ratify its decisions) [Gajus Inst. II, 101] and cheered the new rulers after the inauguratio. Originally they also had a military function, and they were the assembly of men under arms, the populous: this date marked the first meeting of the army, in front of the rex or military chiefs, at the beginning of the war season; for this reason the place of assembly was the Comitium, outside the pomerium of the Palatine.

According to Cornelius Labeo, the comitia calata were presided over by the college of pontiffs [Labeo apud Gel. XV, 27, 1] and during their meeting were drawn up wills and detestatio sacrorum [Gel. XV, 27, 3; Gajus Cit.]

Picture

  1. Licinius Nerva. Denarius 113 or 112, AR 3.97 g. Helmeted bust of Roma l., holding shield in l. hand and spear over shoulder in r.; in l. field, Ú. Above helmet, crescent and in r. field, ROMA. Rev. Voting scene: three citizens in the comitium; one of them placing ballot in cista. In middle field above, a tabella inscribed P; below, P·NERVA. Babelon Licinia 7. Sydenham 548. RBW 1125. Crawford 292/1.

X KAL. APR. (23) NP

TUBILUSTRIUM

Questo era l’ultimo dei cinque giorni di celebrazioni in onore di Minerva; era così chiamato perché nell’atrio sutorio avveniva, attraverso il sacrificio di un agnello, la purificazione (lustratio) delle trombe (tubae) usate nelle cerimonie [Fest. 353; Varr. L. L. VI, 14; Lyd. Mens. IV, 60] dai tibicines populi romani Continua a leggere X KAL. APR. (23) NP

EID. OCT. (15) NP

October Equus

Sull’October Equus abbiamo poche informazioni che ci arrivano solo dallo storico greco Timeo, citato da Polibio, da alcune glosse di Festo e da un delle Questioni Romane di Plutarco.

Alle Eid. Oct. si svolgeva una corsa tra carri [Plut. Q. R. 97], bighe o trighe, il cavallo a destra del carro vincitore, chiamato October Equus [Fest. 178 – 179], era poi coronato di pani e sacrificato a Mars nel Campo Martio [Plut. Cit. Fest. Cit; 220; Polyb. XII, 4b, 1] dai pontefici e dal flamen martialis [Cas. Dio. XLIII, 24, 4] che lo uccideva trafiggendolo con una lancia presso l’ara Martis. Questo tipo di uccisione è insolita nella ritualistica romana, ma potrebbe essere stata dettata dal divieto di toccare i cavalli che avevano i flamines [Plin. Nat. Hist. XXVIII, 146]. La testa dell’animale era contesa tra gli abitanti della Suburra e quelli della Via Sacra: se l’avessero ottenuta i primi, l’avrebbero affissa sulla Torre Mamilia, i secondi alla Regia. Dopo l’immolazione e l’uccisione, la coda dell’animale era rapidamente portata alla Regia, dove il sangue era fatto colare sul focolare [Fest. Cit.]. Con questo sangue le vestali preparavano il suffimentum usato nei Palillia [Ov. Fast. IV, 732].

Il cavallo non è una vittima usuale nei sacrifici romani, infatti questo è l’unico caso in cui compare.

 

October Equus

we have little information we receive only from the historic greek Timaeus, quoted by Polybius, some glosses Festo and a Roman Issues of Plutarch.

The Eid. Oct. took place a race between wagons [Plut. QR 97], or trighe chariot, the horse to the right wagon winner, called October Equus [Fest. 178-179], was then crowned with loaves and sacrificed to Mars in the Campo Marzio [Plut. Cit. Fest. Cit; 220; Polyb. XII, 4b, 1] by the popes and the flamen martialis [Cas. Dio. XLIII, 24, 4] who killed him by stabbing him with a spear at the altar Martis. This kind of killing is unusual in the Roman ritual, but may have been dictated by the prohibition to touch the horses who had flamines [Plin. Nat. Hist. XXVIII, 146]. The animal’s head was disputed between the inhabitants of the Suburra and those of the Sacred Way: if they had obtained the first, would have affixed to the Turris Mamilia, the seconds to the Royal. After the immolation and killing, the tail of the animal was quickly brought to the Royal, where the blood was poured on the stove [Fest. Cit.]. With this blood the vestal virgins used in preparing the suffimentum for Palillia [Ov. Fast. IV, 732].

The horse is not a victim in the usual sacrifices Romans, in fact this is the only case in which it appears.

 

Picture
Drachm circa 241-235, AR 3.24 g. Helmeted head of Mars r. Rev. Horse’s head r.; behind, sickle; below, ROMA. Sydenham 25. RBW 39. Crawford 25/2. Historia Numorum Italy 298.

Mensis Martius

https://www.academia.edu/38476268/Mensis_Martius

Il mese di Martius, primo del ciclo annuale romano era dedicato a Mars, divinità che aveva come animali sacri il picchio, il lupo, il toro e il cavallo.
Era il protettore degli juvenes, i giovani che, prima di poter entrare a far parte della comunità civica, erano portati a vivere nelle foreste, comportandosi come briganti per procacciarsi quanto loro necessitava per vivere e non a caso i briganti erano equiparati ai lupi. Questo gruppo di giovani era il populus ed erano guidati da un magister populi (o poplicola), dal verbo populare, saccheggiare, rapinare, e avrebbero poi formato l’ossatura dell’esercito romano, ovvero dell’assemblea degli uomini armati che per questo prenderà il nome di populus. Il populus rappresenta originariamente l’antitesi della civitas, esso esisteva solo al di fuori dei limiti urbani (il populus si riuniva solo fuori dal pomerium) ed era sotto la protezione di Mars Gradivus, il Mars che avanza verso il nemico, laddove i cives, quirites, erano sotto la protezione di Quirinus.Per questo abbiamo la formula Populus Romanus Quiritum, il populus romanus dei Quirites, da un lato il populus romanus, ossia i giovani figli di Romolo in armi, dall’altro i quirites, i cittadini e quanti vivevano nell’ager.
Mars era la guida dei veria sacra, le primavere sacre italiche, i suoi animali sacri guidarono i giovani italici nel loro peregrinare come fantasmi nelle foreste. Mars è quindi, per antonomasia la divinità antitetica alla città e all’ager, è caratterizzato dalla ferinitas

satur fu, fere Mars, limen sali, sta berber

invocano gli arvali, ossia, feroce Mars, ritieniti sazio, varca il confine, ossia ti preghiamo di stare fuori dal confine dell’ager romanus (non dobbiamo infatti dimenticare che il santuario di Dea Dia era situato sul confine dell’ager romanus antiquus). Era poi Silvanus, cioè abitante delle foreste e per questo venerato nei boschi, come indica Catone.
Se andiamo al rito dei suovetaurilia riportato da Catone, quello che si chiede a Mars è

… prohibessis defendas averruncesque… [Cat. Agr. CXLI]

Si tratta di tre azioni compiute dal guerriero in combattimento: tenere a distanza, impedire l’accesso (pro-hibere da pro- habere, avere a distanza), azione che rimanda alla lancia che colpisce da lontano, arma considerata sacra a Marte fin da tempi remoti (pensiamo al hasta Martis custodita in un sacrarium della Regia); respingere, spingere via, colpire dall’alto (defendere), azione compiuta con la spada o con l’ascia (etimologicamente de- fendere è colpire dall’alto in basso, separare colpendo dall’alto in basso); sviare altrove (averrunco), immagine che si ricollega allo scudo che deflette i colpi dell’avversatio, particolarmente i dardi. In tale rito quindi Mars è rappresentato come un guerriero in armi che, posto fuori dal limite dell’ager, aveva il compito di difenderlo e proteggerlo, affinchè i Lares e i Semunes potessero compiere la loro opera e garantire la fertilità dei campi e la crescita delle messi

Mars Gradivus
Severus Alexander (222-235 AD). AR Denarius (20 mm, 3.11 g), Roma (Rome), 231-235 AD.
Obv. IMP ALEXANDER PIVS AVG, laureate and draped bust right.
Rev. MARS VLTOR, Mars advancing right, holding spear and shield.
RIC 246