III EID. DEC. (11) NP

Agonium Indigetis.

Giovanni Lido ascrive questa festa a Sol Indiges [Lyd. Mens. IV, 155; Fest. 340]

Septimontium

In questo giorno si svolgeva la festività chiamata Septimontium: si trattava di una celebrazione che riguardava i montes primitivi su cui sorsero i primi insediamenti che avrebbero poi dato   origine alla città di Roma [Var. L. L. V, 41; VI, 24; Plut. Q. R. 69]: Palatino, Velia, Fagutal, Suburra, Cermalus, Oppio, Cispio [Fest. 348]. Non sappiamo esattamente di cosa si trattasse, ma è probabile che si svolgessero sacrifici in luoghi definiti dei montes, forse uniti da una processione [Fest. 340]; tuttavia un frammento di Antistio Labeone citato da Festo [Ant. Lab. Fr 14 H apud Fest. 348] indica solo per Palatino e Velia dei sacrifici: sul Palatino veniva onorata Palatua, Dea eponima del monte, a cui veniva offerto un sacrificio chiamato palatuar, probabilmente dal flamen palatualis [Var. L. L. VII, 3]; la divinità onorata sulla Velia è purtroppo sconosciuta. Da questo è stato ipotizzato che solo su questi montes si svolgessero dei riti sacrificali, forse per una loro particolare rilevanza sacrale, oppure perchè sede degli insediamenti più antichi. Sappiamo però dell’esistenza di magistri e flamines dei montani anche sul monte Oppio [ILLRP 648], il che indurrebbe a pensare che vi si svolgessero delle cerimonie sacrificali rivolte alla divinità tutelare del mons, officiate dal suo flamen in modo analogo a quanto accadeva su Palatino e Velia. Tale scoperta ha quindi portato a ritenere che su tutti i montes, interessati dal rito, si svolgessero sacrifici analoghi.

Non si trattava di una celebrazione compiuta dall’intera cittadinanza (pro populo), ma solo dagli abitanti dei montes (pro montanis) [Var. L. L. VI, 24] per cui non appare nei calendari epigrafici fino ad epoca tarda. La festa esisteva ancora in età imperiale [Tert. Idol. X; CIL I2, 336] e sappiamo che Domiziano la celebrò con un epulum a cui parteciparono senatori, cavalieri e plebe [Suet. Domit. IV]. L’unica informazione che abbiamo sulle celebrazioni è che non era consentito che vi partecipassero veicoli aggiogati [Plut. Q. R. 69].

 

Agonium Indigetis

Johannes Lydus wrote that this festival was dedicated to Sol Indiges [Lyd. Mens. IV, 155; Fest. 340]

Septimontium

On this day the feast called Septimontium took place: it was a celebration that involved the Montes primitive on which the first settlements of the Rome area were built [Var. L. L. V, 41; VI, 24; Plut. QR 69]: Palatine, Velia, Fagutal, Suburra, Cermalus, Oppius, Cispius [Fest. 348]. We do not know exactly what it was, but it is likely that sacrifices were held in defined places of Montes, perhaps joined by a procession [Fest. 340]; However, a fragment of Antistius Labeone quoted by Festus [Ant. Lab. Fr 14 H apud Fest. 348] indicates only the sacrifices on Palatine and Velia: during the first, called palatuar, Palatua, eponymous goddess of the mountain was honored (probably by the flamen palatualis [Var. L. L. VII, 3]); the deity honored on Velia is unfortunately unknown. From this it was assumed that only on these montes were held sacrificial rites, perhaps because of their particular relevance, or because the seat of the oldest settlements. But we know of the existence of the mountain flamines and magistri and also on Mount Oppius [ILLRP 648], which would lead us to think that there also the sacrificial ceremonies aimed at the tutelary deity were held, officiated by his own flamen, as on Palatine and Velia. It was not a celebration performed by the entire citizenship (pro populo), but only by the inhabitants of Montes (pro montanis) [Var. LL VI, 24] that does not appear in the epigraphic calendars until quite late. The festival still existed in imperial era [Tert. Idol. X; CIL I2, 336] and we know that Domitian celebrated it with a Epulum attended by senators, knights and plebeians [Suet. Domit. IV]. The only information we have on the celebrations is that yoked vehicles were not permitted [Plut. Q. R. 69].

 

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Vespasian, 69 – 79. Sestertius, 71, Æ 28.39 g. IMP CAESAR VESPASIANVS AVG PM TR P COS III Laureate head r., with aegis Rev. S – C Roma seated r. on the seven hills propping head on r. hand and holding sceptre in l.; to l., wolf and twins; to r., river Tiber. C 404. BMC 774 (these dies). RIC 108 (these dies). CBN 523.

XII KAL. JUN. (21) NP

AGONALIA

Agonium Vejovis [Macr. Sat. I, 4, 15]

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MAXIMUS César (235-238), AR denier, 236-237, Rome. D/ MAXIMUS CAES GERM B. dr. à d. R/ PIETAS AVG Emblèmes sacerdotaux: lituus, couteau, vase à sacrifice, simpulum et aspergillum. BMC 239, 201; RIC 2.

XVI KAL. APR. (17) NP

AGONALIA

Agonium Martis [Macr. Sat. I, 4, 15] (vedi Januariuis)

 

Libero in Capitolio

In questo giorno i giovani assumevano la toga virilis, detta toga pura [Cic. Att. VI, 1, 12; Plin. Nat. Hist. VIII, 74, 194; CIL I pg 388; III pg 349] poiché bianca, o libera [Ov. Fast III, 771 segg], Tertulliano, infatti, lo definisce “solemnitas togae purae” [Tert. Idol. XVI]: i giovani, usciti di casa si recavano in processione sul Campidoglio dove sacrificavano a Liber [Libero in Campidoglio] o Juventas [Dion. H. III, 69; IV, 15], o forse ad entrambi. È probabilmente l’aspetto fallico del Dio che lo mette in relazione col passaggio dei giovani uomini all’età adulta.

 

LBERALIA

Liber è un antico Dio italico che fu poi identificato con Dioniso; una testimonianza epigrafica del VII sec. aev, proveniente da Falerii, cita già Luofir (Liber) assieme a Cerere. Il suo nome, secondo Bienveniste, deriva dal tema indoeuropeo *leudh, colui che garantisce la nascita, la germinazione, che ha portato anche all’osco Lùvfreis e forse al sabino Loebasius [Serv. Georg. I, 7]; gli autori latini [Varr. Rer. Div. Fr. 264 apud August. C. D. VII, 21; Fr 258 apud August. C. D. VII, 2], lo correlano alla germinazione: in particolare presiederebbe ai succhi umidi [Varr. Cit.; Ov. Fast. III; 735 – 736] da cui scaturisce la vita, sia nei vegetali che negli animali. Per questo motivo Liber era associato al seme maschile, mentre Libera alla componente umida femminile, dalla cui unione si genera la vita [August. C. D. IV, 11; VI, 9]. Quest’associazione spiega la predilezione di questo Dio per il miele e la sua presenza nel ciclo della produzione del vino presso i romani. Tutta la vinificazione era primariamente sotto la protezione di Juppiter, dall’inizio della vendemmia, alla spillatura del nuovo vino è questo Dio che vigila sul processo per garantire che tutto avvenga in maniera conforme alle prescrizioni rituali, tuttavia alla pigiatura si sacrificava a Liber e Libera [Col. Agr. XII, 18 segg]: nel momento in cui l’uva rilasciava il proprio succo e questo intraprendeva la trasformazione da mosto a vino, era Liber a presiedere alle operazioni, per garantire una “nascita” senza difficoltà al nuovo vino; ancora quando era il momento di spostare il mosto dai recipienti di fermentazione a quelli in cui sarebbe diventato vino o mosto dolce, era ancora a Liber che si offriva una libagione (sacrima) [Fest 318].

Considerando che l’offerta di primizie aveva valore di consacrazione, questa notizia è molto importante per comprendere chiaramente l’ambito in cui esplicava l’azione di Liber.

La primizia del vino, al termine della fermentazione, era riservata a Juppiter ai Vinalia di Aprilis, il cui aition è chiaramente in relazione con consacrazione di tutto il prodotto nell’anno; il vino è quindi riservato a Juppiter, non a Liber, che non ha parte nella festa di Aprilis. Analizzando le informazioni che ci forniscono gli agronomi romani, possiamo scoprire che il mosto libato a Liber non andava nei dolia, recipienti per la fermentazione del vino, bensì in anfore sigillate in cui il processo era interrotto, così da ottenere un mosto ancora dolce, è questa bevanda ad essere consacrata a Liber, il succo d’uva solo parzialmente fermentato, che mantiene ancora gran parte delle sue caratteristiche originali. Questo conferma la separazione, rintracciabile nella fase più antica della religione romana, tra la sfera d’azione di Liber, legata ai succhi contenuti nei frutti (e al miele) e quella di Juppiter, collegata al vino, cioè al succo che ha cambiato totalmente la propria sostanza e acquisito una virtus mistica del tutto nuova. Nell’età classica invece il vino viene ritenuto sacro a Liber per via dell’identificazione con Dioniso.

In questo giorno delle vecchie coronate di edera, chiamate sacerdotes liberi, agli angoli delle vie, preparavano delle focacce coperte di miele, liba, che poi sacrificavano a Liber per conto di chi le acquistava (oppure erano sacrificate da chi le acquistava), su foculi che avevano con loro [Varr. L. L. VI, 14; Ov. Fast. III, 733 – 735; 761 – 770]. Si celebravano pubblici banchetti [Tert. Apol. XLII], dei ludi [Ov. Fast. III, 784 – 786; Tert. Spect. V], definiti promiscui in Isidoro [Isid. Orig. XVIII, 16] e le popolazioni delle campagne affluivano in città per assistervi.

In origine la festa di Liber era forse celebrata nelle campagne [Tert. Spect. V] e fu poi trasferita in città. Nelle Georgiche, Virgilio descrive la festa di Bacco – Liber che si svolgeva nelle zone rurali: si rideva e si facevano scherzi grossolani, si indossavano maschere mostruose fatte di cortecce e si appendevano oscilla ai rami degli alberi. Si cantavano antiche canzoni festose in onore del Dio e gli si sacrificavano focacce ed un capro [Verg. Georg. II, 385 – 396]. I riferimenti alle canzoni dei padri deporrebbe per un’alta antichità di questi festeggiamenti.

Da Agostino sappiamo che durante i Liberalia avvenivano anche rituali che avevano per oggetto un simbolo fallico: esso era portato per i campi su di un carretto per propiziarne la fecondità e, quando era riportato in città, si svolgevano rituali licenziosi; in particolare a Lanuvio un intero mese, durante il quale si pronunciavano invocazioni oscene, era consacrato a Liber e, quando il fallo era portato in città, le matrone lo incoronavano per allontanare il malocchio [August. C. D. VII, 21]. Anche a Roma, nel suo tempio, Liber era rappresentato da un fallo, mentre Libera da un organo sessuale femminile. [August. C. D. VI, 9].

Per l’età tardo repubblicana non sono noti ludi in onore di Liber, tuttavia un frammento di un’opera perduta di Nevio lascerebbe intendere che, nel III sec aev, in occasione dei Liberalia, si tenessero dei Ludi Liberales

… liberamente parleremo nei Ludi Liberales… [Nev. CRF pg 29, Fr 88 R; apud Fest. 116]

Solemnitas togae purae

Questo era anche il giorno in cui tradizionalmente i giovani romani entravano nell’età adulta, deponendo la toga praetexta [Plin. Nat. Hist. XXXIII, 4, 10; Suet. Aug. XCIV; Cic. Pro Arch. III, 5; Phil. II, 18, 44] e assumendo la toga virilis [Cic. Att. VI, 1, 12; Ov. Fast. III, 371 segg] (praetextam ponere [Cic. Lael. X, 33; Sen. Epist. IV, 2]). Questo avveniva quando i maschi avevano compiuto 14 anni [Fest. 230; Sen. Consol. ad Marc. XXI, 4, 1; Gajus. Inst. II, 113; Ulp. fr. XI, 28; Dig. XXVIII, 1, 5; XXVIII, 6, 2; 15; Paul. Sent. III, 4a, 1; Tertul. De virg. vel. XI; De Anim XXXVIII; Macr. Sat. VII, 1, 6; In Somn. Scip. I, 6, 71; Auson. Idyl. V, 20; C. Just. V, 60, 3; VI, 22, 4; Isid. Orig. XI, 2, 3] (e le femmine 12 [Dig. XXIII, 2, 4; XXIV, 1, 32, 27; XXVII, 6, 41, 3 – 4; XLII, 5, 17, 1; Cas. Dio. LIV, 16, 7; Plut. Lyc. et Num. Comp. IV; Cic. Ver. II, 1, 113]), tuttavia l’età poteva variare molto (tra i 12 e i 19 anni), così come la data della cerimonia (almeno in età imperiale).

Il ragazzo ingenuus (nato da genitori che non erano mai stati schiavi) deponeva davanti ai Lares e ai Penates, o a Hercules, consacrandoli, i simboli dell’infanzia: la toga praetexta e la bulla [Prop. IV, 6, 131; Schol in Hor. Sat. I, 5, 65; Schol. In Pers. V, 31; Suet. De Gr. XVI; Quint. Decl. CCCXL; Gel. XVIII, 4, 1; Cic. Ver. II, 1, 113; 152; Att. V, 20, 9; VII, 8, 5; IX, 6, 1] (era invece usanza che le femmine compissero un rito in qualche modo analogo: esse deponevano le bambole con cui avevano giocato durante l’infanzia davanti ai Lares [Schol in Hor. Sat. I, 5, 65]) che veniva poi appesa sopra il focolare domestico [Pers. V, 31]. Indossava quindi la tunica recta [Plin. Nat. Hist. VIII, 194; Fest. 289; Suet. Aug. XCIV] e sopra la toga virilis [Cic. Phil. II, 18, 44; Suet. Claud. II; Sen. Epist. IV, 2; Apul. Apol. LXX; LXXIII] (detta anche pura [Catul. LXVIII, 15; Phaedr. X, 9; Cic. Att. V, 20, 9; IX, 17; 19, 1], o libera [Prop. IV, 1, 32; Ov. Fast. III, 777; Trist. IV, 10, 27 segg; Ter. Andr. I, 1, 24]), abbigliamento dell’età adulta e da questo momento era chiamato vesticeps [Fest. 368; Gel. V, 19, 7; Tert. De Anim. LVI; Auson. Idyl. IV, 73; Apul. Apol. XCVIII] (mentre i ragazzi che non avevano ancora raggiunto la pubertà erano definiti investes [Macr. Sat. III, 8, 7; Apul. Met. V, 28; Apol. XCVIII; Pallad. XI, 14, 16; VIII, 7; Tert. De Anim. LVI; Non. 45; Serv. Aen. VIII, 689].

Dopo aver offerto un sacrificio in casa agli Dei domestici [Tert. De Idol. XVI; Prop. IV, 6, 132], accompagnato dal padre o dal tutore e dagli amici di famiglia [Cic. Pro Mur. XXXIII, 69; App. B. C. IV, 30; Nic. Damasc. Vita Aug. IV; Plut. Brut. XIV; Suet. Claud. II; Plin. Jun. Epist. I, 9, 2], era condotto al Foro (dedutio ad Forum) [Sen. Epist. IV, 2; Mon. Ancyr. III, 3; Suet. Aug. XXVI; Tib. XV; Nero VII] per essere iscritto per la prima volta nelle liste civiche delle tribus (probabilmente tale atto era compiuto nel tabularium del Campidoglio) e ricevere il nome completo [Suet. Aug. XXVI; Tib. XV; Claud. II; Plut. Brut. XIV; App. B. C. IV, 30; Cas. Dio. LV, 22, 4; LVI, 29; Dion. H. IV, 15, 5].

Dopo questi atti, il corteo saliva al Campidoglio per compiere un sacrificio, probabilmente a Juventas [Serv. Ecl. IV, 49; Val. Max. V, 4, 4; App. B. C. IV, 30; Tert. De Idol. XVI; Dion. H. III, 69; IV, 15] o forse a Liber, poiché sappiamo che sul colle capitolino esisteva un’ara con una statua a Lui dedicata. Seguiva una festa in ci la famiglia distribuiva cibo e doni agli amici e, nel caso di quelle più in vista o della famiglia dell’imperatore, al popolo [Tac. Ann. III, 29; Suet. Tib. LIV, Nero VII; Cal. X; Apul. Apol. LXXXVIII; CIL X, 688; Plin. Jun. Epist. X, 116].

Questa cerimonia potrebbe essere il pallido ricordo di un rito di iniziazione che poneva fine alla vita da briganti nelle foreste delle confraternite di giovani del periodo arcaico. Col rientro in città, avveniva il passaggio all’età adulta e l’integrazione nel corpo civico. Non a caso quindi la cerimonia avveniva in Martius, mese dedicato a Mars e in cui erano attivi i salii che possono essere visti anche come i giovani che hanno effettuato il passaggio da briganti a soldati e sono stati appena integrati nei ranghi dell’esercito.

Il fatto che il passaggio avvenisse il concomitanza con i Liberalia può suggerire che Liber avesse una qualche relazione con il rito di iniziazione, forse come divinità protettrice dei liberi, i ragazzi, che divenendo juvenes passavano poi sotto la tutela di Mars, il che suggerirebbe una dialettica LiberMars, liberjuvenis che si è persa con l’abbandono dei riti iniziatici, ma le cui vestigia sono sopravvissute nell’identificazione Liber – Dioniso, divinità che aveva una speciale relazione con le iniziazioni.

 

Libero in Capitolio

On this day young people took the virilis toga, called pura [Cic. Att. VI, 1, 12; Plin. Nat. Hist. VIII, 74, 194; The CIL pg 388; III pg 349] (being white), or libera [Ov. Fast III, 771 ff], Tertullian, in fact, calls it “Solemnitas togae purae” [Tert. Idol. XVI]: young people, left the house going in procession to the Capitol where sacrificed to Liber [Free on Capitol Hill] or Juventas [Dion. H. III, 69; IV, 15], or maybe both. It is probably the phallic aspect of God that correlates with the transition of young people to adulthood.

LBERALIA

Liber is an ancient God italics which was later identified with Dionysus; an epigraphic testimony to the VII BCE, from Falerii, quotes already Luofir (Liber) along with Ceres. His name, according Bienveniste, derived from the Indo-European * leudh theme, one that guarantees the birth, germination, which also led the Oscan Lùvfreis and perhaps the Sabine Loebasius [Serv. Georg. I, 7]; Latin authors [Varr. Rer. Div. Fr. 264 apud August. C. D. VII, 21; Fr 258 apud August. C. D. VII, 2], correlate Him to Germination: in particular He would chair the wet juices [Varr. cit .; Ov. Fast. III; 735-736] from which life arises, both in plants and animals. For this reason Liber was associated with the male seed, while the female wet component to Libera, from their union life was created [August. C. D. IV, 11; VI, 9]. This association explains the predilection of this God for honey and its presence in the wine production cycle. Among the Romans the entire vinification was primarily under the protection of Jupiter, from the beginning of the grape harvest, to tapping, He oversees the new wine production process to ensure that everything is done in a manner consistent with the ritual prescriptions; however, at the pressing sacrifices were made to Liber and Libera [Col. Agr. XII, 18 ff]: when the grapes released their juice, which undertook the transformation from wine to wine, Liber presided over the operations, to ensure a “birth” without difficulty to the new wine; yet when it was time to move the juice from fermenting vessels to those where it would become wine or sweet wine, it was still in Liber who offered a libation (sacrima) [Fest 318].

Whereas the supply of fruits had the value of consecration, this news is very important to clearly understand the context in which Liber acts.

The first fruit of wine, after fermentation, was reserved for Jupiter at April’s Vinalia, whose aition is clearly related to the consecration of any product; the wine is then reserved for Jupiter, not Liber, who has no part in the feast of April.

Analyzing the information you provide us by agronomists, we can find that in Liber quaffed wort was wrong in Dolia, containers for wine fermentation, but in amphorae sealed where the process was interrupted, so as to obtain an even sweet wort, it is this drink to be dedicated to Liber, the partially fermented grape juice, which still retains much of its original features. This confirms the separation, traceable in the earliest phase of the Roman religion, between the sphere of action of Liber, linked to content in fruit juices (and honey) and that of Jupiter, connected to wine, that is the juice that has totally changed his substance, and acquired a mystical virtus entirely new. classical age however the wine is considered sacred to Liber because identification with Dionysus.

On this day the old woman crowned with ivy, were at the corners of the streets, preparing blankets honey buns, liba, then sacrificed to Liber on behalf of those who purchased them on foculi they had with them [Varr. L. L. VI, 14; Ov. Fast. III, 733-735; 761-770]. Public banquets were celebrated [Tert. Apol. XLII], as well as ludi [Ov. Fast. III, 784-786; Tert. Spect. V], defined promiscuous [Isid. Orig. XVIII, 16]; countryside pople flocked to the city to assist to them.

Originally the Liber feast was perhaps celebrated in campaigns [Tert. Spect. V] and he was later moved to the city. In the Georgics, Virgil describes Bacchus – Liber celebration that took place in rural areas: they laughed and made coarse jokes, you were wearing monster masks made of bark and rocks were hung from the branches of trees. They sang ancient songs festive in honor of God and sacrificed a goat and buns [Verg. Georg. II, 385-396]. References to the songs of fathers militate for a high antiquity of these festivities.

By Augustine we know that during the Liberalia occurred even rituals that examined a phallic symbol: it was brought to the fields on a cart to propitiate fertility and, when it was reported in the city, were held licentious rituals; especially in Lanuvio a whole month, during which they were pronounced invocations obscene, was dedicated to Liber, and when the foul was brought into the city, the matrons crowned him to ward off the evil eye [August. C. D. VII, 21]. Even in Rome, in his temple, Liber was represented by a phallus, while Free a female sex organ. [August. C. D. VI, 9].

For the Republican period are not known ludi in honor of Liber, but a fragment of a lost work by Nevio would suggest that, in the third century BCE, during the Liberalia, were held of Ludi Liberales

… Freely discuss in Ludi Liberales … [Nev. CRF pg 29, Fr 88 R; apud Fest. 116]

Solemnitas togae purae

This was also the day when traditionally the young Romans entered adulthood, laying down his toga praetexta [Plin. Nat. Hist. XXXIII, 4, 10; Suet. Aug. XCIV; Cic. Pro Arch. III, 5; Phil. II, 18, 44] and assuming the toga virilis [Cic. Att. VI, 1, 12; Ov. Fast. III, 371 ff] (praetextam ponere [Cic. Lael. X, 33; Sen. Ep. IV, 2]). This happened when the males had turned 14 [Fest. 230; Sen. Consol. to Marc. XXI, 4, 1; Gajus. Inst. II, 113; Ulp. fr. XI, 28; Dig. XXVIII, 1, 5; XXVIII, 6, 2; 15; Paul. Sent. III, 4a, 1; Tertul. De Virg. vel. XI; De Anim XXXVIII; MACR. Sat. VII, 1, 6; In Somn. SCIP. I, 6, 71; Auson. Idyl. V, 20; C. Just. V, 60, 3; VI, 22, 4; Isid. Orig. XI, 2, 3] (and females 12 [Dig. XXIII, 2, 4; XXIV, 1, 32, 27; xxvii, 6, 41, 3 – 4; XLII, 5, 17, 1; Cas. Dio. LIV, 16, 7; Plut. Lyc. et Num. Comp. IV; Cic. Ver. II, 1, 113]), but the age could vary widely (between 12 and 19 years), as well as the date of the ceremony (at least in imperial times).

The boy ingenuus (born to parents who were never in bondage) testifying before the Lares and Penates, or Hercules, consecrating children’s symbols: the toga praetexta and bulla [Prop. IV, 6, 131; Schol in Hor. Sat. I, 5, 65; Schol. In Pers. V, 31; Suet. De Gr. XVI; Quint. Decl. CCCXL; Gel. XVIII, 4, 1; Cic. Ver. II, 1, 113; 152; Att. V, 20, 9; VII, 8, 5; IX, 6, 1] (instead it was customary for females did a ritual somewhat analogous: they laid their dolls with which they had played in childhood before the Lares [Schol in Hor. Sat. I, 5, 65]) which was then hung above the hearth [Pers. V, 31]. Then he wore the tunica recta [Plin. Nat. Hist. VIII, 194; Fest. 289; Suet. Aug. XCIV] and above the toga virilis [Cic. Phil. II, 18, 44; Suet. Claud. II; Sen. Epist. IV, 2; Apul. Apol. LXX; LXXIII] (also called pure [Catul. LXVIII, 15; Phaedr. X, 9; Cic. Att. V, 20, 9; IX, 17; 19, 1], or libera [Prop. IV, 1, 32; Ov . Fast. III, 777; Trist. IV, 10, 27 ff; Ter. Andr. I, 1, 24]), adulthood clothing and by this time was called vesticeps [Fest. 368; Gel. V, 19, 7; Tert. De Anim. LVI; Auson. Idyl. IV, 73; Apul. Apol. XCVIII] (while boys who had not yet reached puberty were defined investes [MACR. Sat. III, 8, 7; Apul. Met. V, 28; Apol. XCVIII; Pallad. XI, 14, 16; VIII, 7 ; Tert. De Anim. LVI; no. 45; Serv. Aen. VIII, 689].

After offering a sacrifice to the gods in the house domestic [Tert. De Idol. XVI; Prop. IV, 6, 132], accompanied by his father or guardian and the family friends [Cic. Pro Mur. XXXIII, 69; App. B. C. IV, 30; Nic. Damasc. Aug. life IV; Plut. Brut. XIV; Suet. Claud. II; Plin. Jun. Epistar. I, 9, 2], was taken to the Forum [Sen. Epistar. IV, 2; Mon. Ancyr. III, 3; Suet. Aug. XXVI; Tib. XV; White VII] to be registered for the first time in the civil lists of tribus (probably the act was performed in the Capitol tabularium) and to receive the full name [Suet. Aug. XXVI; Tib. XV; Claud. II; Plut. Brut. XIV; App. B. C. IV, 30; Cas. Dio. LV, 22, 4; LVI, 29; Dion. H. IV, 15, 5].

After these acts, the procession went up to the Capitol to make a sacrifice, probably to Juventas [Serv. ECL. IV, 49; Val. Max. V, 4, 4; App. B. C. IV, 30; Tert. De Idol. XVI; Dion. H. III, 69; IV, 15] or perhaps Liber, since we know that on the Capitoline hill there was an altar with a statue dedicated to Him. There followed a party at the family distributed food and gifts to friends and, in the case of the most prominent or the emperor’s family, to the people [Tac. Ann. III, 29; Suet. Tib. LIV, Black VII; Cal. X; Apul. Apol. LXXXVIII; CIL X, 688; Plin. Jun. Epistar. X, 116].

This ceremony may be the dim memory of an initiation rite that ended the life of brigands in the forests of the brotherhoods of young people of the Archaic period. With the return to the city, he took place the transition to adulthood and integration into the civic body. No coincidence then the ceremony took place in Martius, the month dedicated to Mars and in which were active climbed that can also be seen as young people who have made the transition from bandits and soldiers have just been integrated into the army’s ranks.

The fact that the transition happen, the same time as the Liberalia may suggest that Liber had some connection with the initiation rite, perhaps as a protective god of the free, the boys, who became Juvenes then passed under the protection of Mars, which would suggest a dialectics Liber – Mars, liber – Juvenis that has been lost with the abandonment of the initiation rites, but whose remains have survived in identifying Liber – Dionysus, god who had a special relationship with the initiations.

 

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Augustus. 27 BC-AD 14. AV Aureus (8.01 g, 7h). Rome mint. P. Petronius Turpilianus, moneyer. Struck 19/8 BC. TVRPILIANVS III • VIR, head of Liber right, wearing ivy wreath; hair knotted at back and falling down over neck and left shoulder / AVGVSTO/OB • C • S in two lines within oak wreath. RIC I 278; Calicó 143; BMCRE 5 = BMCRR Rome 4512; BN 108. EF