KAL. OCT. (1) N

Fidei in Campitolio

Secondo la tradizione, un altare dedicato a Fides (Fides Publica o Fides Publica populi Romani) sarebbe stato eretto sul Campidoglio, da Numa [Liv. I, 21, 4; Dion. H. II, 75, 2 – 3; Plut. Numa XVI, 1], forse sullo stesso luogo, in seguito, sorse il tempio in onore della Dea dedicato da A. Atilio Calatino [Cic. Nat. Deor. II, 61; Plin. Nat. Hist. XXXV, 100]. Non si conosce la data esatta della costruzione che potrebbe essere stato l’anno 254 aev, o il 250 aev, oppure il 249 aev; fu poi restaurato e ridedicato M. Emilio Scauro nel 115 aev. [Cic. cit.]. La data della dedica era le Kal. Oct. [Fast. Arv. Amit. Paul. ad Kal. Oct., CIL I2, 214, 215, 242; Fast. Ant. ap. NS 1921, 114].

Il tempio si trovava nei pressi di quello di Giove Ottimo Massimo [Cato apud Cic. De Off. III, 104], fu usato come luogo di riunione del Senato [Val. Max. III, 17; App. B. C. I, 16] e sulle sue pareti erano affisse tavole bronzee su cui erano scritti i trattati internazionali: nel 43 aev. una tempesta ne fece staccare alcune [Cass. Dio. XLV, 17, 3; Obseq. 128); anche i diplomata dei soldati congedati con onore erano affissi alle sue pareti [CIL III, 902, 916]. All’interno vi era un dipinto di Apelle raffigurante un vecchio che insegnava ad un ragazzo a suonare la lira [Plin. Nat. Hist. XXXV, 100]. Fides vi era venerata da sola.

Gli studiosi ritengono che il tempio non fosse così vicino a quello di Juppiter come le fonti lascerebbero intendere e che si trovasse nell’angolo sud del colle Capitolino, sopra al Vicus Jugarius. Le sue rovine sarebbero da identificare con quelle dell’edificio sacro che si trova a est della chiesa di S. Omobono.

Livio riporta come si svolgeva il solenne sacrificio in onore di Fides, istituito da Numa [Dion. H. II, 75, 3; Plut. Num. XVI]

… a Fides… dedicò una festa solenne. Dispose che i flamines si facessero portare a quel solenne sacrificio su un carro coperto (carpentum), tirato da due cavalli e celebrassero il rito con la mano avvolta fino all’altezza delle dita, indicando così che la fede andava custodita e che anche la sua sede era consacrata nelle mani destre… [Liv. I, 21]

Servius aggiunge che si trattava dei tre flamines maggiori (Juppiter, Mars, Quirinus) e che la mano destra dei sacerdoti era velata da un panno bianco [Serv. Aen. I, 292; Hor. Car. I, 35, 21], poichè la fede doveva rimanere segreta. Anche Plinio conferma che la mano destra era consacrata a Fides [Plin. Nat. Hist. XI, 251] e Valerio Massimo così descrive Fides

… il venerando numen della fides porge apertamente la mano destra, pegno infallibile della salus… [Val. Max. VI, 6, 1]

Questo particolare rituale, richiama quello che si trova nelle Tavole Eugubine

(4)… Mandraclo difue destre habitu. Prosesetir ficla (5) strusla arsveitu. Ape sopo postro peperscust vestisia et mefa spefa scalsie conegus fetu Fisovi Sansi (6) ocriper Fisiu, totaper lovina… [Tab. Eug. Vib, 4 – 6]

Il passo descrive un sacrificio offerto a Fisius Sancus, divinità che è stata connessa ai giuramenti e alla fides. Nel testo umbro, il sacerdote che lo compie copre la mano destra con un mandraclo, termine che è stato accostato al latino mantela, pezzo di stoffa. Su alcune antiche monete provenienti da Todi è rappresentata una mano fasciata da bende, probabilmente vittae, che può avere lo stesso significato; le sfere che si vedono attorno alla mano possono essere le urfita, sfere di bronzo che erano tenute in mano dai sacerdoti durante il rito e che a Roma erano custodite nel tempio di Semo Sancus.

Fides era una divinità che aveva un ruolo nei giuramenti, ma non colei che vi presiedeva, poichè essi appartenevano alla sfera di pertinenza di Juppiter o Dius Fidius Semo Sancus (vedi Junius). A Roma possiamo quindi individuare tre divinità che, benchè non formino una triade vera e propria, hanno un posto nell’azione religiosa di stipulare un patto o pronunciare un giuramento.

L’analisi linguistica ha messo in evidenza che i casi in cui era invocata la fides, riguardavano patti tra soggetti asimmetrici, ovvero non tra eguali, ma situazioni in cui una persona in stato di inferiorità (un prigioniero, uno dei clientes) stabiliva un patto con chi deteneva un potere su di lui (il vincitore, il patrono). La fides era quella qualità, propria di chi si trovava in stato di superiorità, che permetteva all’inferiore di affidarsi all’altra parte, essendo sicuro di ricevere in cambio un trattamento equo ed una ricompensa. Era il presupposto che permetteva di stringere un patto e metteva chi si trovava in stato di necessità in condizione di non doversi abbandonare a chi deteneva un potere, ma gli assicurava la possibilità di stabilire una relazione di reciprocità, che avrebbe dato vantaggi ad entrambi, pur nella totale asimmetria del rapporto tra i contraenti.

Il simbolo della mano coperta, o avvolta da bende rimanda direttamente ad una ricca serie di esempi in ambito romano: il patto viene sancito dallo stringersi la mano destra dei contraenti (dexterarum junctio), così si lega la fides (fidem vincire, alligare, è possibile che la sanzione religiosa consistesse proprio nell’avvolgere con bende sacre le mani dei contraenti); in questo modo la lealtà di chi si è impegnato nel patto è legata in esso e al suo rispetto. Velo e vittae, inoltre, erano simboli di consacrazione (ciò che è consacrato diventa sacer, quindi proprietà degli Dei), di separazione, di chi o cosa era consacrato dal mondo profano, poichè era divenuto possesso degli Dei. Questo simbolismo, nel caso del sacrificio a Fides, vuole sottolineare che la mano destra è consacrata alla Dea, è sua proprietà [Plin. Nat. Hist. XI, 251].

Dall’età tardo repubblicana Fides fu collegata al credito, alla lealtà negli affari, che se, praticata da tutti, a cominciare dall’imperatore, garantiva la prosperità della comunità. Per questo motivo, vediamo monete di epoca imperiale in cui Fides è rappresentata da due mani strette dietro cui appaiono il caduceo, simbolo di Mercurio, Dio dei commerci, e spighe di grano, simbolo della prosperità; nello stesso periodo Fides Pubblica, viene rappresentata con la cornucopia dell’abbondanza e la patera, oppure mentre tiene frutti e spighe di grano.

Sempre in epoca imperiale andrà ad affermarsi Fides Exercitus (rappresentata in piedi o seduta su un trono, tra le insegne delle legioni), la fedeltà personale che unisce i soldati, mediante un giuramento, all’imperatore e che garantisce la stabilità del suo potere ed il successo delle imprese belliche.

 

Tigillo Sororio in compitum Acilii

L’edificazione del Tigillum Sororium, risale, secondo la storiografia romana, al tempo di Tullo Ostillo. Si trattava di uno jugum, una struttura formata da due sostegni verticali posti ai lati di una via, sormontati da una trave orizzontale. In origine era forse in legno, poi fu edificata in pietra. Ai piedi delle colonne si trovavano due altari dedicati a Janus Curiatius e Juno Sororia. In seguito i sostegni furono inglobati in due edifici. Si trovava nei pressi di un incrocio, il compitum acilii che era sulla via che dal Palatino conduceva alle Carinae.

L’aition. Durante il regno di Tullo, la guerra con Alba fu decisa dallo scontro tra tre campioni albani, i Curiatii e tre campioni romani, gli Horatii, solo uno di questi ultimi sopravvisse e portò al trionfo dei romani e alla sottomissione di Alba. Tornando in città con le spolia dei nemici uccisi, fuori dalla Porta Capena, Horatio incontrò la sorella Horatia, che, fidanzata con uno dei Curiatii (in una versione alternativa segretamente innamorata di uno di essi) ed avendo capito che il futuro sposo era stato ucciso da suo fratello, manifestò il suo dolore e non volle salutarlo; questi, giudicando il suo comportamento un tradimento, la uccise. L’assassino, condannato da due magistrati scelti dal re (duumviri), si appellò al popolo che lo assolse, così come fece suo padre, tuttavia gli fu imposto si sottoporsi ad una serie di riti purificatori per espiare la contaminazione che l’omicidio di un consanguineo aveva portato sulla città. Compiuti alcuni riti purificatori, probabilmente quelli usati per coloro che si macchiavano di un omicidio involontario [Dion. H. III, 22], suo padre costruì un tigillum, una struttura composta da due pali che sorreggevano un architrave, alla cui base eresse due altari, uno a Janus Curiatius, l’altro a Juno Sororia; velato il capo del figlio, ve lo fece passare attraverso. In seguito questi riti purificatori furono custoditi dalla gens Horatia e compiuti per il bene pubblico [Liv. I, 25 – 26; Val. Max. VI, 3, 6; Flor. I, 3; Cic. Pro Mil. 3; Dion. H. III, 21 – 22; Fest. 297; Ps. Aur. Vict. Vir. Ill. II, 4, 9; Schol. Bob. Ad Cic. Pro Mil. 2, pg 277 Orelli]; Plut. Paral. Min. XVI; Zonar. VII, 6].

 

Fidei in Campitolio

According to tradition, an altar dedicated to Fides (Fides Publica Publica or Fides Populi Romani) would be erected on the Capitol, by Numa [Liv. I, 21, 4; Dion. H. II, 75, 2 – 3; Plut. Numa XVI, 1], possibly on the same site, later, the temple was built in honor of the Goddess devoted by A. Atilius Calatinus [CIC. Nat. Deor. II, 61; Plin. Nat. Hist. XXXV, 100]. We do not know the exact date of the building that may have been the year 254 BCE, or 250 BCE, or the 249 BCE. It was later restored and rededicated M. Emilius Scaurus in 115 BCE. [CIC. cit.]. The date of the dedication was the Kal. Oct. [Fast. Arv. Amit. Paul. to Kal. Oct., CIL I2, 214, 215, 242; Fast. Ant. ap. NS 1921, 114].

The temple was near that of Jupiter Optimus Maximus [Cato apud CIC. De Off. III, 104], and it was meeting place of the Senate [Val. Max. III, 17; App. BC I, 16]; on its walls there were bronze tablets with the international treaties: in 43 BCE. a storm made him remove some [Cass. God. XLV, 17, 3; Obseq. 128). The diplomata of honorably discharged soldiers were also pinned to the walls [CIL III, 902, 916]. Inside there was a painting by Apelles depicting an old man who was teaching a boy to play the lyre [Plin. Nat. Hist. XXXV, 100].

Scholars believe that the temple was not so close to that of Jupiter, it may have been in the south of the Capitoline Hill, above the Vicus Jugarius. His remains would be identified with those of the sacred building located east of the church of S. Omobono.

Livy shows how was the solemn sacrifice in honor of Fides, created by Numa [Dion. H. II, 75, 3; Plut. Num. XVI]

… Fides … he dedicated a feast. Ordered that flamines it did lead to the solemn sacrifice of a covered wagon (carpentum), pulled by two horses and should celebrate the rite with his hand wrapped to the height of the fingers, indicating that the faith was kept and that his headquarters was consecrated in the right hands … [Liv. I, 21]

Servius adds that it was the three flamines major (Jupiter, Mars, Quirinus) and that the right hands of the priests was veiled by a white cloth [Serv. Aen. I, 292; Hor. Car. I, 35, 21], as faith ought to remain secret. Pliny also confirms that the right hand was consecrated Fides [Plin. Nat. Hist. XI, 251] and Valerio Massimo describes Fides

… The venerable numen of fides openly holds out his right hand, infallible pledge of salus … [Val. Max. VI, 6, 1]

This particular ritual, recalls the one found in the Tables of Gubbio

(4) … Mandraclo difue right regulars. Prosesetir ficla (5) strusla arsveitu. Bee sopo Postro peperscust vestisia et mefA spefa scalsie conegus fetu Fisovi Sansi (6) ocriper Fisiu, totaper lovina … [Tab. Eug. Vib, 4 – 6]

The passage describes a sacrifice offered to Fisius Sancus, deity connected to the oaths and fides. In the umbrian text the priest who performs it covers the right hand with a mandraclo, a term which has been compared to the latin mantela, piece of cloth. On some ancient coins from Todi shows a bandaged hand in bandages, probably vittae, likely to have the same meaning; spheres that are seen around the hand can be the urfita, bronze spheres that were kept in hand by the priests during the ceremony and in Rome were kept in the temple of Semo Sancus.

Fides was a deity who had a role in oaths, but not her who presided, as they belonged to the sphere of relevance of Jupiter or Dius Fidius Semo Sancus (see Junius). In Rome, we can then identify three deities, though not forming a triad itself, have a place in the action of a pact religious or swear an oath.

Linguistic analysis showed that cases in which it was invoked fides, concern agreements between individuals of asymmetric status, not equals, but situations in which a person in a state of inferiority (a prisoner, one of clientes) established a pact with those who held power over him (the winner, the patron). Fides was the quality of someone who was in a state of superiority, which allowed to the inferior to trust the other side, being sure to receive in exchange for fair treatment and a reward. It was assumed that allowed to make a pact and put those who were in need in the condition of not having to leave to those who held power, but assured him the opportunity to establish a relationship of reciprocity, which would give advantages to both, while the total asymmetry of the relationship between the contractors.

The hand symbol covered or wrapped in bandages refers directly to a rich set of examples within the Roman Empire: the pact is sanctioned by shaking right hand of the contractors (dexterarum junctio), so it binds fides (fidem vincire, alligare) – it is possible that the religious sanction consisted precisely in winding bandages with sacred hands of contractors – in this way the loyalty of those who have engaged in the covenant is linked to it and to its respect. Veil and vittae also were symbols of consecration (what is sacred becomes sacer, then property of the Gods), separation, who or what was sacred from the profane world, as he became the possession of the gods. This symbolism, in the case of sacrifice to Fides, underlines that the right hand is consecrated to the Goddess, it is his property [Plin. Nat. Hist. XI, 251].

From the late Republican Fides was linked to credit, honesty in business, which if practiced by everyone, starting from the emperor, guaranteed the prosperity of the community. For this reason, we see coins of the imperial era in which Fides is represented by two hands clasped behind which appear the caduceus, the symbol of Mercury, god of trade, and ears of wheat, symbol of prosperity; in the same period Fides Public, it is represented with the cornucopia of abundance and the patera, or while holding fruits and ears of corn.

Always in the imperial era will go to establish Fides Exercitus (shown standing or sitting on a throne, surrounded by the insignia of the legions), the personal loyalty that unites the soldiers, by an oath, the Emperor and that ensures the stability of his power and the success of the war effort.

 

Tigillo Sororio

The construction of tigillum Sororium, dates, according to Roman historiography, in the time of Tullus Ostillo. It was one jugum, a structure formed by two vertical supports positioned at the sides of a street, surmounted by a horizontal beam. Originally it was probably made of wood, then it was built in stone. Below the columns were two altars dedicated to Janus and Juno Curiatius Sororia. Following the supports were incorporated in two buildings. It was located near an intersection, the compitum Acilii that was on the road that led to the Palatine Carinae.

During the reign of Tullus, the war with Alba it was decided by the clash between three samples Alban, the Curiatii three samples Romans, the Horatii, only one of the latter survived and leading to the Roman triumph and to the submission of Alba. Returning to town with spolia of enemies killed, outside the Porta Capena, Horatius met his sister Horatia, who, engaged to one of Curiatii (in alternative secretly in love with one of them) and having realized that the groom had been killed his brother, expressed his sorrow and refused to greet him; he, judging her behavior a betrayal, killed her. The assassin, convicted of two judges chosen by the king (duumviri), appealed to the people that acquitted him, as did his father, but he was required to undergo a series of purification rituals to atone for the contamination that he had taken over the city [Dion. H. III, 22]. His father built a tigillum, a structure consisting of two poles that supported an architrave, the base of which he made two altars, one to Janus Curiatius, the other in Juno Sororia; veiled the head of the child, Horatius did go through. In later time, these purification rites were kept from the gens Horatia and made for the public good [Liv. I, 25 – 26; Val. Max. VI, 3, 6; Flor. I, 3; CIC. Pro Mil. 3; Dion. H. III, 21-22; Fest. 297; Ps. Aur. Vict. Vir. Ill. II, 4, 9; Schol. Bob. For CIC. Pro Mil. 2, pg 277 Orelli]; Plut. Paral. Min. XVI; Zonar. VII, 6].

 

Picture

HADRIAN (117-138). Denarius. Rome. Obv: HADRIANVS AVG COS III P P. Bare head right. Rev: FIDES PVBLICA.

Fides standing right, holding corn ears and basket of fruits. RIC 241a.