VII EID.  JUN.  (7) N – XVI KAL. QUINCT. (15) F

VESTALIA

La festa dei Vestalia cadeva il quinto giorno prima delle Eidus (V EID. JUN. (9) N), ovvero il nono giorno del mese di Junius. Il periodo di questa festività si apriva però due giorni prima. Cominciava così una serie di dies religiosi [Fest. 250] in cui la flaminica dialis doveva assumere tutti i segni del lutto ed in cui era di cattivo auspicio sposarsi [Ov. Fast. VI, 219 – 34], che si concludeva con la solenne purificazione del tempio di Vesta (Q.St.D.F.), il quindicesimo giorno del mese. In questo periodo il penus vestae, o più probabilmente la sua parte esterna (il penus era la dispensa della casa, ma anche il penitus, la sua parte più interna e nascosta, nel tempio corrispondeva al penetral [Serv. Aen. III, 12], la zona riservata ai soli sacerdoti dove erano custoditi gli oggetti sacri), era aperto e le matrone (rimaneva interdetto agli uomini eccetto il pontifex maximus) potevano recarvisi in preghiera [Fest. 250], probabilmente per invocare la prosperità della propria casa, a piedi scalzi.

Dalle poche fonti che abbiamo a disposizione, possiamo ipotizzare che esistesse un penus interno, in cui erano conservati i sacra del tempio [Liv. V, 40, 7; Ov. Fast. VI, 450; Plin. XXVIII, 7; Dion. H. II, 66, 4; Plut. Cam. XX, 4; XX, 5] ed uno esterno in cui erano invece tenuti gli strumenti usati nei riti e nelle purificazioni, come il muries [Fest. 158 – 61], probabilmente il farro e la mola salsa preparata con essi, i purgamenta. Gli scavi archeologici compiuti tra gli anni ’90 del 900 e il primo decennio degli anni 2000, hanno permesso di portare alla luce i resti del più antico santuario dedicato alla Dea, al di sotto del quale è stata trovata una fossa di forma trapezoidale (2,30 m x 2,50 m), profonda 2,25 – 2, 94 m che doveva essere il penus interno. Esso era probabilmente coperto da un tavolato e si trovava nella zona del santuario definibile penus esterno, retrostante il focolare e la statua della Dea (presente almeno dal I sec. aev. [Cic. Orat. III, 3, 10], nascosto alla vista da una recinzione di stuoie (almeno nel santuario di età repubblicana) [Fest. 250].

La natura dei sacra non è nota con precisione: la tradizione vuole che nel penus vestae fossero conservati i Penates della città che Enea avrebbe portato da Troia a Lanuvium e che da lì sarebbero arrivati a Roma, forse rappresentati da due orci [Plut. Cam. XX, 8] ed il Palladium [Plut. Cam. XX, 6; Dion. H. II, 66, 4; Ov. Fast. VI, 419 – 436], il simulacro di Atena che sempre Enea portò da Troia. Altri oggetti, definiti pignora fatalia, cioè i pegni con cui gli Dei avrebbero garantito il destino di dominio di Roma, erano: l’ago della Magna Mater, la quadriga di terracotta dei Veienti, le ceneri di Oreste, lo scettro di Priamo, il velo di Iliona, gli ancilia [Serv. Dan. Aen. II, 188]. Vi era anche un’immagine fallica, un fascinum [Plin. Nat. Hist. XXVIII, 7, 39] che aveva la funzione di proteggere la città.

Dalle informazioni che abbiamo i Vestalia erano una festa che si connetteva agli aspetti “alimentari” di Vesta [Ov. Fast. VI, 309 – 18]: alla Dea si offrivano i frutti della terra ed era anche la festa dei panettieri, che in questo giorno non lavoravano e portavano il loro pane come offerta alla Dea, conducendo in processione asini ornati con pani e ghirlande (essendo questi animali a far muovere le macine dei mulini) [Lyd. Mens. IV, 94; Ov. Fast. VI, 347 segg.].

 

VII EID. JUN. (7) N – KAL XVI. QUINCT. (15) F

Vestalia

The feast of Vestalia fell on the fifth day before Eidus (V EID. JUN. (9) N), which is the ninth day of the month Junius. The period of this festival, however, opened two days earlier. Thus began a series of religiosi dies [Fest. 250] in which the flaminica dialis had to take on all the signs of mourning and that was a bad omen to get married [Ov. Fast. VI, 219-34], ending with the solemn purification of the temple of Vesta (Q.St.D.F.), on the fifteenth day of the month. In this period the penus Vestae, or more probably his outside (the penus was the pantry of the house, but also the penitus, its inner part and hidden in the temple corresponded to PENETRAL [Serv. Aen. III, 12] the area reserved only for priests where they had kept the sacred objects), was open and the matrons (remained interdicted to men except the pontifex maximus) could go there in prayer [Fest. 250], probably to invoke prosperity of your own home, barefoot.

From the few sources we have available, we can assume that there was an internal penus, in which were kept the sacred temple [Liv. V, 40, 7; Ov. Fast. VI, 450; Plin. XXVIII, 7; Dion. H. II, 66, 4; Plut. Cam. XX, 4; XX, 5] and one outside where the tools used in the rites and purifications were instead obliged, as the muries [Fest. 158-61], probably spelled and the sauce wheel with them, the purgamenta. Archaeological excavations carried out between the 90 and 900 of the first decade of the 2000s, were allowed to bring to light the remains of the oldest shrine dedicated to the Goddess, below which a trapezoid-shaped pit was found (2 , 30 mx 2.50 m), deep 2.25 to 2, 94 m was to be the penus inside. It was probably covered by a plank and was in the area of ​​the sanctuary definable external penus, behind the stove and the statue of the Goddess (at least since the first century. BCE. [Cic. Orat. III, 3, 10], hidden from view by a fence of mats (at least in the sanctuary of the Republican era) [Fest. 250].

The sacred nature is not precisely known: tradition has it that in penus Vestae the Penates of the city were preserved that Aeneas would bring from Troy to Lanuvium and from there would come to Rome, perhaps represented by two pitchers [Plut. Cam. XX, 8] and the Palladium [Plut. Cam. XX, 6; Dion. H. II, 66, 4; Ov. Fast. VI, 419-436], the statue of Athena that more and Aeneas brought from Troy. Other objects, defined pignora fatalia, that the tokens with which the gods would grant the domain fate of Rome, were: the needle of the Magna Mater, the chariot of the Veii terracotta, the ashes of Orestes, the scepter of Priam, the veil of Iliona, the ancilia [Serv. Dan. Aen. II, 188]. There was also a picture phallic, a fascinum [Plin. Nat. Hist. XXVIII, 7, 39] that had the function to protect the city.

From the information that we have Vestalia were a party that was connected to the “food” aspects of Vesta [Ov. Fast. VI, 309-18]: the Goddess were offered the fruits of the earth and was also the feast of the bakers, who were not working on this day and brought their bread as an offering to the Goddess, leading a procession donkeys adorned with wreaths and breads (being these animals, to move the millstones) [Lyd. Mens. IV, 94; Ov. Fast. VI, 347 et seq.].

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