NON.  SEXT. (5) NP

Saluti in Colle Quirinali

Salus era una divinità onorata a Roma, probabilmente sempre sul Colle Quirinale, fin da tempi remoti [CIL I, 49; 179], come dimostra il fatto che il luogo fosse anche chiamato Collis Salutaris; il suo culto era diffuso anche fuori dalla città, come indicano ritrovamenti compiuti a Orte e Pompei [Diehl – Alt. lat. Inschrift. III, 192; ILS 3822]. Era anche chiamata Salus Semonia [ILS 3090 = CIL VI, 30975; Macr. Sat. I, 16, 8; Fest. 309], il che farebbe pensare ad un legame con Semo Sancus, altra divinità onorata sul colle Quirinale fin da epoca antica; forse si trattava di una sua paredra.

Il tempio di cui abbiamo notizia fu votato 311 aev. da C. Junius Bubulcus quando era console e, iniziato nel 306, fu dedicato da lui stesso nel 303 aev quando era dittatore [Liv. IX, 43, 25; X, 1, 9; Babelon, Monnaies II, 108, Nos. 17 – 18] alle Non. Sext. [Fast. Vall. Amit. Ant. Philoc. ad Non. Aug.; CIL I², 240; 244; 248; 270; 324; Men. Rust. ib. 281; ILLRP 9; Cic. ad Att. IV, I, 4; Pro Sest. 131]. Fu colpito da un fulmine nel 276 e nel 206 aev. [Oros. IV, 4, 1; Liv. XXVIII, 2, 4; Obseq. 12, 432], e bruciò durante il regno di Caludio [Plin. Nat. Hist. XXXV, 19]. Fu quindi restaurato e durò fino al IV sec.

Vi si trovava una statua di Catone fatta scolpire dal Senato in suo onore [Plut. Cat. Maj. XIX]. Il primo tempio fu decorato con affreschi che era possibile vedere ancora all’epoca della sua distruzione, da un membro della gens Fabia, C. Fabio, poi chiamato Pittore [Plin. Cit.; Val. Max. VIII, 14, 6; Tac. Ann. XV, 74], antenato dell’annalista Q. Fabio Pittore. Non vi sono più tracce del tempio, ma probabilmente si trovava vicino al tempio di Quirinus [Cic. ad Att. IV, 1, 4; XII, 45, 3), non sul colle Quirinalis propriamente detto, ma su un’altura differente, il colle Salutaris. Poiché l’esatta topografia dell’antico Quirinale è stata oggetto di un lungo dibattito, sono state formulate varie ipotesi sull’ubicazione del tempio di Salus, tra cui quella che lo situava nei pressi del Clivius Salutis [Sym. Ep. V, 54, 2], tuttavia, oggi l’ipotesi prevalente è che si trovasse sul sito oggi occupato da Palazzo Barberini, dove furono trovare due iscrizioni dedicatorie alla Dea [CIL VI, 373 = ILLRP 176; 374 = ILLRP 177].

In età imperiale Salus divenne Salus Publica Populi Romani.

Era un’usanza molto antica che i consoli compissero annualmente un sacrificio a Salus, tale cerimonia era collegata con l’augurium salutis [Tac. Ann. XII, 23; Cass. Dio. LI, 20. Suet. Ot. XXXI], un rito compiuto dagli auguri per chiedere agli Dei se era permesso che i magistrati pregassero Salus [Cic. Leg. II, 8, 21; Div. I, 47]: questa necessità era forse legata alla prescrizione secondo cui tale sacrificio poteva essere compiuto solo se non fosse stato formato alcun esercito né offensivo, né difensivo (questo valeva per i tempi arcaici quando l’esercito romano veniva formato solo per un determinato periodo dell’anno e poi sciolto, in epoca successiva, con un esercito stabile, tale condizione, probabilmente fu interpretata come l’assenza di guerre sia offensive, che difensive) [Cas. Dio. XXXVII, 24, 2 – 3]. Questo rito, benché antico, fu per molto tempo trascurato e restaurato da Augusto [Suet. Aug. XXI].

Il termine augurium rimanda non solo ad una presa di auspici, ma ad un vero e proprio rito sacrificale compiuto dagli auguri, augurium agere [Plin. Nat. Hist. XVIII, 3, 14] (vedi Augurium Canarium), su cui abbiamo scarsissime informazioni, probabilmente perché si trattava di uno dei riti più segreti della religione romana. Servio chiama questo tipo di riti, invocatio e precatio [Serv. Aen. III, 265], le fonti epigrafiche chiamano questo rito Augurium Maximum [ILS 9337], è quindi possibile che il rito avesse la forma di una precatio maxima [Serv. Aen. XII, 176]

Si trattava di quegli arcani sacrifici compiute dagli auguri, contenenti formule così segrete che non furono mai messe per iscritto, ma tramandate solo oralmente, affinché nessuno potesse mai divulgarle [Fest. 16]. Il motivo di tanta segretezza era probabilmente legato alla presenza nelle formule del nome segreto di Roma, che, sappiamo era usato solo in caerimoniae che Plinio chiama proprio arcanae e che non poteva essere reso pubblico, pena la morte [Plin. Nat. Hist. III, 5, 65; Serv. Aen. I, 277].

La cerimonia si apriva con gli auguri che proclamavano una solenne invocatio in cui chiedevano agli Dei se era consentito che i magistrati (consoli o pretori [Fest. 161]) pregassero per la prosperità dello stato, usando la formula esatta che sarebbe poi stata pronunciata dagli officianti, la praecatio maxima. Vi era poi una presa di auspici tramite l’osservazione del volo degli uccelli [Cas. Dio. XXXVII, 25, 1 – 2] e, una volta avuto un esito positivo, i magistrati compivano il rito vero e proprio indirizzato a Salus, pronunciando la stessa formula di preghiera recitata dagli auguri.

 

Saluti in Colle Quirinali

Salus was a deity honored in Rome, probably always on the Quirinal Hill, from ancient times [CIL I, 49; 179], as demonstrated by the fact that the place was also called Collis Salutaris; Her cult had spread outside the city, as indicated by findings made at Orte and Pompeii [Diehl – Alt. lat. Inschrift. III, 192; ILS 3822]. She was also called Salus Semonia [ILS 3090 = CIL VI 30975; MACR. Sat. I, 16, 8; Fest. 309], which suggests a link with Semo Sancus, other deities honored on the Quirinal Hill since ancient times; perhaps it was his paredra.

The temple of which we know was voted 311 BCE. by C. Junius Bubulcus when consul, started in 306, it was dedicated by himself in 303 BCE when dictator [Liv. IX, 43, 25; X, 1, 9; Babelon, Monnaies II, 108, Nos. 17-18] at Non. Sext. [Fast. Vall. Amit. Ant. Philoc. of Not. Aug .; CIL I², 240; 244; 248; 270; 324; Men. Rust. ib. 281; ILLRP 9; Cic. to Att. IV, I, 4; Pro Sest. 131]. It was struck by lightning in 276 and in 206 BCE. [Oros. IV, 4, 1; Liv. XXVIII, 2, 4; Obseq. 12, 432], and burned during the reign Caludio [Plin. Nat. Hist. XXXV, 19]. It was then restored and lasted until the fourth century.

There was a statue of Cato let carved by the Senate in his honor [Plut. Cat. Maj. XIX]. The first temple was decorated with frescoes that could be seen even at the time of its destruction, by a member of the gens Fabia, Fabius C., then called Pictor [Plin. cit .; Val. Max. VIII, 14, 6; Tac. Ann. XV, 74], ancestor of Q. Fabius Pictor. It probably stood near the temple of Quirinus [Cic. to Att. IV, 1, 4; XII, 45, 3), not on the hill Quirinalis, but on a different hill, the hill Salutaris. Since the exact topography of the ancient Quirinal was the subject of a long debate, several hypotheses on its location were made, including the one that ranged near the Clivius Salutis [Sym. Ep. V, 54, 2], however, today the idea that it was on the site now occupied by the Barberini Palace, where they were to find two dedicatory inscriptions to the Goddess [CIL VI, 373 = ILLRP 176; ILLRP 374 = 177] prevails.

In imperial times it became Salus Salus Publica Populi Romani.

It was very old custom that the consuls annually did a sacrifice to Salus, this ceremony was connected with the Augurium salutis [Tac. Ann. XII, 23; Cass. God. LI, 20. Suet. Ot. XXXI], a rite performed to ask the Gods if it was allowed that magistrates pray Salus [Cic. Leg. II, 8, 21; Div. I, 47]: this need was perhaps linked to the requirement that such a sacrifice could be accomplished only if it was not formed any army no offensive or defensive (this was true of the early times when the Roman army was only format a certain period of the year and then dissolved, at a later date, with a standing army, the condition probably was interpreted as the absence of war is offensive, and defensive) [Cas. Dio. XXXVII, 24, 2-3]. This rite, although old, was long neglected and restored by Augustus [Suet. Aug. XXI].

Augurium the term refers not only to a power auspices, but a veritable sacrificial rite performed by the card, Augurium agere [Plin. Nat. Hist. XVIII, 3, 14] (see Augurium Canarium), on which we have very little information, probably because it was one of the secrets of the Roman religious rites. Servius called this type of rites Precatio [Serv. Aen. III, 265], the epigraphic sources call this rite Augurium Maximum [ILS 9337], it is therefore possible that it had the shape of a Precatio maxima [Serv. Aen. XII, 176]

It was those arcane sacrifices made by the augures, containing formulas so secret that were never written down, but passed down orally, so that no one could ever disclose it [Fest. 16]. The reason for all the secrecy was probably linked to the presence in the formula of the secret name of Rome, which, we know it was only used in caerimoniae that Pliny called just arcanae and that could not be made public, the death penalty [Plin. Nat. Hist. III, 5, 65; Serv. Aen. I, 277].

 

Picture

Antoninus Pius (AD 138-161). Orichalcum sestertius (33mm, 25.67 gm, 11h). Rome, ca. AD 140-143. ANTONINVS AVG PIVS P P TR P COS III, laureate head of Antoninus Pius right / SALVS AVG, Salus standing left, holding holding patera in right hand, from which she feeds serpent entwined around lighted altar, and scepter in left. RIC 635