EID. SEXT. (13) NP

Dianae in Aventino

La tradizione più diffusa ascriveva la costruzione del tempio di Diana sull’Aventino [CIL VI, 32323, 10, 32; Cens. Die Nat. XXIII, 6] a Servius Tullus, che avrebbe riunito su questo colle i rappresentanti delle città della Lega Latina, convincendoli a costruire un santuario federale sul modello del tempio di Diana ad Efeso (comune alla Lega Ionica) [Var. L. L. V, 43; Liv. I, 45, 2 – 6; Dion. H. IV, 26, 3 – 5; Aur. Vict. De Vir. Ill. VII, 9 – 13; Fest. 343; Zon. VIII, 9, 11]. Veniva considerate il più antico edificio sacro costruito in questo luogo e chiamato tempio di Diana Aventina [Prop. IV, 8, 29], o Aventinensis [Fest. 165; Mart. VI, 64, 13; Val. Max. VII, 3, 1]; lo stesso Aventino, prendendo il nome dal culto lì celebrato, era chiamato anche collis Dianae [Mart. XII, 18, 3; VII, 73, 4; Stat, Silv. II, 3, 20 – 21; Hor. Carm. Saec. 69]. Continua a leggere EID. SEXT. (13) NP

III KAL. SEXT. (30) NP

Fortunae Huiusce Diei in Campo

Un tempio fu votato a Fortuna Huiusce Diei, la Fortuna di questo giorno, da Q. Lutatius Catulus il giorno della battaglia di Vercelli (101 aev.) [Plut. Mar. XXVI, 3], probabilmente con la formula

… eo die hostis fudisset… [Liv. XXIX, 36, 8; XXXII, 30, 10]

Fu da lui dedicato l’anno successivo [Plut. Mar. XXVI, 8; Fast. Allif. Pinc. ad III Kal. Aug., CIL I², 217; 219; 323], per questo divenne noto come aedes catuli [Var. R. R. III, 5, 12]. Continua a leggere III KAL. SEXT. (30) NP

II NON.  QUINCT. (6) N

Fortunae Muliebri

Nel giorno che precedeva le Non. Quinct. Le matrone romane celebravano l’anniversario della costruzione del tempio di Fortuna Muliebris al IV miglio della Via Latina [Fest. 242; Val. Max. I, 8, 4]. Era un culto matronale (mulier era la donna sposata) molto arcaico del quale gli autori del periodo classico già non comprendevano più il significato originario. Continua a leggere II NON.  QUINCT. (6) N

VII KAL. QUINCT. (24) C

Forti Fortunae trans Tiberim extra urbem

I calendari epigrafici menzionano due templi dedicati a Fors Fortuna, entrambi oltre il Tevere (trans Tiberim), uno al primo miglio della via Portuensis, l’altro al VI miglio, vicino al bosco di Dea Dia [CIL I² 243, 211, 320], entrambi dedicati il 24° Jun. La tradizione fa risalire la costruzione del più antico tempio dedicato a questa divinità a Servio Tullio [Dion. H. IV, 27, 7; Plut. Fort. Rom. V benchè Plutarco attribuisca la costruzione ad Anco Marcio; Var. L. L. VI, 17; Ov. Fast. VI, 781 – 84]: anche se non vi sono certezze, gli studiosi ritengono che si trattasse di quello al primo miglio. Il secondo tempio sarebbe stato costruito dal console Sp. Carvilio nel 293 aev. [Liv. X, 46, 14] con una parte del bottino della vittoriosa guerra contro Etruschi e Sanniti. Un terzo tempio fu dedicato da Tiberio nei giardini che Cesare aveva donato al popolo [Tac. Ann. II, 41; Plut. Fort. Rom. V]. È possibile che in tempi antichi la Dea fosse onorata in un luogo sacro all’aperto, ancor prima della costruzione del tempio, poichè alcune fonti parlano di un fanum Fortis Fortunae, anzichè di un aedes.

In questo giorno, chiamato dies Fortis Fortunae [Var. L. L. VI, 17], si svolgeva una festa gioiosa, celebrata da tutti i Romani, ma soprattutto da plebei e schiavi [Ov. Fast. VI, 781 – 84; Donat. Ad Ter. Phorm. 841]: la gente si recava, a piedi o in barca, in pellegrinaggio al tempio, lì si svolgevano probabilmente giochi nautici tra battelli inghirlandati e banchetti e quindi i partecipanti ritornavano a Roma [Ov. Fast. VI, 775 – 84]. Cicerone cita una festa chiamata Tiberina Descensio, caratterizzata da grande allegria, che dovrebbe essere un altro nome di quella di Fors Fortuna [Cic. Fin. V, 70].

Il termine fors (usato soprattutto come avverbio, forte), in latino classico, ha il significato di caso, evento fortuito [Cic. Leg. II, 11, 28; Div. II, 15; Non. 425, 6] oppure di evento casuale e fausto, buona fortuna [Donat ad Ter. Phor. V, 6, 1; Hec. III, 3, 26; Var. R. R. I, 1, 6]. Dal punto di vista iconografico, abbiamo solo immagini di età imperiale in cui è rappresentata col globo del comando nella mano sinistra e la cornucopia nella destra26, a volte accompagnata da una ruota, mentre da Livio apprendiamo che la statua della Dea portava una corona sormontata da un signum [Liv. XXVII, 11, 3].

Un’etimologia proposta nel XIX secolo da Max Müller fa derivare fors e fortuna dalla radice indoeuropea *bher-, la stessa di fero, per cui Fors Fortuna, sarebbe la Dea “che porta” o “porta via” (il che può essere ricollegato al solstizio estivo come in cui le anime discendono dal mondo sovralunare nella sfera terrena)

Gli studiosi hanno variamente interpretato Fors Fortuna: divinità legata ai raccolti, invocata per garantirne l’abbondanza (interpretazione basata soprattutto su un passo di Columella [Col. Agr. X, 311 – 317] e uno delle Satire Menippee di Varrone, trasmesso da Gellio [Gel XIII, 23, 4] che associa Fortuna a Cerere), o per ringraziare di averli protetti dai capricci delle stagioni; oppure divinità solare connessa al solstizio d’estate (dato che la sua festa si celebrava nel giorno in cui, secondo Plinio [Plin. Nat. Hist. XVIII, 256; Isid. Orig. V, 34; Cal. Phil. CIL I2, 266], cadeva il solstizio), senza però arrivare a conclusioni esaustive.

 

VII KAL. QUINCT.  (24) C

Forti Fortunae trans Tiberim extra urbem

The epigraphic calendars mention two temples dedicated to Fors Fortuna, both across the Tiber (trans Tiberim), one on the first mile of the Portuensis, the other to the sixth mile, near the Goddess Dia forest [CIL I² 243, 211, 320] , both dedicated 24 Jun °. Tradition dates the construction of the ancient temple dedicated to this deity to Servio Tullio [Dion. H. IV, 27, 7; Plut. Fort. Rom. V though Plutarch attribute the construction to Anco Marcio; Var. L. L. VI, 17; Ov. Fast. VI, 781-84]: even if there are no certainties, scholars believe that this was what the first mile. The second temple would be built by the consul Sp. Carvilius in 293 BCE. [Liv. X, 46, 14] with a share of the spoils of the victorious war against the Etruscans and Samnites. A third temple was dedicated by Tiberius in the gardens that Caesar had given to the people [Tac. Ann. II, 41; Plut. Fort. Rom. V]. It is possible that in ancient times the goddess was honored in a sacred place outdoors, even before the temple was built, as some sources speak of a fanum Fortis Fortunae, instead of an aedes.

On this day, called dies Fortis Fortunae [Var. L. L. VI, 17], was held a joyous festival, celebrated by all the Romans, but mainly by commoners and slaves [Ov. Fast. VI, 781-84; Donat. For Ter. Phorm. 841]: the people went on foot or by boat, on a pilgrimage to the temple, there is probably held nautical games between garlanded boats and banqueting facilities, the participants returned to Rome [Ov. Fast. VI, 775-84]. Cicero quotes a festival called Tiberina Descensio, characterized by great joy, which should be a different name than that of Fors Fortuna [Cic. Fin. V, 70].

The term fors (mostly used as an adverb, strong), in classical Latin, has the meaning of the event, fortuitous event [Cic. Leg. II, 11, 28; Div. II, 15; No. 425, 6] or random event and auspicious, good luck [Donat to Ter. Phor. V, 6, 1; Hec. III, 3, 26; Var. R. R. I, 1, 6]. From the point of view of iconography, we only have pictures of the imperial age in which it is represented with a globe of the command in the left hand and a cornucopia in destra26, sometimes accompanied by a wheel, while Livio learn that the statue of the Goddess wore a crown topped by a signum [Liv. XXVII, 11, 3].

Etymology proposed in the nineteenth century by Max Müller derives fors and fortune from the Indo-European root * bher-, the same fierce, so Fors Fortuna, the Goddess would be “leading” or “take away” (which can be reconnected at the summer solstice as where the souls descend from sovralunare world in the earthly sphere)

Scholars have variously interpreted Fors Fortuna: deities linked to the crops, relied upon to ensure the abundance (interpretation based mainly on a step by Columella [Col. Agr. X, 311-317] and one of the Satires Menippee Varro, transmitted by Gellius [XIII Gel, 23, 4] that associates Fortuna Ceres), or to thank them protected from the vagaries of the seasons; or solar deity linked to the summer solstice (since his feast is celebrated on the day when, according to Pliny [Plin. Nat. Hist. XVIII, 256; ISID. Orig. V, 34; Cal. Phil. CIL I2, 266], he fell the solstice), but did not get to exhaustive conclusions.

 

Picture

CARACALLA, autumn 197(?)–April 8, 217. Sestertius, Rome 211, Æ 24.17 g. Obv. M AVREL ANTONINVS – PIVS AVG BRIT His laureate bust right, paludamentum on left shoulder; border of dots. Rev. FORT RED P M TR P XIIII COS III P P / S C Fortuna seated left, holding rudder in right hand and cornucopia in left; under seat, wheel; border of dots. Literature Cohen – cf. 85 (paludamentum missing) BMC RE V, 425, 31 RIC IV/1, 290, 479b Banti 17

III EID.  JUN. (11) NP

MATRALIA

Secondo la tradizione il tempio di Mater Matuta fu edificato da Servius Tullus nel Foro Boario, vicino alla porta Carmentalis [Liv. V, 19, 6; XXV, 7, 6; XXXIII, 27,4; Ov. Fast. VI, 477 – 480], fu restaurato e dedicato da Furio Camillo [Liv. V, 19, 6; 23, 7; Plut. Cam. V] l’11 Jun. Bruciato nel 213 aev. fu ricostruito l’anno seguente, assieme a quello di Fortuna [Liv. XXV, 7, 6]. Nel 196 aev. furono aggiunti due archi, davanti ai templi di Mater Matuta e Fortuna, probabilmente alla fine di un colonnato. All’interno Ti. Gracco pose una lastra di bronzo in ricordo della sua campagna in Sardegna, con una mappa dell’isola [Liv. XLI, 28, 8]. Gli scavi archeologici nella zona hanno portato alla luce numerose terrecotte architettoniche risalenti fino al VI sec. aev. (570 aev. circa), tra le quali delle punte ricurve, posizionate sul tetto  e dei frammenti di due  animali  accucciati sulle zampe posteriori, alzati sulle zampe anteriori e voltati di faccia, forse pantere. Sono stati ritrovati anche i frammenti di due statue in terracotta, una raffigurante Ercole e l’altra una figura femminile con elmo dotato di para-guance e cimiero alto, forse Minerva o la Fortuna armata. Dagli scavi sembra che l’area sacra, venne restaurata e poi abbandonata alla fine del VI sec. aev.

I Matralia erano la festa di Mater Matuta, antica divinità italica. Il suo nome unisce attributi materni (Mater) e aurorali (Matuta, da cui matutinus), come troviamo in Lucrezio

… E, ancora, a un’ora determinata Matuta per le plaghe / dell’etere diffonde la rosea aurora e libera la luce… [Lucr. De Rer. Nat. V, 656]

Secondo Verrio Flacco, era chiamata: Mater Matuta, Manes (la Buona Dea), Matura, (epiteti collegati anche al sole), Mattina, Matrimonio, Madre di famiglia, Zia materna (matertera), Matrice, Materia [Fest. 122; 161].

Questa festa era celebrata dalle matrone romane [Ov. Fast. VI, 475]. Esse si recavano nel tempio sul Foro Boario e coronavano la statua della Dea (solo le donne che si erano sposate una volta sola potevano farlo [Tert. Monog. XVII, 3]), a cui offrivano delle focacce [Ov. Fast. VI, 476; 529 – 33]. Una schiava era fatta entrare nel recinto del tempio, che solitamente era interdetto alle donne di quella condizione, e quindi ne era scacciata dalle matrone che la colpivano sulla schiena e la fustigavano con verghe [Ov. Fast. VI, 551; Plut. Q. R. 16; Cam. V, 2]. Le madri prendevano tra le braccia non i proprii figli, ma quelli delle sorelle e, trattandoli con riguardo, chiedevano per loro la benedizione della Dea [Plut. Cam. V, 2; De Frat. Am. 492 d (XXI); Q. R. 17] con queste parole:

Mater Matuta te precor quaesoque uti volens propitia sies pueris sororiis

Mater Matuta, ti prego e ti chiedo di essere volentieri propizia ai figli di mia sorella

 

Mater Matuta era l’Aurora [Lucr. De Rer. Nat. V, 656] e fu identificata con la greca Ino – Leucòtea [Serv.  Aen V, 241; Georg. I, 437; August. C. D. XVIII, 14; Lact. Div. Inst. I, 21; Cic. Tusc. I, 12, 28; Nat. Deor. III, 19, 48; Plut. Q. R. 16; De Frat. Am. 492 d (XXI); Ov. Fast. VI, 544 – 547] (Figura 91). Ino era la sorella di Semele e, quando questa fu uccisa da Giunone, si prese cura di suo figlio, Dioniso – Bacco. Colpita dalla follia mandatale da Giunone, si gettò in mare col figlio Melicerte ed i due furono trasformati in Dei, Ino, divenne Leucòtea, Melicerte, Palemone (Portunus per i latini) [Serv. Aen. V, 241; Ov. Fast. VI, 553 segg].

 

Fortunae in Foro Boario

Anche il tempio di fortuna nel foro Boario, che si trovava vicino a quello di Mater Matuta [Ov. Fast. VI, 569] (Figura 94), secondo la tradizione fu eretto da Servius Tullus [Dion. H. IV, 40, 7; Val Max. I, 8, 11], come la maggior parte dei templi dedicati a questa divinità [Plut. Fort. Rom. X, 323a; Plin. Nat. Hist. VIII, 197]. In esso le matrone romane veneravano una statua di legno dorato velata da due toghe che era vietato toccare

… E voi, donne romane, guardatevi dal toccare quelle vesti proibite, / è sufficiente levare preghiere con voce rituale / e sia sempre coperto da una toga romana il capo / di chi fu il settimo re della nostra città [Ov. Fast. VI, 621 – 24]

Tra gli autori antichi non vi è accordo su chi rappresentasse la statua, se il re Tullus [Ov. Fast. VI, 623 – 24; Dion. H. IV, 40, 7; Val Max. I, 8, 11] oppure Fortuna [Var. apud Non. 189, 17; Cas. Dio. LVIII, 7, 2]; Festo ritiene invece che si tratti di Pudicizia [Fest. 242].

Anche tra gli autori moderni alcuni hanno sostenuto la prima ipotesi, tuttavia la maggior parte propende per Fortuna. D’altra parte è proprio questa statua che è oggetto di venerazione nell’anniversario della dedica, secondo Ovidio, né le fonti ne menzionano altre all’interno dell’edificio per cui sarebbe stato molto strano che essa fosse quella del fondatore del tempio, anziché della divinità a cui era dedicato. Si trattava probabilmente di un antico xoanon ligneo (Dionigi di Alicarnasso la definisce lignea e di foggia arcaica [Dion. H. IV, 40, 7]) dai tratti poco definiti, completamente coperto da abiti maschili e per questo gli autori del periodo classico potevano avere dei dubbi sulla sua identità.

La Dea a cui era dedicato il tempio era Fortuna, non abbiamo notizia di alcun attributo, tranne che da Varrone [Var. apud Non. 189, 17] che La identifica con Fortuna Virgo, tuttavia questa divinità aveva un suo tempio in un altro luogo, per cui può trattarsi di un errore dell’erudito. Questo fatto rende la Fortuna del Foro Boario diversa dalle altre Fortuna venerate a Roma che avevano sempre un epiteto che specificava la loro sfera d’azione, e dalla Fortuna italica di Preneste, rappresentata come madre e kourotropha (e per questo assimilabile a Mater Matuta). Nelle fonti letterarie appare in varie leggende, sempre come protettrice del re Servius Tullus [Ον. Fast. VI, 573 – 80; Val. Max. III, 4, 3; Plut. Q. R. 36; 74; Fort. Rom. X,322 e; Dion. H. IV, 27, 7].

 

III EID.  JUN.  (11) NP

Matralia

According to tradition the temple of Mater Matuta was built by Servius Tullius in the Forum Boarium, near the port Carmentalis [Liv. V, 19, 6; XXV, 7, 6; XXXIII, 27.4; Ov. Fast. VI, 477-480], it was restored and dedicated by Furio Camillo [Liv. V, 19, 6; 23, 7; Plut. Cam. V] 11 Jun. Burned in 213 BCE. It was rebuilt the following year, together with that of Fortuna [Liv. XXV, 7, 6]. In 196 BCE. two arches were added, in front of the temple of Mater Matuta and Fortuna, probably at the end of a colonnade. Inside T. Gracchus placed a bronze plate in memory of his campaign in Sardinia, with a map of the island [Liv. XLI, 28, 8]. Archaeological excavations in the area have brought to light numerous architectural pottery dating back to the sixth century. BCE. (570 BCE. Approximately), including the curved points, positioned on the roof and the fragments of two animals crouching on his hind legs, get up on their front legs and turn around to face, perhaps Panthers. the fragments of two terracotta statues, one depicting Hercules and the other a female figure with a helmet equipped with para-cheeks and crest high, or perhaps Minerva armed Fortuna have also been found. Excavations seems that the sacred area, was restored and then abandoned in the late sixth century. BCE.

The Matralia were the Mater Matuta party, ancient Italic goddess. Its name combines maternal attributes (Mater) and auroral (Matuta, from which matutinus), as we find in Lucretius

… And yet, at a certain time Matuta for patches / ether spreads rosy dawn light and free … [Lucr. De Rer. Nat. V, 656]

According Verrius Flaccus, was called: Mater Matuta, Manes (the Good Goddess), Matura, (epithets also connected to the sun), Morning, Marriage, family Mother, Aunt maternal (matertera), matrix, material [Fest. 122; 161].

This festival was celebrated by the Roman matrons [Ov. Fast. VI, 475]. They went into the temple on the Forum Boarium and crowned the statue of the Goddess (only women who had married only once could do it [Tert. Monog. XVII, 3]), who were offering cakes [Ov. Fast. VI, 476; 529-33]. A slave was made to enter the temple grounds, which was usually forbidden to women of that condition, and then it was driven out by the matrons who hit her on the back and scourged with rods [Ov. Fast. VI, 551; Plut. Q. R. 16; Cam. V, 2]. Mothers took her in his arms not own children, but those of the sisters and treating them with respect, asking for them the blessings of the Goddess [Plut. Cam. V, 2; De Frat. Am. 492 d (XXI); Q. R. 17] with these words:

Mater Matuta you precor quaesoque uti sies volens propitia pueris sororiis Mater Matuta, please, and I ask you to be willingly propitious to the children of my sister

 

Mater Matuta was the Aurora [Lucr. De Rer. Nat. V, 656] and was identified with the Greek Ino – Leucotea [Serv. Aen V, 241; Georg. I, 437; August. C. D. XVIII, 14; Lact. Div. Inst. I, 21; Cic. Tusc. I, 12, 28; Nat. Deor. III, 19, 48; Plut. Q. R. 16; De Frat. Am. 492 d (XXI); Ov. Fast. VI, 544-547] (Figure 91). Ino was the sister of Semele, and when it was killed by Juno, took care of his son, Dionysus – Bacchus. Struck by madness sent her from Juno, jumped into the sea with her son Melicertes and the two were transformed into gods, Ino, became Leucotea Melicertes, Palaemon (Portunus in Latin) [Serv. Aen. V, 241; Ov. Fast. VI, 553 ff].

 

Fortunae in Foro Boario

Even the makeshift temple in the Forum Boarium, which was close to that of Mater Matuta [Ov. Fast. VI, 569] (Figure 94), according to tradition it was built by Servius Tullus [Dion. H. IV, 40, 7; Val Max. I, 8, 11], as most of the temples dedicated to this deity [Plut. Fort. Rom. X, 323a; Plin. Nat. Hist. VIII, 197]. In it the Roman matrons worshiped a veiled gilded wooden statue of two robes that was forbidden to touch

… And you, Roman women, beware of touching those clothes forbidden, / simply upbeat ritual prayers with voice / and is always covered by a Roman toga chief / of who was the seventh king of our city [Ov. Fast. VI, 621-24]

Among the ancient authors there is no agreement on who represented the statue, if the king Tullus [Ov. Fast. VI, 623-24; Dion. H. IV, 40, 7; Val Max. I, 8, 11] or Fortuna [Var. apud no. 189, 17; Cas. Dio. LVIII, 7, 2]; Festo believes instead that it is Modesty [Fest. 242].

Even among some modern authors have supported the first hypothesis, however most inclined to Fortuna. On the other hand it is this image which is the object of veneration on the anniversary of the dedication, according to Ovid, nor the sources do mention other inside the building so that it would be very strange it was that the founder of the temple, instead the deity to whom it was dedicated. It was probably an ancient wooden xoanon (Dionysius of Halicarnassus defines wood and archaic manner [Dion. H. IV, 40, 7]) traits poorly defined, completely covered by men’s clothes and for this the authors of the classical period could have doubts about his identity.

The Goddess who was dedicated the temple was Fortuna, we have no news of any attribute, except as Varro [Var. apud no. 189, 17] that identifies La Fortuna Virgo, however, this deity had its own temple to another place, so it can be a scholar error. This fact makes the Fortuna del Foro Boario different from the other Fortuna venerated in Rome, who had always an epithet which specified their sphere of action, and the Italic Fortuna of Praeneste, represented as a mother and kourotropha (and therefore comparable to Mater Matuta) . In literary sources it appears in various legends, always as a protector of the King Servius Tullus [Ον. Fast. VI, 573-80; Val. Max. III, 4, 3; Plut. Q. R. 36; 74; Fort. Rom. X, 322 and; Dion. H. IV, 27, 7].

 

Picture

Mater Matuta

Florence Archaeological Museum, ground floor, second room (from Chianciano)

VIII KAL. JUN. (25) C

Fortunae P(ublicae) P(opuli) R(omani) Q(uiritium) in colle Quirin(ali)

In questo giorna cadeva l’anniversario della dedica di uno dei cosìdetti Tres Aedes Fortunae, che si   trovavano sul colle Quirinale, presso la Porta Collina [Vitr. III, 2, 2], probabilmente si trattava di quello dedicata a Fortuna Primigenia, la divinità venerata a Preneste, che a Roma prese il nome di Fortuna Publica Populi Romani Quiritium Primigenia [Fast. Caer.; CIL I², 213; 319] Continua a leggere VIII KAL. JUN. (25) C

NON.  APR. (5) C

Fortuna Publica in Colle

Il tempio di Fortuna Publica Citerior era il più vicino alla città, all’interno (citerior) rispetto alla Porta Collina di un gruppo di tre edifici sacri dedicati a Fortuna sul Colle Quirinale [Cas. Dio. XLIII, 26]. Non si sa nulla della sua storia [Fast. Praen. ad Non. Apr., CIL I², 235; 315: Fortunae publicae citerio(ri) in colle; ILLRP 9; Ov. Fast. IV, 375 – 76]

 

The temple of Fortuna Publica Citerior was the closest to the city, of a group of three sacred buildings dedicated to Fortuna on the Quirinal Hill, inside (Citerior) the Porta Collina [Cas. Dio. XLIII, 26]. Nothing is known of its history [Fast. Praen. of Not. Apr., CIL I², 235; 315: Fortunae publicae Citerio (re) in the hill; ILLRP 9; Ov. Fast. IV, 375-76]

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Titus Aureus, Fortuna reverse, RIC II 696. Titus, as Caesar (69-79 AD). Aureus (20 mm, 6.95 g), Roma (Rome), 74 AD. Obv. T CAESAR IMP VESP, laureate head right. Rev. PONTIF TR POT, Fortuna standing left on garlanded base, holding rudder and cornucopiae. RIC II, 696.

Kal. Dec.

Neptuno, Pietati ad Circum Flaminium

Un tempio dedicato a Nettuno nel Circo Flaminio è ricordato in un’iscrizione di età Flavia [CIL VI, 8423] e da Plinio [Plin. Nat. Hist. XXXVI, 26], che parla del famoso gruppo dell’artista Scopas con Nettuno, Teti, Achille, Nereidi e Tritoni, Forco ed il suo seguito di mostri marini, che vi si trovava, portato dalla Bitinia. Una moneta di Cn. Domitius Henobarbus datata tra il 42 e il 38 aev, che rappresenta l’edificio tetrastilo, dimostra che fu costruito prima di questo periodo, infatti Livio e Cassio Dione lo menzionano in relazione ad un prodigio avvenuto nel 206 aev [Liv. XXVIII, 11, 4; Cas. Dio. Fr. 57, 60], il che fa supporre che fu edificato nel III sec aev, forse tra il 257 e il 228 aev, come scioglimento di un voto espresso durante una battaglia navale. L’edificio è chiamato delubrum Cn. Domitii [Plin. Nat. Hist. XXXVI, 26], cosa che, assieme alla rappresentazione sulla moneta di Cn. Domitius, fa ritenere che questo personaggio lo abbia restaurato e ridedicato, forse nel 32 aev quando era console [Babelon, Monn. I, 466, Domitia 20, BM. Rep. II, 487, 93] (vedi X Kal. Sext.). La data della dedica è le Kal. Dec. [Fast. Amit. ad Kal. Dec., CIL I2, 245; 335]. Si crede che parti di un fregio siano state preservate e oggi si trovino a Parigi e a Monaco: vi è rappresentata la lustratio di un esercito dell’epoca precedente Mario e, probabilmente, si tratta di un riferimento alla vittoria di un antenato del costruttore del tempio, sui Celti presso l’Iser nel 121 aev.

Pietati

Un tempio dedicato a Pietas e situato nel Circo Flaminio, fu colpito da un fulmine nel 91 aev. [Obseq. 54; Cic. Div. I, 98; Leg. II, 28]. La data della dedica era le Kal. Dec. [Fast. Amit. ad Kal. Dec., CIL Ia, 245; 335 – 336], ma non si hanno altre informazioni.

Fortunae Muliebri

Secondo la storiografia romana, le matrone celebrarono l’anniversario della ritirata dell’armata dei Volsci, guidata da Coriolano, alle Kal. Dec. 487 aev. un anno prima della dedica del tempio consacrato a Fortuna Muliebri. La duplicità della festa sembra legata alla duplicità della divinità (rappresentata, nel racconto storico dalla coppia Volumnia – Veturia). Vedi II NON. QUINCT.

Secondo Giovanni Lido in questa data si veneravano anche Afrodite e Anfitrite (forse Venilia e Salacia, divinità marine associate a Neptunus), Fortuna Respiciens, Prudentia, Eros [Lyd. Mens. IV, 154], ma non sappiamo l’epoca in cui siano nati questi culti.

 

Neptuno ad Circum Flaminium

A temple dedicated to Neptune in the Circus Flaminio is remembered in an inscription of age Flavia [CIL VI, 8423] and Pliny [Plin. Nat. Hist. XXXVI, 26], which speaks of the famous artist Scopas group with Neptune, Thetis, Achilles, Nereids and Tritons, Forco and his entourage of sea monsters, who was there, led by Bithynia. A coin of Cn. Domitius Henobarbus dated between 42 and 38 BCE, which is the tetrastyle building, shows that it was built before this period, Livy and Dio Cassius mention it in relation to a miracle which occurred in 206 BCE [Liv. XXVIII, 11, 4; Cas. God. Fr. 57, 60], which suggests that it was built in the third century BCE, probably between 257 and 228 BCE, as the dissolution of a vote expressed during a naval battle. The building is called delubrum Cn. Domitii [Plin. Nat. Hist. XXXVI, 26], which, together with the representation on Cn currency. Domitius, suggests that this character has restored and rededicated it, maybe in 32 BCE when he was consul [Babelon, Monn. I, 466, Domitian 20, BM. Rep. II, 487, 93] (see X Kal. Sext.). The date of the dedication is the Kal. Dec. [Fast. Amit. to Kal. Dec., CIL I2, 245; 335]. It is believed that parts of a frieze has been preserved and today they are in Paris and Monaco: there is represented the lustratio of an army of the previous epoch Marius and, probably, it is a reference to the victory of an ancestor of the temple builder, on the Celts at the Iser in 121 BCE.

Pietati ad Circum Flaminium

A temple dedicated to Pietas and in the Flaminio Circus, was struck by lightning in 91 BCE. [Obseq. 54; Cic. Div. I, 98; Leg. II, 28]. The date of the dedication was the Kal. Dec. [Fast. Amit. to Kal. Dec., CIL Ia, 245; 335-336], but there is no other information.

Fortunae Muliebri

According to Roman historians, the matrons celebrated the anniversary of the retreating army of Volscians led by Coriolanus, to Kal. Dec. 487 BCE. one year before the dedication of the temple dedicated to Fortuna feminine. The duplicity of the festival seems to be linked to the duality of divinity (represented, in the historical narrative from Volumnia – Veturia pair). See II NOT. QUINCT.

According to Giovanni Lido on this date is also worshiped Aphrodite and Amphitrite (perhaps Venilia and Salacia, sea gods associated with Neptunus), Fortuna Respiciens, Prudentia, Eros [Lyd. Mens. IV, 154], but we do not know the time when these cults were born.

Picture

Cn. Domitius Ahenobarbus. Aureus, mint moving with Ahenobarbus in 41 BC, AV 8.00 g. AHENOBAR Bare male head (Ahenobarbus ?) r. Rev. CN·DOMITIVS·L·F IMP Tetrastyle temple; in upper field, NE – PT. Babelon Domitia 1. Bahrfeldt 68 (this obverse die). Sydenham 1176. Kent-Hirmer pl. 27-28, 100 (this obverse die). Sear Imperators 338. Calicó 69 (these dies). RBW –. Crawford 519/1.

XVII KAL. DEC. (14) F

Feroniae in Campo

Nei pressi della Porta Salaria, nel Campo Martio, si trovava un bosco sacro alla Dea Feronia. All’interno era sito il suo tempio [Fast. Arval. ad Id. Nov.; CIL VI, 2295; 32482; I2, 335 ; Fast. Ant. ap. NS 1921, 117] di cui, però, non conosciamo né la data, né le circostanze della costruzione: secondo un’ipotesi la Dea sarebbe stata introdotta a Roma a seguito di un’evocatio, in concomitanza con la conquista di Capena nel IV sec. aev, tuttavia oggi si preferisce ritenere che il tempio sia stato costruito un secolo dopo a seguito della definitiva conquista della Sabinia da parte di M. Curtius Dentatus (per cui la costruzione sarebbe avvenuta nel 272 aev, o comunque tra il 292 e il 265 aev), anche se la facilità di questa campagna non lascerebbe spazio per il voto di un tempio. Un’altra possibilità è che il culto di Feronia sia stato introdotto a Roma da lucus Feroniae, nel territorio di Capena, negli anni 228 – 225 aev. nell’ambito dell’unificazione dei territori che formarono la terra Italiae (ovvero i domini di Roma nella parte cis-appenninica della penisola). In questo caso è possibile è che sia stato votato dal console L. Aemilius Papus nel 225 aev, al comando di un esercito di romani, sabini e etruschi durante la Guerra Gallica del 225 – 222 aev. La posizione dell’anniversario della fondazione nel mezzo dei Ludi Plebei, fa pensare che essa avvenne prima dell’istituzione dei giochi, benchè la prima notizia che se ne abbia è del 217 aev in occasione di solenni riti espiatori ordinati dai Libri Sibillini, durante i quali le matrone pagarono le offerte a Juno Regina, mentre le prostitute (libertinae) a Feronia [Liv. XXI, 1, 18].

La localizzazione di questo tempio è incerta, tuttavia alcuni elementi farebbero pensare che si tratti del cosiddetto Tempio C di Largo Argentina

Feronia era un’antica divinità italica che, secondo Varrone, di origine Sabina, fu introdotta a Roma in epoca arcaica [Var. L. L. V, 74]. Per quanto non vi siano dati archeologici precisi a conferma dell’affermazione dell’erudito romano, la concentrazione e l’importanza dei luoghi di culto dedicati a Feronia in area sabina e il fatto che l’immagine della Dea appaia su monete della gens Petronia Turpiliana, di origine sabina, avvalorerebbero questa ipotesi.

Feronia era una Dea dalla personalità complessa, che fu identificata sia con Juno Virgo [Serv. Aen. VII, 799], che con Proserpina [Dion. H. III, 32, 1]. Altri suoi epiteti erano: Portatrice di fiori, Amante delle ghirlande [Dion. H. III, 32, 1], Dea dei campi [C. Gl. Lat. IV, 238, 25; 342, 18; V, 456, 23; 500, 47; 599, 27].

Il suo culto era diffuso in varie località della penisola (dal Lazio alle Marche, fino ad Aquileia), in particolare a Terracina, Amiternum, Preneste e Capena; qui, ai piedi del monte Soratte si trovava un lucus e un tempio circolare in cui era venerata assieme a Soranus. Il culto era celebrato dalla confraternita degli Hirpi Sorani che, ogni anno, nel bosco adiacente portavano le vittime immolate per tre volte lungo un percorso di carboni ardenti ed infine le deponevano sull’altare della divinità [Sil. V, 175 segg; Plin. Nat. Hist. VII, 19; Serv. Aen. XI, 787; Strabo. V, 2, 9]. Alla Dea erano offerte le primizie dei raccolti [Liv. XXVI, 11, 9] e altri doni e, col tempo, il suo santuario divenne molto ricco [Sil. XIII, 83 segg.; Liv. I, 30; Dion. H. III, 32]. Questo santuario, estremamente antico, sembra aver goduto di grande rispetto a Roma, fin da epoca arcaica [Liv. I, 30; Cato Orig. Fr I, 31 apud Prisc. Gram. IV, 129; VII, 337; Fr II, 19 apud Serv. Aen. VII, 697]

A Trebula Mutuesca, in Sabinia, esisteva un altro centro di culto della Dea, in cui non era associata a Soranus (Apollo), bensì a Mars [Obseq. CII; CIII] e al suo uccello simbolo, il picchio: assieme al Picus Martius, infatti, Festo riporta l’esistenza di un Picus Feronius [Fest. 197]. In Etruria esisteva una città chiamata Feronia, sede del culto della Dea [Strabo. V, 2, 9].

A Terracina (Anxur) Feronia era identificata con Juno Virgo [Serv. Aen. VII, 799]: nelle iscrizioni la Dea lì venerata era chiamata sia Juno Regina, che Juno Feronia [CIL V, 412; Orelli 1315] ed era associata a Juppiter Anxyrus (Juppiter Puer; Anxur deriva da una radice volsca il che dimostra l’antichità di questo culto) [Verg. Aen. VII, 795 e segg; Serv. Cit]. Il suo santuario si trovava nei pressi di un bosco e di una sorgente [Hor. Sat. I, 5, 24; Ps-Acron Schol. Ad Hor. Sat. I, 5, 24; Verg. Aen. VII, 795 e segg; Serv. Aen. VII, 800; VIII, 564; Liv. I, 30, 5; XXVI, 11] ed era il luogo dove venivano affrancati gli schiavi: vi era infatti un sedile di pietra su cui gli schiavi che dovevano essere liberati si sedevano col capo rasato; alzandosi essi divenivano liberti e veniva loro dato il pilleum [Serv. Aen. VIII, 564 Plaut. Am. 462]: per questo motivo Varrone definiva Feronia, Dea della Libertà [Serv. Cit.]. Anche le donne liberte facevano offerte a Feronia [Liv. XXII, 1, 18]. Questo collegamento tra la Dea e le persone di bassa condizione è confermato da diverse iscrizioni votive [CIL I2, 2867 = ILLRP 93a; 2869a; 2869c]

Feronia era venerata anche a Preneste dove, la tradizione riportata da Virgilio, ne faceva la madre di Erulo, a cui aveva conferito tre vite. Questo personaggio fu ucciso da Evandro [Verg. Aen. VIII, 560 segg; Serv. Aen. VIII, 564]; sembra che fosse onorata assieme a Fortuna Prenestina [Orelli 1756] e questa associazione si ritrova anche a Roma, dove la data della dedicazione del suo tempio, coincide con quella del tempio di Fortuna Primigenia.

Fortunae Primigeniae in Colle

La tradizione fa risalire la fondazione di un tempio dedicato a Fortuna Primigenia sul Campidoglio a Servius Tullus [Plut. Fort. Rom. X; Q. R. 74], tuttavia su questo luogo di culto non vi sono ulteriori informazioni; non sappiamo quindi se sia veramente esistito o se Plutarco abbia commesso un errore e si riferisse al tempio sul Quirinale.

Livio riporta che il tempio di Fortuna Primigenia fu votato nel 204 aev dal console P. Sempronio Sofo all’inizio della battaglia di Crotone contro Annibale [Liv. XXIX, 36, 8] e che fu poi dedicato nel 194 aev da Q. Marcio Ralla [Liv. XXXIV, 53, 5]. La data della dedica fu il 25 Majus o, secondo i calendari epigrafici, il 13 Nov. [Fast. Arval. ad Id. Nov., CIL I², 215; 335; Fast. Ant. ap. NS. 1921, 117].

Fortuna Primigenia era un’antica divinità italica il cui centro di culto principale era Prenestedove esisteva un grande tempio a lei dedicato. Il luogo di culto originario era una grotta in cui scorreva una sorgente: lì era venerato come divinità cosmica esistente fin dalle origini dell’universo (Primigenia, cioè nata alle origini; a questo si ricollega anche il simbolismo della grotta e dell’acqua) e quindi anteriore all’era dell’ordine gioviano. Era una divinità materna e courotropha, la cui rappresentazione, seduta in trono mentre allatta due bambini ricorda quella di molte altre “Dee Madri” il cui culto, antichissimo, era diffuso dall’Oriente all’Italia. Era ritenuta la madre di Juppiter e Juno, che sarebbero stati i bambini da lei allattati [Cic. Div. II, 85 segg] e per questo identificata con Rhea, tuttavia un’iscrizione la chiama Diovo Filea, Figlia di Giove [CIL XIV, 2937; 2972], il che dimostra la complessità della personalità di questa Dea, non del tutto riducibile al modello materno.

Equorum Probatio

In questo giorno avveniva una sfilata dei cavalli che gareggiavano nei Ludi Plebei

 

Feroniae Campo

A forest sacred to the goddess Feronia was in Campo Marzio, near the Porta Salaria. Her temple was Inside of it [Fast. Arval. to Id. Nov. .; CIL VI, 2295; 32482; I2, 335; Fast. Ant. ap. NS 1921, 117], however, we know neither the date nor the circumstances of construction: the goddess may have been introduced in Rome after an evocatio, in conjunction with the conquest of Capena in the IV cent. BCE, but now it is preferred the view that the temple was built a century later following the final conquest of Sabinia by M. Curtius Dentatus (so the construction would take place in 272 BCE, or at least between 292 and 265 BCE ), although the ease of this campaign would leave no room for the vote of a temple. Another possibility is that the cult of Feronia was introduced in Rome from Lucus Feronia, in the territory of Capena, in the years 228 – 225 BCE as part of the unification of the territories that formed the Terrae Italiae (or domains of Rome in the cis-Apennine Peninsula). In this case it is possible that it has been voted by the consul L. Aemilius Papus in 225 BCE, under the command of an army of Romans, the Sabines and Etruscans during the Gallic War of 225 – 222 BCE. The location of the foundation in the middle of the Ludi Plebei, suggests that it was prior to the institution of the games, although the first mention that we have is in 217 BCE during the solemn rites of atonement ordered by the Sibylline Books, during them, matrons paid offerings to Juno Regina, while prostitutes (libertinae) to Feronia [Liv. XXI, 1, 18].

The location of this temple is uncertain, however, some evidence suggests that this is the so-called Temple C of Largo Argentina

Feronia was an ancient Italic goddess who, according to Varro, was introduced in Rome in ancient times [Var. L. L. V, 74] from Sabina. As there are no precise archaeological evidence to confirm the claim Roman scholar, the concentration and the importance of places of worship dedicated to Feronia in the Sabine area and the fact that the image of the Goddess appears on coins of the gens Petronia Turpiliana, of Sabine origin, would strengthen this hypothesis.

Feronia was a goddess with a complex personality, which was identified with both Juno Virgo [Serv. Aen. VII, 799], and Proserpine [Dion. H. III, 32, 1]. Her other epithets were: Bearer of flowers, garlands Lover [Dion. H. III, 32, 1], the Goddess of the Fields [C. Gl. Lat. IV, 238, 25; 342, 18; V, 456, 23; 500, 47; 599, 27].

Her cult was spread in various locations in the peninsula (from Lazio and Marche, to Aquileia), in particular in Terracina, Amiternum, Preneste and Capena; here, at the foot of Mount Soratte there was a circular temple and a lucus, where She was venerated together with Soranus. The cult was celebrated by the brotherhood of Hirpi Sorani that, every year, in the adjacent forest carried the victims sacrificed three times along a path of burning coals and finally laid it on the altar of divinity [Sil. V, 175 ff; Plin. Nat. Hist. VII, 19; Serv. Aen. XI, 787; Strabo. V, 2, 9]. To the Goddess were offered the first fruits of the harvest [Liv. XXVI, 11, 9] and other gifts and, in time, Her shrine became very rich [Sil. XIII, 83 et seq .; Liv. I, 30; Dion. H. III, 32]. This sanctuary, very old, seems to have enjoyed great respect in Rome, since the Archaic Age [Liv. I, 30; Cato Orig. Fr, 31 apud Prisc. Gram. IV, 129; VII, 337; Fr II, 19 apud Serv. Aen. VII, 697]

A Trebula Mutuesca in Sabinia, there was another center of worship of the Goddess, which was not associated with Soranus (Apollo), but to Mars [Obseq. CII; CIII] and its bird, the woodpecker: together with Martius Picus, in fact, Festo shows the existence of a Picus Feronius [Fest. 197]. In Etruria there was a town called Feronia, home of the cult of the Goddess [Strabo. V, 2, 9].

A Terracina (Anxur) Feronia was identified with Juno Virgo [Serv. Aen. VII, 799]: in the inscriptions the Goddess is called Juno Regina, or Juno Feronia [CIL V, 412; Orelli 1315] and She was associated with Jupiter Anxyrus (Jupiter Puer; Volscian Anxur comes from a root which shows the antiquity of this cult) [Verg. Aen. VII, 795 ff; Serv. Cit]. Her sanctuary was located near a forest and a source [Hor. Sat. I, 5, 24; Ps-Acron Schol. For Hor. Sat. I, 5, 24; Verg. Aen. VII, 795 ff; Serv. Aen. VII, 800; VIII, 564; Liv. I, 30, 5; XXVI, 11] and it was the place where slaves were freed: in fact there was a stone seat on which the slaves to be freed sat their head shaved; getting up they became freedmen and the pilleum was given tho them [Serv. Aen. VIII, 564 Plaut. Am. 462]: this is why Varro called Feronia ‘Goddess of Liberty’ [Serv. Cit.]. Women also made offerings to Feronia [Liv. XXII, 1, 18]. This link between the Goddess and people of low status is confirmed by several votive inscriptions [CIL I2, 2867 = ILLRP 93a; 2869th; 2869c]

Feronia was worshiped even Preneste where, following the tradition reported by Virgil, She was the mother of Erulus, who had given three lives. This character was killed by Evander [Verg. Aen. VIII, 560 ff; Serv. Aen. VIII, 564]; it appears that She have been honored along with Fortuna Prenestina [Orelli 1756] and this couple is also found in Rome, where the date of the dedication of Her temple, coincides with that of the temple of Fortuna Primigenia.

 

Fortunae Primigeniae in Colle

Tradition dates the foundation of a temple dedicated to Fortuna Primigenia on Capitol to Servius Tullius [Plut. Fort. Rom. X; QR 74], but, about this place of worship there is no further information; so we do not know whether it really existed or if Plutarch erred and he was referring to the temple on the Quirinal.

Livy reports that the temple of Fortuna Primigenia was voted in 204 BCE by the consul P. Sempronius Sofo beginning of the battle of Croton against Hannibal [Liv. XXIX, 36, 8]. It was later dedicated in 194 BCE by Q. Marcius Ralla [Liv. XXXIV, 53, 5]. The date of the dedication was the 25 majus or, following the epigraphic calendars, November 13 [Fast. Arval. to Id. Nov., CIL I², 215; 335; Fast. Ant. ap. NS. 1921, 117].

Fortuna Primigenia was an ancient Italic deity whose main cult center was Preneste, where there was a large temple dedicated to Her. The original place of worship was a cave in which flowed a source: there was venerated as a cosmic deity existing since the origins of the universe (Primigenia, ie born at the origins; this is also linked to the symbolism of the cave and water) and therefore prior to the era of the Jovian order. It was a maternal divinity and courotropha, whose representation, seated on a throne while nursing two children is reminiscent of many other “Mother Goddesses” whose ancient worship had spread from the East to Italy. She was believed to be the mother of Jupiter and Juno, who were the children She nursed [CIC. Div. II, 85 ff] and therefore identified with Rhea, however inscription calls Her Diovo Phileas, daughter of Jupiter [CIL XIV, 2937; 2972], which shows the complexity of the personality of this Goddess, not entirely reducible to the maternal model.

Equorum probatio

On this day took place a parade of horses that competed in Ludi Plebei

 

Picture

Roma, Largo di Torre Argentina, Feronia temple