XI KAL. QUINCT. (20) C

Summano ad Circum Maximum

Il tempio di Summanus presso il Circo Massimo [Plin. Nat. Hist. XXIX, 57] fu forse eretto su di un luogo di culto più antico, secondo la tradizione, infatti, fu Tito Tazio a consacrare un altare in Suo onore [Var. L. L. V, 74]. La sua costruzione risale al periodo della guerra contro Pirro [Ov. Fast. VI, 731 –32], fra il 278 e il 275 aev. per espiare un fulmine che aveva colpito una statua del Dio (o di Juppiter) che ornava il tempio di Giove Capitolino, facendone cadere la testa nel Tevere e distruggendola [Cic. Div. I,10 Juppiter; Liv. Epit. XIV Summanus]. La localizzazione dell’edificio sacro è tutt’ora incerta, probabilmente si trovava nelle vicinanze del tempio di Hercules Invictus, nei pressi del carcere del Circo Massimo e, nei cataloghi regionali, sarebbe da identificare col tempio di Dis Pater, con cui Summanus fu identificato in età imperiale [Arnob. Adv. Nat. V, 37, 6; 37, 8; VI, 3, 44]: Ovidio, parlando della dedica di questo tempio afferma che l’identità della divinità era divenuta già incerta alla sua epoca [Ov. Fast. VI, 731].

Per gli antiquari latini si trattava di un antico Dio della folgore notturna che era molto onorato in tempi arcaici, ma la cui identità si era andata fondendo con quella di Juppiter [August. C. D. IV, 23; Fest. 229; Plin. Nat. Hist. II, 52] ed in effetti sono state ritrovate molte tavolette d’argilla, che servivano ad indicare i luoghi colpiti da fulmini, con l’indicazione F. S. C. Fulgur Summanium Conditum ([qui] è sepolto un fulmine mandato da Summano [CIL V, 3256; 5660]), in contrapposizione con quelle che riportano F. D. C. Fugur Divum Conditum ([qui] è sepolto un fulmine caduto di giorno). Alcuni autori moderni hanno ritenuto che si trattasse di una divinità sabiana, in base all’accenno di Varrone, mentre altri che fosse di origine etrusca e l’hanno identificato col Nocturnus che presiede la sedicesima sede celeste nel catalogo di Marziano Capella [Mart. Cap. Nup. I, 45; I, 60; Plaut. Amph. 272], appartenente agli Dei Inferi e corrispondente al nord; lo stesso autore indica in Summanus, un epiteto di Pluto [Mart. Cap. Nup. II, 161; cfr. Arnob. Adv. Nat. V, 37, 6; 37, 8; VI, 3, 44] derivato da Summus Manum, il più alto tra i Manes.

In Plauto Summanus è invocato da uno schiavo ladro e summanare è un sinonimo di rubare [Curcul. 413; 453], ulteriore prova che ne fa una divinità della notte.

Secondo G. Dumézil , Summanus era un epiteto di Juppiter derivato da sub + manis, prima del mattino, Dio della luce mattutina, piuttosto che un derivato da summus, intendendo il cielo come summania templa [Lucr. V, 521]: dobbiamo infatti ricordare che, per i Romani, il giorno cominciava a mezzanotte, per cui, poichè sappiamo che Summanus era colui che inviava le folgori notturne e che gli auspici avevano generalmente valore entro il giorno in cui si presentavano, possiamo pensare che Egli presiedesse a quella parte della notte che andava dalla mezzanotte all’alba, da cui sub manis . Era quindi collegato con la nascita giornaliera del sole e per questo è ipotizzabile un qualche legame con Mater Matuta e non sarebbe casuale che l’anniversario della dedica del suo tempio cada in prossimità del solstizio estivo. Festo ricorda particolari liba chiamati summanalia [Fest. 348] focacce decorate con un motivo a ruota o croce (Figura 98) che, forse, erano offerte in questa occasione (nella nota di Festo, che è l’unico a menzionarle, non si parla del loro utilizzo); tale motivo decorativo è notoriamente un simbolo legato al culto solare, elemento che rafforza l’identificazione del Dio con un’arcaica divinità ad esso collegata.

 

KAL XI. QUINCT. (20) C

Summano ad Circum Maximum

The temple of Summanus at the Circus Maximus [Plin. Nat. Hist. XXIX, 57] was probably built on the site of an ancient cult, according to tradition, in fact, Tito Tazio to consecrated an altar in His honor [Var. L. L. V, 74]. Its construction dates back to the period of the war against Phyrrus [Ov. Fast. VI, 731 -32], between 278 and 275 BCE. to atone lightning that struck a statue of the God (or Jupiter) which adorned the temple of Jupiter, making his head fall into the Tiber and destroying it [Cic. Div. I, 10 Jupiter; Liv. Epit. XIV Summanus]. The sacred building location is still uncertain, probably it stood near the temple of Hercules Invictus, near the Circus Maximus prison and, in regional catalogs, would be identified with the Temple of Dis Pater, which was identified Summanus in imperial times [Arnob. Adv. Nat. V, 37, 6; 37, 8; VI, 3, 44]: Ovid, speaking of the dedication of this temple states that the identity of the divinity already had become uncertain in his time [Ov. Fast. VI, 731].

For Latin antiquarians it was an ancient god of lightning that night was very honored in archaic times, but whose identity had been merging with that of Jupiter [August. C. D. IV, 23; Fest. 229; Plin. Nat. Hist. II, 52] and in fact many clay tablets were found, which were used to indicate the places struck by lightning, indicating FSC Fulgur Summanium conditum ([here] is buried a term thunderbolt from Summano [CIL V, 3256 ; 5660]), in contrast with those who report FDC Fugur Divum conditum ([here] a lightning strike during the day) it is buried. Some modern authors have felt that it was a Sabian gods, based at the mention of Varro, while others who were of Etruscan origin and identified with Nocturnus who chairs the sixteenth seat in the celestial catalog of Marziano Capella [Mart. Cap. Nup. I, 45; I, 60; Plaut. Amph. 272], which belongs to the gods Hades and corresponding to the north; the same author indicates in Summanus, an epithet of Pluto [Mart. Cap. Nup. II, 161; cfr. Arnob. Adv. Nat. V, 37, 6; 37, 8; VI, 3, 44] derived from Summus Manum, the highest among the Manes.

In Plautus Summanus it is invoked by a thief slave and summanare is a synonym for stealing [Curcul. 413; 453], further evidence that makes it one of the night deity.

According to G. Dumézil, Summanus was an epithet of Jupiter derived from sub + manis, before morning, God of morning light, rather than a derivative from summus, meaning the sky as SUMMANIA contemplates [Lucr. V, 521]: In fact, we must remember that, for the Romans, the day began at midnight, so, as we know that Summanus was the one who sent the night lightning and that the auspices had generally value within the day that presented themselves, we can think that he preside over that part of the night that went from midnight to dawn, from which sub manis. It was then connected with the daily birth of the sun, so it is conceivable a certain connection with Mater Matuta and would not be coincidence that the anniversary of the dedication of her temple falls near the summer solstice. Festo reminiscent of particular liba called summanalia [Fest. 348] cakes decorated with a pattern of wheel or cross (Figure 98) that, perhaps, were offered for this occasion (in the note of Festus, which is the only one to mention, no mention of their use); This decorative motif is notoriously a symbol linked to sun worship, which again supports the identification of God with an archaic deities connected to it.

 

Picture

Jupiter with thunderbolt. Florence, National Archaeological Museum. Inv. No. 2291.

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III NON.  JUN. (3) C

Bellonae in Circo

Il tempio di Bellona fu votato da Appius Claudius Cieco nel 296 aev. durante la guerra contro Etruschi e Sanniti e dedicato alcuni anni dopo (la dedica è successiva al 293 aev, ma non se ne conosce la data precisa) [Fest. 33; Liv. X, 19, 17; Plin. Nat. Hist. XXXV, 3, 12; Ov. Fast. VI 201 – 209; CIL I2, 192]; si trovava nel Campo Marzio, all’estremità sud-est del Circo Flaminio, vicino al tempio di Apollo [Cas. Dio. XXXVI, 42, 1; Ascon. In Corn. 107; Plut. Cic. XIII, 2 – 4]. Si trattava di uno dei tre senacula, i luoghi di riunione del Senato Romano [Fest. 347] e, trovandosi fuori dal pomerium, i senatori vi ricevevano gli ambasciatori che non volevano far entrare in città [Liv. XXX, 21, 40; XXXIII, 24; XLII, 36] e i generali vittoriosi che chiedevano di celebrare il trionfo [Liv. XXVI, 2; XXVIII, 9, 38; XXXI, 47; XXXIII, 22; XXXVI, 39; XXXVIII, 44; XXXIX, 29; XLI, 6; XLII, 9, 21 – 28]. Appio Claudio volle porre nel tempio le immagini dei suoi antenati ritratte su scudi, con iscrizioni che ricordavano i loro onori [Plin. Nat. Hist. XXXV, 3, 12]

Di fronte al tempio era posta la columna bellica, un piccolo pilastro che rappresentava il territorio nemico (il terreno su cui sorgeva era di proprietà di uno straniero), contro cui il feziale scagliava un giavellotto al momento di dichiarare una guerra (justum bellum) [Fest. 33; Serv. Aen. IX, 52; Ov. Fast. VI, 205 – 208].

Bellona o Duellona (da bellum o duellum) era una Dea italica [CIL I, 44] del furore bellico, considerata moglie o sorella di Marte e quindi identificabile con Nerio [Gell. XIII, 23, 2; Strab. XII, 2] (anche se è più probabile che si trattasse di divinità distinte), appariva con lui nel centro delle battaglie [Verg. Aen. VIII, 700 – 703], oppure guidava i suoi cavalli [Stat. Theb. VII, 72 – 74; Sil. Pun. IV, 438 – 439]. Personificava il furore bellico di cui erano preda i guerrieri durante le battaglie e che li rendeva folli e quasi accecati

… si vede Bellona / sopra le porte dischiuse, alta, col fianco scoperto. / Si ferma e, agitando l’elmo dai tre cimieri / dalla reggia richiama l’eroe. / Egli, fuori di sé, va dietro alla Dea… [Val. Flac. Arg. III,60 – 65]

Personificava anche la strage che era compiuta in questi momenti di pazzia, Orazio la definisce

… la Dea che gioisce del sangue… [Hor. Sat. II, 3, 224]

Mentre in Silo Italico troviamo questo passo

… Bellona stessa muove qua e là in mezzo alle schiere agitando la torcia, con le bionde chiome cosparse di molto sangue… la sua tromba, orrida di lugubri accenti, spinge al combattimento le menti sconvolte… [Sil. Pun. V, 220 – 224]

Per questo motivo è rappresentata con tratti inferi, vestita di nero, imbrattata di sangue, quasi come una Furia emersa dal Tartaro [Sil. Pun. V, 223; Stat. Theb. VII, 72]. È descritta a volte con un elmo [Val. Flac. Cit.], a volte coi capelli sciolti [Sil. Pun. V, 221]; suoi attributi sono gli strumenti del combattente: la tromba [Sil. Pun. V, 223], la lancia [Stat. Theb. IV, 7; VII, 74], la frusta [Verg. Aen. VIII, 703; Lucan. Bel. Civ. VII, 568] ed una torcia [Stat. Theb. IV, 5 – 7; Sil. Pun. V, 220]. Non si conoscono elementi del culto della bellona italica.

In età tardo-repubblicana, fu identificata con una Dea lunare, venerata in tracia ed Asia Minore, specialmente in Commagene e Cappadocia, Maa, il cui culto fu portato a Roma dopo la guerra contro Mitridate, da Silla [Plut. Sil.  IX; Cic. Ad Fam. XV, 4; Strab. XII, 2]. Questa divinità era servita da un collegio di sacerdoti della Cappadocia, chiamati bellonarii o fanatici de aede Bellonae pulvinensis [DTM 2 = AE 2012, 131; DTM 6 = AE 2012, 131; CIL VI, 490; CIL VI, 2232 – 34; Acron. Schol. in Hor. Sat. II, 3, 223].

Nel giorno della festa della Dea, essi correvano per la città al suono di trombe e tamburi, con indosso abiti neri e bende nere sul capo, portando asce a doppio taglio [Tert. Pal. IV, Mart. XII, 57, 11], con cui si colpivano dietro le spalle così che sprizzasse sangue [Lact. Div. Inst. I, 21].

Maa Bellona dava anche capacità mantiche alle sue sacerdotesse; Tibullo [Tib. I, 6, 45 segg.] descrive una di queste Sue servitrici, in preda all’invasamento profetico, ferirsi e bagnare col suo sangue l’altare prima di vaticinare

 

III NOT. JUN. (3) C

Bellonae in Circo

The temple of Bellona was voted by Appius Claudius Blind in 296 BCE. during the war against the Etruscans and Samnites, and dedicated a few years later (the dedication is after 293 BCE, but they do not know the exact date) [Fest. 33; Liv. X, 19, 17; Plin. Nat. Hist. XXXV, 3, 12; Ov. Fast. VI 201-209; CIL I2, 192]; it was located in the Campus Martius, at the south-east of the Flaminius’s Circus, near the temple of Apollon [Cas. Dio. XXXVI, 42, 1; Ascon. In Corn. 107; Plut. Cic. XIII, 2-4].

It was one of three senacula, the meeting places of the Roman Senate [Fest. 347] and, being outside the pomerium, the senators received there ambassadors who did not want to get into the city [Liv. XXX, 21, 40; XXXIII, 24; XLII, 36] and victorious generals who asked to celebrate the triumph [Liv. XXVI, 2; XXVIII, 9, 38; XXXI, 47; XXXIII, 22; XXXVI, 39; XXXVIII, 44; XXXIX, 29; XLI, 6; XLII, 9, 21-28]. Appius Claudius wanted to put into the temple images of his ancestors depicted on shields, with inscriptions that recalled their honors [Plin. Nat. Hist. XXXV, 3, 12]

In front of the temple it was placed the columna bellica, a small pillar that represented the enemy territory (the land on which it stood was owned by a foreigner), against which the fetiales hurled a javelin at the time of declaring war (bellum justum) [Fest. 33; Serv. Aen. IX, 52; Ov. Fast. VI, 205-208].

Bellona or Duellona (from bellum or duellum) was an Italic goddess [CIL I, 44] of the war fury, considered wife or sister of Mars and then identified with Nerio [Gell. XIII, 23, 2; Strab. XII, 2] (although it is more likely that it was distinct deities), She appeared with Him in the center of battles [Verg. Aen. VIII, 700-703], or drove His horses [Stat. Theb. VII, 72-74; Sil. Pun. IV, 438-439]. She personified the war fury of which were prey to the warriors during the battles, and that made them mad and almost blinded

… You see Bellona / over the doors opened, high, with open side. / He stops and, waving his helmet by the three crests / from the palace recalls the hero. / He, beside himself, goes after the Goddess … [Val. Flac. Arg. III, 60-65]

also personified the tragedy that had taken place in these moments of madness, Horace calls

… The Goddess who rejoices blood … [Hor. Sat. II, 3, 224]

While in Silus Italicus we find this passage

… Bellona same moves here and there amid the crowds waving the torch, with blond hair sprinkled with a lot of blood … his trumpet, horrid of lugubrious accents, pushes to combat the minds upset … [Sil. Pun. V, 220-224]

For this reason She is represented with traits hell, dressed in black, smeared with blood, almost like a Fury emerged from Tartarus [Sil. Pun. V, 223; Stat. Theb. VII, 72]. She is sometimes described with a helmet [Val. Flac. Cit.], sometimes with loose hair [Sil. Pun. V, 221]; Her attributes are the fighter instruments: trumpet [Sil. Pun. V, 223], spear [Stat. Theb. IV, 7; VII, 74], whip [Verg. Aen. VIII, 703; Lucan. Bel. Civ. VII, 568] and a torch [Stat. Theb. IV, 5 – 7; Sil. Pun. V, 220]. No elements of the worship of the Italic Bellona are known.

In late Republican age, She was identified as a lunar goddess, worshiped in Thrace and Asia Minor, especially in Commagene and Cappadocia, Maa, whose cult was brought to Rome after the war against Mithridates, by Sulla [Plut. Sil. IX; Cic. Ad Fam. XV, 4; Strab. XII, 2]. This deity was served by a college of priests from Cappadocia, called bellonarii or fanatici de aede Bellonae pulvinensis [DTM 2 = AE 2012, 131; DTM 6 = AE 2012, 131; CIL VI, 490; CIL VI, 2232-34; Acron. Schol. in Hor. Sat. II, 3, 223].

On the day of the feast of the Goddess, they ran through the city to the sound of trumpets and drums, wearing blacks and black bandage dresses on their heads, carrying axes double-edged [Tert. Pal. IV, Mart. XII, 57, 11], with which you struck behind their backs so that sprizzasse blood [Lact. Div. Inst. I, 21].

Maa Bellona also gave mantic capacity to its priestesses; Tibullus [Tib. I, 6, 45 et seq.] Describes one of these Her servants, injured and wet with his blood the altar before prophecying

 

Picture

BRUTTIUM – Lega dei Brettioi Sextante 282/203 Aev. Testa con elemo, Marte, volta a sinistra, al di sotto un fulmine. Verso Bellona voltata avanza verso destra con scudo e Lancia volta a destra, come elmo un bucranium, a fianco BRETTIWN. SNG Cop: 1631ff kl