KAL. SEPT. (1) F

Jovi Tonanti in Capitolio

Un tempio a Giove Tonante fu edificato da Augusto, dopo che un fulmine gli cadde vicino durante una campagna militare in Spagna. L’edificio sacro fu costruito sul colle Capitolino e dedicato alle Kal. Sept. del 22 aev. [Mon. Anc. IV, 5; Suet. Aug. XXIX; Mart. VII, 60, 2; Cas. Dio LIV, 4; Fast. Amit. Ant. Arv. ad Kal. Sept., CIL I², 244; 248; VI, 2295; VI, 32323, 1, 31). Il nome Juppiter Tonans era una traduzione del greco Ζεὺς βροντῶν [Cas. Dio cit.], che appare anche traslitterato in latino in due iscrizioni [CIL VI, 432; 2241]. Era famoso per la sua magnificenza [Suet. Cit.]: i muri erano di marmo [Plin. Nat. Hist.  XXXVI, 50] e racchiudeva numerose opera d’arte [Plin. Nat. Hist. XXXIV, 78 – 79]. Augusto lo visitava spesso e, in un’occasione si dice che abbia sognato che Giove si lamentasse che la popolarità del nuovo tempio avesse allontanato i devoti dal grande tempio Capitolino; al che Augusto rispose che Giove Tonante era solo il guardiano delle porte di Giove Capitolino e fece appendere delle campane ai timpani del primo per indicare questa relazione [Suet. Aug. IX; cfr. Mart. VII, 60, 1]. Questo dimostra che il nuovo tempio doveva trovarsi molto vicino all’ingresso di quello più antico e quindi all’angolo sud-est della collina, sopra il foro [cfr. Claud. De Sext. Cons. Hon. 44 – 46]. Il tempio è rappresentato su alcune monete di Augusto come esastilo con al centro una statua di Giove che in una mano tiene I fulmini e nell’altra lo scettro, forse la riproduzione di una famosa opera di Leochares [Plin. Nat. Hist. XXXIV, 79].

 

Jovi Libero in Aventino

Il tempio di Juppiter Libertas (poi chiamato Juppiter Liber) sull’Aventino, probabilmente vicino a quello di Juno Regina, fu originariamente dedicato alle Eid. Apr. [ILLRP 9: Iov(i) Leibert(ati)]. Restaurato da Augusto, fu ridedicatio alle Kal. Sept.  [Fast. Arv. ad Kal. Sept., CIL I, 214; 328 Iuppiter Liber]. L’edificio sacro era dedicato a due divinità: Juppiter (probabilmente con l’epiteto Liber) e Libertas. Non conosciamo la data della sua costruzione, ma sembra che sia avvenuta da parte di Ti. Sempronius Gracchus, console nel 238 aev, che l’avrebbe dedicato a Libertas. All’interno vi era un dipinto che celebrava la sua vittoria a Benevento del 214 aev [Liv. XXIV, 16, 19; Fest. 121]. L’edificio è rappresentato sul verso di un denario coniato da Cn. Egnatius Maxumus nel 75 aev. attraverso due colonne della facciata appaiono due statue di culto, identificate ocme Juppiter (contraddistinto dal simbolo del fulmine sul timpano sovrastante) e Libertas (contrassegnata dal pilleum) [Babelon Egnatia 3. Sydenham 788. Crawford 391/2].

L’edificazione di questo tempio avvenne in un periodo di grandi cambiamenti sociali nella Roma repubblicana: durante la guerra contro Annibale, lo stato fu costretto a procedere all’arruolamento di 24000 servi [Val. Max. VII, 6, 1], cui sono da aggiungere 8000 volontari sempre di condizione servile [Liv. XXII, 57, 11]. Fautore di questi arruolamenti fu lo stesso Ti. Sempronoius Gracchus, che sconfisse i carteginesi a Benevento, anche grazie all’apporto di questi combattenti. In cambio del loro servizio nell’esercito romano, i servi furono affrancati e ottennero la cittadinanza romana. Pochi anni dopo, nel 197 aev. durante il trionfo di C. Cornelius Cethegus (a seguito della vittoria sugli Insubri) e nel 194 aev. durante quello di Ti. Flaminius, si videro ancora masse di schiavi affrancati dai generali vincitori [Liv. XXXIII, 23, 1 – 6; XXXIV, 52, 12].

Si spiega in questo contesto la dedica di un tempio a Libertas, divinità tutelare dgli schiavi manomessi. Juppiter Liber appare probabilmente in relazione all’acquisizione della cittadinanza da parte dei liberti e come garante del giuramento che essi prestavano, jusjurandum libertati (la presenza di Juppiter alla cerimonia della manumissio è attestata anche nel santuario di Feronia a Terracina [Serv. Aen. VIII, 564; Plaut. Amph. 460 – 462]). Possiamo anche notare le analogie tra la manumissio e il rito dell’assunzione della toga virilis da parte dei giovani romani (a tale analogia rimanda anche la dedica, nello stesso periodo, di un tempio a Juventas, Dea dei nuovi togati [August. C. D. IV, 11]): gli schiavi che si accingevano alla manumissio, così come i giovani romani, venivano rasati e veniva loro imposto il pilleum bianco [Diod. Sic. XXXI, 15, 2], simbolo del loro nuovo status, analogo, nella funzione, alla toga pura (è però vero, che coloro che combatterono a Benevento, ricevettero il diritto di indossare, come segno dell’ottenimento della cittadinanza, una toga bianca pretextata e il lorum, un amuleto, simile alla bulla [Liv. Cit.]).

 

Junoni Regina in Aventino

Il tempio sull’Aventino fu votato da Camillo alla Juno Regina di Veio, prima della presa della città, nel 396 aev, e da lui dedicato nel 392 aev [Liv. V, 21, 3; 22, 6 – 7; 23, 7; 31, 3; 52, 10]. All’interno fu posta la statua lignea della Dea proveniente dalla città conquistata, dopo l’evocatio [Dion. H. XIII, 3; Plut. Cam. VI; Val. Max. I, 8, 3] ed è spesso menzionato in occasione della procuratio di prodigia [Liv. XXI, 62, 8; XXII, I, 17; XXXI, 12, 9; cfr XXVII, 37, 7]. Fu ridedicato da Augusto, probabilmente nello stesso giorno del suo dies natalis.

 

Jovi Tonanti in Capitolio

A temple to Jupiter the Thunderer was built by Augustus, after a lightning fell by during a military campaign in Spain. The church was built on the Capitoline Hill, dedicated to Kal. Sept. 22 BCE. [Mon. Anc. IV, 5; Suet. Aug. XXIX; Mart. VII, 60, 2; Cas. Dio LIV, 4; Fast. Amit. Ant. Arv. to Kal. Sept., CIL I², 244; 248; VI, 2295; VI, 32323, 1, 31). The name Jupiter Tonans was a greek translation Ζεὺς βροντῶν [Cas. Dio cit.], Which also appears transliterated in Latin inscriptions in two [CIL VI, 432; 2241]. It was famous for its magnificence [Suet. Cit.]: The walls were marble [Plin. Nat. Hist. XXXVI, 50] and contained numerous art work [Plin. Nat. Hist. XXXIV, 78-79]. Augusto frequently visiting him and, on one occasion is said to have dreamed that Jupiter complained that the popularity of the new temple the devotees had departed from the great Capitoline temple; to which Augustus said that Jupiter Thunderer was only the guardian of the gates of Jupiter and made hanging of the bells to the ears of the first to show this relationship [Suet. Aug. IX; cfr. Mart. VII, 60, 1]. This shows that the temple had to be very close to the entrance of the older one and then at the southeast corner of the hill, above the hole [see. Claud. De Sext. Cons. Hon. 44-46]. The temple is represented on some coins of Augustus as hexastyle with a central statue of Jupiter in a hand he holds Lightning and in the other a scepter, perhaps playing a famous work of Leochares [Plin. Nat. Hist. XXXIV, 79].

 

Jovi Libero in ​​Aventino

The temple of Jupiter Libertas (then called Jupiter Liber) on the Aventine, probably close to that of Juno Regina, was originally dedicated to the Eid. Apr. [ILLRP 9: Iov (i) Leibert(ati)]. Restored by Augustus, it was re-dedicated to Kal. Sept. [Fast. Arv. to Kal. Sept., CIL I, 214; 328 Jupiter Liber]. The church was dedicated to two gods: Jupiter (probably with the epithet Liber) and Libertas. We do not know the date of its construction, but it seems to have occurred by you. Sempronius Gracchus, consul in 238 BCE, that would dedicate to Libertas. Inside there was a painting celebrating his victory at Benevento in 214 BCE [Liv. XXIV, 16, 19; Fest. 121]. The building is represented on the reverse of a denarius coined by Cn. Egnatius Maxumus in 75 BCE. through two columns of the facade appear two statues of worship, identified OCME Jupiter (marked with the lightning symbol on the tympanum) and Libertas (marked pilleum) [Babelon Egnatia 3. Sydenham 788. Crawford 391/2].

The construction of this temple took place in a period of great social changes in Republican Rome: during the war against Hannibal, the state was forced to carry out the enrollment of 24000 servants [Val. Max. VII, 6, 1], which is to add more and bondage 8000 volunteers [Liv. XXII, 57, 11]. Proponent of these enlistments was the same Ti. Sempronoius Gracchus, who defeated the Carthageans in Benevento, also thanks to these fighters. In exchange for their service in the Roman army, the servants were freed and obtained Roman citizenship. A few years later, in 197 BCE. during the triumph of C. Cornelius Cethegus (following the victory over Insubri) and in 194 BCE. during one of Ti. Flaminius, they still saw masses of freed slaves from the general winners [Liv. XXXIII, 23, 1-6; XXXIV, 52, 12].

He explains in this context the dedication of a temple to Libertas, tutelary deity dgli tampered slaves. Jupiter Liber appears likely related to the acquisition of citizenship by freedmen and as a guarantor of the oath that they lent, jusjurandum Libertati (the presence of Jupiter in the ceremony of manumissio is also attested in the sanctuary of Feronia in Terracina [Serv. Aen. VIII , 564; Plaut. Amph. 460-462]). We can also note the similarities between the manumissio and the ritual of taking the toga virilis by young Romans (in this analogy also see the dedication, in the same period, of a temple at Juventas, Goddess of the new stipendiary [August. CD IV , 11]): the slaves who were about to manumissio, as well as the young Romans, were shaved and they were told the pilleum white [Diod. Sic. XXXI, 15, 2], a symbol of their new status, similar in function to the pure toga (it is true that those who fought in Benevento, received the right to wear, as a sign of obtaining the citizenship, a white toga pretextata and Lorum, an amulet, like bulla [Liv. Cit.]).

Junoni Reginae in Aventino

The temple on the Aventine was voted by Camillo to Juno Regina of Veii, before the taking of the city, in 396 BCE, and he dedicated in 392 BCE [Liv. V, 21, 3; 22, 6 – 7; 23, 7; 31, 3; 52, 10]. It was placed inside a wooden statue of the Goddess from the conquered city after Evocatio [Dion. H. XIII, 3; Plut. Cam. YOU; Val. Max. I, 8, 3] and is often mentioned during the procuratio of prodigia [Liv. XXI, 62, 8; XXII, I, 17; XXXI, 12, 9; cf. xxvii, 37, 7]. It was rededicated by Augustus, probably on the same day of his Dies Natalis.

 

Picture

Augustus. Silver Denarius (3.80 g), 27 BC-AD 14. Colonia Patricia(?), ca. 19 BC. CAESAR AVGVSTVS, bare head of Augustus left. Reverse IOV TO[N], hexastyle temple of Jupiter containing statue of the god standing left, holding thunderbolt and scepter. RIC 64; BMC p. 64, note; RSC 180

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EID.  APR. (13) NP

Iovi et Libertati

Il tempio si trovava sull’Aventino, forse nei pressi di quello di Juno Regina, dove attualmente c’è la chiesa di S. Sabina. Fu dedicato in origine il 13° Apr. [ILLRP 9] e restaurato da Augusto [Reg. Gest. XIX, 2; Babelon, Egnatia 3] che lo ridedicò alle Kal. Sept. [Fast. Arv. ad Kal. Sept.; CIL I pg 214; 328]. Fu votato e costruito da Ti. Sempronius Graccus quando era edile nel 246 aev [Liv. XXIV, 16, 19] e vi si trovava un dipinto che celebrava la vittoria di Benevento del 214, posto da suo figlio.

L’edificio è rappresentato su un denario fatto coniare da C. Egnatius nel 75 aev [Babelon, Egnatia 3]: proprio lo studio dell’immagine su questa moneta che mostra due statue di culto, una con il pilleum e l’altra che impugna dei fulmini, ha permesso di risolvere il problema della divinità titolare del tempio, ovvero, di determinare che vi si veneravano assieme Juppiter e Libertas, da cui le ambiguità delle fonti che oscillano tra l’uno e l’altra [Fest. 121; Liv. XXIV, 16, 19; Reg. Gest. XIX, 2], oppure riportano Juppiter Libertas [CIL I pg 214; 328]

Iovi Victori

Il tempio (aedes) fu votato nel 295 aev durante la battaglia di Sentinum dal dittatore Q. Fabius Maximus Rullianus, il quale, in seguito, vi depose le spoglie dei Sanniti sconfitti [Liv. X, 29, 14; 18]. Nel 293 aev L. Papirius, durante la battaglia di Aquilonia, votò una coppa di vino nuovo a Juppiter Victor, il che ha fatto pensare che il tempio fosse già stato dedicato [Liv. X, 42, 7]. La data della dedicazione fu le Eid. Apr. [Ov. Fast. IV, 621; ILLRP 9]. Viene menzionato in età imperiale come luogo in cui si riunì il senato dopo l’assassinio di Caligola, nel 41 [Jos. Ant. Iud. XIX, 4, 3] e perché colpito da un fulmine nel 54 [Cas. Dio. XL, 35], mentre nel 42 un fulmine colpì un altare che si trovava nelle sue vicinanze [Cas. Dio. XLVII, 40, 2].

Secondo i cataloghi regionali si trovava nella Regio X, sul Palatino, ma tale collocazione è più consona al tempio di Juppiter Invictus, il cui epiteto, in età imperiale, venne a essere confuso con Victor.   Un’epigrafe, trovata nei giardini del Quirinale [CIL VI, 438 = 30767] con una dedica a Juppiter Victor da parte di T. Aebutius Carus, triumviro coloniae deducendae nel 183 aev, attesta l’esistenza di questo culto sul Quirinale già in epoca medio-repubblicana, il che lascia pensare che il tempio si trovasse su questo colle.

 

Iovi et Libertati

The temple was on the Aventine, maybe close to that of Juno Regina, where now the church of St. Sabina is. It was originally dedicated on 13th Apr. [ILLRP 9] and restored by Augustus [Reg. Gest. XIX, 2; Babelon, Egnatia 3] who rededicated it at Kal. Sept. [Fast. Arv. to Kal. Sept .; The CIL pg 214; 328]. It was voted and built by Ti. Sempronius Graccus when aedilis in 246 BCE [Liv. XXIV, 16, 19]; his son put there a painting celebrating the victory of Benevento, 214 BCE

The building is depicted on a denarius coined by C. Egnatius in 75 BCE [Babelon, Egnatia 3]: precisely the study of the image of this coin showing two cult statues, one with lightning and the other wearing the pilleum, has solved the problem of the temple owner deity. Jupiter and Libertas were worshipped together, so the ambiguity of the sources oscillating between one and the other [Fest. 121; Liv. XXIV, 16, 19; Reg. Gest. XIX, 2], or report Jupiter Libertas [CIL The pg 214; 328]

Iovi Victori

The temple (aedes) was voted in 295 BCE at the Battle of Sentinum by the dictator Q. Fabius Maximus Rullianus, who, later on, put down there the remains of the defeated Samnites [Liv. X, 29, 14; 18]. In 293 BCE L. Papirius, during the Battle of Aquilonia, voted a new cup of wine to Jupiter Victor, which makes us think that the temple was already dedicated [Liv. X, 42, 7]. The date of the dedication was the Eid. Apr. [Ov. Fast. IV, 621; ILLRP 9]. It is mentioned in the imperial age as a place where the Senate met after the assassination of Caligula in 41 [Jos. Ant. Iud. XIX, 4, 3]; struck by lightning in 54 [Cas. Dio. XL, 35], while in the 42 lightning struck an altar nearby [Cas. Dio. XLVII, 40, 2].

According to regional catalogs it was in the Regio X, on the Palatine, but this place is more suited to the temple of Jupiter Invictus, whose epithet, in imperial times, came to be confused with Victor. An epigraph, found in the Quirinal gardens [CIL VI, 438 = 30767] with a dedication to Jupiter Victor by T. Aebutius Carus, Triumvir coloniae deducendae in 183 BCE, shows the existence of this cult on the Quirinal already in medium-Republican age, suggesting that the temple was located on this hill.

 

Picture

  1. Egnatius Cn. f. Cn. n. Maxumus

Denarius 75, AR 3.91 g. MAXSVMVS Winged bust of Cupid r., bow and quiver of arrows over shoulder. Rev. Distyle temple, within which stand Jupiter and Libertas facing; to l., VII, and to r., [CN·N]. In exergue, C·EGNATIVS·[CN· F]. Babelon Egnatia 2. Sydenham 788. Crawford 391/2.

XVI KAL. APR. (17) NP

AGONALIA

Agonium Martis [Macr. Sat. I, 4, 15] (vedi Januariuis)

 

Libero in Capitolio

In questo giorno i giovani assumevano la toga virilis, detta toga pura [Cic. Att. VI, 1, 12; Plin. Nat. Hist. VIII, 74, 194; CIL I pg 388; III pg 349] poiché bianca, o libera [Ov. Fast III, 771 segg], Tertulliano, infatti, lo definisce “solemnitas togae purae” [Tert. Idol. XVI]: i giovani, usciti di casa si recavano in processione sul Campidoglio dove sacrificavano a Liber [Libero in Campidoglio] o Juventas [Dion. H. III, 69; IV, 15], o forse ad entrambi. È probabilmente l’aspetto fallico del Dio che lo mette in relazione col passaggio dei giovani uomini all’età adulta.

 

LBERALIA

Liber è un antico Dio italico che fu poi identificato con Dioniso; una testimonianza epigrafica del VII sec. aev, proveniente da Falerii, cita già Luofir (Liber) assieme a Cerere. Il suo nome, secondo Bienveniste, deriva dal tema indoeuropeo *leudh, colui che garantisce la nascita, la germinazione, che ha portato anche all’osco Lùvfreis e forse al sabino Loebasius [Serv. Georg. I, 7]; gli autori latini [Varr. Rer. Div. Fr. 264 apud August. C. D. VII, 21; Fr 258 apud August. C. D. VII, 2], lo correlano alla germinazione: in particolare presiederebbe ai succhi umidi [Varr. Cit.; Ov. Fast. III; 735 – 736] da cui scaturisce la vita, sia nei vegetali che negli animali. Per questo motivo Liber era associato al seme maschile, mentre Libera alla componente umida femminile, dalla cui unione si genera la vita [August. C. D. IV, 11; VI, 9]. Quest’associazione spiega la predilezione di questo Dio per il miele e la sua presenza nel ciclo della produzione del vino presso i romani. Tutta la vinificazione era primariamente sotto la protezione di Juppiter, dall’inizio della vendemmia, alla spillatura del nuovo vino è questo Dio che vigila sul processo per garantire che tutto avvenga in maniera conforme alle prescrizioni rituali, tuttavia alla pigiatura si sacrificava a Liber e Libera [Col. Agr. XII, 18 segg]: nel momento in cui l’uva rilasciava il proprio succo e questo intraprendeva la trasformazione da mosto a vino, era Liber a presiedere alle operazioni, per garantire una “nascita” senza difficoltà al nuovo vino; ancora quando era il momento di spostare il mosto dai recipienti di fermentazione a quelli in cui sarebbe diventato vino o mosto dolce, era ancora a Liber che si offriva una libagione (sacrima) [Fest 318].

Considerando che l’offerta di primizie aveva valore di consacrazione, questa notizia è molto importante per comprendere chiaramente l’ambito in cui esplicava l’azione di Liber.

La primizia del vino, al termine della fermentazione, era riservata a Juppiter ai Vinalia di Aprilis, il cui aition è chiaramente in relazione con consacrazione di tutto il prodotto nell’anno; il vino è quindi riservato a Juppiter, non a Liber, che non ha parte nella festa di Aprilis. Analizzando le informazioni che ci forniscono gli agronomi romani, possiamo scoprire che il mosto libato a Liber non andava nei dolia, recipienti per la fermentazione del vino, bensì in anfore sigillate in cui il processo era interrotto, così da ottenere un mosto ancora dolce, è questa bevanda ad essere consacrata a Liber, il succo d’uva solo parzialmente fermentato, che mantiene ancora gran parte delle sue caratteristiche originali. Questo conferma la separazione, rintracciabile nella fase più antica della religione romana, tra la sfera d’azione di Liber, legata ai succhi contenuti nei frutti (e al miele) e quella di Juppiter, collegata al vino, cioè al succo che ha cambiato totalmente la propria sostanza e acquisito una virtus mistica del tutto nuova. Nell’età classica invece il vino viene ritenuto sacro a Liber per via dell’identificazione con Dioniso.

In questo giorno delle vecchie coronate di edera, chiamate sacerdotes liberi, agli angoli delle vie, preparavano delle focacce coperte di miele, liba, che poi sacrificavano a Liber per conto di chi le acquistava (oppure erano sacrificate da chi le acquistava), su foculi che avevano con loro [Varr. L. L. VI, 14; Ov. Fast. III, 733 – 735; 761 – 770]. Si celebravano pubblici banchetti [Tert. Apol. XLII], dei ludi [Ov. Fast. III, 784 – 786; Tert. Spect. V], definiti promiscui in Isidoro [Isid. Orig. XVIII, 16] e le popolazioni delle campagne affluivano in città per assistervi.

In origine la festa di Liber era forse celebrata nelle campagne [Tert. Spect. V] e fu poi trasferita in città. Nelle Georgiche, Virgilio descrive la festa di Bacco – Liber che si svolgeva nelle zone rurali: si rideva e si facevano scherzi grossolani, si indossavano maschere mostruose fatte di cortecce e si appendevano oscilla ai rami degli alberi. Si cantavano antiche canzoni festose in onore del Dio e gli si sacrificavano focacce ed un capro [Verg. Georg. II, 385 – 396]. I riferimenti alle canzoni dei padri deporrebbe per un’alta antichità di questi festeggiamenti.

Da Agostino sappiamo che durante i Liberalia avvenivano anche rituali che avevano per oggetto un simbolo fallico: esso era portato per i campi su di un carretto per propiziarne la fecondità e, quando era riportato in città, si svolgevano rituali licenziosi; in particolare a Lanuvio un intero mese, durante il quale si pronunciavano invocazioni oscene, era consacrato a Liber e, quando il fallo era portato in città, le matrone lo incoronavano per allontanare il malocchio [August. C. D. VII, 21]. Anche a Roma, nel suo tempio, Liber era rappresentato da un fallo, mentre Libera da un organo sessuale femminile. [August. C. D. VI, 9].

Per l’età tardo repubblicana non sono noti ludi in onore di Liber, tuttavia un frammento di un’opera perduta di Nevio lascerebbe intendere che, nel III sec aev, in occasione dei Liberalia, si tenessero dei Ludi Liberales

… liberamente parleremo nei Ludi Liberales… [Nev. CRF pg 29, Fr 88 R; apud Fest. 116]

Solemnitas togae purae

Questo era anche il giorno in cui tradizionalmente i giovani romani entravano nell’età adulta, deponendo la toga praetexta [Plin. Nat. Hist. XXXIII, 4, 10; Suet. Aug. XCIV; Cic. Pro Arch. III, 5; Phil. II, 18, 44] e assumendo la toga virilis [Cic. Att. VI, 1, 12; Ov. Fast. III, 371 segg] (praetextam ponere [Cic. Lael. X, 33; Sen. Epist. IV, 2]). Questo avveniva quando i maschi avevano compiuto 14 anni [Fest. 230; Sen. Consol. ad Marc. XXI, 4, 1; Gajus. Inst. II, 113; Ulp. fr. XI, 28; Dig. XXVIII, 1, 5; XXVIII, 6, 2; 15; Paul. Sent. III, 4a, 1; Tertul. De virg. vel. XI; De Anim XXXVIII; Macr. Sat. VII, 1, 6; In Somn. Scip. I, 6, 71; Auson. Idyl. V, 20; C. Just. V, 60, 3; VI, 22, 4; Isid. Orig. XI, 2, 3] (e le femmine 12 [Dig. XXIII, 2, 4; XXIV, 1, 32, 27; XXVII, 6, 41, 3 – 4; XLII, 5, 17, 1; Cas. Dio. LIV, 16, 7; Plut. Lyc. et Num. Comp. IV; Cic. Ver. II, 1, 113]), tuttavia l’età poteva variare molto (tra i 12 e i 19 anni), così come la data della cerimonia (almeno in età imperiale).

Il ragazzo ingenuus (nato da genitori che non erano mai stati schiavi) deponeva davanti ai Lares e ai Penates, o a Hercules, consacrandoli, i simboli dell’infanzia: la toga praetexta e la bulla [Prop. IV, 6, 131; Schol in Hor. Sat. I, 5, 65; Schol. In Pers. V, 31; Suet. De Gr. XVI; Quint. Decl. CCCXL; Gel. XVIII, 4, 1; Cic. Ver. II, 1, 113; 152; Att. V, 20, 9; VII, 8, 5; IX, 6, 1] (era invece usanza che le femmine compissero un rito in qualche modo analogo: esse deponevano le bambole con cui avevano giocato durante l’infanzia davanti ai Lares [Schol in Hor. Sat. I, 5, 65]) che veniva poi appesa sopra il focolare domestico [Pers. V, 31]. Indossava quindi la tunica recta [Plin. Nat. Hist. VIII, 194; Fest. 289; Suet. Aug. XCIV] e sopra la toga virilis [Cic. Phil. II, 18, 44; Suet. Claud. II; Sen. Epist. IV, 2; Apul. Apol. LXX; LXXIII] (detta anche pura [Catul. LXVIII, 15; Phaedr. X, 9; Cic. Att. V, 20, 9; IX, 17; 19, 1], o libera [Prop. IV, 1, 32; Ov. Fast. III, 777; Trist. IV, 10, 27 segg; Ter. Andr. I, 1, 24]), abbigliamento dell’età adulta e da questo momento era chiamato vesticeps [Fest. 368; Gel. V, 19, 7; Tert. De Anim. LVI; Auson. Idyl. IV, 73; Apul. Apol. XCVIII] (mentre i ragazzi che non avevano ancora raggiunto la pubertà erano definiti investes [Macr. Sat. III, 8, 7; Apul. Met. V, 28; Apol. XCVIII; Pallad. XI, 14, 16; VIII, 7; Tert. De Anim. LVI; Non. 45; Serv. Aen. VIII, 689].

Dopo aver offerto un sacrificio in casa agli Dei domestici [Tert. De Idol. XVI; Prop. IV, 6, 132], accompagnato dal padre o dal tutore e dagli amici di famiglia [Cic. Pro Mur. XXXIII, 69; App. B. C. IV, 30; Nic. Damasc. Vita Aug. IV; Plut. Brut. XIV; Suet. Claud. II; Plin. Jun. Epist. I, 9, 2], era condotto al Foro (dedutio ad Forum) [Sen. Epist. IV, 2; Mon. Ancyr. III, 3; Suet. Aug. XXVI; Tib. XV; Nero VII] per essere iscritto per la prima volta nelle liste civiche delle tribus (probabilmente tale atto era compiuto nel tabularium del Campidoglio) e ricevere il nome completo [Suet. Aug. XXVI; Tib. XV; Claud. II; Plut. Brut. XIV; App. B. C. IV, 30; Cas. Dio. LV, 22, 4; LVI, 29; Dion. H. IV, 15, 5].

Dopo questi atti, il corteo saliva al Campidoglio per compiere un sacrificio, probabilmente a Juventas [Serv. Ecl. IV, 49; Val. Max. V, 4, 4; App. B. C. IV, 30; Tert. De Idol. XVI; Dion. H. III, 69; IV, 15] o forse a Liber, poiché sappiamo che sul colle capitolino esisteva un’ara con una statua a Lui dedicata. Seguiva una festa in ci la famiglia distribuiva cibo e doni agli amici e, nel caso di quelle più in vista o della famiglia dell’imperatore, al popolo [Tac. Ann. III, 29; Suet. Tib. LIV, Nero VII; Cal. X; Apul. Apol. LXXXVIII; CIL X, 688; Plin. Jun. Epist. X, 116].

Questa cerimonia potrebbe essere il pallido ricordo di un rito di iniziazione che poneva fine alla vita da briganti nelle foreste delle confraternite di giovani del periodo arcaico. Col rientro in città, avveniva il passaggio all’età adulta e l’integrazione nel corpo civico. Non a caso quindi la cerimonia avveniva in Martius, mese dedicato a Mars e in cui erano attivi i salii che possono essere visti anche come i giovani che hanno effettuato il passaggio da briganti a soldati e sono stati appena integrati nei ranghi dell’esercito.

Il fatto che il passaggio avvenisse il concomitanza con i Liberalia può suggerire che Liber avesse una qualche relazione con il rito di iniziazione, forse come divinità protettrice dei liberi, i ragazzi, che divenendo juvenes passavano poi sotto la tutela di Mars, il che suggerirebbe una dialettica LiberMars, liberjuvenis che si è persa con l’abbandono dei riti iniziatici, ma le cui vestigia sono sopravvissute nell’identificazione Liber – Dioniso, divinità che aveva una speciale relazione con le iniziazioni.

 

Libero in Capitolio

On this day young people took the virilis toga, called pura [Cic. Att. VI, 1, 12; Plin. Nat. Hist. VIII, 74, 194; The CIL pg 388; III pg 349] (being white), or libera [Ov. Fast III, 771 ff], Tertullian, in fact, calls it “Solemnitas togae purae” [Tert. Idol. XVI]: young people, left the house going in procession to the Capitol where sacrificed to Liber [Free on Capitol Hill] or Juventas [Dion. H. III, 69; IV, 15], or maybe both. It is probably the phallic aspect of God that correlates with the transition of young people to adulthood.

LBERALIA

Liber is an ancient God italics which was later identified with Dionysus; an epigraphic testimony to the VII BCE, from Falerii, quotes already Luofir (Liber) along with Ceres. His name, according Bienveniste, derived from the Indo-European * leudh theme, one that guarantees the birth, germination, which also led the Oscan Lùvfreis and perhaps the Sabine Loebasius [Serv. Georg. I, 7]; Latin authors [Varr. Rer. Div. Fr. 264 apud August. C. D. VII, 21; Fr 258 apud August. C. D. VII, 2], correlate Him to Germination: in particular He would chair the wet juices [Varr. cit .; Ov. Fast. III; 735-736] from which life arises, both in plants and animals. For this reason Liber was associated with the male seed, while the female wet component to Libera, from their union life was created [August. C. D. IV, 11; VI, 9]. This association explains the predilection of this God for honey and its presence in the wine production cycle. Among the Romans the entire vinification was primarily under the protection of Jupiter, from the beginning of the grape harvest, to tapping, He oversees the new wine production process to ensure that everything is done in a manner consistent with the ritual prescriptions; however, at the pressing sacrifices were made to Liber and Libera [Col. Agr. XII, 18 ff]: when the grapes released their juice, which undertook the transformation from wine to wine, Liber presided over the operations, to ensure a “birth” without difficulty to the new wine; yet when it was time to move the juice from fermenting vessels to those where it would become wine or sweet wine, it was still in Liber who offered a libation (sacrima) [Fest 318].

Whereas the supply of fruits had the value of consecration, this news is very important to clearly understand the context in which Liber acts.

The first fruit of wine, after fermentation, was reserved for Jupiter at April’s Vinalia, whose aition is clearly related to the consecration of any product; the wine is then reserved for Jupiter, not Liber, who has no part in the feast of April.

Analyzing the information you provide us by agronomists, we can find that in Liber quaffed wort was wrong in Dolia, containers for wine fermentation, but in amphorae sealed where the process was interrupted, so as to obtain an even sweet wort, it is this drink to be dedicated to Liber, the partially fermented grape juice, which still retains much of its original features. This confirms the separation, traceable in the earliest phase of the Roman religion, between the sphere of action of Liber, linked to content in fruit juices (and honey) and that of Jupiter, connected to wine, that is the juice that has totally changed his substance, and acquired a mystical virtus entirely new. classical age however the wine is considered sacred to Liber because identification with Dionysus.

On this day the old woman crowned with ivy, were at the corners of the streets, preparing blankets honey buns, liba, then sacrificed to Liber on behalf of those who purchased them on foculi they had with them [Varr. L. L. VI, 14; Ov. Fast. III, 733-735; 761-770]. Public banquets were celebrated [Tert. Apol. XLII], as well as ludi [Ov. Fast. III, 784-786; Tert. Spect. V], defined promiscuous [Isid. Orig. XVIII, 16]; countryside pople flocked to the city to assist to them.

Originally the Liber feast was perhaps celebrated in campaigns [Tert. Spect. V] and he was later moved to the city. In the Georgics, Virgil describes Bacchus – Liber celebration that took place in rural areas: they laughed and made coarse jokes, you were wearing monster masks made of bark and rocks were hung from the branches of trees. They sang ancient songs festive in honor of God and sacrificed a goat and buns [Verg. Georg. II, 385-396]. References to the songs of fathers militate for a high antiquity of these festivities.

By Augustine we know that during the Liberalia occurred even rituals that examined a phallic symbol: it was brought to the fields on a cart to propitiate fertility and, when it was reported in the city, were held licentious rituals; especially in Lanuvio a whole month, during which they were pronounced invocations obscene, was dedicated to Liber, and when the foul was brought into the city, the matrons crowned him to ward off the evil eye [August. C. D. VII, 21]. Even in Rome, in his temple, Liber was represented by a phallus, while Free a female sex organ. [August. C. D. VI, 9].

For the Republican period are not known ludi in honor of Liber, but a fragment of a lost work by Nevio would suggest that, in the third century BCE, during the Liberalia, were held of Ludi Liberales

… Freely discuss in Ludi Liberales … [Nev. CRF pg 29, Fr 88 R; apud Fest. 116]

Solemnitas togae purae

This was also the day when traditionally the young Romans entered adulthood, laying down his toga praetexta [Plin. Nat. Hist. XXXIII, 4, 10; Suet. Aug. XCIV; Cic. Pro Arch. III, 5; Phil. II, 18, 44] and assuming the toga virilis [Cic. Att. VI, 1, 12; Ov. Fast. III, 371 ff] (praetextam ponere [Cic. Lael. X, 33; Sen. Ep. IV, 2]). This happened when the males had turned 14 [Fest. 230; Sen. Consol. to Marc. XXI, 4, 1; Gajus. Inst. II, 113; Ulp. fr. XI, 28; Dig. XXVIII, 1, 5; XXVIII, 6, 2; 15; Paul. Sent. III, 4a, 1; Tertul. De Virg. vel. XI; De Anim XXXVIII; MACR. Sat. VII, 1, 6; In Somn. SCIP. I, 6, 71; Auson. Idyl. V, 20; C. Just. V, 60, 3; VI, 22, 4; Isid. Orig. XI, 2, 3] (and females 12 [Dig. XXIII, 2, 4; XXIV, 1, 32, 27; xxvii, 6, 41, 3 – 4; XLII, 5, 17, 1; Cas. Dio. LIV, 16, 7; Plut. Lyc. et Num. Comp. IV; Cic. Ver. II, 1, 113]), but the age could vary widely (between 12 and 19 years), as well as the date of the ceremony (at least in imperial times).

The boy ingenuus (born to parents who were never in bondage) testifying before the Lares and Penates, or Hercules, consecrating children’s symbols: the toga praetexta and bulla [Prop. IV, 6, 131; Schol in Hor. Sat. I, 5, 65; Schol. In Pers. V, 31; Suet. De Gr. XVI; Quint. Decl. CCCXL; Gel. XVIII, 4, 1; Cic. Ver. II, 1, 113; 152; Att. V, 20, 9; VII, 8, 5; IX, 6, 1] (instead it was customary for females did a ritual somewhat analogous: they laid their dolls with which they had played in childhood before the Lares [Schol in Hor. Sat. I, 5, 65]) which was then hung above the hearth [Pers. V, 31]. Then he wore the tunica recta [Plin. Nat. Hist. VIII, 194; Fest. 289; Suet. Aug. XCIV] and above the toga virilis [Cic. Phil. II, 18, 44; Suet. Claud. II; Sen. Epist. IV, 2; Apul. Apol. LXX; LXXIII] (also called pure [Catul. LXVIII, 15; Phaedr. X, 9; Cic. Att. V, 20, 9; IX, 17; 19, 1], or libera [Prop. IV, 1, 32; Ov . Fast. III, 777; Trist. IV, 10, 27 ff; Ter. Andr. I, 1, 24]), adulthood clothing and by this time was called vesticeps [Fest. 368; Gel. V, 19, 7; Tert. De Anim. LVI; Auson. Idyl. IV, 73; Apul. Apol. XCVIII] (while boys who had not yet reached puberty were defined investes [MACR. Sat. III, 8, 7; Apul. Met. V, 28; Apol. XCVIII; Pallad. XI, 14, 16; VIII, 7 ; Tert. De Anim. LVI; no. 45; Serv. Aen. VIII, 689].

After offering a sacrifice to the gods in the house domestic [Tert. De Idol. XVI; Prop. IV, 6, 132], accompanied by his father or guardian and the family friends [Cic. Pro Mur. XXXIII, 69; App. B. C. IV, 30; Nic. Damasc. Aug. life IV; Plut. Brut. XIV; Suet. Claud. II; Plin. Jun. Epistar. I, 9, 2], was taken to the Forum [Sen. Epistar. IV, 2; Mon. Ancyr. III, 3; Suet. Aug. XXVI; Tib. XV; White VII] to be registered for the first time in the civil lists of tribus (probably the act was performed in the Capitol tabularium) and to receive the full name [Suet. Aug. XXVI; Tib. XV; Claud. II; Plut. Brut. XIV; App. B. C. IV, 30; Cas. Dio. LV, 22, 4; LVI, 29; Dion. H. IV, 15, 5].

After these acts, the procession went up to the Capitol to make a sacrifice, probably to Juventas [Serv. ECL. IV, 49; Val. Max. V, 4, 4; App. B. C. IV, 30; Tert. De Idol. XVI; Dion. H. III, 69; IV, 15] or perhaps Liber, since we know that on the Capitoline hill there was an altar with a statue dedicated to Him. There followed a party at the family distributed food and gifts to friends and, in the case of the most prominent or the emperor’s family, to the people [Tac. Ann. III, 29; Suet. Tib. LIV, Black VII; Cal. X; Apul. Apol. LXXXVIII; CIL X, 688; Plin. Jun. Epistar. X, 116].

This ceremony may be the dim memory of an initiation rite that ended the life of brigands in the forests of the brotherhoods of young people of the Archaic period. With the return to the city, he took place the transition to adulthood and integration into the civic body. No coincidence then the ceremony took place in Martius, the month dedicated to Mars and in which were active climbed that can also be seen as young people who have made the transition from bandits and soldiers have just been integrated into the army’s ranks.

The fact that the transition happen, the same time as the Liberalia may suggest that Liber had some connection with the initiation rite, perhaps as a protective god of the free, the boys, who became Juvenes then passed under the protection of Mars, which would suggest a dialectics Liber – Mars, liber – Juvenis that has been lost with the abandonment of the initiation rites, but whose remains have survived in identifying Liber – Dionysus, god who had a special relationship with the initiations.

 

Picture

Augustus. 27 BC-AD 14. AV Aureus (8.01 g, 7h). Rome mint. P. Petronius Turpilianus, moneyer. Struck 19/8 BC. TVRPILIANVS III • VIR, head of Liber right, wearing ivy wreath; hair knotted at back and falling down over neck and left shoulder / AVGVSTO/OB • C • S in two lines within oak wreath. RIC I 278; Calicó 143; BMCRE 5 = BMCRR Rome 4512; BN 108. EF