EID. SEXT. (13) NP

Dianae in Aventino

La tradizione più diffusa ascriveva la costruzione del tempio di Diana sull’Aventino [CIL VI, 32323, 10, 32; Cens. Die Nat. XXIII, 6] a Servius Tullus, che avrebbe riunito su questo colle i rappresentanti delle città della Lega Latina, convincendoli a costruire un santuario federale sul modello del tempio di Diana ad Efeso (comune alla Lega Ionica) [Var. L. L. V, 43; Liv. I, 45, 2 – 6; Dion. H. IV, 26, 3 – 5; Aur. Vict. De Vir. Ill. VII, 9 – 13; Fest. 343; Zon. VIII, 9, 11]. Veniva considerate il più antico edificio sacro costruito in questo luogo e chiamato tempio di Diana Aventina [Prop. IV, 8, 29], o Aventinensis [Fest. 165; Mart. VI, 64, 13; Val. Max. VII, 3, 1]; lo stesso Aventino, prendendo il nome dal culto lì celebrato, era chiamato anche collis Dianae [Mart. XII, 18, 3; VII, 73, 4; Stat, Silv. II, 3, 20 – 21; Hor. Carm. Saec. 69]. Continua a leggere EID. SEXT. (13) NP

VIII KAL. JAN. (23) NP

LARENTALIA

Acca Larentia era considerata, in epoca classica, la madre adottiva di Romolo e Remo, o un personaggio storico vissuto ai tempi di re Anco Marcio, una benefattrice del popolo romano, onorata per la propria munificenza. Dietro questo personaggio e le leggende che lo riguardano, si nasconde un’antichissima Dea il cui culto risale probabilmente alle fasi più antiche della civiltà romana.

Una tradizione vuole che Acca Larentia sia stata la nutrice di Romolo e Remo: in una variante è identificabile con la lupa che offrì le proprie mammelle ai gemelli lasciati dalla corrente del Tevere nei pressi del ficus ruminalis [Liv. I, 4, 6; Plut. Rom. IV; Lact. Inst. I, 20; Dion. H. I, 84, 2]. In un’altra variante è la moglie del pastore Faustulus, della stirpe di Evandro, che viveva nei pressi del Palatino e trovò i gemelli (o al quale furono affidati da Numitore); costei era soprannominata lupa, poichè era (o era stata) una prostituta [Liv. I, 4, 6 – 7; Dion. H. I, 84, 2 – 4; Serv. Aen. I, 273; Plut. Rom. IV; Q. R. 35; Lact. Inst. I, 20; Gel. VII, 7, 5 – 8; Fest. 119; Tert. Adv. Nat. II, 10; Ov. Fast. III, 55 segg.; August. C. D. XVIII, 21]. Dopo la morte di Faustulus, Acca divenne ricca, o grazie alla prostituzione [Cat. Orig. Fr. I, 23 apud Macr. Sat. I, 10, 16], o sposando un ricco etrusco [Lic. Macer Fr. 1 P pg 300 apud Macr. Sat. I, 10, 17] e lasciò i prori terreni in eredità a Romolo; da lui furono poi trasmessi al popolo romano.

Un’altra tradizione fa di Acca Larentia una prostituta vissuta all’epoca del re Anco Marcio: l’edituo del tempio di Ercole, essendo una giornata festiva, decise di sfidare ai dadi il Dio: per far ciò li avrebbe gettati con una mano per sè e con l’altra per Ercole. Il premio per il vincitore sarebbe stato un banchetto ed una donna. Vinse il Dio, per cui l’edituo Gli preparò un sontuoso banchetto che fu consumato sul fuoco dell’altare e fece venire una famosa prostituta di nome Acca Larentia. Ella dormì nel tempio ed in sogno fu visitata da Ercole che si unì a lei. L’indomani uscendo dal tempio incontrò un giovane, ricco, etrusco che s’innamorò di lei e le chiese di diventare la sua amante, allora si ricordò che nel sogno il Dio le aveva detto che l’avrebbe ricompensata il giorno dopo e che, per ciò, avrebbe tratto gran vantaggio dalla prima opportunità che le si fosse presentata. Acca Larentia accettò e, alla morte del ricco etrusco, ne divenne erede. Alla sua morte donò i terreni che aveva acquisito al popolo romano e per questo fu oggetto di un culto pubblico come una benefattrice della città [Plut. Rom. V; Q. R. 35; Macr. Sat. I, 10, 12 – 15; Tert. Adv. Nat. II, 10; August. C. D. VI, 7].

È possibile ravvisare[1] un’allusione ad Acca Larentia e alla sua unione con Ercole anche in un passo di un’elegia di Tibullo

… Ma là dove si apre la regione del Velabro, una minuscola barca / era solita andare per guadi, fendendo l’acqua coi remi. / Destinata al piacere di un ricco padrone di bestiame, / una fanciulla si recava sovente su quella barca da un giovanotto, / nei giorni di festa, riportando poi indietro quello che la campagna donava…  [Tib. II, 5, 33 – 38]

Sappiamo solo che in questo giorno il flamen quirinalis e i pontefici offrivano un sacrificio e libagioni di vino presso la tomba di Acca Larentia, che si trovava all’inizio della Nova Via, presso il Velabro [Var. L. L. VI, 23 – 24; Plut. Rom. IV; Cic. Ad Brut. I, 15, 8; Gel. VII, 7, 6; Macr. Sat. I, 10, 15]. L’antichità del rito è confermata dal nome Larental che gli attribuisce Varrone [Var. L. L. VI, 24]. Un altro nome di questa festività era dies Tarentus, da un altro nome della divinità a cui erano rivolti i sacrifici, Acca Tarentina [Var. L. L. VI, 24]. Lo stesso giorno la gens Junia onorava i proprii defunti compiendo la sua parentatio [Plut. Q. R. 34].

Nel mito sulla nascita di Romolo e Remo[2], Acca Larentia, madre putativa e nutrice dei gemelli, potrebbe aver formato una coppia con Rhea Silvia (Ilia), madre vera e generatrice dei bambini, del tipo nutrice – madre, zia – madre, tema mitico la cui più nota attestazione è il racconto greco di Ino e Semele, ma che risale ad un substrato molto arcaico[3]  e che è attestato Roma nel rito dei Matralia (vedi MATRALIA III EID.  JUN.)

Il nome di Acca Larentia è composto di due parti: Acca rimanda ad una radice indoeuropea che significa madre, i cui derivati, sono noti in sanscrito (akka) ed in greco (akkw)[4], mentre in latino sarebbe l’unica attestazione; la seconda parte è considerato un derivato di Lar[5] (anche se non è certo a causa della differente quantità della prima a), per cui Acca Larentia sarebbe stata la Mater Larum [AFA 145], divinità molto importante, ma per molti versi oscura, del pantheon romano, onorata con vari nomi (Lara, Larunda, Mania, Tacita, forse anche Genita Mana e Fauna).

 

Parentatio gentis Juniae

Sappiamo che in questo giorno la gens Junia compiva la sua parentatio, cioè rendeva onore ai proprii defunti [Plut. Q. R. 34]. Una delle motivazioni addotte da Plutarco è il fatto che le parentatio, fin dai tempi più antichi, erano compiute nell’ultimo mese dell’anno e la gens Junia aveva mantenuto questa usanza in December che era stato l’ultimo mese dell’anno fino alla riforma “numana” del calendario. Questa interpretazione è confermata anche da un passo di Cicerone [Cic. Leg. II, 21, 54]

 

Tempestatitubus

Il tempio dedicato alle Tempestes fu eretto da L. Cornelius Scipio, che l’aveva votato dopo essere scampato ad una tempesta al largo della Corsica nel 259 aev. [CIL VI, 1287; Ov. Fast. VI, 193-194; Cic. Nat. Deor. III, 51]. Ovidio riporta come data della dedica le Kal Jun, ma nei Fasti Antiates [Fast. Ant. ap. NS 1921, 121] troviamo il 23° Dec. É possibile che la prima sia la data di un restauro, mentre la seconda quella della prima dedica. Probabilmente si trovava tra la Porta Capena e il tempio di Mars [Fasti Triumphales Capitolini, II, 479], fuori dall’odierna Porta S. Sebastiano, nei pressi della tomba di famiglia degli Scipioni.

 

Dianae, Junoni Reginae in Circo

Durante la sua campagna del 187 aev. contro i Liguri, M. Aemilio Lepido votò un tempio a Diana e poi un secondo a Juno Regina [Liv. XXIX, 2]. Lui stesso li dedicò entrambi nel 179 aev. quando era censore, il 23° Dec. [Liv. XL, 52; Fast. Ant. ap. NS 1921, 121], organizzando anche tre giorni di giochi scenici e un giorno di giochi circensi. Gli edifici sacri si trovavano nel lato ovest del Circo Flaminio, quello dedicato a Juno a sud del porticus pompeianus, era unito da un porticato con un tempio di Fortuna, forse Fortuna Equestris [Obseq. XVI].

 

Larentalia

Acca Larentia was considered, in classical times, the adoptive mother of Romulus and Remus, or a historical character lived in the time of King Anco Marcio, a benefactor of the Roman people, honored for her generosity. Behind this character and the legends concerning him, it hides an ancient goddess whose cult probably dates back to the most ancient of Roman civilization.

One tradition say that Acca Larentia was the nurse of Romulus and Remus: a variant identifies Her with the she-wolf who offered her breasts to the twins left by the current of the Tiber near the ficus ruminalis [Liv. I, 4, 6; Plut. Rom. IV; Lact. Inst. I, 20; Dion. H. I, 84, 2]. In another variant she is the wife of the pastor Faustulus, belonging to Evander lineage, who lived near the Palatine and found the twins (or which were entrusted to Numitore); she was nicknamed wolf, as it was (or had been) a prostitute [Liv. I, 4, 6 – 7; Dion. H. I, 84, 2 – 4; Serv. Aen. I, 273; Plut. Rom. IV; Q. R. 35; Lact. Inst. I, 20; Gel. VII, 7, 5-8; Fest. 119; Tert. Adv. Nat. II, 10; Ov. Fast. III, 55 et seq .; August. C. D. XVIII, 21]. After Faustulus death, Acca became rich, or thanks to prostitution [Cat. Orig. The Fr., 23 apud Macr. Sat. I, 10, 16], or by marrying a rich Etruscan [Lic. Macer Fr. P 1 pg 300 apud Macr. Sat. I, 10, 17] and left her land inherited by Romulus; and then to the Roman people.

Following another tradition Acca Larentia was a prostitute lived during king Anco Marcius reign: the edituus of Hercules temple, being a public holiday, decided to challenge the God playing dice: to do so would have thrown with one hand for himself and the other to Hercules. The prize for the winner would be a banquet and a woman. Hercules won, so he prepared a sumptuous feast that consumed in the altar fire and called a famous prostitute named Acca Larentia. She slept in the temple and was visited in a dream by Hercules joined her. The day after leaving the temple she met a young, rich, Etruscan fell in love with her and asked her marry him, then he remembered that in the dream God told her that he would be rewarded the next day and that, for this, it would stretch much advantage from the first opportunity that presented herself. Acca Larentia accepted and the death of the rich Etruscan, became heir. At her death he donated the land she had acquired to the Roman people and this was the subject of a public worship as a benefactor of the city [Plut. Rom. V; Q. R. 35; MACR. Sat. I, 10, 12 – 15; Tert. Adv. Nat. II, 10; August. C. D. VI, 7].

You can recognize an allusion to Acca Larentia and its union with Hercules in a step of an elegy of Tibullus

… But where you open the region Velabro, a tiny boat / she used to go to fords, cutting through the water with the oars. / Destined for the pleasure of a rich landlord of cattle / a girl often went on that boat by a young man, / on holidays, then returning back to the country that gave … [Tib. II, 5, 33-38]

We only know that on this day the flamen Quirinalis and pontefices offered sacrifices and libations of wine at the tomb of Acca Larentia, on top of the Via Nova, at the Velabro [Var. L. L. VI, 23-24; Plut. Rom. IV; CIC. For Brut. I, 15, 8; Gel. VII, 7, 6; MACR. Sat. I, 10, 15]. The antiquity of the ritual is confirmed by the name Larental [Var. L. L. VI, 24]. Another name for this festival was Tarentus dies, as the deity called also Acca Tarentina [Var. L. L. VI, 24].

In the myth about the birth of Romulus and Remus, Acca Larentia, nurse and foster mother of twins, she could have formed a couple with Rhea Silvia (Ilia), and generating real mother of the children, like nurse – mother, aunt – mother, a mythical theme whose most famous statement is the story greek Ino and Semele, but dating back to a substrate that is very archaic and attested in Rome rite of Matralia (see Matralia III EID. JUN.)

The name of Acca Larentia consists of two parts: Acca refers to a Indo-European root meaning mother, whose derivatives are known in Sanskrit (akka) and greek (akkw), while in Latin would be the only evidence; the second part is considered a derivative of Lar (although it is not certain because of the different amounts of first a), whereby Acca Larentia would have been the Mater Larum [AFA 145], gods very important, but in many ways obscure, the Roman pantheon, honored by various names (Lara, Larunda, Mania, Tacita, perhaps Genita Mana and Fauna).

 

Parentatio gentis Juniae

We know that on this day the gens Junia carried out his parentatio, that is, made to honor deceased proprii [Plut. Q. R. 34]. One of the reasons given by Plutarch is the fact that the parentatio, since ancient times, were made in the last month of the year and the gens Junia had maintained this custom in December which was the last month of the year until the reform “numana” calendar. This interpretation is confirmed by a passage of Cicero [CIC. Leg. II, 21, 54].

 

Tempestatitubus

The temple dedicated to Tempestes was built by L. Cornelius Scipio, who had voted after they escape a storm off the coast of Corsica in 259 BCE. [CIL VI, 1287; Ov. Fast. VI, 193-194; CIC. Nat. Deor. III, 51]. Ovid reports as the date of the dedication the Kal Jun, but in Fasti Antiates [Fast. Ant. ap. NS 1921, 121] we find the 23 ° Dec. It is possible that the first is the date of a restoration, and the second that of the first dedication. Probably stood between the Porta Capena and the Temple of Mars [triumphales Capitoline Fasti, II, 479], out by today Porta S. Sebastiano, near the family tomb of Scipio.

 

Dianae, Junoni reginae in Circus

During his campaign of 187 BCE. against the Ligurian, M. Aemilius Lepidus voted a temple to Diana and then a second to Juno Regina [Liv. XXIX, 2]. He dedicated them both in 179 BCE. when it was censor, Dec. 23 ° [Liv. XL, 52; Fast. Ant. ap. NS 1921, 121], also organizing three days of games a day of scenic and circus games. Sacred buildings were located in the west side of the Circus Flaminius, one dedicated to Juno south of porticus Pompeianus, was joined by a porch with a temple of Fortuna, Fortuna perhaps Equestris [Obseq. XVI].

 

Picture

Accoleius Lariscolus. 43 BC. AR Denarius (3.73 gm). Bust of Acca Larentia / The three Nymphae Querquetulanae supporting a platform with five trees. Crawford 486/1; Sear, CRI 172; Accoleia 1

 

[1] A. W. J. Holleman – Larentia, Hercules, and Mater Matuta (Tib. II 5) in L’Antiquité Classique T. 45, Fasc. 1 (1976), pp. 197-207

[2] D. Sabbatucci – Il mito di Acca Larentia in SMSR – Volume XXIX – 1958 pgg 41 – 76

[3] G. Dumèzil – Déesses latines et mythes védiques, coll. Latomus XXV, 1956, pgg 9-43, anche in La religione romana arcaica pgg 58 segg.

[4] A. Ernout, A. Meillet – Dictionnaire etymologique de la lingue latine v. Acca

[5] A. Ernout, A. Meillet – Dictionnaire etymologique de la lingue latine v. Lar