KAL.  MAJ. (1) F

Sacrum Majae

Il flamen volcanalis offriva a Maja una scrofa gravida [Macr. Sat. I, 12, 18 segg]. Secondo Giovanni Lido questo rito aveva lo scopo di scongiurare i terremoti [Lyd. Mens. IV, 76].

Bonae Deae in Aventino

Questa divinità era così chiamata per non pronunciarne il vero nome segreto che era lecito conoscere solo alle donne e veniva usato durante i suoi riti misterici. La data di costruzione dell’edificio è ancor oggi oggetto di dibattito, ma l’ipotesi più accreditata è che l’edificio sacro sia eretto nel 123 aev. dalla vestale Licinia [Cic. Domo 136 – 37] (secondo Ovidio il nome della vestale era Claudia [Ov. Fast. V, 155]) alle pendici dell’Aventino, nel luogo chiamato Remoria. In questo luogo sacro non era permesso che entrassero uomini [Fest. 278; Macr. Sat. I, 12, 21; 26; Ov. Fast. V, 149 – 58], né, formalmente, poteva entrare il vino, che però era portato in vasi chiamati mellaria; anche il mirto era bandito dal Suo tempio. I riti più importanti in onore della Dea si svolgevano in December, nella casa di un console o di un pretore ed erano officiati solo da donne, gli uomini, in quel giorno erano infatti allontanati dall’edificio. Secondo Macrobio [Macr. Sat. I, 12, 23 – 28], Essa era rappresentata con uno scettro nella mano sinistra che simboleggiava la regalità e la assimilava a Giunone ed era coronata di vite. Era anche identificata con Ops, Cerere e Proserpina e Le si sacrificava una scrofa. Nel suo tempio vi erano dei serpenti ed erano tenute numerose erbe con cui i sacerdoti preparavano rimedi e pozioni. Un sacellum della Dea si trovava nella zona di Trastevere [CIL VI, 65].

Dal passaggio di Cicerone [Cic. Cit.] si può dedurre che l’edificio sacro non fosse un tempio pubblico (aedes publica), bensì un luogo di culto privato (probabilmente a causa dell’esclusione degli uomini dal culto della Dea). L’assenza della data della dedica nei calendari epigrafici rafforza questa ipotesi.

Laribus Praestitibus

Le fonti ricordano diversi luoghi di culto dedicati ai Lares, principalmente: un tempio, al sommo della sacra via [Solin. I, 23; Obseq. IV; Cic. Nat. Deor.  III, 63; Plin. Nat. Hist. II, 16] dedicato il 27° Jun. [Ov. Fast. VI, 791 – 92], poi restaurato da Augusto e un sacellum, che sarebbe stato dedicato ai Lares Praestites, alle Kal. Maj. [Ov. Fast. V, 129 – 30; ILLRP 9] da Manlio Curio Dentato. Tacito, descrivendo il percorso del pomerium romuleo, identifica uno dei suoi angoli con un sacellum Larum [Tac. Ann. XII, 24] che presumibilmente è lo stesso di cui parla Ovidio; in considerazione del fatto che si trattava dei Lari Protettori della città, posti a difesa delle sue mura, non stupisce che il loro luogo di culto si trovasse in prossimità del pomerium. Ovidio descrive queste divinità come gemelli ai cui piedi si trova un cane [Ov. Fast. V, 137 e 143]. Anche Plutarco afferma che i Lares Praestites erano rappresentati in compagnia di un cane o vestiti con pelli di cane [Plut. Q. R. 51] ed entrambi gli autori, riferiscono questo attributo al ruolo di guardiani della città svolto di queste divinità.

Ovidio identifica i gemelli Lares Praestites con i Lares Compitales e racconta il mito della loro nascita da una divinità infera, Lara – Tacita (che sarebbe quindi identificata con Mania vedi Januarius, Compitalia) e Mercurio [Ov. Fast. II, 609 – 16]. Tale identificazione è da ricollegare al fatto che Augusto istituì in questa data una ripetizione dei Compitalia e dei Ludi che li accompagnavano [Suet. Aug. XXXI, 4; CIL I2 pg 317]. Nel passo dedicato alle Kal Maj Ovidio infatti si riferisce al culto dei Lares Augusti [Ov. V, 129 – 30; 143 – 46] che fu sovrapposto a quello dei Praestites e dei Compitales.

La Loro rappresentazione come gemelli, ha portato anche ad identificarLi con Romolo e Remo, tuttavia Carandini  ha fatto notare come il tema gemellare, nella tradizione latina e romana, sia un archetipo che si attualizza attraverso figure diverse che si manifestano in diversi stadi della storia mitica del Lazio . Quindi Romolo e Remo, in quanto Lari gemelli, non sono che l’ultimo aspetto della coppia originaria che è anche Latino e Fauno (associazione chiaramente richiamata nella rappresentazione dello specchio prenestino di Bolsena), così come Pico e Fauno. Il tema gemellare si ritrova anche in connessione con le divinità tutelari, poste a difesa degli stipiti delle porte, Picumnus e Pilumus , a loro volta identificabili con i Dioscuri. Non avendo alcuna descrizione precisa delle statue di cui parla Ovidio, ciascuna di queste coppie potrebbe essere stata quella che esse rappresentavano, o nessuna in particolare, riferendosi piuttosto all’archetipo.

Il cane potrebbe essere connesso con queste divinità tutelari, proprio perché ritenuto il guardiano delle soglie (cani sacrificati sono stati rinvenuti nei depositi di fondazione sotto le porte delle città) e quindi naturalmente associato ai Praestites, o per un suo legame con le divinità ctonie, come farebbe intendere il sacrificio di cani a Genita Mana [Plin. Nat. Hist. XXIX, 14; Plut. Q. R. 52], per altro identificata con la Madre dei Lari.

Lo specchio di Bolsena è stato variamente interpretato dagli autori moderni negli ultimi 30 anni, a partire da quanto è stata la sua autenticità . Una sua analisi estremamente puntuale è stata compiuta da T. P. Wiseman184 che, in base alle caratteristiche e agli attributi dei personaggi, vi ha ravvisato una rappresentazione del mito sulla nascita dei Lares Praestites, così com’è raccontato da Ovidio [Ov. Fast. II, 609 – 16], e una scena allegorica dei Feralia. Nel racconto poetico, Mercurio, mentre porta Lara – Tacita nell’Ade, la violenta e concepisce i Lares. Secondo Wiseman, l’episodio sarebbe stato collocato alle Eidus Maji, giorno dedicato a Mercurio e anniversario del concepimento dei Lares Praestites, che verranno alla luce nove mesi dopo, alla fine di Februarius, in concomitanza coi Feralia. Essendo questo il periodo dedicato ai defunti, si può pensare ad una nascita ctonia dei Lares che, tuttavia, esercitavano la loro azione anche nel regno terreno, come difensori della città. A questo secondo aspetto si può ipotizzare che fosse associata una sorta di seconda nascita, alle Kal Maj, una nascita come divinità del regno terrestre, e per questo motivo questa data fu scelta per la dedica del tempio dei Lares Praestites.

La celebrazione dell’anniversario del tempio dei Lares Praestites, le divinità che proteggevano la città dai nemici, sia materiali che spirituali, iniziava per la comunità romana arcaica un periodo di purificazione che aveva lo scopo di eliminare le contaminazioni, espellere gli spiriti maligni, e tenere lontani dai suoi confini le entità nefaste, e si concludeva con la chiusura dei Vestalia, il Q.St.D. F. a metà del mese di Junius. Questo lungo intervallo di tempo comportava rituali e cerimonie che si svolgevano a tutti i livelli e che intendevano liberare tutta la città e il suo ager, in vista del momento del raccolto.

Troviamo rituali privati, Lemuria e Carnaria, cerimonie pubbliche riguardanti sia la città arcaica, i Sacra Argeorum, che le comunità rurali ed il territorio coltivato, gli Ambarvalia; infine la purificazione del Penus Vestae, simbolo dell’intera comunità e dello Stato romano nel suo insieme.

Il tempo occupato da queste cerimonie era quello della tarda primavera, in questo momento critico era necessario allontanare ogni pericolo dalle colture in fase di maturazione (e forse anche dalle gestanti che avevano appena iniziato la gravidanza), così da propiziare il buon esito del raccolto e la comunità, rigenerata e liberata dai fantasmi e da ogni forma di contaminazione, poteva apprestarsi a celebrare l’arrivo dell’estate ed il trionfo della forza solare.

 

Sacrum Majae

The flamen volcanalis offered to Maja a pregnant sow [MACR. Sat. I, 12, 18 et seq]. According to Johannes Lydus this ritual was intended to ward off earthquakes [Lyd. Mens. IV, 76].

Bonae Deae in Aventino

This deity was so called not to pronounce the real secret name that was permitted only to know the women and was used during its rituals mystery. The date of construction of the building is still being debated today, but the most accepted hypothesis is that the sacred building is erected in 123 BCE. from Vestal Licinia [Cic. Domo 136-37] (according to Ovid was the name of the Vestal Claudia [Ov. Fast. V, 155]) to the Aventine hill, in the place called Remoria. In this sacred place men were not allowed to enter [Fest. 278; Macr. Sat. I, 12, 21; 26; Ov. Fast. V, 149-58], also wine was not permitted, but it was carried in in vessels called mellaria; even the myrtle was banished from Her temple. The most important rites in honor of the Goddess took place in December, in the house of a consul or a magistrate and were officiated only by women, men, on that day were in fact moved away from the building. According to Macrobius [Macr. Sat. I, 12, 23-28], She was represented with a scepter in his left hand that symbolized royalty and assimilated to Juno and was crowned with vine. She was also identified with Ops, Ceres and Proserpine and a sow was sacrificed to Her. In Her temple there were snakes and numerous herbs were held at which the priests made remedies and potions. A sacellum Goddess was in the area of ​​Trastevere [CIL VI, 65].

By the passage of Cicero [Cic. Cit.] It can deduce that the sacred building was not a public temple (aedes publica), but a place of private worship (probably because of the exclusion of men from the cult of the Goddess). The absence of the date of the dedication in epigraphic calendars strengthens this hypothesis.

Laribus Praestitibus

The sources point out various places of worship dedicated to the Lares, mainly: a temple, at the top of the sacred way [Solin. I, 23; Obseq. IV; Cic. Nat. Deor. III, 63; Plin. Nat. Hist. II, 16] devoted 27 Jun °. [Ov. Fast. VI, 791-92], then restored by Augustus and a sacellum, which would be devoted to Lares Praestites, to Kal. Maj. [Ov. Fast. V, 129-30; ILLRP 9] by Manlius Curius Dentatus. Tacitus, describing the path of Romulus’ pomerium, identifies one of its corners with a sacellum Larum [Tac. Ann. XII, 24] that supposedly is the same mentioned by Ovid; considering the fact that Lares were the protectors of the city, placed to defend its walls, no wonder that their place of worship was in the vicinity of the pomerium. Ovid describes these deities as twins at whose feet is a dog [Ov. Fast. V, 137 and 143]. Plutarch also states that the Lares Praestites were represented in the company of a dog or dressed dog skins [Plut. Q. R. 51] and both authors, this attribute refers to the role of guardians of the city done of these deities.

Ovid identifies the twins Lares Praestites with Lares compitales and tells the myth of their birth from an underworld deity, Lara – Tacita (which would then be identified with Mania see Januarius, Compitalia) and Mercury [Ov. Fast. II, 609-16]. This identification must be linked to the fact that Augustus instituted on this date a repeat of Compitalia and Ludi who accompanied them [Suet. Aug. XXXI, 4; CIL I2 pg 317]. In the passage devoted to Kal Maj Ovid in fact it refers to the cult of the Lares Augusti [Ov. V, 129-30; 143-46] which was layered with Praestites and compitales.

Their representation as twins, has also led to identify with Romulus and Remus, however Carandini pointed out that the twin theme, in the Latin tradition, and Roman, is an archetype that is actualized through different figures that manifest themselves at different stages of the mythical story Lazio. So Romulus and Remus, as Lari twins, are just the latest aspect of the original couple which is also Latin and faun (Association clearly drawn in the mirror representation prenestino Bolsena), as well as Pico and faun. The twin theme is also found in connection with the tutelary deities, placed in defense of the door jambs, and Picumnus Pilumus, in turn identified with the Dioscuri. Having no precise description of the statues mentioned by Ovid, each of these couples may have been what they represented, or any particular one, but referred rather archetype.

The dog may be connected with these tutelary deities, just because it was considered the guardian of the threshold (sacrificed dogs were found in the foundation deposits under the doors of the city) and then of course associated with Praestites, or for its link with the chthonic deities, as it would mean the sacrifice of dogs to Genita Mana [Plin. Nat. Hist. XXIX, 14; Plut. Q. R. 52], on the other identified with the Mother of the Lares.

The Bolsena mirror has been variously interpreted by modern authors in the last 30 years, starting from what was its authenticity. Its extremely accurate analysis was made by T. P. Wiseman184 that, according to the characteristics and attributes of the characters, has identified you a representation of the myth about the birth of Lares Praestites, as it is told by Ovid [Ov. Fast. II, 609-16], and an allegorical scene of Feralia. In poetic tale, Mercury, while bringing Lara – Tacita Hades, the violent and conceives the Lares. According to Wiseman, the episode would have been placed at Eidus Maji, the day dedicated to Mercury and the anniversary of the conception of Lares Praestites, which will come to light nine months after the end of Februarius, in conjunction with Feralia. This being the period dedicated to the dead, you can think of a chthonic birth of Lares, however, they exerted their action even in the earthly kingdom, as defenders of the city. At this second aspect it can be assumed that it was associated with a sort of second birth, the Kal Maj, a birth as a god’s earthly kingdom, which is why this date was chosen for the dedication of the temple of Lares Praestites.

The anniversary celebration of the temple of Lares Praestites, the deities who protected the city from enemies, both material and spiritual, for the archaic Roman community began a period of purification that was intended to eliminate contamination, expel evil spirits, and keep away from its borders the harmful entities, and ended with the closure of Vestalia, the Q.St.D. F. in the middle of the month Junius. This long time frame involved rituals and ceremonies that took place at all levels and that they intended to free up the entire city and its ager, in view of the harvest time.

We find private rituals, Lemuria and Carnaria, public ceremonies concerning both the archaic city, the Sacred Argeorum, that rural communities and the cultivated land, the ambarvalia; Finally the purification of Penus Vestae, symbol of the whole community and the Roman state as a whole.

The time occupied by these ceremonies was that of the late spring, at this critical time was necessary to remove all danger from the maturing crops (and perhaps also by pregnant women who had just started pregnancy), as well as bringing about the success of the harvest and the community, regenerated and released by ghosts and all forms of contamination, could apprestarsi to celebrate the arrival of summer and the triumph of the solar force.

Picture

Lucius Caesius. 112-111 BC. Denarius (Silver, 3.93 g 1), Rome. Bust of Apollo or Veiovis seen from behind to left, wearing a taenia and with a cloak over his left shoulder, hurling a thunderbolt with his right hand; to right, monogram of AP. Rev. L.CÆSI The Lares Praestites seated facing, turned slightly to right, each on a stool and each holding a long staff; between them, dog standing right; to left and right, monograms of LA and PRE; above, between them, bust of Vulcan to left, wearing his cap and with tongs behind him to right. Babelon (Caesia) 1. Crawford 298/1. Sydenham 564

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KAL.  APR. (1) NP

Veneralia

Fortuna Virilis

Alle Kalendae Aprilis si svolgevano i rituali in onore di Venus Verticordia “Colei che volge i cuori [alla pudicizia]”. Questo culto fu introdotto a Roma in due riprese. Valerio Massimo riporta che all’inizio del III sec. a. c. il Senato decretò la consacrazione di una statua a Venus Verticordia, allo scopo di distogliere le matrone e le giovani romane dalla lussuria e di volgerle alla castità. In quell’occasione si decretò quale fosse la matrona più casta della città: furono scelte 100 matrone e tra esse 10 vennero tirate a sorte, in mezzo a questo piccolo gruppo Sulpicia, moglie di Quintus Fluvius Flaccus, fu decretata sanctissima femina (o pudicissima femina) [Val. Max. VIII, 15, 12; Plin. Nat. Hist. VII, 120; Solin. I, 126].

Circa un secolo dopo, la morte di una giovane figlia di un cavaliere romano, perché colpita da un fulmine, fu presagio di una grave empietà; in breve tempo si scoprì che tre vestali di nobile famiglia si erano rese colpevoli di fornicazione (incestum) con uomini di rango equestre. Le tre donne furono messe a morte e, in seguito alla consultazione dei Libri Sibillini, fu decretata la costruzione di un tempio dedicato a Venus Verticordia per espiare il misfatto [Jul. Obs. XXXVII (XCVII); Oros. V, 15, 20 – 21]. Plutarco, in questa occasione, accenna anche al compimento di sacrifici umani [Plut. Q. R. 83]

Le matrone e le giovani romane si recavano al tempio di Venus, compivano la lavatio della statua della Dea, e le offrivano rose e altri fiori [Ov. Fast. IV, 133 – 38]; quindi prendevano un bagno coronate di mirto nei pressi del tempio [Ov. Fast. Cit.; Plut. Num. XIX, 3]. La pratica della lavatio è considerata di origine greca, probabilmente, a causa del periodo tardo in cui questo culto di Venus si è affermato.

In questo giorno era onorata anche Fortuna Virilis: le fonti però non sono concordi, infatti gli autori più tardi, come Plutarco e Giovanni Lido, non fanno più menzione di questa divinità ed ascrivono tutti i riti delle Kalendae ad Afrodite. Questa lacuna ha fatto ipotizzare che in tempi antichi il primo giorno di Aprilis fosse stato sacro a Fortuna Virilis e che in seguito, i riti in suo onore siano stati assorbiti nel culto di Venus Verticordia. Fortunatamente ci sono pervenuti alcuni frammenti di questo culto, soprattutto attraverso le note al calendario di Preneste scritte da Verrio Flacco e i Fasti di Ovidio.

Dai fasti apprendiamo che Fortuna Virilis era onorata dalle donne durante un bagno nelle terme: in questa occasione esse bruciavano incenso e chiedevano alla Dea di celare agli uomini i loro difetti fisici così da renderle più seducenti; inoltre veniva bevuta una mistura di latte, papavero e miele, chiamata cocetum [Fest. 39] (molto probabilmente il nome è di derivazione greca, da cuchton), che era solitamente consumata dalle neospose [Ov. Fast. IV, 145 – 52]. Secondo Verrio Flacco le donne romane pregavano Fortuna Virilis e quelle di bassa condizione e le prostitute, in questo giorno, prendevano un bagno nelle terme degli uomini [CIL. I, 1, 262]. Anche Giovanni Lido parla dell’usanza, da parte delle donne di umile condizione, di bagnarsi nelle terme maschili [Lyd. Mns. IV, 65], ma l’ascrive al culto di Venus (come abbiamo visto prima).

 

Veneralia

Fortuna Virilis

At Kalendae Aprilis rituals in honor of Venus Verticordia “She who turns hearts [to modesty]” held. This cult was introduced in Rome on two moments. Valerius Maximus reports that at the beginning of the third century BC. the Senate decreed the consecration of a statue Venus Verticordia, in order to divert the matrons and young Roman lust and turn them to chastity. On that occasion the most chaste matron of the city was chosen: 100 matrons were selected and among them 10 were drawn by lot, among this small group Sulpicia, wife of Quintus fluvius Flaccus, was decreed sanctissima femina (or pudicissima femina ) [Val. Max. VIII, 15, 12; Plin. Nat. Hist. VII, 120; Solin. I, 126].

About a century later, the death of the young daughter of a Roman knight, struck by lightning, was a harbinger of serious impiety; soon it was discovered that three vestal noble family had made guilty of fornication (incestum) with men of equestrian rank. The three women were put to death and, following consultation of the Sibylline Books, the construction of a temple dedicated to Venus Verticordia was decreed to atone for the crime [Jul. Obs. XXXVII (XCVII); Oros. V, 15, 20-21]. Plutarch, on this occasion, also refers to the fulfillment of human sacrifices [Plut. Q. R. 83].

The Roman matrons and young people went to the temple of Venus, were making the lavatio the statue of the Goddess, and offered roses and other flowers [Ov. Fast. IV, 133-38]; then they took a bath myrtle crowned near the temple [Ov. Fast. cit .; Plut. Num. XIX, 3]. The practice of the washhouse is considered of Greek origin, probably, because of the late time when the cult of Venus has emerged.

This day was also honored Fortuna Virilis: the sources, however, do not agree, in fact, to later authors, such as Plutarch and Johannes Lydus, do not make more mention of this deity and ascribe all the rites of Kalendae to Aphrodite. This gap has led to the hypothesis that in ancient times on the first day of Aprilis was sacred to Fortuna Virilis and later, the rites in his honor have been absorbed in the cult of Venus Verticordia. Fortunately we have received some fragments of this cult, especially through the notes on the calendar for Preneste written by Verrius Flaccus and Ovid’s Fasti.

From the pomp we learn that Fortuna Virilis was honored by the women during a bath in the thermae. On this occasion they burned incense and asked the goddess to conceal men their physical flaws making them more attractive; on drank a mixture of milk, honey and poppy, called cocetum [Fest. 39] (most likely the name is derived from Greek, from cuchton), which was usually consumed by new-bride [Ov. Fast. IV, 145-52]. According Verrius Flaccus Roman women prayed Fortuna Virilis and those of low condition and prostitutes, on this day, took a bath in the men’s baths [CIL. I, 1, 262]. Following Lydus women of humble condition were used to bathe in the men’s baths [Lyd. Mns. IV, 65], but the author ascribes it to the worship of Venus (as we saw earlier).

Mensis Martius

https://www.academia.edu/38476268/Mensis_Martius

Il mese di Martius, primo del ciclo annuale romano era dedicato a Mars, divinità che aveva come animali sacri il picchio, il lupo, il toro e il cavallo.
Era il protettore degli juvenes, i giovani che, prima di poter entrare a far parte della comunità civica, erano portati a vivere nelle foreste, comportandosi come briganti per procacciarsi quanto loro necessitava per vivere e non a caso i briganti erano equiparati ai lupi. Questo gruppo di giovani era il populus ed erano guidati da un magister populi (o poplicola), dal verbo populare, saccheggiare, rapinare, e avrebbero poi formato l’ossatura dell’esercito romano, ovvero dell’assemblea degli uomini armati che per questo prenderà il nome di populus. Il populus rappresenta originariamente l’antitesi della civitas, esso esisteva solo al di fuori dei limiti urbani (il populus si riuniva solo fuori dal pomerium) ed era sotto la protezione di Mars Gradivus, il Mars che avanza verso il nemico, laddove i cives, quirites, erano sotto la protezione di Quirinus.Per questo abbiamo la formula Populus Romanus Quiritum, il populus romanus dei Quirites, da un lato il populus romanus, ossia i giovani figli di Romolo in armi, dall’altro i quirites, i cittadini e quanti vivevano nell’ager.
Mars era la guida dei veria sacra, le primavere sacre italiche, i suoi animali sacri guidarono i giovani italici nel loro peregrinare come fantasmi nelle foreste. Mars è quindi, per antonomasia la divinità antitetica alla città e all’ager, è caratterizzato dalla ferinitas

satur fu, fere Mars, limen sali, sta berber

invocano gli arvali, ossia, feroce Mars, ritieniti sazio, varca il confine, ossia ti preghiamo di stare fuori dal confine dell’ager romanus (non dobbiamo infatti dimenticare che il santuario di Dea Dia era situato sul confine dell’ager romanus antiquus). Era poi Silvanus, cioè abitante delle foreste e per questo venerato nei boschi, come indica Catone.
Se andiamo al rito dei suovetaurilia riportato da Catone, quello che si chiede a Mars è

… prohibessis defendas averruncesque… [Cat. Agr. CXLI]

Si tratta di tre azioni compiute dal guerriero in combattimento: tenere a distanza, impedire l’accesso (pro-hibere da pro- habere, avere a distanza), azione che rimanda alla lancia che colpisce da lontano, arma considerata sacra a Marte fin da tempi remoti (pensiamo al hasta Martis custodita in un sacrarium della Regia); respingere, spingere via, colpire dall’alto (defendere), azione compiuta con la spada o con l’ascia (etimologicamente de- fendere è colpire dall’alto in basso, separare colpendo dall’alto in basso); sviare altrove (averrunco), immagine che si ricollega allo scudo che deflette i colpi dell’avversatio, particolarmente i dardi. In tale rito quindi Mars è rappresentato come un guerriero in armi che, posto fuori dal limite dell’ager, aveva il compito di difenderlo e proteggerlo, affinchè i Lares e i Semunes potessero compiere la loro opera e garantire la fertilità dei campi e la crescita delle messi

Mars Gradivus
Severus Alexander (222-235 AD). AR Denarius (20 mm, 3.11 g), Roma (Rome), 231-235 AD.
Obv. IMP ALEXANDER PIVS AVG, laureate and draped bust right.
Rev. MARS VLTOR, Mars advancing right, holding spear and shield.
RIC 246