NON.  APR. (5) C

Fortuna Publica in Colle

Il tempio di Fortuna Publica Citerior era il più vicino alla città, all’interno (citerior) rispetto alla Porta Collina di un gruppo di tre edifici sacri dedicati a Fortuna sul Colle Quirinale [Cas. Dio. XLIII, 26]. Non si sa nulla della sua storia [Fast. Praen. ad Non. Apr., CIL I², 235; 315: Fortunae publicae citerio(ri) in colle; ILLRP 9; Ov. Fast. IV, 375 – 76]

 

The temple of Fortuna Publica Citerior was the closest to the city, of a group of three sacred buildings dedicated to Fortuna on the Quirinal Hill, inside (Citerior) the Porta Collina [Cas. Dio. XLIII, 26]. Nothing is known of its history [Fast. Praen. of Not. Apr., CIL I², 235; 315: Fortunae publicae Citerio (re) in the hill; ILLRP 9; Ov. Fast. IV, 375-76]

Picture

Titus Aureus, Fortuna reverse, RIC II 696. Titus, as Caesar (69-79 AD). Aureus (20 mm, 6.95 g), Roma (Rome), 74 AD. Obv. T CAESAR IMP VESP, laureate head right. Rev. PONTIF TR POT, Fortuna standing left on garlanded base, holding rudder and cornucopiae. RIC II, 696.

Annunci

KAL.  APR. (1) NP

Veneralia

Fortuna Virilis

Alle Kalendae Aprilis si svolgevano i rituali in onore di Venus Verticordia “Colei che volge i cuori [alla pudicizia]”. Questo culto fu introdotto a Roma in due riprese. Valerio Massimo riporta che all’inizio del III sec. a. c. il Senato decretò la consacrazione di una statua a Venus Verticordia, allo scopo di distogliere le matrone e le giovani romane dalla lussuria e di volgerle alla castità. In quell’occasione si decretò quale fosse la matrona più casta della città: furono scelte 100 matrone e tra esse 10 vennero tirate a sorte, in mezzo a questo piccolo gruppo Sulpicia, moglie di Quintus Fluvius Flaccus, fu decretata sanctissima femina (o pudicissima femina) [Val. Max. VIII, 15, 12; Plin. Nat. Hist. VII, 120; Solin. I, 126].

Circa un secolo dopo, la morte di una giovane figlia di un cavaliere romano, perché colpita da un fulmine, fu presagio di una grave empietà; in breve tempo si scoprì che tre vestali di nobile famiglia si erano rese colpevoli di fornicazione (incestum) con uomini di rango equestre. Le tre donne furono messe a morte e, in seguito alla consultazione dei Libri Sibillini, fu decretata la costruzione di un tempio dedicato a Venus Verticordia per espiare il misfatto [Jul. Obs. XXXVII (XCVII); Oros. V, 15, 20 – 21]. Plutarco, in questa occasione, accenna anche al compimento di sacrifici umani [Plut. Q. R. 83]

Le matrone e le giovani romane si recavano al tempio di Venus, compivano la lavatio della statua della Dea, e le offrivano rose e altri fiori [Ov. Fast. IV, 133 – 38]; quindi prendevano un bagno coronate di mirto nei pressi del tempio [Ov. Fast. Cit.; Plut. Num. XIX, 3]. La pratica della lavatio è considerata di origine greca, probabilmente, a causa del periodo tardo in cui questo culto di Venus si è affermato.

In questo giorno era onorata anche Fortuna Virilis: le fonti però non sono concordi, infatti gli autori più tardi, come Plutarco e Giovanni Lido, non fanno più menzione di questa divinità ed ascrivono tutti i riti delle Kalendae ad Afrodite. Questa lacuna ha fatto ipotizzare che in tempi antichi il primo giorno di Aprilis fosse stato sacro a Fortuna Virilis e che in seguito, i riti in suo onore siano stati assorbiti nel culto di Venus Verticordia. Fortunatamente ci sono pervenuti alcuni frammenti di questo culto, soprattutto attraverso le note al calendario di Preneste scritte da Verrio Flacco e i Fasti di Ovidio.

Dai fasti apprendiamo che Fortuna Virilis era onorata dalle donne durante un bagno nelle terme: in questa occasione esse bruciavano incenso e chiedevano alla Dea di celare agli uomini i loro difetti fisici così da renderle più seducenti; inoltre veniva bevuta una mistura di latte, papavero e miele, chiamata cocetum [Fest. 39] (molto probabilmente il nome è di derivazione greca, da cuchton), che era solitamente consumata dalle neospose [Ov. Fast. IV, 145 – 52]. Secondo Verrio Flacco le donne romane pregavano Fortuna Virilis e quelle di bassa condizione e le prostitute, in questo giorno, prendevano un bagno nelle terme degli uomini [CIL. I, 1, 262]. Anche Giovanni Lido parla dell’usanza, da parte delle donne di umile condizione, di bagnarsi nelle terme maschili [Lyd. Mns. IV, 65], ma l’ascrive al culto di Venus (come abbiamo visto prima).

 

Veneralia

Fortuna Virilis

At Kalendae Aprilis rituals in honor of Venus Verticordia “She who turns hearts [to modesty]” held. This cult was introduced in Rome on two moments. Valerius Maximus reports that at the beginning of the third century BC. the Senate decreed the consecration of a statue Venus Verticordia, in order to divert the matrons and young Roman lust and turn them to chastity. On that occasion the most chaste matron of the city was chosen: 100 matrons were selected and among them 10 were drawn by lot, among this small group Sulpicia, wife of Quintus fluvius Flaccus, was decreed sanctissima femina (or pudicissima femina ) [Val. Max. VIII, 15, 12; Plin. Nat. Hist. VII, 120; Solin. I, 126].

About a century later, the death of the young daughter of a Roman knight, struck by lightning, was a harbinger of serious impiety; soon it was discovered that three vestal noble family had made guilty of fornication (incestum) with men of equestrian rank. The three women were put to death and, following consultation of the Sibylline Books, the construction of a temple dedicated to Venus Verticordia was decreed to atone for the crime [Jul. Obs. XXXVII (XCVII); Oros. V, 15, 20-21]. Plutarch, on this occasion, also refers to the fulfillment of human sacrifices [Plut. Q. R. 83].

The Roman matrons and young people went to the temple of Venus, were making the lavatio the statue of the Goddess, and offered roses and other flowers [Ov. Fast. IV, 133-38]; then they took a bath myrtle crowned near the temple [Ov. Fast. cit .; Plut. Num. XIX, 3]. The practice of the washhouse is considered of Greek origin, probably, because of the late time when the cult of Venus has emerged.

This day was also honored Fortuna Virilis: the sources, however, do not agree, in fact, to later authors, such as Plutarch and Johannes Lydus, do not make more mention of this deity and ascribe all the rites of Kalendae to Aphrodite. This gap has led to the hypothesis that in ancient times on the first day of Aprilis was sacred to Fortuna Virilis and later, the rites in his honor have been absorbed in the cult of Venus Verticordia. Fortunately we have received some fragments of this cult, especially through the notes on the calendar for Preneste written by Verrius Flaccus and Ovid’s Fasti.

From the pomp we learn that Fortuna Virilis was honored by the women during a bath in the thermae. On this occasion they burned incense and asked the goddess to conceal men their physical flaws making them more attractive; on drank a mixture of milk, honey and poppy, called cocetum [Fest. 39] (most likely the name is derived from Greek, from cuchton), which was usually consumed by new-bride [Ov. Fast. IV, 145-52]. According Verrius Flaccus Roman women prayed Fortuna Virilis and those of low condition and prostitutes, on this day, took a bath in the men’s baths [CIL. I, 1, 262]. Following Lydus women of humble condition were used to bathe in the men’s baths [Lyd. Mns. IV, 65], but the author ascribes it to the worship of Venus (as we saw earlier).