KAL.  MAR. (1) NP

Feriae Martis

Per gli autori antichi questo giorno era il dies natalis di Mars, che sarebbe stato concepito da Giunone, toccando certi fiori, il cui segreto le era stato rivelato da Flora [Ov. Fast. V, 253 – 56]. Secondo Giovanni Lido invece Mars sarebbe nato dall’unione di Giove, l’etere, e Giunone, l’aria e rappresenterebbe il fuoco celeste [Lyd. Mens. IV, 33]. Continua a leggere KAL.  MAR. (1) NP

EQUIRRIA

III KAL. MAR. (27) NP

In questo giorno si svolgevano corse di cavalli nel Campo Marzio. Secondo la tradizione sarebbero state istituite da Romolo in onore di Marte [Varr. L. L. VI, 13; Fest. 81; Ov. Fast. II,857 – 864]. Gli Equirria si ripetevano alla vigilia delle Eid. Mart. e, trattandosi degli unici due giorni in cui cadeva questa ricorrenza, è molto probabile una stretta connessione tra le due date. Continua a leggere EQUIRRIA

EID. OCT. (15) NP

October Equus

Sull’October Equus abbiamo poche informazioni che ci arrivano solo dallo storico greco Timeo, citato da Polibio, da alcune glosse di Festo e da un delle Questioni Romane di Plutarco.

Alle Eid. Oct. si svolgeva una corsa tra carri [Plut. Q. R. 97], bighe o trighe, il cavallo a destra del carro vincitore, chiamato October Equus [Fest. 178 – 179], era poi coronato di pani e sacrificato a Mars nel Campo Martio [Plut. Cit. Fest. Cit; 220; Polyb. XII, 4b, 1] dai pontefici e dal flamen martialis [Cas. Dio. XLIII, 24, 4] che lo uccideva trafiggendolo con una lancia presso l’ara Martis. Questo tipo di uccisione è insolita nella ritualistica romana, ma potrebbe essere stata dettata dal divieto di toccare i cavalli che avevano i flamines [Plin. Nat. Hist. XXVIII, 146]. La testa dell’animale era contesa tra gli abitanti della Suburra e quelli della Via Sacra: se l’avessero ottenuta i primi, l’avrebbero affissa sulla Torre Mamilia, i secondi alla Regia. Dopo l’immolazione e l’uccisione, la coda dell’animale era rapidamente portata alla Regia, dove il sangue era fatto colare sul focolare [Fest. Cit.]. Con questo sangue le vestali preparavano il suffimentum usato nei Palillia [Ov. Fast. IV, 732].

Il cavallo non è una vittima usuale nei sacrifici romani, infatti questo è l’unico caso in cui compare.

 

October Equus

we have little information we receive only from the historic greek Timaeus, quoted by Polybius, some glosses Festo and a Roman Issues of Plutarch.

The Eid. Oct. took place a race between wagons [Plut. QR 97], or trighe chariot, the horse to the right wagon winner, called October Equus [Fest. 178-179], was then crowned with loaves and sacrificed to Mars in the Campo Marzio [Plut. Cit. Fest. Cit; 220; Polyb. XII, 4b, 1] by the popes and the flamen martialis [Cas. Dio. XLIII, 24, 4] who killed him by stabbing him with a spear at the altar Martis. This kind of killing is unusual in the Roman ritual, but may have been dictated by the prohibition to touch the horses who had flamines [Plin. Nat. Hist. XXVIII, 146]. The animal’s head was disputed between the inhabitants of the Suburra and those of the Sacred Way: if they had obtained the first, would have affixed to the Turris Mamilia, the seconds to the Royal. After the immolation and killing, the tail of the animal was quickly brought to the Royal, where the blood was poured on the stove [Fest. Cit.]. With this blood the vestal virgins used in preparing the suffimentum for Palillia [Ov. Fast. IV, 732].

The horse is not a victim in the usual sacrifices Romans, in fact this is the only case in which it appears.

 

Picture
Drachm circa 241-235, AR 3.24 g. Helmeted head of Mars r. Rev. Horse’s head r.; behind, sickle; below, ROMA. Sydenham 25. RBW 39. Crawford 25/2. Historia Numorum Italy 298.

VIII KAL. OCT. (23) F

Apollini

In questa data il tempio di Apollo nel Campo Martio fu ridedicato dopo un restauro. [Fast. Urb. Arv. ad IX Kal. Oct.; CIL I2, 215; 252; 339].

Latonae ad Theatrum Marcelli, Marti, Neptuno in Campo

Non abbiamo informazioni su questi templi che dovevano trovarsi nel Campo Martio, è probabile che si tratti di ri-dedicazioni augustee di templi che si trovavano tra l’area del Campo Martio vero e proprio e il Circo Flaminio.

Il tempio di Neptunus, sarebbe quindi il tempio in Circo la cui data di dedicaizone sarebbe stata alle Kal. Dec. (vedi Kal. Dec.)

Il tempio di Marte può essere identificato con il tempio di Marte in Circo Flaminio citato da Plinio [Plin. Nat. Hist. XXXVI, 26]. L’edificio fu edificato da D. Junius Brutus Callaicus ex manubiis, dopo il suo trionfo sui lusitani avvenuto nel 133 aev su progetto dell’architetto Hermodorus di Salamina [Corn. Nep. Exemp. Fr. 26 P apud Prisc. VIII, 17, GLK II, 383]: all’interno si trovavano una statua di culto di Marte, opera di Skopas minore e una di Venere [Plin. Nat. Hist. XXXVI, 26], sulle pareti della cella erano incisi versi saturnii di Accio [Schol. Bob. In Cic. Pro Arch. XI, 27; Val. Max. VIII, 14, 2]. I resti di questo edificio sono stati identificati al di sotto della chiesa di S. Salvatore in Campo: doveva trattarsi di una struttura in marmo pantelico senza podio, in stile ellenistico.

 

Apollini

On this day the temple of Apollo in the Campo Marzio was rededicated after a restoration. [Fast. Urb. Arv. to IX Kal. Oct .; CIL I2, 215; 252; 339].

Latonae ad Theatrum Marcelli, Marti, Neptuno in Campo

We have no information about these temples that should have been in the Campo Martio, but it is likely that these mentions are August re-dedications of temples that were around the area of ​​the Campo Martio itself and the Circus Flaminius.

The temple of Neptunus would thus have been the temple in Circus whose dedication date was at the Kal. Dec. (see Kal. Dec.)

The temple of Mars can be identified with the temple of Mars in Circo Flaminio cited by Pliny [Plin. Nat. Hist. XXXVI, 26]. It was built by D. Junius Brutus Callaicus ex manubiis, after his triumph over the Lusitans in 133 BCE on a project by the architect Hermodorus of Salamina [Corn. NEP. Exemp. Br. 26 P apud Prisc. VIII, 17, GLK II, 383]: inside there was a cult statue of Mars, a work by minor Skopas and one of Venus [Plin. Nat. Hist. XXXVI, 26]; on the walls of the cell verses saturnii by Accius were engraved [Schol. Bob. In Cic. Pro Arch. XI, 27; Val. Max. VIII, 14, 2]. The remains of this building have been identified underneath the church of S. Salvatore in Campo: it must have been a pantelic marble structure without a podium, in Hellenistic style.

Picture

Severus Alexander AR Denarius, Mars reverse. Severus Alexander (222-235 AD). AR Denarius (20 mm, 3.11 g), Roma (Rome), 231-235 AD. Obv. IMP ALEXANDER PIVS AVG, laureate and draped bust right. Rev. MARS VLTOR, Mars advancing right, holding spear and shield. RIC 246.

KAL.  JUN. (1) N

Junoni Monetae in Arce

Il tempio di Giunone Ammonitrice (Moneta) fu dedicato nel 344 aev. assolvendo a un voto pronunciato l’anno prima dal dittatore M. Furius Camillus durante la guerra contro gli Aurunci.

Si trovava sul Campidoglio, nel luogo dove prima c’era la casa di Manlio Capitolino, che era stata distrutta in seguito alla sua condanna a morte [Liv. VII, 28, 4 – 6; VI, 20, 13; Val. Max. VI, 3, 1; Ov. Fast. VI, 183; I, 638]. Secondo un’altra tradizione, sarebbe stato costruito sul luogo in cui sorgeva la regia di Tito Tazio [Plut. Rom. XX, Solin. I, 21]. La leggenda vuole che, durante l’assedio gallico di Roma, delle oche, consacrate a Giunone, avessero avvertito i Romani di un tentativo dei nemici di scalare le mura dell’Arx; in questo modo Manlio Capitolino, riuscì a respingerli e a salvare la cittadella [Plut. Camil. XXVII]. A questo episodio si fa risalire l’epiteto “Ammonitrice” dato a Giunone; un’altra versione vuole che, durante un terremoto, dal tempio della Dea si udì una voce che chiedeva di espiare il prodigio sacrificando una scrofa gravida [Cic. Div. I, 101]. Poiché l’assedio gallico avvenne prima della costruzione del tempio votato da Camillo e, a causa dell’incertezza delle fonti sulla sua localizzazione, è stato ipotizzato che sul Campidoglio esistesse già un luogo di culto (ara o sacellum), probabilmente dedicato a Juno Regina che sarebbe poi stato sostituito dal tempio, o che avrebbe continuato ad esistere e ad essere celebrato il 10° Oct.

L’epiteto Moneta, deriva da moneo, un verbo il cui significato primario è ricordare, richiamare all’attenzione, da cui anche monumentum, dal proto-indoeuropeo *mon-eje-, per cui correttamente significa, colei che riporta alla mente, la Memoria, tant’è che Livio Andronico, traducendo in latino l’Odissea, tradusse con Moneta, Mnhmosunh [Liv. Andr. Fr 21 B apud Prisc. GL II, 198 K].

Quando i romani iniziarono ad usare monete, nel III sec. aev, nei pressi del tempio di Juno Moneta sorse la zecca di Roma, da cui il nome di moneta

 

Marti in Clivio

Il tempio di Marte in Clivio, si trovava sul Clivius Martis, sul lato sinistro della via Appia, tra il primo ed il secondo miglio dalla citta, fuori dalla Porta Capena, presso un bosco [CIL VI, 10234; Serv. Aen. I, 292; App. B.C. III, 6, 41; Ov. Fast. VI, 191 – 195; Schol. Juv. I, 7]. Non si conosce la data in cui fu costruito, ma sembra che fosse stato votato durante la guerra gallica e dedicato nel 388 aev. da Titus Quinctius, un duumviro sacris faciendis [Liv. VI, 5, 8]. Nei pressi di questo tempio si riunivano le truppe in armi, prima di partire per una campagna militare [Liv. VII, 23, 3] e dallo stesso luogo partiva la transactio equitum, la processione dei cavalieri che si svolgeva nel mese Quinctilis (vedi) [Dion. H. VI, 13, 4]. All’interno del tempio vi era una statua di Marte ed immagini di lupi [Liv. XXII, 1, 12], mentre nelle sue vicinanze si trovava il lapis manalis: secondo Festo [Fest. 128] una grossa pietra che veniva portata in città nei periodi di siccità, ottenendo così la pioggia, dal fatto che con essa “scorresse (manaret)” l’acqua, era chiamata manalis. Da Varrone apprendiamo che con questa pietra si compiva un qualche rito chiamato, dai pontefici, manale sacrum [Var. apud. Non. 547].

Nel 189 aev. la via Appia fu pavimentata fino a questo tempio e così la collina su cui si trovava, in seguito furono aggiunti portici che correvano lungo la via che fu quindi definita via tecta.

 

Carna – Kalendae Fabariae

Alle Kal. Jun. si venerava Carna, un’antica divinità romana, il cui nome deriva da caro, carnis, la carne e di cui abbiamo poche notizie. Secondo un documento epigrafico, è possibile che questo giorno, in suo onore, fosse chiamato anche Carnaria [CIL III, 3893].

Le nostre uniche fonti sono un passo di Macrobio ed uno dei Fasti di Ovidio. Entrambi mettono in relazione Carna con gli organi interni, vitalia, e di cui ne fanno una sorta di protettrice [Macr. Sat. I, 12, 32]. Essa era anche connessa con la salus, intesa sia come salvezza del popolo [Macr. Sat. I, 12, 33], che come salute delle persone [Ov. Fast. VI, 151 – 162], è infatti il suo intervento che salva Proca dalla consunzione, un indebolimento progressivo che si pensava fosse causato da demoni che succhiavano le viscere dei neonati (striges). Questi elementi fanno ipotizzare che si trattasse di una Dea che presiedeva alla buona salute e alla forza vitale che si credeva fosse racchiusa negli organi interni (vitalia).

Secondo Ovidio Carna era anche legata a un cibi insoliti, la purea di farro e fave ed il lardo, ritenuti semplici, ma molto sostanziosi [Ov. Fast. VI, 169 – 171; Macr. Sat. I, 12, 32; Plin. XVIII, 29, 118]. Questo legame era celebrato una volta all’anno quando alla Dea erano offerti questi alimenti. Quest’ulteriore elemento fa pensare che Carna fosse più in particolare legata all’assorbimento degli alimenti e alla loro trasformazione in carne, massa corporea, e forza vitale (caro, vitalia). Essa presiedeva quindi al nutrimento e al mantenimento in buona salute e in vigore fisico attraverso di esso combattendo tutto ciò che provoca consunzione ed indebolimento. Per questo motivo è Lei a rivelare alla nutrice di Proca il rituale apotropaico con cui allontanare le striges dal bambino, permettendo che riprenda le forze ed il colorito della carne [Ov. Fast. VI, 151 – 162].  I cibi che Le erano offerti, al di là del loro valore nutritivo, potevano anche avere un significato simbolico: la Dea estendeva la sua influenza su ogni alimento e la totalità dei cibi era rappresentata da carne e vegetali, ovvero dal lardo e le fave. Questo ha portato Dumézil ad accostare Carna alla divinità vedica Pitù cha aveva lo stesso ruolo nel Rg Veda .

Altri autori hanno proposto interpretazioni diverse, in particolare facendo di Carna una Dea protettrice delle porte, Cardea (in base ad Ovidio [Ov. Fast. VI, 101 – 130]), una divinità infera, in base all’associazione con le fave, o un aspetto di Giunone. La discussione di tutte queste tesi, con gli elementi a favore e contrari si trova nel testo già citato di Dumézil2. Secondo l’autore, il legame di Carna – Crane con Janus e la protezione delle porte deriverebbero dallo sviluppo, compiuto da Ovidio, di una paraetimologia che si articola attraverso Carna – Cardea – Crane, da cardo, il cardine delle porte; così come lo stesso autore romano aveva sviluppato la paraetimologia che collegava Carmenta al carro denominato carpentum.

Un legame con Giunone non è da escludere completamente, sebbene non sia possibile ritenere Carna un aspetto della Sposa di Giove, è tuttavia possibile che rappresentasse una manifestazione particolare di quella forza vitale, che a un livello più astratto era personificata da Juno. A favore di questa idea starebbe il legame tra la Dea, a cui avrebbe dedicato un fanum sul Celio [Macr. Sat. I, 12, 33; Tert. Ad. Nat. II, 9, 7], e Junius Brutus, il primo console di Roma, prototipo della funzione guerriera era anche simbolo degli juvenes, degli uomini nel pieno del vigore fisico e del possesso della forza vitale.

 

KAL. JUN. (1) N

Junoni Monetae in Arce

The temple of Juno Ammonitrice (Moneta) was dedicated in 344 BCE. fulfilling a vow made the previous year by the dictator M. Furius Camillus during the war against the Aurunci.

He stood on the Capitol, where there was the house of Manlius Capitolinus, which had been destroyed as a result of his death sentence [Liv. VII, 28, 4 – 6; VI, 20, 13; Val. Max. VI, 3, 1; Ov. Fast. VI, 183; I, 638]. According to another tradition, it was built on the site of Titus Tatius regia [Plut. Rom. XX, Solin. I, 21]. The legend says that, during the Gallic siege of Rome, geese, consecrated to Juno, had warned the Romans about an enemies attempt of climbing the Arx walls, so Manlius Capitolinus was able to fight them off and save the citadel [Plut. Camil. XXVII]. This episode goes back the epithet “Cautionary” given to Juno. Another version has that, during an earthquake, from the Goddess temple a voice was heard calling to expiate the prodigy sacrificing a pregnant sow [Cic. Div. I, 101]. Since the Gallic siege took place before the construction of Camillus temple and, because of the uncertainty of the sources on its location, it was hypothesized that on the Capitol there was already a place of worship (ara or sacellum), probably dedicated to Juno Regina who was later replaced by the temple, or that he would continue to exist and to be celebrated on 10th Oct.

When the Romans began to use coins, in the third century. BCE, near the temple of Juno Moneta rose the mint of Rome, hence the name of the currency

 

Marti in Clivio

The Temple of Mars in Clivius, was on Clivius Martis, on the left side of the Appian Way, between the first and second mile from the town, outside the Porta Capena, at a forest [CIL VI 10234; Serv. Aen. I, 292; App. B.C. III, 6, 41; Ov. Fast. VI, 191-195; Schol. Juv. I, 7]. We do not know the building date, but it seems that it had been voted during the Gallic War and dedicated in 388 BCE by Titus Quinctius, duumvir sacris faciendis [Liv. VI, 5, 8]. Near the temple the troops under arms gathered before leaving for a military campaign [Liv. VII, 23, 3] and from the same place was leaving the transvectio equitum, the procession of knights that took place in the month Quinctilis [Dion. H. VI, 13, 4]. Inside the temple there was a statue of Mars and wolf pictures [Liv. XXII, 1, 12], while in its vicinity there was the lapis Manalis: according to Festus [Fest. 128] a great stone that was brought to the city in times of drought, resulting in rain, from the “flow (manare)” of water, it was called Manalis. According to Varro the stone was involved in some ritual called, by the pontefices, manale sacrum [Var. apud. Non. 547].

In 189 BCE. the Appian Way was paved up to this temple and so the hill on which it stood, were later added porticoes that ran along the road which was then defined via tecta.

 

Carna – Kalendae Fabariae

At Kal. Jun. Carna, an ancient Roman god, whose name comes from dear, carnis, flesh, was venerated. According to a written document, it is possible that this day, in his honor, was also called Carnaria [CIL III, 3893].

Our only sources are a step Macrobius and one of the Fasti of Ovid. Both relate Carna with the internal organs, vitalia, and which make it a sort of patron [Macr. Sat. I, 12, 32]. It was also connected with the salus, understood both as a salvation of the people [Macr. Sat. I, 12, 33], and as people’s health [Ov. Fast. VI, 151-162], is in fact his intervention that saves Proca from consumption, a progressive weakening that was thought to be caused by demons sucking the bowels of infants (striges). These elements seem to indicate that it was a goddess who presided over the good health and the life force that is believed to be contained in the internal organs (vitalia).

According to Ovid Carna was also linked to an unusual foods, mashed barley and broad beans and lard, considered simple, but very substantial [Ov. Fast. VI, 169-171; Macr. Sat. I, 12, 32; Plin. XVIII, 29, 118]. This bond was celebrated once a year when these foods were offered to the goddess. This additional element suggests that Carna was more particularly linked to the absorption of food and changes to them in the flesh, body mass, and life force (expensive, vitalia). It then presided at nurturing and maintaining good health and physical stamina through it fighting anything that causes wasting and weakening. For this reason it is she to reveal the nurse of Proca apotropaic ritual with which the striges away from the baby, allowing it to resume the forces and the color of the flesh [Ov. Fast. VI, 151-162]. The Foods that were offered, beyond their nutritional value, they could also have a symbolic meaning: the Goddess extended its influence on every food and all food was represented by meat and vegetables, or the bacon and beans. This led Dumézil to pull Carna to Vedic deities Pitu cha had the same role in the Rg Veda.

Other authors have proposed different interpretations, particularly of Carna making a goddess protector of the doors, Cardea (according to Ovid [Ov. Fast. VI, 101-130]), an underworld deity, according to the association with the beans, or an aspect of Juno. The discussion of all these theses, with the elements for and against is in the text already quoted Dumézil2. According to the author, the binding of Carna – Crane with Janus and protection of ports would arise from the development, taken from Ovid, a paraetimologia that is articulated through Carna – Cardea – Crane, from thistle, the mainstay of the doors; as well as the same Roman author had developed paraetimology linking Carmenta the wagon called carpentum.

A link with Juno is not excluded completely, although it is not possible to consider Carna an aspect of Jupiter’s Bride, it is nevertheless possible to represent a particular manifestation of the life force, which in a more abstract level was personified by Juno. In favor of this idea would be the link between the Goddess, who would dedicate a fanum Caelian [Macr. Sat. I, 12, 33; Tert. A.D. Nat. II, 9, 7], and Junius Brutus, the first consul of Rome, the prototype of the warrior function was also symbolic of the Juvenes, men in full physical vigor and possession of the life force.

 

Picture

  1. Carisius

Denarius 46, AR 3.82 g. MONETA Head of Juno Moneta r. Rev. T·CARISIVS Coining implements. All within laurel wreath. Babelon Carisia 1. Sydenham 982. Sear Imperators 70. Crawford 464/2.

Mensis Martius

https://www.academia.edu/38476268/Mensis_Martius

Il mese di Martius, primo del ciclo annuale romano era dedicato a Mars, divinità che aveva come animali sacri il picchio, il lupo, il toro e il cavallo.
Era il protettore degli juvenes, i giovani che, prima di poter entrare a far parte della comunità civica, erano portati a vivere nelle foreste, comportandosi come briganti per procacciarsi quanto loro necessitava per vivere e non a caso i briganti erano equiparati ai lupi. Questo gruppo di giovani era il populus ed erano guidati da un magister populi (o poplicola), dal verbo populare, saccheggiare, rapinare, e avrebbero poi formato l’ossatura dell’esercito romano, ovvero dell’assemblea degli uomini armati che per questo prenderà il nome di populus. Il populus rappresenta originariamente l’antitesi della civitas, esso esisteva solo al di fuori dei limiti urbani (il populus si riuniva solo fuori dal pomerium) ed era sotto la protezione di Mars Gradivus, il Mars che avanza verso il nemico, laddove i cives, quirites, erano sotto la protezione di Quirinus.Per questo abbiamo la formula Populus Romanus Quiritum, il populus romanus dei Quirites, da un lato il populus romanus, ossia i giovani figli di Romolo in armi, dall’altro i quirites, i cittadini e quanti vivevano nell’ager.
Mars era la guida dei veria sacra, le primavere sacre italiche, i suoi animali sacri guidarono i giovani italici nel loro peregrinare come fantasmi nelle foreste. Mars è quindi, per antonomasia la divinità antitetica alla città e all’ager, è caratterizzato dalla ferinitas

satur fu, fere Mars, limen sali, sta berber

invocano gli arvali, ossia, feroce Mars, ritieniti sazio, varca il confine, ossia ti preghiamo di stare fuori dal confine dell’ager romanus (non dobbiamo infatti dimenticare che il santuario di Dea Dia era situato sul confine dell’ager romanus antiquus). Era poi Silvanus, cioè abitante delle foreste e per questo venerato nei boschi, come indica Catone.
Se andiamo al rito dei suovetaurilia riportato da Catone, quello che si chiede a Mars è

… prohibessis defendas averruncesque… [Cat. Agr. CXLI]

Si tratta di tre azioni compiute dal guerriero in combattimento: tenere a distanza, impedire l’accesso (pro-hibere da pro- habere, avere a distanza), azione che rimanda alla lancia che colpisce da lontano, arma considerata sacra a Marte fin da tempi remoti (pensiamo al hasta Martis custodita in un sacrarium della Regia); respingere, spingere via, colpire dall’alto (defendere), azione compiuta con la spada o con l’ascia (etimologicamente de- fendere è colpire dall’alto in basso, separare colpendo dall’alto in basso); sviare altrove (averrunco), immagine che si ricollega allo scudo che deflette i colpi dell’avversatio, particolarmente i dardi. In tale rito quindi Mars è rappresentato come un guerriero in armi che, posto fuori dal limite dell’ager, aveva il compito di difenderlo e proteggerlo, affinchè i Lares e i Semunes potessero compiere la loro opera e garantire la fertilità dei campi e la crescita delle messi

Mars Gradivus
Severus Alexander (222-235 AD). AR Denarius (20 mm, 3.11 g), Roma (Rome), 231-235 AD.
Obv. IMP ALEXANDER PIVS AVG, laureate and draped bust right.
Rev. MARS VLTOR, Mars advancing right, holding spear and shield.
RIC 246