XII KAL. SEPT. (19) FP

VINALIA RUSTICA

Questo giorno è marcato FP nel calendario Maffeiano. Si tratta di un’antica festa collegata alla produzione del vino, il fatto che fosse chiamata Vinalia Rustica indica che si svolgeva nelle campagne, a differenza dei Vinalia Priora che si svolgevano in città, dopo che vi era stato condotto il fino a fine fermentazione. L’aition era lo stesso dei Vinalia Priora (vedi Vinalia Priora aition), l’episodio della consacrazione del vino del Lazio a Giove da parte di Enea era riferito da alcuni autori alla festa di Aprilis, da altri a quella di Sextilis, da altri ancora ad entrambe (vedi Vinalia Priora).

Il significato di questa festività era però andato perso già all’epoca di Varrone, ed essa era divenuta una ricorrenza in onore di Venere. Nel De Lingua Latina, l’antiquario così la definisce

… in questo giorno fu dedicato un tempio a Venere (al Circo Massimo) ed i giardini le furono consacrati. Questo giorno è festivo per i giardinieri… [Var. L. L. VI, 20]

La commistione tra le feste vinali, in origine consacrate a Giove ed il culto di Venere è già stato discusso in occasione dei Vinalia Priora (vedi Vinalia Priora per la bibliografia). Alcuni autori hanno ritenuto che tale slittamento sia dovuto all’interpretazione della Dea come protettrice dei giardini (che è comunque tarda), ma la vite non era tra le piante che vi erano coltivate, quindi non si vedrebbe il legame. Altri hanno ritenuto che gli antichi pensassero che per la fruttificazione della vite fosse necessaria l’unione del potere fecondante del cielo (Giove) e di quello fruttificante della natura (Venere), ma non si capisce come tale unione dovesse essere necessaria solo per la vite, inoltre Venere non rappresentava tale potere.

È probabile che la relazione tra Venus e vinum si dovesse ricercare nell’idea che la bevanda alcolica fosse una sorta di droga, di filtro magico e quindi di venenum [Dig. L, 13, 236].  Nell’arcaico *uenus che ha dato poi Uenus e uenenum andrebbe ricercata la relazione tra la Dea del fascino e la bevanda inebriante (vedi mensis Aprilis per la bibliografia).

Plinio menziona i Vinalia (anche se non specificato dall’autore si tratta dei Rustica in quanto i Priora sono troppo lontani dal tempo della vendemmia) tra le feste celebrate per chiedere la protezione degli Dei sui prodotti agricoli poco prima del tempo della loro maturazione assieme ai Robigallia ed ai Floralia [Plin. Nat. Hist. XVIII, 284], oppure come festa in cui si invocava sui grappoli in maturazione, la protezione contro le tempeste di fine estate [Plin. Nat. Hist. XVIII, 289]. Secondo Festo invece si festeggiava l’arrivo del vino nuovo in città [Fest. 264], ma questo implicherebbe che il vino fosse lasciato in fermentazione per quasi undici mesi.

La maggior parte degli autori moderni ritiene invece, seguendo Varrone, che in questo giorno avvenisse l’auspicatio vindemiae: il flamen dialis sacrificava un agnella a Juppiter e quindi coglieva dei grappoli dai tralci che offriva assieme agli exta dell’animale [Var. L. L. VI, 16]. Si trattava della cerimonia che dava l’avvio ufficiale alla vendemmia. Questa ipotesi è stata contestata in base al fatto che in Plinio troviamo che la vite è considerata matura all’equinozio di autunno [Plin. Nat. Hist. XVIII, 319], ma questa data è troppo avanzata per l’inizio della vendemmia, infatti, nel Codex Theodosianus, le feriae vindemiales durano dal X Kal. Sept. alle Eidus Oct. [Cod. Theod. II, 8, 19], ovvero iniziano solo due giorni dopo i Vinalia. Il rituale descritto darebbe anche conto dell’indicazione FP per questo giorno, infatti, tale sigla è stata interpretata come fastus principio ed avrebbe indicato un tipo particolare di giorno intecisus, che, al contrario di quelli marcati EN, era fastus all’inizio, perché si svolgeva l’auspicatio, nefastus dopo mezzogiorno, momento in cui venivano offerti gli exta e quindi di nuovo fastus.

Una succinta descrizione di questo rito ci viene da Varrone [Var. L. L. VI, 16]: in un luogo non definito, il flmen dialis prendeva gli auspici per l’inizio della vendemmia, dopodiché sacrificava un’agnella a Juppiter: tra il momento in cui la vittima era il sacrificio era computo e quello in cui gli exta erano presentati sull’altare, il flamen coglieva il primo grappolo d’uva, che probabilmente sarebbe stato offerto come augmenta assieme alle parti dell’animale destinate al Dio. La struttura del rito è tale per cui, dopo l’uccisione della vittima e la litatio, vi è una cesura in cui il celebrante compiva un’operazione non strettamente legata all’azione sacrificale, il che renderebbe conto del carattere intercisus della celebrazione. Va notato anche che i grappoli non erano l’oggetto del sacrificio, che è invece l’agnella, ma vengono aggiunti solo alla fine, come primizia, a titolo onorifico.

Questo rito era anche il primo atto del processo, che seguiva precise prescrizioni religiose, di raccolta dell’uva e produzione del vino. Se le norme fossero state seguite correttamente sarebbe stata garantita la purezza rituale del vino, così da poterlo usare durante le cerimonie religiose. Attraverso l’offerta dei primi grappoli, si consacrava a Juppiter tutto il vino che sarebbe stato prodotto, come avviene nell’aition, (a patto che non si trasgredisse alle norme rituali) così questo liquido diveniva tementum [Gel. X, 23, 1; Plin. Nat. Hist. XIV, 88 -90], vinum purum gradito a Giove e principale offerta nelle cerimonie religiose.

Veneri ad Circum Maximum

Secondo Livio il tempio di Venus Obsequens al Circo Massimo fu costruito da Q. Fabius Maximus Gurges quando era edile curule a spese di alcune matrone che erano state accusate di adulterio e dedicato nel 295 aev [Liv. X, 31]. Servio invece scrive che Q. Fabius Maximus Gurges votò il tempio dopo la guerra contro i Sanniti e che lo costruì poco dopo, quindi attorno al 292 – 291 aev [Serv. Aen. I, 720]. Le due attribuzioni hanno suscitato un dibattito tra gli studiosi moderni e si è tentato inutilmente di conciliarle. Oggi quella preferita è quella liviana. L’edificio si trovava alle pendici dell’Aventino, dietro il Circo Massimo [Liv. XXIX, 37, 2; XLI, 27, 9; Fest. 265] e la data della dedica era il 19° Sext. [Fast. Vail. ad xIv Kal. Sept; CIL I2 pg 240; 325; ILLRP 9]

Ai Vinalia Rustica fu dedicato anche un altro tempio a Venus Libitina [Fest. 265; Plut. Q. R. 23], situato nel locus Libitinae, sull’Esquilino, non si sa però quando fu costruito. Libitina era probabilmente un’antica Dea dell’oltretomba o una divinità psicopompa: gli autori moderni mettono il suo nome in relazione con l’etrusco *lupu-, morire, forse in relazione con Alpanu. All’epoca delle nostre fonti Libitina (Lubitina, Lubentia, Libentina [Var. L. L. IV, Fr 7 apud Non. 64]) era identificata con un aspetto infero di Venus [Var. L. L. IV, Fr 7 apud Non. 64; CGL V, 30, 14]; Varrone fa derivare il suo nome da lubere, provare piacere [Var. L. L. VI, 47; CGL V, 30, 14].

Il suo bosco sacro (lucus Libitinae) sorgeva sull’Esquilino nei pressi di una necropoli ed era la sede del collegio dei libitinarii [Hor. Ep. I, 7, 6 seg; Sen. Ben. VI, 38, 4]. Secondo la tradizione, Servio impose che per ogni defunto si versasse un obolo a Libitina [Dion. H. IV, 15, 5; Plut. Q. R. 23], così nel suo tempio furono tenute le liste dei deceduti e tutto quanto era donato per i funerali [Dion. H. IV, 15; Fest. 265; Plut. Q. R. 23; Num. XII; Obseq. 12; CIL VI, 9974; 10022; 33870].

Poiché i calendari epigrafici non riportano la dedica di questo edificio, è molto probabile che non si trattasse di un aedes publica.

 

Vinalia rustica

This day is marked in FP Maffeiano calendar. It is an ancient festival related to wine production, the fact that it was called Vinalia Rustica indicates that took place in the countryside, unlike Vinalia Priora that took place in the city, after there had been led up to the end of fermentation. The aition was the same of Vinalia Priora (see Vinalia Priora aition), the episode of the Lazio consecration of the wine to Jupiter by Enea was reported by some authors to Aprilis party, other than that of Sextilis, other even to both (see Vinalia Priora).

The significance of this festival, however, was lost already at the time of Varro, and it had become a celebration in honor of Venus. In De Latin language, the antique dealer with this definition

… On this day he was dedicated a temple to Venus (Circo Massimo) and the gardens were consecrated. This day is a holiday for gardeners … [Var. L. L. VI, 20]

The mix between the parties Vinali, originally consecrated to Jupiter and the cult of Venus has already been discussed at the Vinalia Priora (see Vinalia Priora for the bibliography). Some authors have considered that this shift is due to the interpretation of the Goddess as the protector of the gardens (which is still late), but the screw was not among the plants that were cultivated, so you would not see the link. Others felt that the ancients thought that for fruiting vine was necessary the union of the fertilizing power of heaven (Jupiter) and the fructifying nature (Venus), but it is unclear how such a union would be required only for the screw Moreover Venus did not represent such power.

It is likely that the relationship between Venus and vinum you were to look into the idea that the spirit drink was some sort of drug, the magic filter and then venenum [Dig. L, 13, 236]. Nell’arcaico * uenus that gave then Uenus uenenum should be sought and the relationship between the goddess of charm and strong drink (see mensis Aprilis for bibliography).

Pliny mentions Vinalia (although not specified by the author is the Rustica because Priora are too far from the harvest time) between the festivals celebrated to ask the protection of the Gods on the little agricultural products ahead of time of their maturation together with Robigallia and the Floralia [Plin. Nat. Hist. XVIII, 284], or as a party where there was a call on the grapes ripening, protection against storms of late summer [Plin. Nat. Hist. XVIII, 289]. According to Festo instead he celebrated the arrival of the new wine in the city [Fest. 264], but this would imply that wine was left to ferment for nearly eleven months.

Most modern authors believe however, following Varro, that in this day happen the auspicatio vindemiae: the flamen Dialis sacrificed a lamb to Jupiter and then caught the bunches from the shoots that offered together with the animal’s exta [Var. L. L. VI, 16]. It was the ceremony which gave the official start to the harvest. This hypothesis has been challenged on the grounds that in Pliny we find that the screw is considered ripe autumn equinox [Plin. Nat. Hist. XVIII, 319], but this date is too advanced for the start of the harvest, in fact, in Codex Theodosianus, the feriae vindemiales last from X Kal. Sept. to Eidus Oct. [Cod. Theod. II, 8, 19], or begin just two days after the Vinalia. The described ritual would also give indication FP account for this day, in fact, this symbol has been interpreted as fastus principle and would indicate a particular type of intecisus day, that, contrary to those marked EN, was fastus the top, because took place the auspicatio, nefastus after noon, when the exta and then again fastus were offered.

A short description of this rite comes from Varro [Var. LL VI, 16]: in an undefined place, the flmen Dialis took the auspices for the start of the harvest, then sacrificed a lamb to Jupiter: between the time when the victim was the sacrifice was counting and one in which exta were presented on the altar, the flamen caught the first bunch of grapes, which probably would have been offered as augmenta along with animal parts intended for God. the structure of the rite is such that, after the killing of the victim and the litatio, there is a break in which the celebrant He performed an operation not strictly linked sacrificial action, which would make intercisus account the character of the celebration. It should also be noted that the clusters were not the object of the sacrifice, which is instead the lamb, but are only added to the end of the first fruits, on a voluntary basis.

This ritual was also the first act of the trial, which followed precise religious prescriptions, the grape harvest and wine production. If the rules had been followed properly would be guaranteed the purity of the wine ritual, so you can use during religious ceremonies. By offering the first grapes, was consecrated to Jupiter all the wine would be produced, as is nell’aition, (provided it does not transgress the ritual laws) making this liquid became tementum [Gel. X, 23, 1; Plin. Nat. Hist. XIV, 88 -90], vinum purum pleasing to Jupiter and main offering in religious ceremonies.

Veneri ad Circum Maximum

According to Livy the temple of Venus Obsequens the Circus Maximus was built by Q. Fabius Maximus Gurges when he was curule construction at the expense of some matrons who had been accused of adultery and dedicated in 295 BCE [Liv. X, 31]. Servio instead writes that Q. Fabius Maximus Gurges voted the temple after the war against the Samnites and who built a little later, so around 292-291 BCE [Serv. Aen. I, 720]. The two powers have stirred debate among modern scholars and has unsuccessfully tried to reconcile them. Today, the preferred is the Livy’s one. The building was located on the Aventine hill, behind the Circo Massimo [Liv. XXIX, 37, 2; XLI, 27, 9; Fest. 265] and the date of the dedication was the 19th Sext. [Fast. Vail. ad XIV Kal. Sept; CIL I2 pg 240; 325; ILLRP 9]

To Vinalia Rustica it was also another temple dedicated to Venus Libitina [Fest. 265; Plut. Q. R. 23], located in Libitinae locus, on the Esquiline, but you do not know when it was built. Libitina was probably an ancient goddess of the underworld or PSYCHOPOMP deities: modern authors put his name in connection with the Etruscan * lupu-, dying, perhaps in connection with Alpanu. At the time of Libitina sources (Lubitina, Lubentia, Libentina [Var. L. L. IV, Fr 7 apud no. 64]) was identified with an aspect inferior of Venus [Var. L. L. IV, Fr 7 apud no. 64; CGL V, 30, 14]; Varro derives its name from lubere, taking pleasure [Var. L. L. VI, 47; CGL V, 30, 14].

Her sacred grove (lucus Libitinae) stood on the Esquiline near a cemetery and was the seat of the college of libitinarii [Hor. Ep. I, 7, 6 seg; Sen. Ben. VI, 38, 4]. According to tradition, Servio demanded that for each deceased poured a donation to Libitina [Dion. H. IV, 15, 5; Plut. Q. R. 23], as well as a temple were kept lists of the dead and everything was donated for the funeral [Dion. H. IV, 15; Fest. 265; Plut. Q. R. 23; Num. XII; Obseq. 12; CIL VI, 9974; 10022; 33870].

Since epigraphic calendars do not show the dedication of this building, it is very likely that it was not an aedes publica.

 

Picture

Julia Domna AV Aureus. Rome, AD 193-196. IVLIA DOMNA AVG, draped bust of Julia Domna right, her hair in six waves and bound up at the back / VENERI VICTR, Venus standing right, seen from behind, half nude with drapery hanging low beneath her posterior, holding palm branch in her left hand, a globe in her right and leaning with her left elbow on a low column to her left. BMC 47; Calicó 2641a; Cohen 193; Hill 100; RIC 536. 7.29g, 21mm, 12h.

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VIII KAL. MAJ. (23) NP

VINALIA PRIORA

Questo giorno è marcato NP nel calendario Maffeiano, FP (equivlanete a NP) in quello Caer. e F nei Fasti Prenestini e in quelli Antiates Majores. Questa festa era chiamata Vinalia Priora per distinguerla dai Vinalia Rustica del 19 Sext.

Secondo Ovidio le due festività erano sacre a Venere [Ov. Fast. IV, 877], ma per Varrone [Var. L. L. VI, 16], Festo [Fest. 65; 374] e Masurio Sabino [Masur. Sab. apud Macr. Sat. I, 4, 6], si tratta di ricorrenze in onore di Giove: nella festa di Aprilis, in particolare, veniva libato a Lui il vino nuovo, prima che fosse assaggiato dagli uomini [Fest. 65; Plin. Nat. Hist. XVIII, 69, 287]. Da quanto ci ha trasmesso Varrone [Var. Cit.], è anche probabile che il vino fosse portato in città dalle campagne solo poco tempo prima di questo rituale. Il vino era chiamato calpar, il nome deriva da un tipo di vaso che veniva usato anticamente per contenerlo e che fu poi sostituito dal dolium [Var. Apud. Non. 546, 28]. Questo rito si svolgeva davanti al tempio di Venere [Plut. Q. R. 45].

L’associazione tra Venere ed i Vinalia è comunque attestata dal fatto che tre templi dedicati a questa divinità furono consacrati in occasione di queste feste [Var. L. L. VI, 20; Fest. 289].

L’aition della festa ci viene tramandato da varie fonti e le versioni presentano alcune differenze tra loro. La più antica è quella di Catone nelle Origenes, citato nei Saturnalia di Macrobio: il re etrusco Mezenzio, offrì il proprio aiuto ai Rutuli nella guerra contro i Latini, ma in cambio chiese che gli fossero date tutte le primizie del territorio del Lazio, invece di riservarle agli Dei. I Latini fecero un voto simile e, rivolgendosi a Giove pronunciarono queste parole

in questo testo non viene menzionato il vino, ma le primizie di tutti i frutti prodotti dalla terra del Lazio. Nella versione raccontata da Ovidio [Ov. Fast. IV, 877 – 900] e, con alcune differenze, da Festo e Plutarco [Fest. 265 che lo racconta proposito dei Rustica Vinalia; Plut Q. R. 45; cfr. Cas. Dio. I Fr apud Tzet. Schol. In Lycophr. Alex. 1232] Mezenzio, per allearsi coi Rutuli nella guerra contro i Latini, chiese in cambio tutto il vino della vendemmia successiva (secondo Plutarco, Mezenzio avrebbe prima chiesto ad Enea tale prezzo per la propria alleanza e al rifiuto di questi, si sarebbe rivolto ai Rutuli). Avendolo saputo Enea chiese l’aiuto di Giove e gli votò tutto il vino dei Latini. Dopo la sconfitta dei nemici, Enea mantenne il suo voto e da allora, ogni anno, il vino nuovo venne libato a Giove. Dionigi di Alicarnasso e l’Origo Gentis Romanae situano l’episodio in un periodo di poco posteriore: Enea è già morto e i Latini sono guidati da suo figlio Ascanio, essi sono in guerra con gli Etruschi guidati da Mezenzio, il quale, in cambio della pace, chiede loro che gli sia consegnato come tributo, ogni anno, tutto il vino prodotto dalle terre del Lazio. I Latini rifiutarono e votarono il loro vino a Giove, nella guerra che seguì Ascanio sconfisse Mezenzio che accettò la pace coi Latini [Dion. H. I, 65, 2; Serv. Aen. IV, 760; cfr. PsAurel. Vict. OGR. XIV – XV]. Nelle sue varie versioni, Il racconto mette in scena tre elementi costanti: Enea, discendente di Venus e simbolo della pietas; i ricchi Latini che detengono i frutti della terra laziale e sarà proprio in seguito al matrimonio con la figlia del re Latino che Enea acquisirà la regalità ed il possesso del Lazio; i bellicosi Etruschi, il cui unico scopo è partecipare alla guerra per trarne un bottino, guidati da un empio comandante.

L’episodio mitico sembra essere stato ben presente al console L. Papirius Cursur che, prima della battaglia di Aquilonia contro i Sanniti, essendo l’esito molto incerto, votò a Juppiter Victor una coppa di vino in cambio della vittoria [Liv. X, 42, 6 – 7; Plin. Nat. Hist. XIV, 15, 91]

Veneri Erycinae

Il primo tempio dedicato a Venere Erycina (dal monte Erice in Sicilia dove esisteva un famoso santuario dedicato a questa divinità [Ov. Fast. IV, 872; Rem. Am. 550; Strabo VI, 2, 6; Diod. Sic. IV, 83]) fu votato da Q. Fabio Massimo, in seguito alla consultazione dei Libri Sibillini, dopo la sconfitta del lago Trasimeno (217 aev) [Liv. XXII, 9, 10; XXII, 10, 10] e dedicato dallo stesso due anni dopo [Liv. XXIII, 30, 13; XXIII, 31, 9]. Si trovava sul Campidoglio, vicino a quello di Mens.

Un secondo tempio, dedicato alla stessa divinità fu votato durante la guerra contro i Liguri nel 184 aev dal console L. Porcius Licinus, che lo dedicò in qualità di duumviro nel 181 aev [Liv. XL, 34, 4]. Si trovava fuori dalla Porta Collina, non lontano da essa [Ov. Fast. IV, 871; Rem. Am. 549; Liv. XXX, 38, 10; App. B. C. I, 93; Fast. Arv. ad IX Kal. Mai, CIL I², 214; 215; 316; Strabo VI, 2, 6], probabilmente sul lato ovest della via Salaria. Vi si celebrava una festa il 23 Apr. in concomitanza coi Vinalia Priora [Ov. Fast. Cit.; ILLRP 9] e il 24 Oct. [Fast. Praen.]. Secondo Strabone era una copia del santuario ericino, circondato da un notevole portico [Strabo Cit.]. In epoca imperiale sembra che fosse noto come tempio di Venere agli Orti Sallustiani [CIL VI, 2274].

Il culto di Erice risale probabilmente all’antica popolazione degli Elimi che veneravano una divinità forse chiamata Herentas, poi, con il dominio cartaginese, identificata con la fenicia Astarte [CIS I, 135] e infine con la greca Afrodite, prima di passare a Roma come Venere.

Con l’introduzione in Roma, il culto ericino perse alcuni aspetti di origine orientale: in particolare non veniva esercitata la prostituzione sacra come a Erice [Cic. Div. Caec. XVII, 55; Diod. Sic. cit.], benché Ovidio faccia dell’anniversario della dedica del tempio una festa delle prostitute che si recavano al santuario fuori dalla Porta Collina (vedi oltre) per offrire mirto e rose alla Dea [Ov. Fast. IV, 863 segg.; CIL I2, 316].

 

Vinalia PRIORA

This day is marked NP in Maffeiano calendar, FP (equivlanete to NP) in the Caer. and F in Fasti Prenestini and in those Antiates Majores. This festival was called Vinalia Priora to distinguish it from Vinalia Rustica of 19 Sext.

According to Ovid, the two holidays were sacred to Venus [Ov. Fast. IV, 877], but for Varro [Var. L. L. VI, 16], Festus [Fest. 65; 374] and Masurius Sabinus [Masur. Sat. Apud Macr. Sat. I, 4, 6], they were celebrations in honor of Jupiter: in Aprilis new wine was quaffed to Him, before it was tasted by men [Fest. 65; Plin. Nat. Hist. XVIII, 69, 287]. It is also likely that the wine was brought into the city from the countryside only a short time prior to this ritual [Var. Cit.]. New wine was called calpar, the name comes from a type of vessel that was formerly used to contain him and who was later replaced by dolium [Var. Apud. No. 546, 28].

This ceremony took place in front of the temple of Venus [Plut. Q. R. 45].

The association between Venus and Vinalia is still attested by the fact that three temples dedicated to this deity were consecrated on these festivals [Var. L. L. VI, 20; Fest. 289].

The aition the party is handed down to us from various sources and versions have some differences between them. The oldest is that of Cato in Origenes, quoted in the Saturnalia of Macrobius: the Etruscan king Mezentius, offered its help to the Rutuli in the war against the Latins, but in return asked that they should be given all the first fruits of the Lazio region, on the other hand to reserve them to the gods. The Latins did a similar vote, and turning to Jupiter uttered these words.

In this text the author does not mention wine, but the first fruits of all it was produced from the land of Latium. In the version told by Ovid [Ov. Fast. IV, 877-900] and, with a few differences, by Festus and Plutarch [Fest. 265 tells about the Vinalia Rustica; Plut Q. R. 45; cfr. Cas. Dio. Fr apud Tzet. Schol. In Lycophr. Alex. 1232] Mezentius offered an alliance to the Rutuli during their war against the Latins, in exchange asked all the wine the next harvest (according to Plutarch, Mezentius would have first asked the price for Enea for its alliance and the rejection of these, it would be aimed at Rutuli ). Having known it, Enea enlisted the help of Jupiter and voted all the wine of the Latins. After the defeat of the enemy, Aeneas kept his vow and since then, every year, the new wine was quaffed to Jupiter. Dionysius of Halicarnassus and the Origo Gentis Romanae situate the episode in a period shortly after Aeneas is already dead and the Latins are guided by his son Ascanius, they are at war with the Etruscans led by Mezentius, who, in exchange for peace, asked them to deliver, as tribute, every year, all the wine produced from the lands of Latium. The Latins refused and voted their wine to Jupiter, in the war that followed Ascanius defeated Mezentius who accepted the peace with the Latins [Dion. H., 65, 2; Serv. Aen. IV, 760; cfr. PsAurel. Vict. OGR. XIV – XV]. In its various versions, the story depicts three constant elements: Enea, descendant of Venus and symbol of piety; the wealthy Latins who hold the fruits of Lazio’s, and it will be after her marriage with the daughter of the Latin king that Aeneas will acquire the royalty and possession of Lazio; the warlike Etruscans, whose sole purpose is to participate in the war to draw a tally, led by a wicked master.

The legendary episode seems to have been very present to L. Papirius Cursur console, before the battle of Aquilonia against the Samnites, being very uncertain outcome, he voted to Jupiter Victor a cup of wine in exchange for victory [Liv. X, 42, 6 – 7; Plin. Nat. Hist. XIV, 15, 91]

 

Erycinae Veneri

The first temple dedicated to Venus Erycina (from Mount Erice in Sicily where there was a famous sanctuary dedicated to this deity [Ov. Fast. IV, 872; Rem. Am. 550; Strabo VI, 2, 6; Diod. Sic. IV, 83]) it was voted by Q. Fabius Maximus, following consultation of the Sibylline Books, after the defeat of lake Trasimeno (217 BCE) [Liv. XXII, 9, 10; XXII, 10, 10], and dedicated by the same two years later [Liv. XXIII, 30, 13; XXIII, 31, 9]. He stood on the Capitol, close to that of Mens.

A second temple, dedicated to the same divinity was voted during the war against the Ligurian people in 184 BCE by L. Porcius Licinus console, who dedicated it as duumvir in 181 BCE [Liv. XL, 34, 4]. He stood out from the Gate Hill, not far from it [Ov. Fast. IV, 871; Rem. Am. 549; Liv. XXX, 38, 10; App. B. C., 93; Fast. Arv. to IX Kal. Never, CIL I², 214; 215; 316; Strabo VI, 2, 6], probably on the west side of the Via Salaria. It celebrated a festival on April 23 in conjunction with Vinalia Priora [Ov. Fast. cit .; ILLRP 9] and on 24 Oct. [Fast. Praen.]. According to Strabo was a copy of Erice sanctuary, surrounded by a large porch [Strabo Cit.]. In imperial times it seems that it was known as the Temple of Venus to Sallustiani Orti [CIL VI, 2274].

The cult of Erice probably dates back to the ancient people of the Elimi who worshiped a deity perhaps called Herentas, then, with the Carthaginian domination, identified with the Phoenician Astarte [CIS I, 135] and finally with the Greek Aphrodite, before moving to Rome as Venus.

With the introduction in Rome, the ericino cult lost some oriental aspects: in particular was not exercised the sacred prostitution as a Erice [Cic. Div. CAEC. XVII, 55; Diod. Sic. cit.], although Ovid face of the anniversary of the dedication of the temple a party of prostitutes who came to the sanctuary out of the Porta Collina (see below) to provide myrtle and roses to the goddess [Ov. Fast. IV, 863 et seq .; CIL I2, 316].

 

Picture

Roman Republic. C. Considius Nonianus, moneyer. AR Denarius minted at Rome, 57 BC. Laureate, diademed, and draped bust right of Venus Erycina. Reverse: Temple of Venus Erycina atop mountain, ERVC inscribed at base; in foreground, circuit of city walls with gateway at center and two towers. Sear 381; Considia 1a; Cr. 424/1; Syd. 887