VII KAL. MAJ. (24) C

FERIAE LATINAE

Benché questa festività si svolgesse sul monte Albano, era sotto la diretta supervisione dei magistrati romani [Dion. H. IV, 49] e quindi era considerata una festa romana a tutti gli effetti.

Si trattava di feriae concenptivae e la loro data veniva stabilita dai consoli al momento in cui entravano in carica [CIL. VI, 455]. Essi, o se non vi fossero stati, il dittatore, dovevano presenziare alla festa, lasciando un praefectus urbis in città e solo dopo la fine delle celebrazioni potevano partire per le province a loro assegnate.

Era una festività molto antica, stabilita forse prima della nascita di Roma (secondo Festo da re Latino [Fest. 194], che sarebbe anche stato identificato con Juppiter Latiaris), anche se, secondo Dionigi di Alicarnasso, avrebbe avuto origine durante l’età monarchica [Dion. H. Cit.]. Lo storico greco deduce questa data dal fatto che il tempio in onore di Juppiter Latiaris sul monte Albano fu costruito sotto i Tarquini, ma è probabile che essi abbiano solo ampliato un luogo di culto già esistente. Gli scholii bobiensi a Cicerone riportano che gli autori antichi erano incerti sulla data della fondazione di questa festività, benché la ritenessero comunque molto antica: secondo alcuni sarebbe stata creata da Tarquinio Prisco, secondo altri dai Prisci Latini, sotto il regno di Faunus, oppure per commemorare Latino o Enea, ascesi al cielo e divinizzati [Schol. Bob. in Cic. Pro Planc. IX].

In origine il rito era celebrato dai 30 populi che facevano parte della Lega Latina, sotto il controllo di Alba Longa; si tratta di antiche comunità che, all’epoca a cui datano le nostre fonti erano in gran parte scomparse, lasciando solo un ricordo nel nome di alcune località, per questo c’è molta incertezza sulla reale composizione della Lega. Un elenco dei Populi Albenses ci è fornito da Plinio [Plin. Nat. Hist. III, 69]: Albani, Aesolani (o Aefulani), Accienses, Abolani, Bubetani, Bolani, Cusuetani, Coriolani, Fidenates, Foreti, Hortenses, Latinienses, Longani, Manates, Macrales, Munienses, Numinienses, Olliculani, Octulani, Pedani, Polluscini, Querquetulani (localizzabili sul colle Celio), Sicani, Sisolenses, Tolerienses, Tutienses (o Titienses), Vimitellari, Velienses (localizzabili sulla Velia), Venetulani, Vitellenses (o Vitellienses). Un secondo elenco, delle città che la componevano, all’epoca della conquista di Fidene, ci viene da Dionigi di Alicarnasso [Dion. H. V, 61, 3]: oltre a Fidene, Ardea, Ariccia, Boville, Bubento, Cora, Carvento, Circea, Corioli, Corbio, Cabo, Fortinea, Gabii, Laurento, Lanuvio, Lavinio, Latici, Mento, Noria, Preneste, Pedo, Quercetola, Barico, Scozia, Ozia, Tivoli, Tuscolo, Tollero, Stellone, Velletri. In parte i due elenchi coincidono (ad esempio Bubetani e Bubento, Coriolani e Corioli, Querquetulani e Quercetola, forse Accienses e Ariccia, Foreti e Fortinea, Manates e Mento), ma vi sono anche molte differenze la cui causa può essere molteplice: alcune comunità possono essere sparite e poi sostituite da altre, oppure il loro nome può essere sopravvissuto, ma storpiato poiché ormai non senza un reale significato geografico; ancora Plinio e Dionigi possono essersi riferiti a fonti precedenti che riportavano un elenco incompleto e l’hanno poi integrato in base alle loro conoscenze (come indica ad esempio la ripetizione Laurento, Lanuvio, Lavinio, tutte versioni del nome della città di Lavinio). Cicerone, per la sua epoca menziona Tuscolo, Lavicum, Bovillae e Gabii [Cic. Pro Planc. IX, 23]

Dalle informazioni che possediamo [Dion. H. Cit.] sappiamo che i rappresentanti delle città della Lega Latina si riunivano una volta all’anno sul monte Albano dove avveniva un grande banchetto sacrificale in onore di Juppiter Latiaris officiato dai consoli. I Romani versavano libagioni di latte [Fest. Cit.] (si pensa che in tempi molto antichi, prima che la viticoltura fosse diffusa nel Lazio, questo alimento fosse usato nelle libagioni agli Dei e quindi che questo tipo di sacrificio sarebbe una prova dell’estrema antichità della festa), mentre altre città, in base ad un preciso regolamento, portavano agnelli, formaggio, liba al miele e noci.

La principale vittima sacrificale era un toro bianco che non avesse mai portato il giogo. Dopo la sua immolazione e uccisione, i rappresentanti di ogni città ricevevano una parte delle carni, la cui distribuzione era regolata in maniera molto precisa secondo un ordine stabilito dalle norme rituali [Schol. Bob. in Cic. Pro Planc. IX]. Violare le norme sulla distribuzione delle parti delle vittime, voleva dire commettere un piaculum e quindi le Feriae avrebbero dovuto essere ripetute (instauratio feriarum) [Liv. XXXII, 1; XXXVII, 3]. Lo stesso avveniva se si verificava un cattivo omen durante la cerimonia [Liv. XL, 45; XLI, 16].

Per le città partecipanti, durante la festività era nefas portare azioni belliche contro altre città della Lega [Dion. H. Cit.; Macr. Sat. I, 16, 16], per questo motivo, in seguito, in questo giorno vi fu divieto di condurre guerre.

Dopo il sacrificio vi era una festa e oscilla erano appese agli alberi [Schol. Bob. in Cic. Pro Planc. IX]. Secondo Festo si svolgeva anche un qualche tipo di lusus in cui degli uomini mascherati si dondolavano su altalene [Fest. Cit.]: il passo è molto confuso e oggi si ritiene che potesse trattarsi di una qualche danza in armi analoga a quella dei salii a Roma; d’altra parte sappiamo che tale sacerdozio era diffuso anche in altre città latine, come Tuscolo (vedi Salii)

Le Feriae Latinae, qualunque fosse stata la loro data, erano seguite da due dies religiosi [Cic. Q. Fr. II, 4, 2].

Recentemente  è stato proposto che le celebrazioni si concludessero a Roma con un sacrificio chiamato Latiar [Cic. Q. Fr. II, 4, 2; Cas. Dio. XLVII, 40, 6; Macr. Sat. I, 16, 16 – 17], celebrato sul collis Latiaris [Var. L. L. V, 52], una delle cime del Quirinale, in onore di Juppiter Latiaris; la cerimonia urbana, così come quella sul Monte Cavo, doveva essere celebrata dai consoli [Cas. Dio. XLVII, 40, 6]. Si trattava sicuramente di un rito estremamente antico, come dimostra il nome, che rimanda all’età arcaica e non è da escludere che si trattasse di una fase della celebrazione originaria delle Feriae Latinae che fu trasferita a Roma durante la dominazione etrusca. Le uniche informazioni che possediamo derivano Plinio e da fonti tarde.

Secondo l’erudito romano il rito comprendeva una corsa tra quattro carri, al vincitore veniva offerta una bevanda a base di assenzio [Plin. Nat. Hist. XXVII, 28, 45], tuttavia egli colloca tale celebrazione sul Campidoglio, in connessione quindi con Juppiter Optimus Maximus (potrebbe però trattarsi di un confusione con i Ludi Capitolini).

Gli apologeti cristiani descrivono invece dei sacrifici umani [Firm. Mat. De Err. Prof. Rel. XXVI, 2; Just. Apol. II, 12, 5; Lact. Insti. I, 21, 3; Min. Fel., Oct. XXIII, 6; XXX, 4; Paul. Nol. Poem. XXXII, 109; Prud. Cont. Sym. I, 395 – 399; Tat. Ad Graec. XXIX, 1; Tert. Apol. IX, 5; Scorp. VII, 6; Theop. Antioch. Ad Autol. III, 8] in cui uno schiavo [Min. Fel. Oct. XXX, 3; Just. Apol. II, 12, 4 – 5], o un bestiario (un gladiatore specializzato nel combattimento con le belve feroci), scelto forse dopo lo svolgimento di un combattimento [Tert. Apol. IX, 5; Lact. Inst. I, 21, 3], venivano sacrificati e il loro sangue era usato per aspergere il simulacro della divinità.  Tale usanza è confermata da Porfirio [Porph. De Abst. II, 56, 9] e forse da un’allusione in Svetonio relativa a Caligola che fu soprannominato dai suoi nemici Juppiter Latiaris [Suet. Cal. XXII, 2 – 3], per cui non sembra un topos della letteratura apologetica cristiana.

Le fonti affermano che il sacrificio era diretto a Juppiter Latiaris, tuttavia alcuni autori Lo identificano con Saturno [Just. Apol. II, 12, 4 – 5] e lo stesso suggerisce Macrobio, parlando del Latiar in un passo dedicato all’aition dei Saturnalia. L’esistenza di tale sacrificio umano è tuttavia messa in discussione da molti studiosi

Il complesso dei ludi e dei riti compiuti in tale occasione sembra rimandare a un substrato protostorico forse collegato alla funzione regale e al rinnovamento annuale del potere del rex.

 

Feriae Latinae

Although this festival to take place on Mount Albano, was under the direct supervision of the Roman magistrates [Dion. H. IV, 49], and so it was considered a Roman party in all respects.

It was feriae concenptivae and their date was determined by the consuls at the time they entered office [CIL. VI, 455]. They, or if there were, the dictator, had to attend the party, leaving a praefectus Urbis in the city and only after the end of the celebrations could leave for the provinces assigned to them.

It was a very ancient feast, perhaps established before the birth of Rome (according to Festo by King Latino [Fest. 194], which would have also been identified with Jupiter Latiaris), although, according to Dionysius of Halicarnassus, would have originated during the age monarchical [Dion. H. Cit.]. The greek historian deduced this from the fact that the temple in honor of Jupiter Latiaris on Mount Albano was built under Tarquini, but it is likely that they have only expanded an existing place of worship. The scholii bobiensi to Cicero reported that the ancient authors were uncertain about the date of the foundation of this holiday, although they felt still very ancient: according to some it was created by Tarquinio Prisco, according to others by the Latins Prisci, under the reign of Faunus, or to commemorate Latino or Aeneas, ascended to heaven and deified [Schol. Bob. in Cic. Pro Planc. IX].

Originally the rite was celebrated by the 30 nations that were part of the Latin League, under the control of Alba Longa; these are ancient communities that at the time at which date from our sources were largely disappeared, leaving only a memory in the name of some places, so there is a lot of uncertainty about the actual composition of the League. A list of Populi Albenses is provided by Pliny [Plin. Nat. Hist. III, 69]: Albani, Aesolani (o Aefulani), Accienses, Abolani, Bubetani, Bolani, Cusuetani, Coriolani, Fidenates, Foreti, Hortenses, Latinienses, Longani, Manates, Macrales, Munienses, Numinienses, Olliculani, Octulani, Pedani, Polluscini, Querquetulani (localizable on Caelian), Sicani, Sisolenses, Tolerienses, Tutienses (o Titienses), Vimitellari, Velienses (localizable on Velia), Venetulani, Vitellenses (o Vitellienses). A second list of the cities that composed it, at the time of the conquest of Fidenae, comes from Dionysius of Halicarnassus [Dion. H. V, 61, 3]: in addition to Fidene, Ariccia, Boville, Bubento, Cora, Carvento, Circea, Corioli, Corbio, Cabo, Fortinea, Gabii, Laurento, Lanuvio, Lavinio, Latici, Mento, Noria, Preneste, Pedo, Quercetola, Barico, Scozia, Ozia, Tivoli, Tuscolo, Tollero, Stellone, Velletri. In part, the two lists are the same (for example Bubetani and Bubento, Coriolani and Corioli, Querquetulani and Quercetola perhaps Accienses and Ariccia, Foreti and Fortinea, Manates and Chin), but there are also many differences the cause of which can be varied: some communities they can be gone and then replaced by others, or the name may have survived, but now crippled as not without a real geographic meaning; even Pliny and Dionysius may have referred to earlier sources that reported an incomplete list and have then integrated based on their knowledge (as indicated for example Laurento repetition, Lanuvio, Lavinio, all versions of the name of the city of Lavinio). Cicero, for his time mention Tusculum, Lavicum, Bovillae and Gabii [Cic. Pro Planc. IX, 23]

From the information that we possess [Dion. H. Cit.] We know that the representatives of the cities of the Latin League would meet once a year on Mount Albano where it was a great sacrificial banquet in honor of Jupiter Latiaris officiated by the consuls. The Romans poured libations of milk [Fest. Cit.] (It is thought that in ancient times, before the viticulture was widespread in Lazio, this food was used in libations to the gods and therefore that this kind of sacrifice would be a proof of the extreme antiquity of the feast), while other cities , according to a specific regulation, brought lambs, cheese, honey and nuts liba.

The main sacrificial victim was a white bull that he never came yoke. After his immolation and murder, the representatives of each city received a portion of the meat, the distribution of which was adjusted very precisely in the order decided by the ritual norms [Schol. Bob. in Cic. Pro Planc. IX]. Violate regulations on the distribution of shares of the victims, he meant committing a piaculum and then the Feriae were to be repeated (instauratio feriarum) [Liv. XXXII, 1; XXXVII, 3]. The same thing happened when a bad omen occurred during the ceremony [Liv. XL, 45; XLI, 16].

For the participating cities during the holidays was nefas take military actions against other cities of the League [Dion. H. Cit .; MACR. Sat. I, 16, 16], for this reason, hereinafter, in this day there was prohibition of wars.

After the sacrifice, there was a party and swings hung from the trees [Schol. Bob. in Cic. Pro Planc. IX]. According to Festo also he held some kind of lusus where the masked men were swinging on swings [Fest. Cit.]: The pace is very confusing and it is now believed that this could be some kind of dance in arms similar to that of went up in Rome; on the other hand we know that the priesthood was also widespread in other Latin cities, as Tusculum (see climbed)

The Feriae Latinae, whatever be their date, they were followed by two religious dies [Cic. Q. Fr. II, 4, 2].

Recently it has been proposed that the celebrations will concludessero in Rome with a sacrifice called Latiar [Cic. Q. Fr. II, 4, 2; Cas. Dio. XLVII, 40, 6; MACR. Sat. I, 16, 16-17], celebrated on collis Latiaris [Var. L. L. V, 52], one of the peaks of the Quirinale, in honor of Jupiter Latiaris; Urban ceremony, as well as that of Mount Cavo, was to be celebrated by the consuls [Cas. Dio. XLVII, 40, 6]. It was certainly a very ancient rite, as evidenced by the name, which refers to the archaic era, and it is possible that it was a stage of the original celebration of Feriae Latinae which was transferred to Rome during the Etruscan period. The only information we have derived Pliny and later sources.

According to the Roman scholar ritual included a race between four chariots, the winner was offered a beverage made from wormwood [Plin. Nat. Hist. XXVII, 28, 45], however, he places such celebration in the Capitol, then in connection with Jupiter Optimus Maximus (though it could be a confusion with the Capitoline Games).

Christian apologists instead describe human sacrifices [Firm. Mat. De Err. Prof. Rel. XXVI, 2; Just. Apol. II, 12, 5; Lact. Insti. I, 21, 3; Min. Fel., Oct. XXIII, 6; XXX, 4; Paul. Nol. Poem. XXXII, 109; Prud. Cont. Sym. I, 395-399; Tat. For Graec. XXIX, 1; Tert. Apol. IX, 5; Scorp. VII, 6; Theop. Antioch. For Autol. III, 8] in which a slave [Min. Fel. Oct. XXX, 3; Just. Apol. II, 12, 4-5], or a bestiary (a specialized gladiator in combat with wild beasts), perhaps chosen after conducting a combat [Tert. Apol. IX, 5; Lact. Inst. I, 21, 3], were sacrificed and their blood was used to sprinkle the statue of the deity. This custom is confirmed by Porfirio [Porph. De Abst. II, 56, 9] and perhaps in an allusion related to Suetonius Caligula who was nicknamed by his enemies Juppiter Latiaris [Suet. Cal. XXII, 2-3], so there seems to be a topos of the Christian apologetic literature.

Sources claim that the sacrifice was headed for Jupiter Latiaris, however some authors I identify with Saturn [Just. Apol. II, 12, 4-5] and suggests Macrobius, speaking of Latiar in a passage dedicated all’aition of Saturnalia. The existence of such human sacrifice, however, is questioned by many scholars

The whole of Ludi and rituals performed on this occasion seems to refer to a proto substrate maybe connected to the royal office and the annual renewal of king’s power.

Picture

L. Antestius Gragulus, Antestia, Rome, 136 BC (RRC), 124-103 BC (BMCRR), Denarius , AR, gr. 3,9, mm 18,5/20. Helmeted head of Roma r.; before, X; behind, GRAG. Rv. Juppiter in quadriga r., holding sceptre and reins in l. hand and hurling thunderbolt in r. hand; below, L. ANTES; in ex. ROMA. RRC 238/1; BMCRR Roma 976; B. Antestia 9; Sydenham 451

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