Il piacere della preghiera

… Nell’opera “Sulle vite”, difatti, egli [Epicuro] sostiene che il pregare è un atto appropriato per noi, non perché gli Dei si adirerebbero se non li venerassimo, bensì perchè conosceremmo sia le perfezioni [degli Dei] che il vantaggio di conformarsi alle leggi, grazie alla comprensione delle nature trascendenti per potenza e prestanza. Oltre a scrivere queste cose, Epicuro dice nell’opera “Sugli Dei” che l’essere supremo – che in quanto tale spicca per egemonia – possiede ogni cosa: infatti, ogni uomo saggio nutre opinioni sante e pure sul divino, e ha compreso come questa natura sia grande e venerabile. Inoltre, è soprattutto durante le feste che [un saggio] crede [nella divinità] con maggior trasporto abbracciandone la [natura?], giungendo per attraversamento alla comprensione di essa, tenendo sempre il suo nome tra le labbra…
[Philodemus – De Pietate 26.5 – 27.19]