EID. QUINCT. (15) NP

Transvectio Equitum

Questo giorno è ritenuto l’anniversario della dedica del tempio di Castore nel Foro nel 494 aev e della battaglia del Lago Regillio [Liv. II, 42, 5]. La cerimonia sembra quindi legata al culto di Castor.

La battaglia del Lago Regillio, secondo gli storici romani, fu decisa dall’intervento degli equites che, smontati da cavallo, si schierarono sul campo di battaglia, il loro intervento fermò la ritirata dei fanti che, riprendendo coraggio, riuscirono a respingere i Latini che furono poi inseguiti e sbaragliati dalla cavalleria, nel frattempo il dittatore invocò l’aiuto di Castor, che viene chiaramente associato ai cavalieri.

È possibile che Castore fosse già venerato dalla classe equestre (forse per influsso greco-etrusco), ma che non fosse ancora annoverato tra le divinità a cui era tributato un culto pubblico; il beneficio portato allo Stato romano dalla cavalleria, fu così ricompensato accogliendo il loro Dio protettore tra coloro venerati pubblicamente.

Castore, a Roma, finì per assorbire anche le competenze del gemello Polluce che non appare nel culto pubblico fino all’età imperiale (l’introduzione in un contesto in cui l’ambito della fecondità era già saldamente legato ad una struttura divina definita, la scarsa rilevanza che aveva l’allevamento e l’impossibilità di legarsi ad un particolare ordinamento, furono tra le cause che misero in ombra la figura divina di Polluce). Lo vediamo infatti divenire divinità guaritrice [Schol. Ad Pers. II, 56] e ricevere particolare onore tra le donne cui era propria la formula di giuramento ecastor o mecastor (benché sia attestata anche epol ed edepol, in origine sempre riservata alle donne [Var. apud Gel. XI, 6])

In origine la cavalleria romana era composta da soldati a cui veniva affidato un cavallo pubblico, cioè dello stato (equus publicus) e, con la riforma di Tullio Ostillio, era inquadrata nelle 18 centurie equestri. Erano i censori a vigilare su questo gruppo di cavalieri: questi magistrati avevano il potere di privarli del cavallo, relegandoli tra gli erarii [Liv. XXIV, 43, 3], cioè coloro che dovevano pagare una tassa maggiore degli altri cittadini [Fest. 54; Plac. 27], così come di assegnare i cavalli vacanti a coloro che avevano servito usando il proprio animale e si erano particolarmente distinti [Liv. XXXIX, 19, 4].

L’ispezione dei cavalieri che avevano ricevuto un equus publicus aveva luogo pubblicamente nel Foro (Equitum Romanorum Probatio, o equitum census, o recensus) [Cic. Pro Cluent. XLVIII, 134; Gel. IV, 20, 11; Liv. XXXVIII, 28, 2; XLII, 10, 4; XLIV, 16, 8; Suet. Vesp. IX; Aug. XXXVIII; Claud. XVI]: essi erano suddivisi per tribù e, chiamati uno ad uno per nome, si avvicinavano al censore, conducendo il proprio cavallo [Liv. XXXIX, 44; Val. Max. II, 9, 6]. Se i magistrati non trovavano mancanze nel comportamento del cavaliere e nell’equipaggiamento, lo facevano passare avanti (traduc equum) [Valer. Max. IV, 1, 10]. Se invece lo trovavano indegno del suo rango, lo depennavano dall’elenco e gli ordinavano di vendere il proprio cavallo [Liv. XXIX, 37; XXXIX, 44; Val. Max. II, 9, 6], così da risarcire lo Stato; mentre, se aveva trascurato il proprio animale, era accusato di negligenza (inpolitia) e veniva privato del suo rango [Gel. IV, 12, 2; Fest. 108]. Chi, dopo aver servito per il tempo stabilito, voleva lasciare il proprio ruolo, doveva fare al censore un elenco delle campagne in cui aveva combattuto e, dopo un esame, era dimesso con onore o vergogna [Plut. Pomp. XXII]. In questa occasione i censori permettevano di lasciare il servizio come cavaliere, a chi era entrato nel Senato [Var. apud Non. 86]. È possibile che la revisione dei ranghi dei cavalieri non avvenisse annualmente, ma solo negli anni in cui erano in attività i censori, mentre le altre cerimonie collegate (vedi oltre) si celebrassero tutti gli anni.

Secondo Livio furono i censori Q. Fabius Rullianus e P. Decius [Liv. IX, 46; Val. Max. II, 2, 9], nel 304 aev., ad istituire la processione dei cavalieri, transvectio equitum che si svolgeva alle Eid. Quinct., mentre secondo Dionigi di Alicarnasso, questa cerimonia era più antica e fu istituita dopo la battaglia del lago Regillio (496 aev.) per ricordare l’apparizione di Castore e Polluce che annunciarono la vittoria dei Romani [Dion. H. VI, 13].

Nel giorno delle Eid. Quinct. i pontefici compivano dei sacrifici (forse per commemorare la vittoria del 496 aev.), quindi i cavalieri, vestiti della trabea (tunica a righe porpora e scarlatte), con l’equipaggiamento militare e indossando corone di ulivo e i premi che avevano ricevuto per le loro azioni di valore, riuniti per tribù e centurie, compivano una processione che partiva da un tempio di Marte fuori le mura (probabilmente quello nel Campo Marzio, il luogo dove si radunava l’esercito di ritorno da una campagna militare, in attesa di poter rientrare in città dopo essere stato purificato), attraversava varie zone della città e passava dal Foro per concludersi al tempio di Castore e Polluce dove sacrificavano i tribuni celeris [Dion. H. VI, 13].

L’abbigliamento regale e trionfale, così come l’uso di corone di ulivo che avevano valore purificatorio, farebbero pensare al ricordo di una qualche processione trionfale del periodo monarchico, preceduta, forse, dai sacrifici espiatori dei pontefici.

 

EID. QUINCT. (15) NP

Transvectio Equitum

This day is considered the anniversary of the dedication of the Temple of Castor in the Forum in 494 BCE, and the Battle of Lake Regillio [Liv. II, 42, 5]. The ceremony thus seems linked to the cult of Castor.

The Battle of Lake Regillio, according to Roman historians, was decided by the intervention of equites who, dismounted, took sides on the battlefield, their intervention stopped the retreat of the infantry that, taking courage, managed to repel the Latins that were then pursued and routed by the cavalry, meanwhile dictator invoked the help of Castor, which is clearly associated with the knights.

It is possible that Castor was already revered by the equestrian class (maybe because of greek-Etruscan influence), but it was not yet counted among the gods who had bestowed a public worship; the benefit brought to the Roman state by the cavalry, was well rewarded by accepting their God protector among those venerated publicly.

Castor, in Rome, absorbed the skills of Pollux who does not appear in public worship until the imperial age (the introduction in a context in which the scope of fertility was already firmly tied to a definite divine structure, minor place took by breeding and the inability to bind to a particular order, were among the causes that overshadowed the divine figure of Pollux). We see it becoming a healer divinity [Schol. To Pers. II, 56] and receive special honor among women whose own was the oath ecastor or mecastor (although it is also attested epol and Edepol, always reserved in origin women [Var. Apud Gel. XI, 6])

Originally the Roman cavalry was made up of soldiers who were given a public horse by the state (equus publicus) and, with Tullio Ostillio reform was framed in 18 equestrian centuries. The censors watched over this group of riders: these magistrates had the power to deprive them of the horse, relegating among erarii [Liv. XXIV, 43, 3], that is, those who had to pay a higher fee than other citizens [Fest. 54; Plac. 27], as well as to allocate the horses vacancies to those who had served using its animal and had particularly distinguished [Liv. XXXIX, 19, 4].

The inspection of the knights who had received an equus publicus took place publicly in the Forum (Equitum Romanorum probatio, or equitum census, or recensus) [Cic. Pro Cluent. XLVIII, 134; Gel. IV, 20, 11; Liv. XXXVIII, 28, 2; XLII, 10, 4; XLIV, 16, 8; Suet. Vesp. IX; Aug. XXXVIII; Claud. XVI]: they were divided into tribes, and called one by one by name, approached the censor, leading his horse [Liv. XXXIX, 44; Val. Max. II, 9, 6]. If the judges found no deficiencies in the knight’s behavior and in the equipment, they did move forward (traduc equum) [Val. Max. IV, 1, 10]. If they found him unworthy of his rank, they cancelled him from the list and ordered to sell his horse [Liv. XXIX, 37; XXXIX, 44; Val. Max. II, 9, 6], to compensate the State; whereas if he had neglected his own animal, he was accused of negligence (inpolitia) and was deprived of his rank [Gel. IV, 12, 2; Fest. 108]. Who, after having served for the set time, wanted to leave his role, he had to give to censors a list of campaigns in which he had fought and, after consideration, had resigned with honor or shame [Plut. Pomp. XXII]. On this occasion the censors allowed to leave the service as a knight, who had entered the Senate [Var. apud Non. 86]. It is possible that the revision of the ranks of the riders did not happen every year, but only in the years when they were in business, the censors, and other related ceremonies (see below) should be celebrated every year.

According to Livy the censors Q. Fabius and P. Decius Rullianus [Liv. IX, 46; Val. Max. II, 2, 9], in 304 BCE., established the procession of knights, transvectio equitum that took place at Eid. Quinct., While according to Dionysius of Halicarnassus, this ceremony was the oldest and was established after the Battle of Lake Regillio (496 BCE.) To recall the appearance of Castor and Pollux, who announced the victory of the Romans [Dion. H. VI, 13].

On the day of Eid. Quinct. the pontifices made sacrifices (maybe to commemorate the victory of 496 BCE.), then the knights, clothes trabea (tunic in purple and scarlet stripes), with military equipment and wearing olive crowns and the awards they received for their valuable actions, gathered to tribes and centuries, made a procession that started from a temple of Mars outside the walls (probably the one in the Campus Martius, the place where they gathered the army return from a military campaign, waiting to return to the city after being purified), passing through various areas of the city and by the Forum to end at the temple of Castor and Pollux, where the tribunes celeris made sacrifices [Dion. H. VI, 13].

The regal and triumphant clothing, as well as the use of olive wreaths that had purifying value, would think of the memory of a few triumphal procession of the monarchical period, preceded perhaps by sin offerings of the popes.

Picture

Licinius Crassus, Licinia, Rome, 55 BC (RRC and BMCRR), Denarius , AR, gr. 4,1, mm 18. Bust of Venus r., draped, Laureated and wearing diadem; behind, S.C. Rv. Female figure leading horse l. with r. hand and holding spear in l. hand; at feet, cuirass and shield; around, P. CRASSVS. M. F.. RRC 430/1; BMCRR Roma 3901; B. Licinia 18; Sydenham 929, Catalli 2001, 615.

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