III EID.  JUN. (11) NP

MATRALIA

Secondo la tradizione il tempio di Mater Matuta fu edificato da Servius Tullus nel Foro Boario, vicino alla porta Carmentalis [Liv. V, 19, 6; XXV, 7, 6; XXXIII, 27,4; Ov. Fast. VI, 477 – 480], fu restaurato e dedicato da Furio Camillo [Liv. V, 19, 6; 23, 7; Plut. Cam. V] l’11 Jun. Bruciato nel 213 aev. fu ricostruito l’anno seguente, assieme a quello di Fortuna [Liv. XXV, 7, 6]. Nel 196 aev. furono aggiunti due archi, davanti ai templi di Mater Matuta e Fortuna, probabilmente alla fine di un colonnato. All’interno Ti. Gracco pose una lastra di bronzo in ricordo della sua campagna in Sardegna, con una mappa dell’isola [Liv. XLI, 28, 8]. Gli scavi archeologici nella zona hanno portato alla luce numerose terrecotte architettoniche risalenti fino al VI sec. aev. (570 aev. circa), tra le quali delle punte ricurve, posizionate sul tetto  e dei frammenti di due  animali  accucciati sulle zampe posteriori, alzati sulle zampe anteriori e voltati di faccia, forse pantere. Sono stati ritrovati anche i frammenti di due statue in terracotta, una raffigurante Ercole e l’altra una figura femminile con elmo dotato di para-guance e cimiero alto, forse Minerva o la Fortuna armata. Dagli scavi sembra che l’area sacra, venne restaurata e poi abbandonata alla fine del VI sec. aev.

I Matralia erano la festa di Mater Matuta, antica divinità italica. Il suo nome unisce attributi materni (Mater) e aurorali (Matuta, da cui matutinus), come troviamo in Lucrezio

… E, ancora, a un’ora determinata Matuta per le plaghe / dell’etere diffonde la rosea aurora e libera la luce… [Lucr. De Rer. Nat. V, 656]

Secondo Verrio Flacco, era chiamata: Mater Matuta, Manes (la Buona Dea), Matura, (epiteti collegati anche al sole), Mattina, Matrimonio, Madre di famiglia, Zia materna (matertera), Matrice, Materia [Fest. 122; 161].

Questa festa era celebrata dalle matrone romane [Ov. Fast. VI, 475]. Esse si recavano nel tempio sul Foro Boario e coronavano la statua della Dea (solo le donne che si erano sposate una volta sola potevano farlo [Tert. Monog. XVII, 3]), a cui offrivano delle focacce [Ov. Fast. VI, 476; 529 – 33]. Una schiava era fatta entrare nel recinto del tempio, che solitamente era interdetto alle donne di quella condizione, e quindi ne era scacciata dalle matrone che la colpivano sulla schiena e la fustigavano con verghe [Ov. Fast. VI, 551; Plut. Q. R. 16; Cam. V, 2]. Le madri prendevano tra le braccia non i proprii figli, ma quelli delle sorelle e, trattandoli con riguardo, chiedevano per loro la benedizione della Dea [Plut. Cam. V, 2; De Frat. Am. 492 d (XXI); Q. R. 17] con queste parole:

Mater Matuta te precor quaesoque uti volens propitia sies pueris sororiis

Mater Matuta, ti prego e ti chiedo di essere volentieri propizia ai figli di mia sorella

 

Mater Matuta era l’Aurora [Lucr. De Rer. Nat. V, 656] e fu identificata con la greca Ino – Leucòtea [Serv.  Aen V, 241; Georg. I, 437; August. C. D. XVIII, 14; Lact. Div. Inst. I, 21; Cic. Tusc. I, 12, 28; Nat. Deor. III, 19, 48; Plut. Q. R. 16; De Frat. Am. 492 d (XXI); Ov. Fast. VI, 544 – 547] (Figura 91). Ino era la sorella di Semele e, quando questa fu uccisa da Giunone, si prese cura di suo figlio, Dioniso – Bacco. Colpita dalla follia mandatale da Giunone, si gettò in mare col figlio Melicerte ed i due furono trasformati in Dei, Ino, divenne Leucòtea, Melicerte, Palemone (Portunus per i latini) [Serv. Aen. V, 241; Ov. Fast. VI, 553 segg].

 

Fortunae in Foro Boario

Anche il tempio di fortuna nel foro Boario, che si trovava vicino a quello di Mater Matuta [Ov. Fast. VI, 569] (Figura 94), secondo la tradizione fu eretto da Servius Tullus [Dion. H. IV, 40, 7; Val Max. I, 8, 11], come la maggior parte dei templi dedicati a questa divinità [Plut. Fort. Rom. X, 323a; Plin. Nat. Hist. VIII, 197]. In esso le matrone romane veneravano una statua di legno dorato velata da due toghe che era vietato toccare

… E voi, donne romane, guardatevi dal toccare quelle vesti proibite, / è sufficiente levare preghiere con voce rituale / e sia sempre coperto da una toga romana il capo / di chi fu il settimo re della nostra città [Ov. Fast. VI, 621 – 24]

Tra gli autori antichi non vi è accordo su chi rappresentasse la statua, se il re Tullus [Ov. Fast. VI, 623 – 24; Dion. H. IV, 40, 7; Val Max. I, 8, 11] oppure Fortuna [Var. apud Non. 189, 17; Cas. Dio. LVIII, 7, 2]; Festo ritiene invece che si tratti di Pudicizia [Fest. 242].

Anche tra gli autori moderni alcuni hanno sostenuto la prima ipotesi, tuttavia la maggior parte propende per Fortuna. D’altra parte è proprio questa statua che è oggetto di venerazione nell’anniversario della dedica, secondo Ovidio, né le fonti ne menzionano altre all’interno dell’edificio per cui sarebbe stato molto strano che essa fosse quella del fondatore del tempio, anziché della divinità a cui era dedicato. Si trattava probabilmente di un antico xoanon ligneo (Dionigi di Alicarnasso la definisce lignea e di foggia arcaica [Dion. H. IV, 40, 7]) dai tratti poco definiti, completamente coperto da abiti maschili e per questo gli autori del periodo classico potevano avere dei dubbi sulla sua identità.

La Dea a cui era dedicato il tempio era Fortuna, non abbiamo notizia di alcun attributo, tranne che da Varrone [Var. apud Non. 189, 17] che La identifica con Fortuna Virgo, tuttavia questa divinità aveva un suo tempio in un altro luogo, per cui può trattarsi di un errore dell’erudito. Questo fatto rende la Fortuna del Foro Boario diversa dalle altre Fortuna venerate a Roma che avevano sempre un epiteto che specificava la loro sfera d’azione, e dalla Fortuna italica di Preneste, rappresentata come madre e kourotropha (e per questo assimilabile a Mater Matuta). Nelle fonti letterarie appare in varie leggende, sempre come protettrice del re Servius Tullus [Ον. Fast. VI, 573 – 80; Val. Max. III, 4, 3; Plut. Q. R. 36; 74; Fort. Rom. X,322 e; Dion. H. IV, 27, 7].

 

III EID.  JUN.  (11) NP

Matralia

According to tradition the temple of Mater Matuta was built by Servius Tullius in the Forum Boarium, near the port Carmentalis [Liv. V, 19, 6; XXV, 7, 6; XXXIII, 27.4; Ov. Fast. VI, 477-480], it was restored and dedicated by Furio Camillo [Liv. V, 19, 6; 23, 7; Plut. Cam. V] 11 Jun. Burned in 213 BCE. It was rebuilt the following year, together with that of Fortuna [Liv. XXV, 7, 6]. In 196 BCE. two arches were added, in front of the temple of Mater Matuta and Fortuna, probably at the end of a colonnade. Inside T. Gracchus placed a bronze plate in memory of his campaign in Sardinia, with a map of the island [Liv. XLI, 28, 8]. Archaeological excavations in the area have brought to light numerous architectural pottery dating back to the sixth century. BCE. (570 BCE. Approximately), including the curved points, positioned on the roof and the fragments of two animals crouching on his hind legs, get up on their front legs and turn around to face, perhaps Panthers. the fragments of two terracotta statues, one depicting Hercules and the other a female figure with a helmet equipped with para-cheeks and crest high, or perhaps Minerva armed Fortuna have also been found. Excavations seems that the sacred area, was restored and then abandoned in the late sixth century. BCE.

The Matralia were the Mater Matuta party, ancient Italic goddess. Its name combines maternal attributes (Mater) and auroral (Matuta, from which matutinus), as we find in Lucretius

… And yet, at a certain time Matuta for patches / ether spreads rosy dawn light and free … [Lucr. De Rer. Nat. V, 656]

According Verrius Flaccus, was called: Mater Matuta, Manes (the Good Goddess), Matura, (epithets also connected to the sun), Morning, Marriage, family Mother, Aunt maternal (matertera), matrix, material [Fest. 122; 161].

This festival was celebrated by the Roman matrons [Ov. Fast. VI, 475]. They went into the temple on the Forum Boarium and crowned the statue of the Goddess (only women who had married only once could do it [Tert. Monog. XVII, 3]), who were offering cakes [Ov. Fast. VI, 476; 529-33]. A slave was made to enter the temple grounds, which was usually forbidden to women of that condition, and then it was driven out by the matrons who hit her on the back and scourged with rods [Ov. Fast. VI, 551; Plut. Q. R. 16; Cam. V, 2]. Mothers took her in his arms not own children, but those of the sisters and treating them with respect, asking for them the blessings of the Goddess [Plut. Cam. V, 2; De Frat. Am. 492 d (XXI); Q. R. 17] with these words:

Mater Matuta you precor quaesoque uti sies volens propitia pueris sororiis Mater Matuta, please, and I ask you to be willingly propitious to the children of my sister

 

Mater Matuta was the Aurora [Lucr. De Rer. Nat. V, 656] and was identified with the Greek Ino – Leucotea [Serv. Aen V, 241; Georg. I, 437; August. C. D. XVIII, 14; Lact. Div. Inst. I, 21; Cic. Tusc. I, 12, 28; Nat. Deor. III, 19, 48; Plut. Q. R. 16; De Frat. Am. 492 d (XXI); Ov. Fast. VI, 544-547] (Figure 91). Ino was the sister of Semele, and when it was killed by Juno, took care of his son, Dionysus – Bacchus. Struck by madness sent her from Juno, jumped into the sea with her son Melicertes and the two were transformed into gods, Ino, became Leucotea Melicertes, Palaemon (Portunus in Latin) [Serv. Aen. V, 241; Ov. Fast. VI, 553 ff].

 

Fortunae in Foro Boario

Even the makeshift temple in the Forum Boarium, which was close to that of Mater Matuta [Ov. Fast. VI, 569] (Figure 94), according to tradition it was built by Servius Tullus [Dion. H. IV, 40, 7; Val Max. I, 8, 11], as most of the temples dedicated to this deity [Plut. Fort. Rom. X, 323a; Plin. Nat. Hist. VIII, 197]. In it the Roman matrons worshiped a veiled gilded wooden statue of two robes that was forbidden to touch

… And you, Roman women, beware of touching those clothes forbidden, / simply upbeat ritual prayers with voice / and is always covered by a Roman toga chief / of who was the seventh king of our city [Ov. Fast. VI, 621-24]

Among the ancient authors there is no agreement on who represented the statue, if the king Tullus [Ov. Fast. VI, 623-24; Dion. H. IV, 40, 7; Val Max. I, 8, 11] or Fortuna [Var. apud no. 189, 17; Cas. Dio. LVIII, 7, 2]; Festo believes instead that it is Modesty [Fest. 242].

Even among some modern authors have supported the first hypothesis, however most inclined to Fortuna. On the other hand it is this image which is the object of veneration on the anniversary of the dedication, according to Ovid, nor the sources do mention other inside the building so that it would be very strange it was that the founder of the temple, instead the deity to whom it was dedicated. It was probably an ancient wooden xoanon (Dionysius of Halicarnassus defines wood and archaic manner [Dion. H. IV, 40, 7]) traits poorly defined, completely covered by men’s clothes and for this the authors of the classical period could have doubts about his identity.

The Goddess who was dedicated the temple was Fortuna, we have no news of any attribute, except as Varro [Var. apud no. 189, 17] that identifies La Fortuna Virgo, however, this deity had its own temple to another place, so it can be a scholar error. This fact makes the Fortuna del Foro Boario different from the other Fortuna venerated in Rome, who had always an epithet which specified their sphere of action, and the Italic Fortuna of Praeneste, represented as a mother and kourotropha (and therefore comparable to Mater Matuta) . In literary sources it appears in various legends, always as a protector of the King Servius Tullus [Ον. Fast. VI, 573-80; Val. Max. III, 4, 3; Plut. Q. R. 36; 74; Fort. Rom. X, 322 and; Dion. H. IV, 27, 7].

 

Picture

Mater Matuta

Florence Archaeological Museum, ground floor, second room (from Chianciano)

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