EID. MAR. (15) NP

Feriae Iovi

Si sacrificava per la prosperità del nuovo anno; il pontefice massimo guidava una processione che saliva sul Campidoglio per sacrificare un toro di sei anni per la fecondità dei campi, a favore della comunità dei montes [Lyd. Mens. IV, 49] (trattandosi di ferae pro montibus, tale cerimonia non era registrata nei calendari). In età imperiale alla processione partecipavano anche i kannophoroi della Magna Mater, poiché coincideva con il canna intrat [Lyd. Mens. IV, 49].

 

Feriae Annae Perennae

Ovidio riporta diverse versioni sull’identità di Anna Perenna: in una si tratta di una vecchia di Bovillae che distribuì focacce fatte da lei (rustica liba) ai plebei affamati, durante la secessione sul monte sacro. Dopo quell’episodio, la plebe la divinizzò e le dedicò un culto [Ov. Fast. III, 667 – 74]; alternativamente la descrive come una vecchia che si sostituisce a Minerva, per ingannare Mars, al momento del matrimonio tra le due divinità [Ov. Fast. III, 675 – 96]. Secondo un’altra versione, Anna era la sorella di Didone che, fuggita da Cartagine dopo la morte della regina, giunse in Italia e fu accolta da Enea. La sua presenza però, suscitò la gelosia di Lavinia ed Anna fu costretta a fuggire nuovamente, finché non fu tramutata in una ninfa dal Dio del fiume Numicio [Ov. Fast. III, 523 – 42; Sil. It. VIII, 50 segg].

La festa. Si svolgevano sacrifici pubblici ad Anna Perenna e si pronunciavano voti, affinché l’inizio dell’anno fosse prospero e così tutti gli anni a venire

ut annare perennareque commode liceat…  [Macr. Sat. I, 12, 6]

Da Ovidio [Fast. III, 523 segg] sappiamo che in questo giorno la plebe si recava fuori città, sulle rive del Tevere per passare una giornata in allegria. Si innalzavano tende o capanne di canne e frasche, coperte con le toghe e ci si sdraiava sull’erba; si mangiava e si beveva vino in abbondanza, chiedendo agli Dei tanti anni di fortuna, quanti erano i boccali che si riusciva a vuotare. Si cantava e si mettevano in scena mimi e recite di versi osceni (fescennini). Sappiamo che si svolgevano anche azioni sceniche a cui si riferisce probabilmente il racconto ovidiano dello scambio tra Minerva e Anna Perenna, prima del matrimonio con Mars, forse ispirato ad una delle commedie a sfondo volgare rappresentate in occasione della festa [Dec. Lab. Ann. Per. Fr I pg 339 – 40 R], in cui Anna gioca il ruolo della “falsa fidanzata” che, nel mito proteggeva la futura sposa dalle influenze maligne.

Un passaggio di un epigramma di Marziale riguarda la festa di Anna Perenna e accenna a qualcosa che accadeva in un bosco a lei sacro presso la via Flaminia

… Di qui si può… abbracciare con lo sguardo… il sacro bosco di Anna Perenna, che gode del sangue virginale (cruor virginalis). Di là si può scorgere il viandante che percorre la via Flaminia… [Mart. IV, 64, 11 segg]

Diversi autori hanno interpretato il passo di Marziale come un riferimento ad un qualche rito relativo alla prima mestruazione delle giovani donne, che avrebbe potuto coincidere con il passaggio all’età adulta e la loro integrazione nel corpo sociale della città. Questa interpretazione, basata su una dubbia ricostruzione del termine cruor virginalis, è però in contrasto con la descrizione che Ovidio ci dà della Dea come una vecchia e non hanno relazione col suo nome, né possono essere conciliate con gli altri rituali di questo giorno legati chiaramente all’inizio del nuovo anno. È anche ipotizzabile che il passo di Marziale sia il ricordo di antichissimi matrimoni collettivi che avvenivano all’inizio della primavera, come auspicio di fecondità per il resto dell’anno.

Considerando il nome Anna una forma femminile di annus, e Perenna un derivato di perennare, compire un intero anno [Suet. Vesp. V], la Dea è stata vista come un’antica indigitamenta, (o forse a due divinità diverse poi riunite in una sola, infatti “Anna ac Perenna”, cioè due entità distinte, sono nominate in un verso delle Satire Menippee di Varrone [Varr. Sat. Menip. Fr 506]), una dei tanti “Dei popolari” che vigilavano su moltissimi aspetti della vita dei romani. In questo caso si tratterebbe di colei che personificava la prosperità che dall’inizio del nuovo anno, si prolungava per tutta la sua durata. Questa interpretazione è stata messa in dubbio in base all’analisi linguistica che ha rilevato come il nome Anna indichi piuttosto la nutrice (derivato dal verbo nutrire, annare), associabile anche all’anus, e Perenna stia per perennis, cioè che dura indefinitamente. In questo caso, si tratterebbe di una Dea Nutrice (personalità diffusa in altre religioni indoeuropee), invocata ciclicamente all’inizio dell’anno, perché fosse sempre favorevole alla comunità e ne propiziasse la prosperità; tale identificazione è confermata dal verso di Ovidio in cui Anna è definita ninfa nutrice di Giove [Ov. Fast. III, 660].

Anna Perenna sarebbe così associabile ad Annona, la personificazione dell’inesauribile prodigalità dello stato romano che forniva cibo alla popolazione della città, tale legame sembra suggerito anche dal passo dei Fasti in cui Anna è rappresentata come una vecchia di Bovillae che porta liba alla plebe che si era ritirata sul Monte Sacro [Ov. Fast. III, 667 – 74]. Passando dal piano poetico a quello storico Anna e Annona svolgono lo stesso ruolo ed è possibile che alcune antiche prerogative di Anna siano state in parte assorbite da Annona.

Anna Perenna è quindi inscrivibile nel novero delle divinità italiche portatrici di fecondità, invocate per la fertilità della terra, il cui nome deriva dalla radice indoeuropea *an-, nutrire. Prossimo citare ad esempio l’osca Amma [Zvet. Syll. 9], la campana Damia [Zvet. Syll. 50], la peligna Angitia [Verg. Aen. VII, 750; Serv. loc. cit.; Solin. II, 29; Sil. It. VIII, 50] o Anceta, che in osco sarà Anagtiai e probabilmente anche la latina Amata [Verg. Aen. VII, 343; XII, 600; Serv. Aen. VI, 90; VII, 51; VII, 791; XI, 490; XII, 31; XII, 131; XII, 603; Dion. H. I, 64; Fab. Pict. De Jure Pont. Fr I P apud Gel. I, 12, 14]

Se consideriamo che questa festa cadeva nel primo plenilunio del nuovo anno, secondo il più antico calendario romano, possiamo allora vedere in Anna una Dea lunare, che personifica la perennità del suo ciclo. Questo giorno, quindi, non va inteso nella sua unicità come punto iniziale del percorso dell’astro, in cui avviene il passaggio da anno vecchio (chiusura del ciclo precedente) ad anno nuovo (inizio del nuovo), la cui immagine più confacente sarebbe stata una divinità dal duplice volto di vecchia e giovane donna, ma come l’eterno ripetersi di questa successione sempre identica a se stessa, l’immutabilità di un corso che, pur nella successione degli anni, può realizzare l’eternità nel suo scorrere ciclico. Per questo la Dea, personificazione del tempo indefinito, poteva a buon diritto essere rappresentata come una vecchia donna, la cui longevità rimanda all’eternità.

Come Dea lunare, Anna Perenna era nutrice e dispensatrice di fertilità, di cui garantiva il perpetuarsi indefinito (annare ac perennare), rappresentato, nei festeggiamenti popolari, dall’auspicio di una prosperità lunga tanti anni quanti i bicchieri vuotati durante la festa. Il vino consumato abbondantemente, poteva essere il ricordo di riti in onore della Dea in cui era usato come bevanda d’immortalità, in grado di donare un’ebrezza, illusione di eternità. È possibile infatti che le feste popolari di questo giorno fossero ciò che rimaneva di arcaici riti di rigenerazione e rinascita, in cui le danze, la licenziosità, i mimi osceni e scurrili, rappresentavano una rottura con l’ordine proprio del tempo calendariale e ritorno alla matrice indistinta della pura forza generativa: con l’inizio dell’anno e della primavera tale forza doveva essere risvegliata affinché assicurasse, nei mesi successivi nutrimento e prosperità all’intera comunità.

Nel 1999 durante scavi effettuati a Roma, tra piazza Euclide e via Dal Monte, quartiere Parioli, tra i 6 e i 10 m sotto il piano stradale, sono venuti alla luce i resti di una fontana di forma rettangolare con iscrizioni riferite a Anna Perenna.

La fontana sembra essere stata utilizzata tra il IV sec aev e il VI sec. Nella cisterna retrostante, sono stati rinvenuti numerosi oggetti utilizzati per pratiche magiche, come lamine di piombo con esecrazioni, contenitori del medesimo metallo contenenti figure umane monete, oggetti in rame e lucerne, che oggi sono conservati nella Sezione Epigrafica del Museo Nazionale Romano presso le Terme di Diocleziano.

 

Feriae Iovi

Sacrifice for the new year prosperity; the pontifex maximus was leading a procession coming up on the Capitol to sacrifice a bull of six years for the fertility of the fields, for the community of Montes [Lyd. Mens. IV, 49]. During the imperial period the kannophoroi of Magna Mater, took part in the procession because it coincided with the canna intrat [Lyd. Mens. IV, 49].

 

Feriae Annae Perennae

Ovid shows different versions about the identity of Anna Perenna: in the first She is an old woman from Bovillae who distributed cakes (rustic liba) to the plebeians hungry during the secession on the sacred mountain. The plebs would have deified Her and dedicated Her a cult [Ov. Fast. III, 667 – 74]; alternately he describes Her as an old woman who replaces Minerva, to deceive Mars at the time of the marriage between the two deities [Ov. Fast. III, 675 – 96].

According to another version, Anna was the sister of Dido, Carthage fled after the death of the queen, arrived in Italy, and was greeted by Aeneas. Her presence, however, aroused the jealousy of Lavinia and Anna was forced to flee again, until it was turned into a nymph from the God of Numicio River [Ov. Fast. III, 523-42; Sil. En. VIII, 50 ff].

Public sacrifices were held to Anna Perenna and votes were pronounced, so that the beginning of the year was prosperous and so all the years to come

… Ut annare perennareque commode liceat … [Macr. Sat. I, 12, 6]

By Ovid [Fast. III, 523 ff] we know that on this day the mob went out of town, to the Tiber banks to spend a pleasant day. They rose up tents or huts of reeds and branches, covered with robes and there it lay down on the grass eating and drinking wine in abundance, asking the gods so many years of luck, as many pitchers they spill. There were songs and mime performances of obscene verses (fescennini). We know that stage actions took place (it is likely to refer the Ovidian story of the exchange between Minerva and Anna Perenna, before her marriage to Mars, perhaps inspired by one of the plays in the vernacular background represented on the feast [Dec. Lab. Ann. For. Fr I pg 339-40 R], where Anna plays the role of “false girlfriend” who, in myth protected the bride from evil influences).

A passage of an epigram of Martial regards the Anna Perenna party and hints at something that happened in a forest sacred to her at the Via Flaminia

… From here you can … embrace with his eyes … the sacred grove of Anna Perenna, who enjoys blood virginal (cruor virginalis). Beyond you can see the hiker along the Via Flaminia … [Mart. IV, 64, 11 et seq]

Several authors have interpreted the passage of Martial as a reference to some ritual on the first period of young women, which could coincide with the transition to adulthood and their integration in the social body of the city. This interpretation, based on a dubious reconstruction of the term cruor virginalis, however, is at odds with the description that Ovid gives us the Goddess as an old and have no relation with her name, nor can they be reconciled with the other rituals of this day clearly linked early in the new year. It is also conceivable that the pace of Martial is the memory of ancient collective marriages that took place in early spring, as a pledge of fruitfulness for the rest of the year.

Considering the name Anna a feminine form of annus, and Perenna a derivative of perennare, accomplish a whole year [Suet. Vesp. V], the Goddess was seen as an old indigitamenta, (or maybe two different gods then combined into a single fact “ac Anna Perenna”, ie two distinct entities, are nominated in one direction of Satires Menippee Varro [ Varr. Sat. Menip. Fr 506]), one of the many “of the popular” who kept watch on many aspects of Roman life. In this case it would be the one who personified prosperity that since the beginning of the new year, lasted for its entire duration. This interpretation has been questioned on the basis of linguistic analysis that detected as the name rather indicates the nurse Anna (derived from the verb feed, annare), also associated all’anus, and Perenna is going to perennis, that lasts indefinitely. In this case, it would be a Goddess Nurse (diffuse personality in other Indo-European religions), invoked cyclically at the beginning of the year, because it was always beneficial to the community and will propitiate prosperity; this identification is confirmed by the verse of Ovid in which Anna is called the Mother nymph of Jupiter [Ov. Fast. III, 660].

Anna Perenna would thus be associated to Annona, the personification of the inexhaustible generosity of the Roman state that supplied food to the population of the city, this link also appears suggested the pace of the Fasti in which Anna is represented as an old Bovillae leading liba the mob that he had retired on Monte Sacro [Ov. Fast. III, 667-74]. Moving on from the poetic plane to the historic Anna and Annona play the same role and it is possible that some ancient prerogatives of Anna were offset in part by Annona.

Anna Perenna is then inscribed on the list of carriers Italic deity of fertility, invoked for the fertility of the earth, whose name derives from the Indo-European root * also, nourish. Next Examples include the osca Amma [Zvet. Syll. 9], the Damia bell [Zvet. Syll. 50], the peligna Angitia [Verg. Aen. VII, 750; Serv. Loc. cit .; Solin. II, 29; Sil. En. VIII, 50] or Anceta, which in Osco will Anagtiai and probably the Latin Amata [Verg. Aen. VII, 343; XII, 600; Serv. Aen. VI, 90; VII, 51; VII, 791; XI, 490; XII, 31; XII, 131; XII, 603; Dion. H. I, 64; Fab. Pict. Pont de Jure. The P fr apud Gel. I, 12, 14]

If we consider that this festival fell in the first full moon of the new year, according to the most ancient Roman calendar, we can then see in Anna a lunar goddess who personifies the continuity of its cycle. This day, therefore, should not be understood in its uniqueness as the starting point of the path of the star, the occurrence of the transition from the old year (end of the previous cycle) New Year (beginning of the new), whose image would be more appropriate a deity by the double face of old and young woman, but as the eternal recurrence of this succession always identical to itself, the immutability of a course that, even in the succession of years, can achieve eternity in its flow cycle. Why the Goddess, the personification of time indefinite, could rightly be represented as an old woman, whose longevity refers to eternity.

As a lunar goddess, Anna Perenna was nurse and dispenser of fertility, of which guaranteed the indefinite perpetuation (annare ac perennare), represented, in popular celebrations, by the wish of a long many years prosperity how many glasses emptied during the party. The wine consumed abundantly, could be the memory of in honor of the Goddess rituals in which it was used as a drink of immortality, able to donate un’ebrezza, illusion of eternity. It may be that the popular festivities of this day were the remnants of archaic rituals of regeneration and rebirth, where the dances, licentiousness, obscene and scurrilous mimes, represented a break with the proper order of time and return to calendar indistinct matrix of pure generative force: with the beginning of the year and this spring force must be awakened to assure, in the months nourishment and prosperity of the entire community.

In 1999, during excavations carried out in Rome, between Piazza Euclide and Via Dal Monte Parioli district, between 6 and 10 meters below street level, they have come to light the remains of a rectangular fountain with inscriptions referring to Anna Perenna.

The fountain seems to have been used between the fourth century BCE to the sixth century. In the back tank, numerous objects used for magical practices have been found, such as lead sheets into a curse, the same metal containers containing human figures coins, copper objects and lamps, which are now preserved in the epigraphical section of the National Roman Museum at the Baths Diocletian.

Picture

Annius T.f. T.n and L. Fabius L.f. Hispaniensis. 82-81 B.C. AR denarius (20.3 mm, 3.79 g, 9 h). Mint in northern Italy or Spain. C·ANNI·T·F·T·N·PRO·COS·EX·S·C, draped bust of Anna Perenna right, wearing stephane; winged caduceus to left, scales to right, carnyx below neck / L·FABI·L·F·HISP, Victory driving quadriga right, holding palm and reins; Q above horses. Crawford 366/1a; Sydenham 748; RSC Antonia 2a

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