REGIFUGIUM

VI KAL. MAR. (24) N

Su questa antica festa, posta di fatto, dopo la fine dell’anno non sappiamo molto. Quando vi era intercalazione, essa non seguiva direttamente i Terminalia, ma era posta nei cinque giorni finali del mese intercalare [Cens. XX, 10].  Secondo la tradizione riportata da Ovidio [Fast. II, 685 segg; Fest; Aug. C. D. II, 6 sotto il nome di Fugalia] si tratterebbe della commemorazione della fuga dell’ultimo re, Tarquinio il Superbo, da Roma, ma questa origine è molto improbabile.

Da un documento epigrafico [CIL. I, 289; anche Plut. Q. R. 63] sappiamo che in questo giorno il rex sacrorum si recava nel comitium assieme ai Salii e lì compiva un qualche sacrificio di cui non ci sono giunte altre notizie. Dopo aver compiuto questo rito, il rex e i Salii fuggivano via. Da questi elementi possiamo dedurre che si tratta della reminiscenza di un rito che un tempo era compito dal rex, il cui significato si è perso col passaggio alla Repubblica.

Frazer e Altheim hanno formulato l’ipotesi che il potere mistico del rex fosse strettamente associato al calendario e allo svolgersi dell’anno e con la chiusura di quest’ultimo, anche il primo s’indebolisse. Era quindi necessario un qualche rito di rinnovamento e di reintegro di questo potere, che, secondo Frazer, poteva avere un qualche legame con quelli relativi al rex nemorensis. Il rex, in un certo modo, era rappresentazione vivente dell’anno: come durante il trascorrere del tempo le forze naturali sembravano compiere un ciclo di accrescimento e indebolimento, così anche il rex doveva seguire il medesimo ciclo. Le potenze naturali sembravano consumarsi ed esaurirsi dopo aver portato a sviluppo e maturazione i frutti della terra e così il sole sembrava diminuire in potenza dopo aver raggiunto il massimo della propria forza in estate; allo stesso modo si pensava che l’uomo accumulasse impurità, di cui era necessario liberarsi per poter vivere continuamente in pace con gli Dei: arrivati al periodo “oscuro” dell’inverno, era necessaria, a vari livelli, una rigenerazione dell’universo, una fine e rinascita a tutti i livelli. Il rex compiva questo rito per tutta la comunità, attraverso la sua rigenerazione era l’intero corpo civico a rigenerarsi e a ritornare alla purezza dei primordi.

Con il Regifugium il re, in un certo senso, abbandonava la propria carica, in quanto ormai privo del proprio potere mistico, aprendo un periodo di vero e proprio interregnum. Tale intervallo di vacanza cadeva in un periodo vuoto, sostanzialmente, anche se non formalmente, extra-calendariale, cioè nell’intervallo tra i Terminalia, la chiusura dell’anno vecchio, e l’inizio di quello nuovo col mese di Martius in cui avveniva il pieno reintegro della funzione regale.

Questo rituale è stato accostato anche alla Bouphonia attica

 

VI KAL. Mar. (24) N

Regifugium

This ancient festival, happening after the end of the year, we do not know much. When there was intercalation, it did not follow directly Terminalia, but it was placed in the final five days of the interlayer [Cens month. XX, 10]. According to the tradition reported by Ovid [Fast. II, 685 ff; Fest; Aug. C. D. II, 6, named Fugalia] it would be the commemoration of the flight of the last king, Tarquinius Superbus, from Rome, but this is very unlikely source.

By a written document [CIL. I, 289; Also Plut. Q. R. 63] we know that on this day the rex sacrorum went in comitium along with and I went up there performed a few sacrifices that we have not come of news. After performing this ritual, the rex and the Salii ran away. From these elements we can deduce that it is the reminiscence of a ritual that was once the task rex, whose meaning has been lost with the passage to the Republic.

Frazer and Altheim have formulated the hypothesis that the mystic rex power was closely associated with the calendar and the unfolding of the year and with the closing of the latter, also the first weakened. It was therefore necessary to some rite of renewal and reinstatement of this power, which, according to Frazer, could have some connection with those at rex Nemorensis. The rex, in a certain way, was living representation of the year: as during the passage of time the natural forces seemed to complete a cycle of growth and weakening, so also the rex had to follow the same cycle. The natural powers seemed to be consumed and exhausted after bringing in the development and maturation of the crops and so the sun seemed to diminish in power after reaching the maximum of its strength in the summer; the same way it was thought that humans accumulate impurities, and it was necessary to rid constantly live in peace with the gods: come to the “dark period” of winter, it was necessary, at various levels, a regeneration of the universe, an end and rebirth at all levels. The rex He performed this ritual for the whole community, through its regeneration was the whole civic body to regenerate itself and to return to the purity of the beginning.

Regifugium with the king, in a sense, abandoned his office, because now devoid of its mystical power, opening a period of real interregnum. This Holiday interval fell in a blank period, substantially, although not formally, extra-calendrical, that is, the interval between the Terminalia, the closure of the old year, and the beginning of the new one with the month of Martius in which happened the full return of the royal office.

This ritual was also approached to Attic Bouphonia.

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