VIII KAL. MAR. (22) C

Caristia

Durante questo giorno, chiamato Caristia [Ov. Fast. II, 617; Val. Max. II, 1, 8; CIL I2, pg 258; CGL IV, 27; 103; 215; 531; V, 273; 355; 626; Isid. Orig. X, 153] o anche Cara Cognatio [Mart. IX, 54, 5; Tert. Idol. X, 3; CIL VI, 10234; CIL I2, pg 259; pg 280], i congiunti si riunivano e si rendeva omaggio agli Dei Domestici [Ov. Fast. II, 617 segg; Val. Max. II, 1, 8] con sacrifici di animali, ad esempio maiali o montoni, incenso, vino e liba. Si svolgeva un gioioso banchetto a cui partecipavano parenti ed amici (propinqui), in cui ci si scambiava doni [Mart. IX, 54 – 55; Tert. Idol. X, 3; CIL VI, 10234] e, grazie all’intervento di pacieri, erano risolti dissidi e discordie. E’ tuttavia possibile che anche questo rituale si svolgesse presso le tombe dei defunti. Il rito dei Caristia (cara cognatio) è per molti versi analogo a quello che chiudeva il periodo di nove giorni del lutto, in cui si sacrificava un montone al Lar Familiaris [Cic. Leg. II, 55] e forse una vittima anche ai Dii Penates [Verg. Aen. V, 96 – 98]. Si stabilisce così una simmetria tra culto privato (lutto) e culto pubblico in cui le parentationes assumono il valore di lutto collettivo celebrato annualmente.

Da un’altra prospettiva, possiamo vedere il periodo dei riti parentali come una celebrazione volta a rinsaldare i legami famigliari: mentre nelle parentationes questo avveniva in senso “verticale”, rinnovando il legame tra le generazioni di una medesima famiglia, i Caristia svolgevano lo stesso ruolo, ma in senso “orizzontale” ristabilendo la concordia e rinsaldando i legami tra i membri viventi della stessa famiglia.

 

VIII KAL. Mar. (22) C

Caristia

During this day, he called Caristia [Ov. Fast. II, 617; Val. Max. II, 1, 8; CIL I2, pg 258; CGL IV, 27; 103; 215; 531; V, 273; 355; 626; Isid. Orig. X, 153] or even cara cognatio [Mart. IX, 54, 5; Tert. Idol. X, 3; CIL VI 10234; CIL I2, pg 259; pg 280], the relatives gathered and paid homage to the gods Domestic [Ov. Fast. II, 617 ff; Val. Max. II, 1, 8] with sacrifices of animals, such as pigs or sheep, incense, wine and liba. It took place in a joyful banquet attended by family and friends (propinqui), in which we exchanged gifts [Mart. IX, 54-55; Tert. Idol. X, 3; CIL VI, 10234] and, thanks to the intervention of peacekeepers, disagreements and discord were resolved. The rite of Caristia is in many ways similar to the one that closed the nine days of mourning, where they killed a ram to Lar Familiaris [Cic. Leg. II, 55] and perhaps also a victim to the Dii Penates [Verg. Aen. V, 96-98]. This establishes a symmetry between private worship (bereavement) and public worship where parentationes assume the collective mourning value celebrated annually.

From another perspective, we can see the period of parental rites as a celebration aimed at strengthening family ties: while in parentationes this happened in “vertical” way, by renewing the link between generations of the same family, the same held Caristia role, but in a “horizontal” restoring harmony and reinforcing the links between the living members of the same family.

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